“N — A — N — O”

t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

Change always burns in the hearts of men.
Sometimes it generates power and power can corrupt causing victims.
Restore the balance always requires sacrifice.
What is the place of Mira in all of this?


43°
Cap.

Con snervante lentezza i tre vagoni che trasportavano oltre duecento fra uomini e donne percorrevano il tunnel sottomarino che univa la costa Campana con l’isola artificiale Rebirth. I Ribelli capitanati da Leone e da suo figlio Luca avrebbero dato man forte a Tamla, Sara e il resto del gruppo. L’arrivo previsto per le ore diciotto avrebbe permesso a Leone quanto meno di mettersi in contatto con i Ribelli dopo mesi di silenzio, ogni minuto poteva essere prezioso per stendere un piano che fosse attuabile in pochissimo tempo. Il giorno seguente infatti ci sarebbe stato l’attacco alla Torre 2 durante il G 30.
Le comunicazioni con l’isola erano bloccate durante il viaggio e per nessun motivo avrebbero potuto comunicare se non dopo l’arrivo. Le tecniche grezze di comunicazione fra i Ribelli su Rebirth permettevano un contatto solo sul territorio isolano. Diversamente, qualsiasi tipo di contatto sarebbe stata intercettata da un potente congegno ideato appositamente per individuare trasmissioni estranee.

Spam era seduto per terra impegnato nella sistemazione degli ordigni/trappola che avrebbe sparso lungo tutto il territorio isolano prima dell’attacco. Era vistosamente furioso vista la mancanza di aiuto da parte del giovane Siege, sparito ormai da una mezz’ora.
“Idiota! Non può essere andato lontano. Siamo chiusi in tre vagoni in fondo. Cosa avrà trovato di tanto interessante da stare via tutto questo tempo. Appena lo trovo gli ficco una di queste nel c…”
“Dove Spam? Sentiamo. Dove vorresti ficcarmi uno di questi cosi? Calmati fratello! Siege è qui per aiutarti.”
“Che cavolo di nome hai scelto per la missione? Siege!”
Il ragazzo poco più che ventenne guardava sorridente suo fratello Spam.
“Certo SPAM! Hai ragione SPAM! Che cavolo di nome ho scelto per la missione SPAM!”
“Ho capito, ho capito! Stai calmo nessuno te lo toglie quel nome. E tanto per la cronaca il mio di soprannome me lo hanno affibbiato non lo scelto certo io.”
Siege si sedette di fronte Spam per aiutarlo a sistemare le trappole esplosive in gruppi da dieci che sarebbero state distribuite in seguito alla squadra che lo stesso Spam avrebbe guidato.
“Sai fratello, su questi vagoni ci sono un paio di ragazze che sembrano adatte a me. Spam pensi che ci sia qualche bella ribelle disponibile sull’isola?”
“Siege! Siege! Rimani concentrato! Non stiamo andando in vacanza.”
Il ragazzo sorrise mentre continuava a sistemare gli ordigni con una maestria che avrebbe fatto invidia a chiunque ne fosse esperto in materia.
“Ehi fratello lo sai che scherzo!”
“Siege…Marcus ascoltami: La nostra situazione a Nuova Napoli era già compromessa. Non avrei voluto coinvolgerti in questa missione ma è l’unico modo per cambiare la nostra vita.”
“Lo so Spam non ho bisogno che mi ricordi quello che mi aspetta lì.”
“E invece si Marcus.”
“Siege fratello! Chiamami Siege!”
Spam abbassò lo sguardo per qualche secondo prima di continuare.
“Vorrei che ti fosse bene chiaro in mente che su Rebirth si fa sul serio. Stiamo parlando di un Governo su cui domina, come presidente da un cinquantennio, lo stesso uomo. Non stiamo parlando della malavita organizzata. Luca ti ha raccontato quanta gente ha perso la vita e ciò che si fa su quell’isola da anni? Quindi…”
“Quindi? Non cambia nulla fratello. Rischiavamo di morire ammazzati a Nuova Napoli, rischieremo di morire anche su Rebirth. Cambia solo il nemico. Se è la serietà che cerchi da me Spam non l’avrai. Siamo uguali io e te se non te ne fossi ancora accorto. Il mare di assurdità che dici o che fai insieme a Luca o Leone non sminuisce di certo la tua professionalità no? E’ solo una maschera per nascondere lo stress e per concentrarsi lo so e non ci vedo nulla di male. Quindi ora basta e pensiamo a lavorare. Anzi sai che ti dico? Adesso ho bisogno di passeggiare un po’.”
Siege lasciò nuovamente solo il fratello. Luca aveva assistito a tutta la scena.


Luca


“Ehi amico!”
“Luca! Bene, bene siedi qui accanto al tuo amico e aiutalo ad ordinare queste maledette bombe.”
“E se poi saltiamo tutti in aria?”
“Mi fido! E poi hai avuto un grande insegnante. Me!”
“Come vuoi. Ho visto Marcus andar via.”
“Marcus? Chi è Marcus?”
Spam sorridente ma anche un po’spazientito continuava a preparare piccoli gruppi di ordigni/trappola.
“Forse parli di Siege il cazzone? Certo!”
Luca guardò incuriosito l’amico.
“Il cazzone?”
“Si…è un modo di dire molto vecchio. Ricordo che lo utilizzava mio nonno quando parlava di nostro padre.”
“Ah! Bene! Cioè volevo dire…”
“Dai non preoccuparti! Mio padre era un grande. Lavorava nell’esercito africano e mio nonno era il suo superiore…ti lascio immaginare.”
“E’ la seconda volta che mi parli di tuo nonno, in effetti di te e tuo fratello non so molte cose.”
“Forse perché non ci sono molte cose da sapere. A parte quello che sai.”
“Che siete ricercati dalla criminalità organizzata d’Africa tanto da aver creato squilibrio nelle organizzazioni criminali di Nuova Napoli. Si questo lo sappiamo. E’ il motivo che non conosco.”
“Sai una cosa Luca? Per la prima volta oggi ho visto in Marcus…anzi scusa in Siege…”
Alzò per un secondo gli occhi al cielo mentre si correggeva.
“…ho visto una luce diversa nei suoi occhi.”
“E questo ti spaventa?”
“Si! Forse mi spaventa. Rimane un cazzone ma credo che metterà l’anima in questa missione.”
Luca vide in fondo al vagone Leone che gli fece cenno di raggiungerlo.
“Spam devo andare e anche questa volta ti è andata bene. Hai sorvolato la mia domanda.”
“Dai amico ritenta la prossima volta. Magari hai fortuna.”

Leone cinse un braccio intorno alle spalle del figlio Luca e lo tirò a se sussurrandogli qualcosa all’orecchio.
“Cosa? Dove?”
“Luca secondo il segnalatore a meno di cinquecento metri da qui c’è un impedimento, non sappiamo ancora di cosa si tratta ma è ragionevole pensare che Manfredi abbia deciso di sigillare il percorso a metà strada per evitare situazioni come questa. Si pensa ad una placca di acciaio come quella che abbiamo trovato all’origine del percorso.”
“Ma perché a metà strada?”
“Forse serve semplicemente per questioni di sicurezza legate ad un’eventuale rottura del tunnel… non saprei, forse per demoralizzare chiunque tenti di raggiungere l’isola.”
“Su di me ha avuto di certo effetto papà. Cosa facciamo?”
“Non possiamo certo utilizzare le bombe di Spam il rischio è grosso. Pensavo di proseguire a piedi lungo il passaggio di emergenza posto lateralmente al passaggio principale. Di certo sarà più semplice eliminare i sigilli d’entrata a quel passaggio piuttosto che far saltare un porta gigante in acciaio.”
“A piedi? Non arriveremo mai in giornata. E molti armamenti dovremo lasciarli qui!”
“Non credo ci siano altre soluzioni al momento. Lasceremo una squadra nel tunnel che si occuperà di abbattere lo sbarramento d’acciaio. Direi di avvisare tutti del cambio di programma. Ci toccherà viaggiare a piedi e a passo svelto per un bel po’ di chilometri Luca.”
“Ok, ok non abbattiamoci. Arriveremo con un bel po’ di ritardo ma…non possiamo tirarci indietro ora o tentennare sul da farsi.”
“Bene Luca! Diamoci da fare.”
Il ragazzo si voltò verso Spam che seguiva la scena incuriosito. L’amico aveva ben compreso che qualcosa stava andando storto e con un cenno del capo sottolineò la propria disponibilità per qualsiasi cosa avesse ostacolato la loro corsa verso Rebirth.


Leone


May e Dakhar contattarono Tamla mentre ritornavano al punto di ritrovo fuori l’entrata della sacca di contenimento nella Zona 3. E così fecero anche Anzori e Clara che su ordine del capo Ribelli Tamla tornarono nel punto d’entrata al nuovo rifugio. Fu Clara a chiedere informazioni per prima.
“Tamla allora? Amauri e Fausto sono riusciti ad individuare Sara?”
“Clara, May, Dakhar Anzori. E’ successo qualcosa nei parchi. Qualcuno ha attaccato il gruppo.”
May si fece avanti mentre giocherellava come al solito con le catene avvolte intorno le braccia.
“Tamla perché dovrebbe essere così strano che qualcuno abbia attaccato il gruppo in fuga? Di certo la Polizia Governativa ha i suoi uomini sparsi per l’isola. A questo siamo abituati. Cosa è cambiato?”
Tamla superò May e il resto del gruppo rivolgendosi poi nuovamente a tutti.
“Non si tratta di P.G. ne di Cacciatori. Un unico elemento ha affrontato Sara, Agnes e Cayco. In questo momento sono in arrivo qui da noi con la bambina in salvo. Cayco è rimasto li a combattere.”
Dakhar comprese che qualcosa di strano era effettivamente accaduto durante l’attacco.
“Di cosa stiamo parlando Tamla? Qualche nuova diavoleria di Manfredi, un’arma talmente potente da creare una tale espressione sul tuo viso?”
“Non lo so Dakhar a quanto pare anche Mira è stata presa alla sprovvista dalla forza di questo…questo…qualsiasi cosa sia dobbiamo stare allerta più che mai.”
Il silenzio e gli sguardi sorpresi del gruppo vennero interrotti dal rumore di un motore in lontananza. Era il camioncino che trasportava Sara, Agnes insieme alla bambina e la scienziata. Aggrappato ad esso c’erano Fausto e Amauri.
Il piccolo trasporto si fermò davanti al gruppo di ribelli pronti ad accoglierli. Fausto saltò giù e apri immediatamente lo sportello laterale, mentre Amauri aiutava a Sara e Agnes a venir fuori dal camioncino.
Sara si fiondò verso Tamla che istintivamente apri le braccia per accoglierla, la donna però gli prese semplicemente le mani. Il volto era pieno di tensione e sia lei che Agnes erano completamente ricoperte di fango.
“Sara spiegaci che cosa è successo.”
“Lo farò, lo farò, con calma. Ora dobbiamo portare in salvo la piccola Kara.”
Fausto uscì dall’interno del trasporto con in braccio la bambina che sembrava non essere per nulla traumatizzata. Subito dopo ne fuoriuscì Silvia vestita di un camice bianco e quasi irriconoscibile per la mancanza quasi totale di capelli.
Tutti rimasero scioccati dalla visione della ragazza sana e salva. Le lacrime solcavano il viso di May e Clara, mentre Dakhar nascondeva il volto per non mostrare la commozione. Fu Anzori il primo ad avvicinarsi e abbracciare l’amica.
Tamla abbandonò Sara per andare incontro a Silvia.
“Silvia…Silvia.”
La ragazza abbozzò un sorriso prima di precipitarsi fra le braccia dell’uomo.
“Tamla! Sono diventata un mostro!”
L’uomo sgranò gli occhi alle parole della ragazza ma non aggiunse nulla. Abbandonò il suo abbraccio e chiese ad Amauri di accompagnare tutti nella sacca di contenimento. Nel frattempo dal furgoncino scese la scienziata Silvia Florakis. La donna fissò intensamente Tamla che ricambiò lo sguardo provando uno strano imbarazzo.
“Dov’è Cayco? E Mira?”
Agnes si voltò verso Tamla con aria triste.
“Sono rimasti a combattere…per difenderci.”
Tamla osservò la fitta vegetazione mentre il resto del gruppo aiutò Sara, Agnes, la dottoressa Florakis con la bambina ad entrare nel rifugio.
La scienziata passò di fianco a Tamla fissando l’uomo, dallo sguardo freddo e tagliente, con profonda tristezza.

L’uomo rimase lì da solo in attesa di avere notizie su Cayco e sulla Cacciatrice di Taglie. Quest’ultima aveva promesso loro di consegnarsi ai Ribelli una volta liberata la bambina. Ma quanto poteva valere la parola data dal loro nemico giurato? Eppure Tamla credeva in lei.
Qualche minuto dopo il capo dei Ribelli fece pressione con la mano destra sulla propria clavicola attivando la trasmittente. Con il dito medio della stessa mano pigiò alla base del pollice iniziando a comunicare con la sacca di contenimento.
“Cayco è sano e salvo. La Cacciatrice si sta consegnando a noi.”
In lontananza a passo lento Mira e Cayco stavano raggiungendo il punto in cui Tamla attendeva il loro arrivo. Mira si avvicinò a Tamla mentre Cayco proseguì il suo percorso verso la sacca di contenimento.
“Eccomi. Sono nelle vostre mani.”
“Hai mantenuto la promessa Mira. Per quanto riguarda Kara, non preoccuparti sarà al sicuro qui con noi. Ora però dobbiamo parlare dell’attacco di domani alla Torre 2.”

Nello stesso tempo un boato di gioia invase la sacca di contenimento. Molte erano le cose da festeggiare. Le lacrime di gioia per il ritorno della giovane Silvia, la missione riuscita e la consegna della potente arma nelle loro mani.

Jean prima di riabbracciare l’amica che, credeva morta fino a qualche ora prima, corse a prendere Alessio dall’infermeria tirandolo fuori di peso. Ormai Alessio non reagiva più a nessuno stimolo dopo l’incidente. Il giovane sedicenne aveva sparato un colpo in testa all’amica durante la fuga da un Cacciatore di Taglie. Un errore fatale che l’aveva calato in una sorta di coma catatonico.


Alessio e Silvia

Silvia era praticamente al centro di una folla di ribelli felici di rivederla viva. L’entusiasmo era alle stelle. La presenza di Jean che trascinava a fatica l’amico fece aprire uno squarcio nella folla di persone.
“Tieni duro amico, non hai creduto alle nostre parole, ora vedrai con i tuoi occhi. E’ viva Alessio! Silvia è viva!”
Silvia vide avvicinare Jean e corse subito verso Alessio raccogliendo il suo viso fra le mani.
“Alessio. Alessio…sono tornata! Guardami. Alza lo sguardo ti prego!”
Lentamente la testa di Alessio iniziò a muoversi come fosse ubriaco. Lo sguardo del giovane finalmente incontrò quello di Silvia. Poche parole uscirono dalla voce ormai rauca del giovane Alessio.
“I tuoi…tuoi…i capelli…i tuoi capelli Silvia.”
Silvia si mise una mano in testa mentre le lacrime le solcavano il viso.
“Visto? Ti piace il mio nuovo look? Dimmi che ti piace Alessio. Amico mio non devi essere triste per ciò che è successo. Voglio che tu ti rimetta in sesto per me!”

Nell’immenso caos, distaccati da tutti, Cayco e Mira osservavano la scena.
“Dunque è qui che vi siete rifugiati?”
“Vuoi ricattarmi?”
Mira si voltò verso Cayco.
“Ricattarti? E perché dovrei? Forse dimentichi chi sono!”
“So bene chi sei?”
Cayco piombò per qualche secondo nel silenzio più totale, forse anche il respiro si era fermato in quei lunghissimi secondi.
“Io…non so più chi sono…”
Mira distaccò nuovamente lo sguardo dalla folla in piena euforia e lo rivolse nuovamente a Cayco.
“Ti terrò d’occhio fin quando sarò ancora viva. Fino ad allora ti conviene aver preso una decisione chiara su quello che vorrai essere. In ogni caso svelerai la tua identità altrimenti lo farò io. Non permetterò che una spia faccia del male…”
Mira si bloccò. Sentì di essere andata oltre le parole dure da vomitare su Cayco.
“Se un tuo atteggiamento o un passo falso metterà in pericolo Kara…tu morirai per mano mia.”
Cayco non disse nulla ne fece alcun gesto minatorio. Entrambi rivolsero lo sguardo alla folla in preda alla gioia.

Mira

Dal di fuori aveva tutta l’aria di una prigione, seppur con qualche comodità, quei tre piani di forma conica completamente trasparenti davano ad Ian Bashir questa impressione. Il ragazzo rimase fuori il vetro divisorio per ordine di Andrei Damian. Il nuovo Presidente di Rebirth era seduto su quell’unica poltrona presente nella stanza. Pericolosamente l’altra presenza girava intorno a Damian senza però sortire nessun effetto intimidatorio.

“Suvvia Farnese. Non è il caso di agitarsi. Ho tante cose da fare fra poche ore e non ho tempo di attendere che mi dia la tua attenzione. Mettiamola così. Se provi a toccarmi farai una brutta fine. Ecco vedi? Mi sono abbassato ad una mera minaccia nei tuoi confronti.  Nella mia situazione è inappropriato. Quello che voglio è discutere di alcune cose con te.”
L’uomo, che dimostrava poco più di quarant’anni, si avvicinò improvvisamente alla poltrona poggiando entrambe le mani sui braccioli. Andrei non batté ciglio, fissò Farnese e quella profonda cicatrice sul viso che gli percorreva metà della fronte fino all’occhio destro.
“Guardati! Un vero peccato. Se ricordo bene questo taglio te lo ha provocato la nostra bella cacciatrice di taglie giusto? Con una nano/plastica dell’ormai defunto dottor Dante, quella cicatrice sarebbe scomparsa nel nulla. Oltre al fatto che oggi la nanotecnologia ha fatto passi da gigante. Dentro di te scorre un fiume di NANO5#-1 che come vedo preserva la giovinezza ma non ripara certo danni così profondi mio caro Farnese.”
Il viso di Farnese era a pochi centimetri da quello di Damian. L’uomo scagliò di netto una potente testata ad Andrei che cadde sul pavimento insieme alla poltrona. Ian Bashir fece per entrare ma bastò un gesto del sanguinante Andrei a bloccarlo fuori la porta trasparente.
Anche la fronte di Farnese sanguinava ma l’uomo sembrò non preoccuparsene. Sapeva bene che sarebbe guarito in pochi minuti. Sentì Andrei Damian borbottare qualcosa mentre si rialzava lentamente da terra.
“Assenza quasi totale di dolore. Nessuna perdita di lucidità conseguente al colpo. Forte concentrazione adrenalinica…il corpo è già pronto…incredibile! Mi sento benissimo!”
Farnese rimase impassibile. Si chiedeva cosa stesse succedendo e soprattutto perché questa volta era venuto lui solo.

Farnese

Andrei si ripulì la fronte dalla macchia di sangue. Sotto non vi era traccia di ferita. Riprese la sedia dal pavimento e si sedette nuovamente.
“Allora Farnese…mi concedi o no qualche minuto per chiacchierare in tutta tranquillità?”
“Nelle tue parole non vi è discernimento. Non ha senso la tua presenza qui e non potrai…”
“Manfredi è morto!”
Farnese tacque. La frase ad effetto di Andrei Damian aveva sortito i suoi effetti. L’uomo era incredulo e non aggiunse altro attendendo che Andrei proseguisse il suo discorso.
“Finalmente sono riuscito a catturare la tua attenzione.”
Rivoli di sangue rigavano il viso di Farnese che cercava di comprendere l’assurdità del momento.
“Hai capito bene. Siete rimasti solo in due. Tu è la scienziata Silvia Florakis che, a proposito, ti crede morto. Il gruppo dei cinque si è ristretto non poco. Prima Smithson poi Mercurio ed ora è toccato a colui da cui tutto ha avuto origine…Lucio Manfredi.”
“Come è morto?”
“Diciamo che ha fatto il passo più lungo della gamba. No, no. Non potevo trovare parole meno adatte per un momento così importante e profondo. …Il passo più lungo della gamba… ma che mi è saltato in mente?”
Andrei sorrideva in modo innaturale, tuttavia era visibilmente sicuro di se. Farnese rilassò i muscoli attenuando la tensione e l’allerta nei suoi confronti.
“Sei tu il nuovo presidente di Rebirth?”
“Ebbene si! Sono io colui che porterà avanti il progetto del grande Lucio Manfredi.”
Andrei si alzò dalla poltrona e percorse avanti e indietro lo spazio davanti Farnese.
“Sono qui per svelarti cose di cui non sei a conoscenza. E insieme vorrei trovare una soluzione Farnese.”
“Senti, senti. Una collaborazione. Sono rinchiuso qui dentro da quattro anni e per tutto questo tempo Manfredi non ha avuto nessun tipo di aiuto da me. Cosa ti fa pensare che il suo lecchino abbia valore differente?”
“E’ inutile ricordarti che Manfredi non ti ha chiuso in questa prigione solo perché eri il capo dei Ribelli o perché eri e sei uno dei cinque che ha creato tutta la nuova tecnologia sulle nanomacchine e tutto ciò che c’è su quest’isola. Manfredi voleva da te una sola cosa. Una cosa che Mercurio ha pensato bene di tenere solo per se e per il suo vecchio amico.”
“Vattene fuori da qui o uccidimi una volta e per tutte. Da me non avrai nulla…”
“Calma, calma Farnese. Non essere precipitoso. Prima prova ad ascoltarmi. Credo che riusciremo finalmente a raggiungere un accordo. Lascia che scopra dove scorre la Melodia, lascia che faccia la cosa giusta per quest’isola. Su Rebirth girano dei veri e propri mostri creati dalla pazzia di Manfredi.”
Farnese sembrava non ascoltare le parole di Andrei. Il Presidente di Rebirth si avvicino ad una porzione di vetro. Sfiorò con l’indice un punto preciso attivando un video. La sequenza mostrava il risveglio, nei laboratori del dottor Dante dove presiedeva anche Manfredi, di Pellegrino e Shiro. Dalla parte opposta del vetro anche Ian Bashir guardava con enorme interesse le immagini. Farnese non si avvicinò al monitor ma guardò tutta la scena. Fino al momento del risveglio di un terzo elemento, Nadia, che pochi secondi dopo uccide Lucio Manfredi.
Ian era turbato, di contro, il viso di Andrei nella stanza era sereno in attesa di visionare un’ultima scena in cui Shiro spezza il collo al dottor Dante e, come nulla, Nadia lo riduce in polvere semplicemente sputando sul corpo, senza vita, il proprio sangue.
“Sei turbato non è vero Farnese? Credimi ha fatto anche a me lo stesso effetto. Manfredi ha pagato per essere andato troppo oltre. Questi nuovi guerrieri hanno una potenza inaudita. Nel loro sangue scorre quello di un clone che conosci bene.”
Andrei si avvicinò pericolosamente a Farnese.
“So che Manfredi in qualche ti teneva aggiornato sulle sue ricerche. In fondo tutto questo l’avete creato insieme.”
“In quei tre elementi…scorre il sangue di Kara?”
“Si. Seppure non maturato al massimo della potenza, nel corpo di Pellegrino, Nadia e Shiro scorrono le nanomacchine di Kara, clone di Mira figlia del tuo più grande amico Mercurio. Farnese. Dobbiamo fermare tutto questo. Devi darmi la possibilità di creare un nuovo contenitore dove inglobare altra Melodia. Dimmi dove scorre! Dove scaturisce?”


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