N-A-N-O tales: “A volte accade” scritto da Vincenzo Di Pino

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disegno di Giacomo Porcelli

“N-A-N-O Tales”

A volte accade

Note

24 gennaio

File ricevuto dalla sede centrale.
Tutte le info caricate nel mio screenpad, obiettivo aggiunto sigla riconoscimento F.

18 febbraio

ho lasciato nell’appartamento il monocolo ad infrarossi, mi limiterò a seguirlo a distanza nella speranza di non perderlo di vista.

22 febbraio

L’ obiettivo F. si muove spesso di notte. E’ ormai un mese che ne seguo  gli spostamenti e tutto fa pensare che F. stia controllando bene i suoi passi.

n.p.
Devo assolutamente trovare un posticino tranquillo dove mangiare, non posso andare avanti con cibo in scatola.

22 febbraio (notte)

La pioggia non aiuta, tuttavia sono riuscito ad avvicinarmi abbastanza da scattare un paio di foto, le spedirò in sede per avere ulteriore conferma sulla sua idendità .
Purtroppo non sono riuscito a fotografare la persona che aveva di fianco, un individuo di statura bassa e corporatura esile.
Sembrava un ragazzino, anche se e’ strano immaginare che scorrazzi libero nelle stradine buie a quell’ora.
Indagherò.

1 marzo

La copertura di uno dei luoghi d’osservazione e’ saltata, qualcuno e’ stato lì ed ha rovistato tra la roba che avevo nascosto(trafugando del materiale). Questa maledetta città e piena di figli di puttana senza futuro!
Sono in cerca di un altro punto d’osservazione.

n.p.
Richiedere una nuova lente litio-spettro Litio KII ed un nuovo sostegno per monocolo Infra DSS 244.

7 marzo (mattina)

P.  è sparito da un paio di giorni, ho passato gli ultimi giorni cercandolo nei luoghi che spesso frequenta, arrivando fin quasi vicino la porta di casa, nel tentativo di scoprire dove fosse.
Sospetto, ma al momento ritengo infondato, che F. abbia a che fare con quella visitina al luogo di osservazione di pochi giorni fa, o semplicemente la tensione incomincia a farsi sentire.
Stanotte utilizzerò il Termo-Fauder G3, se si troverà in casa si beccherà un bel po’di radiazioni, ma almeno avrò risposte su gli ultimi spostamenti.

n.p.
Ricordarsi di andare nella rosticceria trovata vicino l’eliporto, non quella con la signora bassa e grassa, ma in quella del tipo strano che parla il dialetto stretto del posto e che chiama “sqquissitezze” quelle buonissime paste salate e ripiene.

7 marzo (notte)

F. non è in casa, le radiazioni Fauder indicano che le attività organiche sono assenti da giorni. Spero che non sia scappato, ma non avrebbe senso.

16 marzo
E’ ricomparso, in pieno giorno, ha il volto teso e gli si legge negli occhi un forte stress.
Gli starò addosso, devo capire cosa sta accadendo.

16 marzo (pomeriggio)

il materiale richiesto e’ arrivato.
In aggiunta mi e’ stato inviato, con tanto di documentazione approvata, uno stiletto con lama termo-regolata e un paio di Stacc con frammentazione ridotta e diodo direzionale, non ho ancora provato quel modello di mini-granata, dovrò rimediare.
Le modalità del quando e come utilizzarle mi verrà comunicato a breve.

n.p.
Non resisto a quelle “sqquissitezze”
Oggi farò un altra visita a quella rosticceria.

17 marzo

Wow! Che figata.
La Stacc è davvero un arma potente.
Oggi l’ho provata  su due ragazzini che rovistavano nella spazzatura, poco fuori la città sembravano due cani affamati.
Una volta innescata e lanciata, la Stacc riconosce i bersagli dalla temperatura corporea e dal movimento. Grazie al regolatore di direzione e’ caduta proprio in testa ad uno dei ragazzini.
Cazzo!! Come correva l’altro mentre il corpo del ragazzino volava via a brandelli, se avessi usato una granata classica, sarebbero morti entrambi.

22 marzo

Ho trovato il figlio di puttana che mi ha rubato il materiale.
Ed ho riconosciuto, incredibilmente, la sagoma dell’interlocutore di F. alcune notti fa.
E’ un ragazzino, orecchie a sventola e sguardo apparentemente incazzato.
Ho visto che giocava con la lente a litio-spettro insieme ad un ragazzino più piccolo.
Medito di recuperare l’attrezzatura, e darò una bella lezione a quei due furfantelli.

22 marzo (pomeriggio)

Ho rivisto F. che parlava con il ragazzino.
Sembrano avere una qualche parentela, inoltre F. ha portato con se suo figlio ancora in fasce ed  una grande sacca nera.
Ho avuto modo di scannerizzare la sacca con L’E.L.GAT. , e nel riquadro è apparso il contenuto ben visibile.
Niente di che, solo materiale di utilizzo generico, asciugamani, coperte, qualche biberon.
Sospettavo inizialmente che volesse scappare, tuttavia F. ha lasciato la sacca a casa del ragazzino e si è allontanato dopo un po’.

n.p.
Non posso recuperare adesso il materiale, comprometterei l’indagine, ma aspetterò il momento giusto.

25 marzo

E’ da un paio di giorni che F. continua a portare sacche colme di vettovaglie varie al ragazzino.
Per il resto nulla di interessante.

25 marzo (pomeriggio)

Ne ho avuto la conferma, il ragazzino è il fratello di F.
Questo dato e’ importante per le indagini, mi farò pagare oro per questa informazione appena avrò modo di contattare la sede.

n.p.

Quel ragazzino è stato capace di farmi venire i brividi, d’un tratto mentre osservavo i loro movimenti, si è voltato per un attimo, fissando la mia direzione, seppur lontano, mi son sentito osservato e la cosa mi mette a disagio.
Ho bisogno di una pausa.

25 marzo (sera)

Sono spariti, all’improvviso.
Sono entrati in casa, e la loro traccia e’ sparita.
Deve essere successo qualcosa, sto pensando di muovermi da qui.
Tuttavia è meglio aspettare, hanno lasciato la porta d’ingresso aperta e il figlio di P. e tra le braccia di una persona seduta sul divano, nel salotto.

A volte accade

Farnese chiuse  il blocchetto degli appunti dello sconosciuto, sospirando. Estrasse la grossa lama dalla schiena dell’osservatore, ripulendola alla bene e meglio su un lembo della veste del malcapitato.
Dietro di se il giovane fratello Leone lo fissava ammutolito, gli occhi spalancati colmi di lacrime, le mani gli tremavano.

“Non volevo che accadesse – sussurrò Farnese “è da mesi che questo sconosciuto ci stava pedinando, rubando informazioni su di noi” Leone rimaneva immobile fissandolo, Farnese si infilò il blocchetto nella tasca dei pantaloni e si avvicinò al fratello, Leone indietreggiò fissandolo impaurito.
“Ascolta fratellino … ” cercò di avvicinarsi ancora ma il piccolo Leone continuava ad indietreggiare ”ricordi cosa ti ho detto quando ci siamo incontrati ieri?” non attese risposta e proseguì “ … qualcosa sta accadendo, e noi dobbiamo proteggere la nostra famiglia, il nostro stesso sangue … ” Farnese ingoiò quell’ultima parola amaramente, vide gli occhi di Leone spostarsi sul cadavere “si, quel che ho fatto e’ riprovevole, ma ascolta Leone, lui era lì per farci del male, ho dovuto farlo … “ il giovane sembrò calmarsi e ritornò a fissare il fratello “ricordi cosa ti ho chiesto? Io presto andrò via, e ti ho spiegato già il perché, ti ho chiesto di avere cura di Luca al posto mio.” Leone asciugò le lacrime con il braccio e tirò su col naso “Luca, mio figlio, è il bene più prezioso che ho, anche lui ha il tuo stesso sangue e quando ti ho chiesto di proteggerlo hai dimostrato tanto coraggio accettando. So che dopo la morte di mamma hai dovuto badare  a nostro fratello Galbo, cazzo Leone… hai solo 14 anni …” Leone corrucciò la fronte cercando di trattenere le lacrime “ ed io ti sto chiedendo di caricarti di una responsabilità così grande …”  Farnese tentò di avvicinarsi al fratello e questa volta ci riuscì “sei un ragazzo sveglio Leo, quando sarà il momento ti spiegherò tutto quello che non ho la forza e il coraggio di dirti adesso. Ti chiedo solo di fidarti di me e di rimanermi vicino”.
Leone rimase fermo, rigido sulle gambe, in preda a mille pensieri, quando Farnese gli carezzò la spalla per confortarlo, il ragazzino si lanciò letteralmente fra le sue braccia esplodendo  in un pianto liberatorio.

Rimasero abbracciati per interminabili minuti. Le guance di Farnese si bagnarono di lacrime di dolore e quando Leone sembrò calmarsi, discesero dal tetto dove l’osservatore si era appostato e si incamminarono verso casa dove ad aspettarli, sul divano del salotto, c’era Galbo  con in braccio il piccolo Luca.

fine prima parte…

Vincenzo Di Pino

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