Giuliano Monni disegna Mira + intervista
Vi ripropongo, nelle pagine del Project Mira, l’intervista fatta qualche tempo fa a Giuliano Monni. Alla fine troverete una splandida versione di Mira, disegnata proprio da Monni. Buona lettura.
Grazie per aver accettato di rispondere alle domande di Mag
1- Dirigi GG Studio, sei stato il team coordinator di “Secret Invasion Front Line” e non solo, scopritore di talenti in una realtà, quella napoletana, che sta pian piano emergendo portando alla luce degli ottimi disegnatori. Ma prima di parlare a fondo della realtà GG Studio, vorremmo conoscere meglio Giuliano Monni.
Quando ti sei avvicinato al mondo del fumetto come semplice lettore e quanto ci è voluto per passare allo step successivo da lettore al dirigere GG Studio?
Compravo fumetti occasionalmente quindi per lo più il mio contatto con il settore è stato con il disegno. Successivamente mi sono avvicinato ai fumetti come collezionista. Ho al tendenza a collezionare cose che ritengo belle o che siano riconducibili ad un “catalogo”. La prima serie acquistata fu “witchblade-Darkness” edita in Italia dalla Panini. Gli editoriali contenuti in quella prima serie “completa” mi portarono a sapere dell’esistenza di altri mondi e personaggi come Cyebrforce, Ascension, Afrodite IX, Fathom e autori come Silvestri, Turner, Finch; ampliando quindi il mio interesse verso questo mondo. Collezionavo e disegnavo considerando i prodotti Top Cow ( sottoetichetta dell’Image ) come un qualcosa da carpire, da raggiungere a tutti i costi.
A Napoli se ti interessano i fumetti vai alla Comix di Mario Punzo; presi determinato a seguire i corsi, anche se all’epoca la Scuola aveva un orientamento fortemente bonelliano e quindi distante anni luce dalle esagerazioni Image che mi avevano “flashato”.
Nonostante questo alla Comix accadde quello che io considero il passaggio definitivo dalla mia idea di progetto d’autore a quella che più tardi, molto più tardi, sarebbe diventato un progetto “coop-editoriale” chiamato GG Studio. Conobbi il disegnatore più “americano” di Napoli Pasquale “Pako” Massimo che accese la miccia dicendomi :” Ciccio se vuoi fare una cosa fatta bene hai bisogno di più persone”.
All’epoca ovviamente questo significava solo più persone che mi aiutassero a completare il mio progetto “Penthesilea”; quindi optai per due persone che frequentavano la Comix con me: Marco Castiello e Barbara Ciardo; l’uno per la comunanza d’idee verso il fumetto USA l’altra come ipotetica colorista.
Poi l’appetito vien mangiando e sperimentando per raggiungere un buon livello tecnico vennero fuori diverse idee che nel tempo hanno preso la forma di progetti editoriali. Inutile dire che il passaggio ad editrice con pubblicazioni, stand e pubblicità ha comportato e tutt’ora comporta un notevole impegno economico quindi è stata una decisione presa soltanto quando eravamo abbastanza certi di quello che avevamo tra le mani.
Il bisogno di collaborare con “più persone” crebbe, nacque l’esigenza di sceneggiatori. In realtà da qui ad oggi l’ampliamento dello staff è stato come “giocare d’azzardo”: Il mercato italiano accoglie male le nuove proposte e ha accolto malissimo le nostre l’esigenza di emergere ha generato una corsa al rilancio e GG Studio si è in breve trasformato in un animale a doppia faccia; factory all’avanguardia e propositiva da un lato, macchina trita soldi dall’atro. Anche se personalmente rimango dell’opinione che un team ampio e coeso sia ancora l’idea vincente per il futuro.
Più Budget serve è più bisogna investirne; da qui nacque l’esigenza di utilizzare le risorse dello studio per grosse commissions esterne come Disney, per la quale abbiamo curato tutto l’adattamento a fumetti di High School Musical, e Marvel, per cui abbiamo curato Secret Invasion Front Line e She Hulk e per i quali io sono stato Team Coordinator. La cosa se da un lato ha funzionato perché le major oggi preferiscono affidarsi ad una struttura che risolava tutto piuttosto che rischiare su vari singoli, dall’altro ha fallito nell’ obiettivo di consolidare il budget. Queste lunghe collaborazioni hanno portato certamente lustro allo studio che non ha però giovato della situazione visti anche gli stretti margini di guadagno d’agenzia oltre i quali non mi sono sentito di andare. Inoltre in seno a queste collaborazioni illustri sono nati molti “personalismi” che hanno avuto il solo risultato di destabilizzare la struttura.
GG Studio oggi è una piccola editrice con all’attivo vari lavori di qualità elevata, molto diversa da come l’avevo progettata e ad anni luce da come sarebbe potuta essere se fosse nata e vissuta in paese diverso.
2- Parliamo di Giuliano Monni come disegnatore.
Ho sempre disegnato, fin da quando sono stato in grado di non infilarmi una matita nell‘occhio. E’ quasi paradossale ma sicuramente emblematico il fatto che a sei anni dall’inizio del progetto GG Studio l’unico lavoro ancora non pubblicato sia il mio “Penthesilea”. C’è da dire che lavorando con vari disegnatori ho potuto comprendere a fondo che cosa significasse raccontare per immagini e forse mi sono scoperto più illustratore che fumettista. Sono tendenzialmente perfezionista amo curare l’immagine in ogni dettaglio, la composizione e l’impatto. Del resto nasco più come grafico e fotografo (ho curato tutta la grafica, dal sito alle testate, riguardante GG Studio). “Fumettare” è un gesto quasi spontaneo per molti è un’esigenza che non sento appartenermi. Voglio però garantire che completerò Penthesilea, non tanto per dimostrare qualcosa ma più che altro perché adoro disegnare donne e Penthesilea è un progetto di sole donne. Per il momento mi fa piacere pensare che molte mie idee vivano nei lavori degli altri dello autori dello studio.
3- GG Studio: parlaci di questa realtà e di quanti elementi è composta la squadra che lavora al tuo fianco.
GG Studio come dicevo è una piccola editrice che combatte quotidianamente contro un nemico invisibile; l’indifferenza. Si tratta della migliore forma di boicottaggio condotta nel settore dell’editoria. Parlare male o bene di una cosa sarebbe comunque pubblicità nel nostro caso basta un semplice ed economico silenzio per mandare in fumo migliaia di euro di pubblicità. Quindi oggi GG Studio è costretta all’angolo dai distributori, dalla faziosissima stampa del settore tutti intrecciati in un vizioso conflitto di interessi con un grappolo di editori. Siamo in trincea di una guerra che non esiste ma che fa molte vittime. Primo fra tutti l’entusiasmo degli autori che tendono a non credere nei progetti di cooperazione, successivamente degli investitori. Per questo motivo lo staff dello Studio è composto da un misto di tipologie di collaboratori: alcuni legati per anzianità allo studio e più vicini alle problematiche di gestione quotidiana, altri subentrati di recente con una buona dose di entusiasmo ma con pochi interessi nel progetto, e altri ancora contattati come autori esterni e messi su progetti che lo studio aveva bisogno di portare avanti. In totale gravitano nella sfera dello studio più di una dozzina di professionisti tra disegnatori, coloristi, sceneggiatori e scultori.
4- Quale è stata la prima opera sfornata dalla GG Studio?
Route Des Maisons Rouges; per il settore si potrebbe definire un successo editoriale ad oggi ha venduto oltre 2500 copie. Un trend grossomodo confermato da “A Skeleton Story…” e “Mediterranea”.
5- Parliamo ora del contatto che si è venuto a creare con la Marvel e la scelta dei disegnatori come Marco Castiello per “Secret Invasion” o Pasquale Qualano per “She hulk”. Come è avvenuto?
Ho avuto la fortuna di conoscere Qualano durante i il un’ edizione di cava fumetto. All’epoca il suo stile era dedito all’ arte di Castellini e per questo motivo appariva distante dalla nostra editrice. Ci siamo incontrati due anni dopo in circostanze diverse e ho avuto modo di conoscerlo prima di tutto come persona totalmente sopra le righe. Pasquale è completamente differente dalla maggior parte delle persone del settore e pare essere immune alle invidie e tensioni che le contraddistinguono. Per questo per sei mesi abbiamo lavorato sul suo stile. Quello che mi piace di più del mio lavoro e intravedere l’autore che si cela sotto le sovrastrutture acquisite nel tempo. Pasquale è stato come una fenice; dopo un duro lavoro è emerso un ottimo disegnatore con molta personalità, eccezionale sintesi e dinamismo. Quando Vincenzo Cucca decise di abbandonare improvvisamente She Hulk proposi Pasquale senza esitazioni e ovviamente non mi sbagliavo; infatti è stato accolto con un discreto successo dagli editor Marvel nonostante fosse emergente. Con marco il tutto è stato più lineare Cebulski aveva visto il suo lavoro fatto per le testate dello studio e quindi fu scelto per interpretare Front Line con lo stesso stile di P’n'P. Stessa cosa fu fatta per i colori; insomma il team fu scritturato in blocco.
6- Quali sorprese ci sta riservando il futuro della GG Studio? Svelaci qualcosa.
Attualmente stiamo lavorando su due serie di stampo fantasy; un horror chiamato “Gore” e un medieval fantasy denominato “Zero” per ora posso dire che vedranno coinvolti tanto cari amici e volti noti quanto professionisti affermati.
7- Ci parli delle Fiere del fumetto e di quello che offrono oggi, realmente, a giovani ragazzi che propongono i propri lavori, ai vari stand come accade immagino nel vostro? Hai consigli da poter offrire a questi ragazzi per meglio presentare agli occhi di chi osserva i propri lavori?
Mi è difficile parlare del panorama fumettistico italiano perché un vero panorama sembra non esserci. Ovviamente non mi riferisco alla moltitudine di autori talentuosi diffusi sul territorio e apprezzati nel mondo ma al mercato inteso come business. Recentemente ho chiesto ad un’ importante agenzia di marketing di fare un resoconto approfondito sull’ argomento e la risposta è stata lapidaria “L’attività fumettistica italiana non è monitorabile secondo i canoni comuni del mercato”.
Bonelli, Panini a Disney parte, pare che il movimento di mercato generato dagli altri editori, sia talmente discontinuo da non poter essere monitorato. Centinaia di autori lavorano senza contratti regolarmente registrati e i distributori si comportano come grosse fumetterie ordinando senza rischiare a sbilanciarsi nemmeno su una copia. Ne deriva da parte dei lettori un feedback estremamente confuso e disorientato. In definitiva gli Italiani non conoscono il fumetto perché gli editori non sono riusciti nel tempo ad ascriverlo ad un reale mercato. Sopravviveranno soltanto quelli capaci di affrontare la realtà di un’ utenza da educare; dopodiché si potrà parlare di concorrenza e strategie. Congiuntamente una volta creata una realtà solida si potrà contestare con azioni legali l’operato dei distributori che hanno erto un cartello in evidente posizione di trust.
Per quanto mi riguarda i dati forniti dal settore dell’ intrattenimento mondiale sono decisamente confortanti e il fumetto non fa eccezione.
in questo scenario è chiaro però che proporsi oggi come emergente rimane comunque complicato. La macchina delle submissions in Francia e in Usa funziona molto meglio, le fiere stesse in Italia non dispongono di strutture atte al contatto tra autori ed editrici e in definitiva a gli stand le editrici non sono preparate con personale qualificato per le revisioni. Le fiere italiane sono notoriamente dei grossi mercatini dove raramente si parla di lavoro o si ha la possibilità di prendere contatti.
Il mio consiglio a chiunque voglia proporsi è sempre quello di cercare consiglio tra gli autori che hanno già pubblicato, fare caso alle voci di corridoio con il giusto giudizio in modo da conoscere e prevenire con anticipo eventuali atteggiamenti scorretti da parte di alcuni editori che fanno leva sulla voglia di pubblicare a tutti i costi degli emergenti. Ricordarsi che anche un lavoro amatoriale ha una sua dignità e la sola pubblicazione di per sé non può costituire una forma di pagamento. Cercare di collaborare con altri autori emergenti per confrontarsi, migliorarsi evitando di chiudersi alimentando rivalità e invidie già in partenza di carriera. In ultimo gli autori dovrebbero cercare di presentare un portfolio quanto più professionale e ben confezionato possibile e soprattutto che contenga soltanto il meglio della produzione poiché un editor non sfoglia mai con piacere portfolio con più di dieci pagine. A tal proposito è bene tenere presente che per valutare una autore occorrono soltanto quattro pagine di fumetto in sequenza; è importante evitare quindi pinup e soggetti allegati. Alcuni accorgimenti poi possono essere usati per migliorare l’impatto preparandosi e studiando la linea editoriale dell’editore a cui ci si propone valutando in anticipo la coerenza col proprio stile e ancora mostrandosi cordiali, educati e aperti alle critiche ma allo stesso tempo sicuri nel modo di porsi e fieri del proprio operato.
Giuliano, grazie ancora per aver risposto A questo punto chiedo, anche a te, la possibilità di avere una tua personalissima versione della nostra mascotte Mira.
intervista di Angelo Di Pino

