N-A-N-O tales: “Ellah – 3° parte” Scritto da Stefano D’Auria

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disegno di Giacomo Porcelli

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“N-A-N-O tales”

Ellah – 3° parte

Lavorare per anni ad un progetto è stancante. Si può letteralmente impazzire, specialmente dopo diversi insuccessi. Mercurio così liquidò quella notte. Dopo essersi addormentato, iniziò a sentire delle voci, o meglio dei suoni che identificò come voci, sembrava una specie di litania. Sembrava una donna, ma non capiva cosa dicesse. Si rese conto di essere sveglio. Come uno zombi si recò alla porta. Allungò la mano verso la maniglia, poi di colpo il nulla. Né suoni, ne voci, niente. Solo il silenzio “Forse sto impazzendo. Forse è questo posto, forse è Smithson.” Si ristende sul letto, i suoi pensieri vorticano. Poi sprofondò nelle braccia di Morfeo.
Nel suo laboratorio l’uomo, sfregandosi i guanti di lattice sporchi di sangue, osserva il giovane scienziato destarsi come ipnotizzato per poi riprendersi e tornare a dormire “Uno sviluppo interessante, a quanto pare sente la Voce” nel viso impassibile un lampo si fa spazio, sembra risentimento “Peccato non poterlo studiare a fondo.” Inizia a riflettere “Tuttavia può tornarmi utile. E’ un rischio ma vale la pena di correrlo” si avvicina ad una specie di interfono e preme un tasto. Nessuna risposta, solo il clic di un registratore “Cambio di programma Kratchenko. Porta qui il carico, tuttavia non usare l’elicottero, ma le slitte. Lascerò la caverna aperta. Troverete i soldi e nuove istruzioni” fa per chiudere il messaggio poi pensa “a proposito, mandami tutte le informazioni che trovi sui miei ospiti. Contatta anche Winstow e Pietrino, voglio sapere tutto, nei minimi dettagli.” Chiude il messaggio. Presto ogni segreto riguardo ai quattro giovani non sarò più tale. Si rivolge ad un corpo nel buio “Ti lascerò per un po’ cara. Non preoccuparti, tornerò da te e, nel caso le cose andassero male…” accarezza il bastone d’ebano nero “Non sarai più sola” Detto questo Smithson entra in un ascensore. Non quello che userà domani, ma il suo personale. Entra nella sua stanza. Digita un breve messaggio su una tastiera e getta i guanti di lattice nel cestino dell’inceneritore, poi anche il camice “Meglio non correre altri rischi” osserva la scatola di vetro sulla scrivania “Presto la Nova sarà completa” ripete.
“Il laboratorio non è ancora terminato; Kratchenko e i suoi mi porteranno il resto del materiale necessario fra una settimana.” Così aveva detto Smithson. Eppure l’immensa struttura al piano sotterraneo di Ellah non aveva niente che potesse identificarlo come incompleto. La grotta poteva tranquillamente ospitare una piccola cittadina sotterranea. La struttura sembrava (e in effetti lo era) una caverna naturale lavorata fino ad ottenerne un laboratorio, o almeno una spazio adibito a tale uso. Uscendo dall’ascensore, si erano trovati sopra una balconata e, costruito su tre livelli disposti a terrazze, il laboratorio. “All’inizio avevo fatto costruire solo questa balconata e il livello sottostante. Qui è dove Kratchenko fa scaricare le merci che non possono passare per le porte scorrevoli. Sotto di noi” Smithson fa segno ai quattro di sporgersi “C’è il laboratorio originale, ho dei contatti con alcuni ospedali. Mi inviano sangue e organi che, per diversi motivi dovrebbero essere distrutti.” Osservano con attenzione il secondo gradone. Attrezzature per analisi mediche, centrifughe per il sangue e molto altro. Un laboratorio chiuso in una caverna fa tanto scienziato pazzo, eppure non è questo pensiero a passare per le menti dei quattro giovani; i loro pensieri sono distratti da altro. Nello specifico da una specie di bara ricoperta da un telo al centro del gradone. Mercurio sembra come ipnotizzato, o meglio lo è. Se gli avessero detto che era divenuto presidente dell’intero pianeta non gli sarebbe importato, vuole solo vedere cosa c’è sotto il telo. Manfredi, Farnese e Silvia non sono così presi, ma sono comunque curiosi. Specialmente dall’intrico di cavi che parte da sotto il tavolo, se di tavolo si tratta. Comunque sono tutti presi. Smithson sorride dentro di sé. Meglio del previsto, valeva la pena di correre il rischio. “Il terzo livello” la voce del loro ospite riscuote i giovani dai loro pensieri “è stato adibito a…” “Cosa c’è sotto quel telo?” la domanda di Mercurio coglie tutti di sorpresa, perfino Smithson “Una cosa che volevo mostrarvi. Un attimo di pazienza dicevo…” fa cenno di seguirlo; inizia a scendere una scala seguito dagli altri (Mercurio non riesce a staccare gli occhi dal telo, si chiede come gli altri non sentano) “Faccio ricerche ed esperimenti su campioni destinati alla distruzione. Nessuno controlla e a nessuno importa. Si potrebbe dire che questo sarebbe il laboratorio medico. Il livello successivo ho pensato di adibirlo a laboratorio diciamo tecnico. Se qui possiamo studiare come integrare la NANO-5# in un corpo umano. Al secondo livello” sono appena arrivati al primo livello e si affacciano giù “ci occuperemo di completare il progetto originale visto che, come Manfredi mi ha comunicato per lettera, avete ancora qualche problema ad assembrare una nano macchina” non c’è risposta, è la verità “L’ultimo livello sarà pronto fra una decina di giorni, se i macchinari mi saranno consegnate per tempo. Sarà lì che compiremo le sperimentazioni umane” l’ultimo livello sembra una specie di serra “Ho riprodotto il C.A.S. del centro ricerche di Bethesda dove lavoravo” tutti sono curiosi ma Farnese è l’unico a chiedere “Cos’è un C.A.S.?” Smithson li osserva poi “Scusate, dimenticavo che non siete mai stati negli FSA. C.A.S. sta per, Controll and Analysis of the Soggets, ovvero Analisi e Controllo dei Soggetti. Sono degli ambienti sterili dove di studiano gli effetti degli esperimenti su soggetti umani. Ho le attrezzature ma non i vetri e gli impianti sterilizzatori” continua spiegando le modalità di ricerche, ma Mercurio sembra non sentire. Parte della sua attenzione è rivolta verso il telo, desideroso di sapere cosa c’è sotto e soprattutto di scoprire cos’è quella voce che sente “Ed ora, prima che Mercurio muoia di curiosità, vi mostrerò il mio segreto.”
Mercurio arrossisce mentre gli altri ridono, anche se sono tutti curiosi. Smithson avanza verso il telo è lo toglie con un gesto plateale, ma nessuno vi fa caso, perché nessuno di loro si immaginava quello che vedono davanti a loro. Sotto il telo c’è una specie di bara trasparente ripiena di un liquido trasparente come acqua, e dentro una donna avvolta in una specie di tessuto bianco latte, anche in quello stato possono notare i capelli lunghi e neri e, nonostante la situazione, il suo fascino. Mercurio capisce che è da lei che parte quella specie di melodia perfino Manfredi, di solito così freddo, è senza parole e balbetta “Ch… che cos’è?” Silvia è in parte sorpresa in parte disgustata “Come ha potuto…” Farnese inizia a borbottare qualcosa, fino a che Smithson sbatte il bastone sul pavimento “Andiamo con ordine. Io non ho fatto niente a questa donna, l’ho solo prelevata perché avrebbe fatto una brutta fine. Dunque” si siede su uno sgabello lì vicino “Sapete cos’è la sindrome di Morgellons?” Silvia risponde quasi senza tuttavia distogliere lo sguardo “E’ il nome dato ad una strana malattia che colpì alcune persone negli ex Stati Uniti e in parte dell’Europa nel 2002. Si manifestava con leggere lesione cutanee e la comparsa di una peluria biancastra. Fra il 2007 e il 2013 ci furono diversi studi per scoprirne le causa. Visti gli insuccessi e visto che i pazienti non riscontrarono danni interni si decise di lasciar perdere, inoltre so che molti pazienti guarirono del tutto.” Smithson muove la testa per dirsi compiaciuto “Bene, nient’altro?” qui risponde Manfredi “Vari teorici cospirazionisti costruirono diverse interpretazioni complottiste della presunta patologia, senza alcuna evidenza scientifica a supporto di tali loro affermazioni personali: a loro dire, il presunto morbo sarebbe di volta in volta causato da non meglio specificati versamenti chimici, o da terrorismo biologico” sbuffa sorridendo “o perfino da rapimenti alieni. Mi ricordo che il mio professore mi disse che, in un programma radio denominato Coast to Coast, un medico del Nuovo Messico affermò che un agente CIA gli avrebbe detto che la malattia era causata dai “francesi”; un errore in un esperimento governativo, affermò, avrebbe contaminato l’acqua. Inoltre altri sostenitori della teoria complotti sta affermano che questa malattia fu causata da delle scie chimiche. In parole povere: tutte cazzate. A mio parere la sindrome di Morgellons è solo un’altra storia metropolitana tipo Area 51” la faccia inespressiva di Smithson li osserva intensamente, Farnese allora sbotta “Cosa centrano queste stronzate complottistiche con questa donna e soprattutto con il nostro lavoro?” Smithson si alza dallo sgabello “In molti casi i cosiddetti sostenitori della teoria del complotto dicono solo sciocchezze.” Li osserva per alcuni secondi “ma questo non è uno di quelli” se Smithson avesse detto loro di possedere il segreto della vita eterna sarebbero stati meno sorpresi. Il primo a riprendersi è Mercurio “Intende dire che la storia delle scie chimiche è vera?”
“In parte. Non conoscono tutti i particolari, probabilmente non li conoscerò mai, ma la sostanza dei fatti è giusta. Dunque nel 1996 il governo americano finanziò una ricerca sulle nanomacchine. Il capo del progetto, un certo Gabriel Tanauker, perfezionò il progetto e l’undici settembre 2001 il progetto fu completato e pronto per la sperimentazione. Immagino voi sappiate quello che successe quel giorno del 2001” annuiscono, l’attentato al World Trade Center dove più di tremila persone persero la vita “Il governo decise di accelerare la sperimentazione umana, così sparsero le nanomacchine nell’atmosfera.” Silvia rabbrividisce, quindi quelle storie erano vere “Tuttavia solo questa ragazza reagì in qualche modo alle nanomacchine, gli altri invece ebbero solo i sintomi descritti da Manfredi. So cosa stai per chiedermi” è rivolto a Farnese che si blocca sorpreso “Perché le nano macchine ebbero effetti permanenti solo su questa donna? E’ perché non è invecchiata da allora? Tanauker morì nel 2004 portandosi molti segreti nella tomba, inoltre nessuno mi disse mai quale fosse il progetto originale, senza contare che, durante la seconda guerra civile che portò alla nascita degli FSA molti segreti andarono perduti. In parole povere non so quasi niente su quella ricerca. Effettuo regolarmente delle biopsie per scoprire qualcosa. Tutto invano. So solo che il suo nome era Sarah”
“Hai detto che avrebbe fatto una brutta fine. Vuoi dire che l’avrebbero uccisa?” domanda Silvia. Mercurio si chiede come si possa anche solo pensare di uccidere una creatura così, così, perfetta.
“Il Governo Federale dichiarò fallito il progetto di Tanauker nel 2027, ad Ottobre per essere precisi. Avevo già comprato Ellah e mi stavo per trasferire quando venni a saperlo. Secondo le leggi federali tutti i campioni, viventi o meno, di un progetto dichiarato fallito vengono distrutti all’istante.” Si avvicina alla bara, posa la mano sul vetro “Splendida vero Mercurio? La capisco. Non potevo permettere che le facessero del male. Spesi una valanga di soldi per poterla portare qui, ma ne valse la pena.” Sospira tristemente, Silvia, Farnese e perfino Manfredi provano pietà per lei, Mercurio è quasi cotto, praticamente innamorato della donna. L’uomo impassibile li osserva bene e sorride dentro di se. I suoi esperimenti continueranno grazie a Sarah “Ora basta coi ricordi. Potete studiarla se volete vi darò i dettagli a pranzo. Se tutto va come stabilito i laboratori saranno operativi domani mattina e potremo incominciare” “Solo una domanda” si aspettava fosse Mercurio a parlare invece è stata Silvia “come fa a vivere?” “Il liquido dentro cui è immersa è ricco di proteine è sostanze nutritive. L’ho creato diversi anni fa per nutrire i pazienti in coma. Ma non fatemi spiegare altrimenti staremmo qui fino alla fine dell’anno. Forza il giro continua.” Ma nessuno è interessato. Farnese e Manfredi preparano progetti su progetti, Mercurio pensa a Sarah, Silvia a un po’ a tutto e Smithson; beh l’uomo impassibile sorride nei suoi pensieri e se i suoi ospiti potessero dare un’ occhiata ai suoi progetti allora preferirebbero essere all’inferno.

Smithson sa essere spiritoso, sa intrattenere i suoi ospiti, ma è anche un ottimo scienziato, un vero e proprio luminare. Preciso, abile, determinato. Ha consigliato di non passare subito alla sperimentazione umana, ma di cominciare con campioni di sangue, tessuti ed organi singoli, così da analizzarne bene gli effetti. Ha assicurato che tutti i campioni usati nei loro studi sono stati prelevati o con il consenso delle persone o erano campioni destinati alla distruzione. Silvia e Farnese non approvano del tutto il metodo di recupero dei campioni di Smithson; infatti si serve dei suoi contrabbandieri per recuperare molti campioni, specialmente per gli organi non trapiantabili, tuttavia il loro ospite li ha rassicurati più volte “Non prenderei mai degli organi destinati a pazienti terminali. Non sono un fan della teoria del Fine che giustifica i mezzi” Mercurio lavora sì sodo ma è ossessionato anche da Sarah. Smithson gli dato tutti i dati disponibili, età approssimativa, gruppo sanguineo “All’inizio aveva solo alcuni peli bianchi. Quando l’ho portata qui erano cresciuti quasi ovunque ed erano lunghi un dito. Ora, come puoi vedere, la ricoprono completamente.” Manfredi è seccato, il lavoro procede a rilento e Mercurio è sempre più preso dalla donna.

Sette mesi di lavoro, nessun progresso, i campioni di sangue si destabilizzano sempre, ma a Mercurio non sembra importare. Manfredi si lamenta sempre di più ma l’amico lo ignora sempre. Fino a quando un giorno, a cena, Manfredi perde del tutto la pazienza “e colpa tua se non facciamo progressi. Passi più tempo a studiare quella donna che al lavoro della nostra vita” Mercurio tiene lo sguardo basso sul piatto e mangia quasi di malavoglia, neanche stavolta sembra voler replicare. Manfredi sbatte i pugni sul tavolo così forte da far cadere alcune posate e urla “Abbiamo lavorato per anni a questo progetto. Due ragazzi sono morti in modo atroce, non facciamo progressi da più di sette mesi e tu ti preoccupi di quella donna.” Mercurio non replica mai, sa di avere torto ma non riesce a smettere di pensare a lei. Ne a quella melodia. Come fanno a non sentirla?
A capotavola Smithson fuma i suoi sigari osservando la scena. C’era il rischio che gli ospiti scoprissero il vero laboratorio, tuttavia non è un tecnico e i progetti di Tanauker molto elaborati. Aveva bisogno di un aiuto per completare il progetto e il lavoro di Manfredi e dei suoi colleghi era esattamente quello che gli serviva. Presto la Nova sarà pronta e il suo progetto potrà avere inizio. Mercurio sente la Melodia, ne è ossessionato, l’ha capito la prima notte. Forse riuscirà ad imbrigliarla in qualche modo. Ha visto cosa può fare, la potenza che poteva sprigionare, purtroppo era uno dei tanti segreti che si erano perduti con la morte di Tanauker. Ci aveva lavorato per anni, aveva quasi perso le speranze, fino a quel giorno. Non si aspettava che Mercurio si ossessionasse a tal punto da ritardare gli studi sulla NANO-5#, ma aveva atteso anni, poteva attendere qualche altro mese. Inoltre Dio avrebbe presto mandato un segnale.

Non dovette attendere molto. La sirena d’allarme squarciò il silenzio della notte “che diavolo è questo baccano? Che sta succedendo” Manfredi, mezzo morto di sonno, esce dalla sua stanza, Silvia e Farnese non sono in condizioni migliori. “E’ l’allarme del laboratorio” Smithson li ha raggiunti e si affretta il più velocemente possibile verso l’ascensore. Silvia si guarda intorno “Dov’è Mercurio?” “Non lo so, ci penseremo dopo. Affrettiamoci” con qualche riluttanza lo seguono. L’ascensore impiega meno di un minuto ad arrivare al laboratorio, ma a tutti sembrano ore.
Il suono delle sirene è così forte da rompere i timpani, ma non è quello il problema. C’è qualcos’altro nell’aria, un suono indistinto, un rumore di fondo. La prima a cedere è Silvia. Crolla a terra in preda alle convulsioni, inizia a perdere sangue. Prima che possa fare qualcosa, anche gli altri si sentono male. I timpani sembrano esplodere, i battiti del cuore sembrano far esplodere il petto, perfino respirare provoca dolore. All’improvviso il rumore di fondo cessa, rimane solo il rumore delle sirene; che cessa qualche secondo dopo.
Smithson è il primo a riprendersi. Zoppicando ancora di più si avvicina o meglio si trascina verso il incespicando ad ogni passo. Silvia, Farnese e Manfredi lo vedono scendere le scale. Cercano di alzarsi ma fra la nausea e le emicranie è più difficile di quanto sembri, Farnese si rimette in piedi, ogni muscolo del suo corpo promette dolore per i giorni a venire. Si incammina verso il bordo, deve vedere cosa è successo, come sta Smithson.

Se potesse avere delle espressioni sarebbe infuriato, a stento si trattiene dall’imprecare. Mercurio è steso sul pavimento vicino alla vasca di Sarah. Stringe qualcosa in mano, una specie di piccolo gioiello. Tuttavia non è quello ad attirare l’attenzione di Smithson, ma la donna nella vasca. Si agita, si dimena, come se si stesse per svegliare. “Maledizione!” Preme un pulsante sulla bara. Per qualche secondo Sarah si dimena più forte, poi si placa del tutto. “Maledetto bast…” “Tutto bene la sotto” la voce di Farnese rimbomba nella caverna “Oh no Mercurio. Che è successo?”
“Sta bene è solo svenuto. Gli altri come stanno?”
“Un po’ frastornati ma siamo in grado di camminare”
“Bene allora scendete e datemi una mano a portarlo fuori, nella sua stanza.” Farnese annuisce “Forza ragazzi Mercurio è giù, sta male. Jonathan dice di portarlo fuori.” Smithson ha solo pochi attimi, ma riesce a strappare il gioiello dalle mani di Mercurio. Il giovane mugugna qualcosa “Sarah… Smithson… pericoloso… andare via” Il sangue si gela nelle venne di Smithson. Non può essere, come ha fatto Sarah a… “O Dio Mercurio, stai bene?” Silvia è gli altri sono arrivati, deve fare qualcosa “Starà bene, ma qui non posso fare niente, datemi una mano tutti.” Qualcosa vibra nella sua mano, precisamente nel bastone. Solo Kratchenko ha il codice per contattarlo in quel modo, e lo fa solo in casi urgenti. Smithson segue Farnese è gli altri che portano Mercurio verso l’ascensore. Vorrebbe rimanere ed assicurarsi che Mercurio non dica altro, ma ogni volta che Kratchenko l’ha contattato in quel modo era sempre qualcosa d’importante. Così decide di rischiare. “Una volta su portatelo in camera sua, io prenderò qualcosa dalla mia scorta privata” gli altri annuiscono quasi senza pensarci. La risalita è di nuovo lunghissima per tutti. Le porte si aprono, Silvia, Farnese e Manfredi portano Mercurio nella sua stanza, mentre Smithson entra nella sua stanza. Chiama subito il russo; risponde al primo squillo “Ho delle ottime notizie per lei signore” Smithson ascolta ogni singola parola, ogni singola informazione. Ora il problema è risolto, anche se Mercurio dicesse ogni cosa “Ottimo Kratchenko, ottimo. Tuttavia per un po’ sospendi le spedizioni. Passa solo domani a distruggere i resti.” “Sissignore.”

Mercurio è ancora incosciente sul suo letto. Sembra voler dire qualcosa, ma più di Smithson e pericoloso non riesce a dire. “Accidenti a te Mercurio. A te e alla tua ossessione per quella donna. Ora rischi di morire per…, per…” non l’ammetterebbe mai ma Manfredi è preoccupato per l’amico, Farnese riderebbe in condizioni normali, Silvia è bagnata di lacrime. Non sentono neanche Smithson entrare dalla porta. Ha in mano una scatola “Grazie, ora vi prego uscite. Devo visitare Mercurio è non posso farlo se ci siete voi tre qui. Non preoccupatevi, lo rivedrete fra poco.” Con gesti gentili spinge fuori i tre. Una volta solo blocca la porta “Ora mio caro vediamo cosa sai” apre la scatola e tira fuori una piccola fialetta. La spezza e la fa annusare a Mercurio. All’inizio bofonchia come prima, poi a poco a poco inizia a riprendersi. “Sarah, Sar…” Vede Smithson ricurvo sul suo letto “Aiu…” la mano destra gli si chiude attorno alla gola mantra la sinistra lo stringe al polso destro. La presa è d’acciaio, non riesce a gridare, sta quasi per svenire quando Smithson lo lascia andare “Giovanni Baldini e Francesco Sbazzeguti” come fa lui a sapere queste cose. Manfredi non ha mai… “So tutto di voi quattro. Da quando vi siete laureati fino a quando non avete bussato alla mia porta. Vedi, uno dei miei uomini ha un bel dossier su di voi, con tutte le prove per accusarvi della morte di quei due disgraziati e anche di altre dieci persone. Bugie ovviamente ma i miei uomini sanno costruire delle prove” non è vero niente, ma sa bene quanto i sensi di colpa possano essere efficaci “Se mi succede qualcosa e il mio uomo non riceve un messaggio da me ogni sei ore allora quel dossier arriverà alle autorità. Ora voglio sapere tutto quello che ti ha detto Sarah. E cerca di fare piano”
Mercurio vorrebbe colpirlo ma non può mettere a rischio i suoi amici, non può “Ogni cosa viscido bastardo. Di come la torturi con le tue analisi, di come le strappi letteralmente la pelle di dosso. Di ogni altra sevizia a cui la sottoponi e anche dello scopo della Melodia” Smithson sghignazza e tira fuori il gioiello “Bene, allora hai svelato il segreto di Tanauker. Bene ora rimane solo un punto..” Per fortuna non ha mai parlato della Nova vicino a Sarah. “Ora ragazzo usciremo da qui, tu dirai che è andato tutto bene. Di pure della Melodia, ma non a che serve ovviamente. Dirai che ti sei sentito male, che da adesso in poi ti dedicherai solo alla NANO-5#. Chiaro” annuisce
“Bene. Ah un’altra cosa. Se non vedo progressi entro un mese, allora l’accordo salta. E non provare a dire qualcosa agli altri quando non ci sono. Ho occhi e orecchie ovunque. Tu rispetta la tua parte di accordo è nessuno saprà niente.”
“Come faccio a sapere che rispetterai l’accordo?”
“Non lo puoi sapere. Ma non sei nella condizione di negoziare. Inoltre mantengo sempre le promesse.” Mercurio si sente come se avesse fatto un patto col diavolo, ma non rischierà la vita dei suoi amici. Vuole chiedere di Sarah ma sa che Smithson non gli risponderà. Deve solo sperare che quel bastardo rispetti il patto. Cosa che Smithson non ha intenzione di fare.

scritto da: Stefano D’Auria

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