“N — A — N — O”
t e c h n o l o g y
22°
Cap.
Il vicepresidente Damian, nel suo ufficio, ricevette la comunicazione di una visita, la voce automatizzata annunciò la presenza di Ian Bashir e della sua compagna Erika.
Quando entrarono nell’ufficio, trovarono Andrej seduto dietro la propria scrivania che, non attendeva altro di parlare con entrambi.
“Miss Erika è un piacere rivederla ancora, sig. Ian, da quello che vedo si è fatto un nanotatoo?”
Il ragazzo indossava una giacca, sempre in stile orientale, ma senza maniche, sul braccio destro sfoggiava un nanotatoo, uno speciale tatuaggio composto da nanomacchine studiate appositamente per determinati utilizzi, la figura era quella di un classico drago cinese dal lungo corpo serpentino.
“Sig. Vicepresidente, dovevo pur festeggiare la mia promozione e ho pensato che questo, fosse il regalo migliore!”
“Ma non mi dica…sono ancora pochi, in tutte e tre le Torri, coloro che possono vantare un nanotatoo funzionante, e quei pochi che riescono sono parte dei Cacciatori di Taglie. Lei? Non vorrà dirmi che…è uno di quei pochi?”
Erika sorrise leggermente dopo l’intervento del vicepresidente, sapeva cosa potevano scatenare le parole di Damian nel ragazzo e, forse lo sapeva anche Andrej Damian.
Sotto’occhio vide l’espressione di Ian, lo sguardo era di colui che aveva accettato senza timore una sfida, il ragazzo abbassò la testa, era visibilmente concentrato, la muscolatura delle braccia iniziava a gonfiarsi mentre qualcosa stava accadendo al tatuaggio.
Dal dorso del drago fuoriuscirono maestose ali e, mentre dalle zampe dell’animale si allungavano gli artigli, dalla bocca ne scaturì un prolungamento che raggiunse l’avambraccio, era il disegno di una possente fiammata.
Andrej sorrise soddisfatto per ciò che stava avvenendo, si portò le mani sotto il mento poggiando i gomiti sulla scrivania, in attesa che terminasse il piccolo spettacolo scatenato dall’orgoglio del giovane Ian.
Il drago che, prima si avvolgeva lungo il braccio del ragazzo, ora mostrava un aspetto inferocito e, ricopriva con il suo tratto, anche l’avambraccio e parte del collo del ragazzo.
“Bene, bene! Sorprendente, il nostro Ian Bashir ha fatto passi da gigante in poco tempo. Ancora una dimostrazione del fatto che, l’impianto di una nuova percentuale di Nano5-#2 è stata la scelta più giusta per lei!”
“Anche per Voi sig. Vicepresidente…”
Erika rispose con cortesia e convinzione alle parole di Andrej.
“Certo anche per noi. Ed è proprio per questo che vi ho richiamato stasera. Non sono convinto completamente della sicurezza intorno al nostro Presidente Manfredi. Oltretutto, abbiamo appena ricevuto una comunicazione da parte della P.G., impegnata sul campo…c’è la possibilità che alcuni ribelli si stiano facendo avanti in questo momento. Che vogliano anticipare i tempi di attacco alle Torri? Non lo so! Abbiamo deciso di mandare, per la prima volta nella storia dell’isola, alcune Guardie delle Torri, in aiuto della Polizia Governativa.”
“Sig. Vicepresidente, non è un rischio per una squadra che ha sempre agito all’interno delle strutture, uscire in azione fuori dalle Torri?”
“Miss. Erika, ha perfettamente ragione, ma abbiamo bisogno di una piena protezione e non solo per il Nostro Presidente, anche per gli altri Capi di Stato. Lei mi capisce!”
“Come possiamo aiutarla noi?”
Comparve nuovamente il sorriso sul volto di Damian.
“Lei ha intuito bene quello che sto per chiedervi. Ma probabilmente non pienamente. Mi servite entrambi, domani, accanto al Presidente Manfredi.”
Ian sgrano gli occhi come solo un bambino farebbe alla vista di un nuovo e spettacolare giocattolo. Erika sogghignò composta, in attesa che Andrej Damian terminasse di parlare.
“Non sono più convinto che i soli cacciatori di taglie…”
ci fu una breve pausa:
“…non sono più sicuro che il Capitano Mira da sola possa fare bene il proprio lavoro, non mi riferisco certo alla sua competenza, ma ultimamente ho avuto la netta impressione che … oh ma che sto facendo, questo è del tutto fuori luogo! Sono qui perché mi serve il vostro supporto. Ovviamente ne ho discusso con il Presidente stesso e, lui è in accordo con me per un rinforzo della sicurezza sulla propria persona.”
Ian continuava ad ascoltare, in religioso silenzio, le parole del vicepresidente Damian. Erika, al contrario, iniziò ad interagire.
“Siamo onorati di questo primo incarico sig. Vicepresidente. Abbiamo solo bisogno di preparare un piano di difesa.”
“Certo miss. Erika, ovviamente sarete messi al corrente di tutto. Un piano esiste già, i file sono stati prontamente trasferiti ai computer dei vostri appartamenti. Per quello che riguarda il Capitano Mira…credo sarebbe meglio vi presentaste di persona stasera stessa nella sala operativa dei cacciatori. Li verrete arruolati per la sola giornata di domani. Questo speciale incarico vi premetterà di usufruire di armi per la difesa, le migliori, quelle destinate esclusivamente ai Cacciatori!”
Ian finalmente parlò.
“Sig. Vicepresidente, non ho…non abbiamo bisogno di armi, noi lavoriamo a mani nude!”
“Lo so lo so sig. Ian, ma vede, stiamo parlando di Ribelli senza alcuno scrupolo e…”
“Anche io non ho scrupoli!
“Capisco. Comunque ci pensi qualche minuto prima di rinunciare del tutto alle armi dei Cacciatori. Sono fra gli strumenti di morte più che efficaci al mondo, oltretutto sono legate all’ avambraccio, ciò non intralcerà i suoi movimenti.”
Ian ed Erika si inchinarono prima di lasciare l’ufficio di Damian, l’uomo era visibilmente compiaciuto.
“Mira, Mira, Mira, vediamo un po’ come reagisci a questo mio piccolo regalo.”
Nella sala operativa dei cacciatori di taglie, erano, tutti e dieci fra uomini e donne, in attesa di ordini dal proprio Capitano. Una delle ragazze si fece avanti.
“Capitano mi permette di parlare?”
“Giulia so già cosa stai per dirmi.”
“Capitano, mandi me, Yamico e Al!”
Mira guardò Giulia negli occhi, probabilmente tutti sapevano la condizione della ragazza all’interno della squadra, molti avrebbero giurato che mai, in una situazione come questa, sarebbe uscita in missione.
“Giulia…Va bene allora, tu, Yamiko e Al, uscirete per dare rinforzo a quei buoni a nulla della P. G., Roma, ti unirai a loro. Ascoltatemi bene in questi casi, non è più applicabile la sola cattura di un ribelle, questa volta non ci saranno guadagni per singolo prigioniero, in caso fosse necessario, dovrete sparare, non solo per difendervi, ma per uccidere! Chiaro!”
“Si Capitano!”
Il potente coro dei tre cacciatori crearono il suono di un’unica voce nella sala operativa. Il vice Capitano Roma, dopo aver ricevuto gli ordini finali da Mira, fece segno loro di muoversi.
“Andate! E non fate pentire il vostro capitano della scelta!”
“Roma! Sono le 22:15, voglio un rapporto completo ogni trenta minuti!”
La ventisettenne Giulia, insieme all’inseparabile collega e amica Yamiko con Al e Roma indossarono le tute operative presero le armi e si portarono all’uscita della sala, Mira guardò nuovamente negli occhi Giulia, la ragazza non lasciò trapelare nessun tipo di espressione.
Prima che si chiudesse la porta, entrarono in sala due figure.
“Capitano Mira?”
“Chi siete?”
“Mi chiamo Erika Dam e lui e Ian Bashir.”
“E come potresti aiutarci?”
Tamla si rivolse rapidamente al giovane Cayco, incuriosito da questo inatteso intervento.
“So come interrompere le comunicazione della Polizia Governativa. Ho solo bisogno della vostra trasmittente.”
Sara guardò Tamla, l’uomo si rese conto che la richiesta del ragazzo non era fattibile, soprattutto in un momento di pericolo come quello.
“Ragazzo ascolta le nostre comunicazioni non sono…come dire, consuete. Dicci semplicemente come fare per interrompere le comunicazioni fra la polizia e le Torri.”
Cayco stese una mano aperta verso le voci.
“Datemi un foglio e una penna, vi scriverò come fare, ma dovrete dirmi il vostro metodo di comunicazioni per creare un’interferenza o bloccarne le comunicazioni.”
Ci fu un momento di silenzio da parte di tutti, Tamla acconsentì, non c’era tempo, il primo gruppo uscito dal capannone era in pericolo.
Il capo ribelli fece successivamente cenno al gruppo di difesa di agire. Sara riunì a se Silvia, Alessio, Agar e Jean per gli ultimi accordi, poi si diressero verso l’uscita.
“Sara, ragazzi!”
Agnes aveva fermato la corsa del gruppo, si avvicino ai più giovani, si staccò dalla propria collana, alcune sfere e le porse loro.
“Usatele in caso di pericolo, scagliatele dritte sul viso dell’avversario in caso di bisogno, ok?”
I ragazzi sorrisero alla donna, mentre Alessio la ringraziò.
“Sei grande Agnes grazie!”
“Alessio! Ti prego, così serio mi fai paura. Ora andate e fate attenzione!”
Il gruppo, capitanato da Sara, uscì dal capannone in aiuto del gruppo minacciato dalla P.G.
Tamla diede un foglio ed una penna a Cayco.
“Ecco, fai del tuo meglio per isolarli!”
Cayco si inginocchiò sul pavimento freddo e, iniziò a scrivere i codici principali di comunicazione utilizzati dalle forze dell’ordine, Marco si avvicinò al ragazzo per leggerne il contenuto e capire in che modo avrebbe potuto creare un’interferenza o un blocco totale, con il materiale a disposizione.
Nella propria stanza, Claudia era in qualche maniera riuscita a trovare pace e mettere un po’ d’ordine nei pensieri. Ascoltava distrattamente la TV, ogni tanto dava uno sguardo all’orario, erano le 22:20.
Era riuscita a metabolizzare il fatto che la sorella era ormai parte di un gruppo di ribelli e che, il giorno seguente, avrebbero attaccato la Torre durante il G 30 svelando al mondo intero la verità sui piani del presidente Manfredi: “La verità!”
Claudia pensava alla possibilità che, Sara e i suoi amici ribelli, si sbagliassero e che, le loro idee, fossero semplicemente rafforzate dal timore che la ricerca e la tecnologia sulle nanomacchine potessero portare l’uomo ad una situazione di totale inerzia e privazione di volontà.
In effetti, pensava, le nanomacchine avrebbero da sole costituito un benessere per l’organismo umano e quindi, poteva compromettere inevitabilmente l’evoluzione naturale della specie. Però, una cosa, di contro, non la convinceva.
Seguendo la TV, i canali principali erano completamente dedicati al G 30 con speciali, interviste e dossier, in tutto questo non si faceva alcun cenno a ribelli, in effetti negli anni non si era mai fatto cenno ad una ribellione di massa su Rebirth; nei primi tempi si era parlato di manifestanti che lamentavano un progresso troppo rapido in tal senso, ma ciò non danneggiò certo l’immagine di Rebirth, al contrario mise in cattiva luce i manifestanti che lottavano contro il progresso.
“Se, dunque, tutto è realmente filtrato? Di conseguenza, Manfredi teme qualcosa?”
Sotto voce la giornalista faceva le proprie congetture su tutto quello che era in gioco.
“L’opinione pubblica non ha mai dato peso ai manifestanti…a dire il vero neanche io ho mai…Non ci posso credere!”
Claudia fu disarmata dai propri pensieri, forse si era data la risposta che cercava. Qualcosa di grave stava accadendo su quell’isola e, non erano certo i Ribelli la causa di quel male.
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