“N-A-N-O tales”

“Lo specchio di Hermes”

1. Inverno. Quando ho capito che c’eri, ho provato qualcosa dentro di me, che penso non riuscirò mai a spiegare a parole. Io che con le parole ho a che fare ogni giorno. Che delle parole ho fatto il mio pane quotidiano. Io. Eppure …

Non riuscirò mai a spiegare quell’attimo. MAI. Quel qualcosa di immensamente grande, forte, prepotente, sconosciuto, al contempo unico, totalizzante, assoluto, incontenibile …

Quella gioia irrefrenabile mista ad una paura incontrollabile, insostenibile, nuova, una paura indefinibile, di inadeguatezza, di mistero, terrificante, di fronte ad una me troppo fragile dinanzi ad un tale enorme … Evento.

Credo, tutto quello che hanno provato milioni di miliardi di donne dalla nascita del creato ad oggi, alla scoperta di essere incinte, sentendomi di colpo Io l’unica al mondo ad aspettare un bambino.

E per un attimo ho chiuso di riflesso gli occhi, per immaginare la sensazione di stupore, unita ad incredulità e gioia che di lì a poco si sarebbe dipinta sul volto del tuo papà alla notizia, provando un brivido elettrico, mai assaggiato al mondo ..

Tu. Mia e Sua. Soltanto …

Sulla sabbia

orme di gabbiani.

- Mare d’inverno

Dinanzi ai tuoi occhi.

Angeloscalzo il mio cuore.

Nudo di donna.

Ombre di fiori

sul mio cammino.

- I tuoi passi

Il nostro letto.

Voce del verbo

amore

2. Primavera. Quando scoprii che tu eri fra noi, stavo già scrivendo le prime poesie di quella che pensavo sarebbe stata la mia prossima Raccolta. “Lo specchio di Hermes” avevo pensato di intitolarla: diciassette haiku, come sono le sillabe che compongono la tradizionale metrica giapponese, a cui si sono aggiunte poi nel corso dei secoli  tutte le varianti occidentali. In un mondo sempre più multietnico e in espansione: lo stesso a cui tu – pensai – piccolina ti stavi affacciando.

Piccolina.  Si, perché io ti sento femminuccia e anche il tuo papà ieri lo ha detto, benché di pancia se ne veda ancora ben poca. Una femminuccia: la nostra stella, il nostro miracolo, quello che miliardi di coppie pensano di aver compiuto loro per primi. Chissà se ti piacerà questo titolo … e chissà cosa penserai della tua mamma che di sera scrive haiku in un quaderno a righe, per poi leggerli al tuo papà …

Bouganville.

Fra le tue ciglia.

- La primavera

- Coda di cometa

Si elevano dall’asfalto

canti di rose

Un tuo bacio.

Cavalli furenti

nella mia bocca

Maggio.

Di fiori d’arancio

la mia veste

3. Estate. Ti stiamo immaginando: come una stella, un tenero fiore, un campo sterminato di grano, come una pioggia d’azzurro, un cielo stellato d’estate. Manca poco, anche se a noi il tempo che ci separa da te, sembra sempre, ANCORA, troppo.

Ieri sera io e il tuo papà ne parlavamo seduti sotto il patio fuori casa, mentre su di noi si stendeva il cielo infinito d’agosto, col suo spettacolo di stelle cadenti. Avevo un libro aperto sulle gambe e gli stavo leggendo alcuni passaggi, quando lui ha alzato il viso e godendosi la meraviglia che faceva da cupola a quei giorni di così intensa magia per noi due, mi ha detto sorridendo corrucciato, con quella sua espressione tra il vago e il profondo, che acquisisce sempre quando sta per affrontare un discorso serio, arricciando il naso così da far sobbalzare i suoi occhiali,  con quel movimento buffo che a me fa ridere sempre “Le stagioni stanno cambiando, la Terra intorno a noi sta divenendo sempre più arida e artificiale. Ma questo cielo sopra di noi è capace ancora di stupirci. Di sorprenderci. Meraviglioso come lo era un tempo! Intatto come allora! La notte del cielo del Leone!”

E sapessi piccola mia, com’era dolce il viso del tuo papà mentre raccontava e mi stringeva forte la mano, stringendo con la mia, anche la tua.

Sei femmina. Lo sappiamo tutti e tre …

Mirto bianco.

Sul mio seno d’avorio.

- L’estate

Pioggia di stelle.

Fra i versi di Shakespeare.

- I tuoi occhi

Una culla.

Il tuo sorriso.

Ti amo.

- E poi al buio

Fare l’amore fino a

leccarsi le lacrime

4. Autunno. Manca pochissimo. Eppure io ti immagino già grande. Mentre scrivevo degli haiku ieri sera, ho pensato a quando avrei insegnato anche a te a farne la conta. Le tue dita piccole, piccole; le unghie perfette. “Cinque – sette – cinque”. E tu seduta accanto a noi, col primo fuoco del camino acceso, a ripetere i numeri piano, piano. E’ strano come noi genitori immaginiamo i nostri figli e li vogliamo simili a noi. “Delirio di onnipotenza”. Magari a te la poesia non piacerà neppure …

Manca così poco.

Non è ancora autunno, siamo appena al nove di settembre, ma le foglie secche già tutte zuppe che si incollano ai miei stivali mi danno l’idea dell’autunno inoltrato. Il calendario delle stagioni non ha numeri fissi. A settembre entra l’autunno il ventuno, perché gli umani hanno voluto dividere il tempo attraverso la metereologia per darsi così appuntamenti e progetti da rispettare, ma il corso vero della Natura, quello, nessuno può stabilirlo. Almeno non ancora. Tu sarai di settembre, ma il giorno, questo nessuno di noi può saperlo.

E mentre immaginavo i tuoi primi scarabocchi, ti ho vista coi capelli lunghi, rossi, e un vestitino a righe blu. Di nomi ne abbiamo già scelti tanti. Quello vero però è ancora segreto. “Magari con la M” ha suggerito il tuo papà “Così da proseguire la tradizione familiare. Che ne pensi Monica?”

Diventa così dolce il tuo papà quando parla di te.

“Si, potrebbe andare Mercurio!” gli ho sorriso mentre ti sentivo scalciare dentro di me felice … di assomigliarci.

Piccolina …

Al tuo respiro

si spande il camino.

- Sere d’autunno

- Il tuo odore

Di notte in cielo

l’ultima stella

Otello furioso.

Di fuoco e fiamme le nude vesti

della tua Desdemona

Sulla tua pelle.

Calda l’attesa.

E il suo rovescio.

“A partorire si prova molto dolore?”“Quanto dolore?” chiese una giovane donna d’Oriente in una notte di gelide stelle comete ad un’Anziana saggia del suo paese.

“Molto!”“Ma con precisione non ricordo quanto …” fu la risposta.

“Bene!” si rincuorò la ragazza “Per averlo dimenticato non dev’essere poi così tanto!” si strinse all’asinello che la stava portando in groppa, guidata dal suo sposo.

Sei femminuccia. Hai i capelli rossi. E sei come ti abbiamo sempre immaginato: La nostra stella, neve d’aprile, il nostro fiore sull’asfalto, la più bella canzone mai ascoltata, melodia angelica, il nostro piccolo sogno d’autunno.

Il nostro Tutto …

Benvenuta piccola Mira …

Una farfalla

sul bianco marmo.

E’ colore

Monica Fiorentino


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