“N – A – N – O” – 67° capitolo
“N — A — N — O”
t e c h n o l o g y
67°
Cap.
Torre 1, 7° Piano, 5° Strato, Appartamento di Mira
Davanti al monitor Roma e Nina rimasero stupiti come non accadeva da tempo nel rivedere dopo quattro anni, ancora vivo, il primo leader dei Ribelli Farnese.
“Roma, Mira non sta succedendo sul serio…”
“Nina ne so quanto te. E so anche che tu Mira l’avevi ucciso quattro anni fa.”
Mira fissò l’immagine al monitor.
“Evidentemente sapevamo la stessa cosa io e te Roma.”
Mira richiese il posto davanti al monitor per avvicinarsi di più a quell’immagine.
“Ti ho sparato un colpo dritto al cuore. I miei colpi non hanno mai fallito.”
Farnese abbozzò un lieve sorriso prima di rispondere.
“Sai in passato ti ho osservata Mira. Ti ho vista crescere. Ho seguito tutti i tuoi passi. Ho visto poi quello che sei diventata…oggi. Mercurio ne sarebbe fiero. Il mio amico sarebbe stato comunque fiero di te a prescindere dalle scelte che avresti preso…”
“Come fai ad essere ancora vivo?”
“Sai Mira, avrei voluto dirti sempre una di quelle frasi del tipo –sei come tuo padre- ma non è così.”
“Smettila non mi interessano queste stronzate! Voglio sapere come è possibile che tu sia ancora vivo?”
“Infatti mi sbagliavo Mira. Sei come tua madre! Sei tale e quale a Monica. Decisa, forte prima di tutto nello spirito…”
Mira scagliò entrambi i pugni sul piano in plastica frantumandolo in decine di pezzi. Il monitor rimase integro per il semplice fatto che era posizionato sulla parete.
“Il fatto che tu sia ancora vivo non mi impedisce di provare ad ucciderti di nuovo. Voglio sapere come mai sei ancora vivo e come hai fatto a contattarmi qui direttamente nella Tor…”
Mira si bloccò improvvisamente.
“Tu sei all’interno delle Torri non è così?”
Roma e Nina sempre più perplessi seguirono il discorso con attenzione in attesa di delucidazioni.
“Si Mira sono all’interno della Torre 1. E sono più vicino di quanto pensi. Diciamo pure che la mia stanza vi raggiungerà tra poco meno di cinque secondi.”
Roma e Nina si misero in allerta, le armi a disco tirarono fuori entrambe le canne corte pronte a sparare a scelta l’onda d’urto o i micidiali proiettili che avrebbero perforato anche un muro di acciaio dello spessore di un metro e mezzo.
“Hai presente il tuo bell’idromassaggio? La tua casa è piena di sorprese.”
Nina e Roma uscirono di corsa dalla stanza segreta nascosta nel giardino artificiale. Mira prima di lasciare quella stanza tirò via dal muro il prototipo 05 dell’arma a disco attrezzata per il volo. Raggiunse gli altri nel salone che vide completamente devastato dalla precedente lotta di Roma e Nina contro le Guardie. Di fronte c’era l’entrata nella sala idromassaggio. Con cautela Nina si avvicinò alla porta seguita da Roma e subito dopo Mira che superando entrambi si posizionò accanto alla porta per digita il codice di apertura.
“Mira perché io non ho una piscina come questa in casa mia? Eppure abitiamo allo stesso piano.”
Roma riuscì a trovare divertenti le parole di Nina seppure la tensione era alle stelle.
“Mira è davvero possibile che una stanza intera possa viaggiare nel cuore della Torre 1?”
“Lo vedremo presto Roma.”
Mira bloccò la cascata d’acqua in fondo alla stanza rivelandone una botola.
Nina e Roma puntarono contro la parete le armi cariche.
“Mira cosa vuoi che facciamo con lui?”
“Non lo so Roma. Questo è uno di quegli imprevisti piuttosto inatteso di cui ti parlavo.”
Nina fissò Mira sott’occhio.
“Questo appartamento è davvero una continua sorpresa. Dove porta quella botola?”
Mira applicò il prototipo 05 di arma a disco alle sue spalle. Un momento di concentrazione e il suo abito nero riprese il colore e le forme originali. Strisce rosse e blu presero vita cosi come la minigonna mozzafiato raggiunse vette pericolose anche se questa volta pantaloncini aderenti ne coprivano le cosce. Mentre lunghi stivali fasciarono gran parte delle lunghe gambe.
“Stupisce anche me credimi Nina. Dove porta? Un giorno te lo spiegherò! Credo che adesso stia avvenendo qualcosa.”
La parete bombata dove inizialmente scorreva la cascata si apri al centro. Mira senza indugiare si portò verso di essa mentre Nina e Roma le coprivano le spalle.
Le tue metà scorrevoli mostrarono una porta vecchio stile munita di una maniglia in ferro.
“Questa! E’ una di quelle cose che mi stupiscono del mio appartamento Nina.”
Di fronte la Cacciatrice di Taglie si mostrò la figura di Farnese. L’uomo, che quattro anni prima credeva di aver ucciso, era li davanti che la fissava.
Farnese
“Mira, che ne dici di rimandare le spiegazioni a più tardi? Una cosa è certa, al momento stiamo dalla stessa parte…e vogliamo far fuori lo stesso uomo.”
Mira osservò Farnese, gli indumenti erano completamente macchiati di sangue. Notò un nuovo taglio sulla fronte che le confermava il violento scontro avuto poco prima. Sapeva che la tra le caratteristiche della prima NANO5 -#1 non c’era quella di ripristinare la pelle da profondi tagli. E lo dimostrava anche la sua più vecchia cicatrice che partiva dalla fronte destra e attraversava l’occhio per finire sulla guancia.
Mira si era chiesta più volte come si fosse procurato quel taglio. Conosceva solo in parte la storia di colui che insieme alla Scienziata Florakis, Smithson, Manfredi e suo padre Mercurio avevano studiato per anni la nanotecnologia e avevano messo i piedi il progetto di Rebirth.
Farnese aspettò a lungo un qualsiasi gesto da parte della donna.
Mira fece un cenno, Nina e Roma abbassarono le armi.
“Voglio solo sapere come raggiungere Damian. Al resto penserò io. Tu non farai nulla!”
“-Tu non farai nulla- che parolona da sputare in faccia ad un uomo che è stato imprigionato per quattro anni, e che ha sempre cercato di fare ciò che la nostra bella guerriera dai capelli rossi ha compreso solo oggi. Piccola! Sarai tu a fare quello che dico se vuoi mettere le mani su Damian…”
Nina e Roma si guardarono in volto. Quelle parole Farnese non avrebbe mai dovuto dirle. Mira si avvicinò all’uomo passando all’interno della piscina. Ogni passo della donna muoveva onde che schizzavano sul bordo in cui si affacciava Farnese.
Mira uscì dall’acqua lentamente con un sorriso diabolico sul volto. Farnese si ritrovò faccia a faccia con la donna, ma non indietreggiò.
“Attento a quello che dici! Non ho ne voglia ne tempo da perdere con certe cazzate!”
L’uomo si avvicinò al viso di Mira quasi a sfiorarne il naso.
“Altrimenti che fai? Mi uccidi un’altra volta?”
Il respiro di Mira si fuse con quello di Farnese. L’uomo non staccò lo sguardo dalla donna neanche per battere le ciglia. Mira avvertì una strana sensazione. Sentì risalire dentro di se come una grande rabbia, la circolazione correva più del normale. Sentì il cuore batterle in gola, una sensazione di rabbia differente da quella classica. Avrebbe voluto colpire Farnese con tutta la sua forza, ma non fece nulla. Abbassò lo sguardo per un solo secondo.
“Dimmi come raggiungere Damian! Del resto ne riparleremo alla fine.”
Farnese non si spostò dal viso di Mira e continuò a fissarla intensamente.
“D’accordo. Ne riparleremo quando sarai più tranquilla.”
Mira rispose usando questa volta un tono più basso.
“Non sfidare la sorte Farnese. Per il momenti mi servi, ma non ne approfittare.”
L’uomo sorrise.
“Felice di servirti questa volta. Credo che lo troverò interessante.”
Mira fece un passo indietro con espressione scocciata. Il tacco però scivolò sul gradino della piccola piscina. La Cacciatrice si ritrovò inclinata verso l’acqua. La forte e rapida presa di Farnese aveva evitato un’imbarazzante bagno per lei. Tuttavia Mira infastidita dalla cosa si tolse frettolosamente le braccia di Farnese dai propri fianchi.
“Hai detto che sei stato imprigionato per quattro anni in una piano nascosto nella Torre 1.”
“E’ quello che ho detto! Una prigione trasparente con vista. La luce non mi mancava di certo.”
“Mostrami questa prigione. Ho un’idea!”
Mira
Nei pressi della Sacca di Contenimento, rifugio dei Ribelli
Mya si trascinò a fatica verso la sua amica Evi che era lì in piedi con aria assente.
“Evi perdonami! Perdonami non sono riuscita ad aiutarti. EVI! EVI!”
Evi riprese lucidità e notò Mya ancora in ginocchio con le mani al collo. Si abbassò verso l’amica mettendole le mani sul viso.
“Amica mia…stai bene ora?”
Mya non riuscì a rispondere subito a quella domanda. Il tono tranquillo di Evi le dava un dolore maggiore. Quella donna aveva portato via la bambina e non avevano potuto far nulla per fermarla.
“Evi mi dispiace! La riprenderemo te lo prometto.”
“No Mya. Andrò io da sola a riprendere mia figlia.”
Intanto in lontananza Mya vide arrivare Dakhar, Anzori e Agar subito dietro Agnes che portava qualcosa fra le braccia.
“Per tutti gli Dei!”
La sorpresa di Mya attirò l’attenzione di Evi verso il gruppo mentre altri ribelli e amici si avvicinarono dalla Sacca di Contenimento dopo la richiesta di aiuto lanciata da Mya. Evi non ebbe il coraggio di credere in quel miracolo. Al fatto che Agnes insieme agli altri avevano recuperato la piccola Luna.
Una situazione irreale per Evi. Vedere Agnes avvicinarsi con quel piccolo fagotto, quel bambino che di certo non era sua figlia.
Agnes

“Cosa sta succedendo Agnes?”
“Evi…questo bambino si chiama Anco ed è il figlio di uno dei nuovi guerrieri da cui ci toccherà stare alla larga. Una certa Nadia. Era nelle mani di Kaory e lo ha consegnato a noi per proteggerlo…Evi…dove la bambina?”
Mya rispose alla domanda della donna mentre Evi senza versare alcuna lacrima, guardava il piccolo Anco e ripensava alla sua bambina nelle mani di quella donna. Deve essere la stessa donna pensò. Aveva la sensazione che quel bambino fosse proprio suo figlio.
Riuscì a mormorare qualcosa che non tutti compresero eccetto Agnes.
“Quale destino hanno preparato gli Dei per me? Perché è accaduto tutto questo?”
“Evi…riusciremo a riprendere la bambina. Te lo prometto.”
“Agnes, la donna che ha rapito mio figlio…sono certa che si tratta della stessa donna che ha avuto questo bambino…lo sento, non so come spiegartelo. Io…”
“Evi, Evi calmati ho capito! Ora portiamo al sicuro questo bambino. Poi andremo alla ricerca di tua figlia. La sensazione che hai detto di avere potrebbe essere una pista. Direi che il primo posto da visitare è proprio il pub di Kaory, il Green Fairy. Avviseremo Sara e Leone che ci aiuteranno nel piano di recupero.”
Torre 1, Piano occulto all’apice della costruzione.
La porta di quella che era stata la cella di Farnese per quattro lunghi anni era completamente spalancata. L’uomo era riuscito a decifrare i codici di accesso direttamente dalla stanza Presidenziale. Sapeva che prima o dopo sarebbe tornato in quel luogo.
Nina e Roma ne rimasero quasi affascinati. Una piramide incastonata in una struttura esagonale fatta di tre piani completamente trasparenti, pavimento compreso. Mira entrò fin dentro la prima stanza e salì subito al secondo piano da una scala a chiocciola anch’essa trasparente.
“Non la definirei una prigione. Un paio di poltrone, un bagno, un tavolo…”
“Certo Mira. Immagino che tu sia abituata da sempre a vivere in una prigione. L’unica differenza è che la tua è stata una scelta.”
“Mi hai colpita in pieno! Ora mi sento veramente in colpa per ciò che ti ho detto.”
Il sarcasmo di Mira poteva risultare fastidioso in tutt’altra situazione, eppure Farnese sorrise.
“Se mi accenni al piano posso almeno darti qualche consiglio sul…”
“Non ho bisogno dei tuoi consigli. Resta semplicemente a guardare, al resto penso io.”
Farnese rinunciò ricordando quanto fosse testarda la donna. Osservò Roma e Nina in cerca di un segno da parte loro. Fu Roma a chiedere delucidazione al suo ex capitano.
“Mira che hai intenzione di fare?”
La donna fece scivolare la mano contro il vetro di quella costruzione piramidale. Oltre vi era uno spazio vuoto e ancora un vetro, quello della Torre.
“Nina raggiungimi. Mi servirà tutta la potenza di un onda d’urto. Riesci a distruggere entrambi i vetri con un paio di colpi?”
Roma dal basso iniziò a comprendere il piano di Mira. Capì il perché la donna aveva portato con se il prototipo arma a disco 05.
“Mira…non vorrai…”
“Si Roma voglio…e lo sto per fare. Secondo i miei calcoli la stanza Presidenziale è duecento metri più sotto.”
Farnese non riuscì a credere alle proprie orecchie. Salì anch’egli al secondo piano.
“Mira non sono qui per fermarti. Ma non puoi essere certa della presenza di Andrei nella stanza e neanche che la stanza stessa stia al suo posto nel momento stesso in cui farai irruzione.”
“E in quale altro posto potrebbe nascondersi quel codardo se non nella stanza Presidenziale?”
“Anche se fosse Mira…come pretendi di raggiungerla. In volo?”
Lo sguardo di Mira rispose alla sua domanda.
“Ok, allora dimmi come sfonderai il vetro in volo prima di entrarci? Le tue armi per quanto potenti siano non lo distruggeranno.”
“Roma dovrai prestarmi la tua arma a disco.”
“Certo Mira, ma come farai a…voglio dire…sono armi personali che riconoscono il proprietario dal sangue…”
Roma si staccò l’arma dal polso. Le tre punte alla base del disco, ramificate nella carne, si sfilarono dai muscoli con estrema difficoltà e un bel po’ di dolore. L’arma in dotazione ai Cacciatori di Taglie infatti andrebbe applicata e tolta quando è spenta.
Le tre ramificazioni di acciaio rientrarono divenendo nuovamente tre piccoli coni.
Roma lanciò il disco nelle mani di Mira. La Cacciatrice applicò l’arma al polso e questa si collegò con estrema facilità. La donna provò a controllarne l’uscita delle due canne corte e l’apertura centrale. Tutto funzionava a dovere tra lo stupore di Nina e Roma.
Farnese si avvicinò alla donna che sembrava ormai pronta a seguire il suo pazzo piano.
“Mira…fai attenzione. Andrei Damian non è più l’uomo che conoscevi.”
“La carica da Presidente gli ha dato già alla testa?”
“Mira non sto scherzando. Ha una forza sovrumana e tempi di guarigione triplicati rispetto ai nostri.”
Mira guardò Farnese dritto negli occhi.
“Forse rispetto ai tuoi. Credo di sapere con cosa avrò a che fare.”
Farnese le mise una mano sulla spalla e la cosa spiazzò Mira rendendola particolarmente nervosa.
“Fai attenzione!”
“Non ho bisogno delle tue raccomandazioni. Andate via da qui! Ci vedremo all’uscita tra meno di un’ora.”
Mira portò la mano destra dietro la schiena nel punto dove aveva collegato il prototipo 05. Tirò giù la metà bassa del prototipo dividendo il disco in due parti collegate fra loro da due tubicini paralleli,pieni di liquido trasparente. All’interno di questi risalirono due minuscole sfere di colore blu che iniziarono a vorticare creando in quel liquido trasparente una sorta di ebollizione.
“Nina sei pronta?”
“Lo sono sempre amica mia!”
Mira si voltò sorridendole poi guardò fuori verso il cielo. Ripensò al volo di quella piccola aquila che da anni girava intorno alle Torri.
Partì un primo colpo dall’arma a disco di Nina che mandò in frantumi tutta la facciata del secondo piano. Tra Mira e il finestrone della Torre c’erano almeno cinque metri.
Un secondo colpo Nina lo piazzò direttamente sulla vetrata esterna che questa ebbe un sussulto pesante, ma non andò in frantumi. Fu in quel momento che Mira iniziò a correre verso di essa pistola in pugno. Sugli occhi si abbassarono le sue classiche lenti protettive color arancio.
Durante il salto tre colpi precisi sparati nello stesso punto mandarono in frantumi anche il secondo vetro. Mira era ormai in volo a oltre sei chilometri dal suolo sui cieli di Rebirth.
Mira
disegno di Claudio Avella



