N – A – N – O: speciale capitolo #1.(3)#

Ascolta con webReader

ProjectMira

Per leggere il capitolo #1 cliccate quì

Per leggere il capitolo #1 . (2) cliccare quì

Questo capitolo va letto fra il numero 20 e 21

#1 . 3

37 anni prima…

L’uomo teneva il cellulare all’orecchio. Era giunto da pochi secondi nella piazza principale di Rebirth, osservò freneticamente intorno a sé cercando fra la folla qualcuno.

“Forse hanno già preso un treno marino diretto a Nuova Napoli. Non so se augurarmi o no che siano già fuori da questo inferno…”

Dall’altra parte il suo interlocutore sembrò colpirlo in pieno con una risposta secca e diretta, Mercurio abbassò la testa e per qualche secondo smise di cercare.

“Hai ragione Vin. Me ne rendo conto solo ora. Ora che non posso più tornare indietro. E per cosa…”

L’uomo rialzò la testa e guardò dritto verso la fontana al centro della piazza. La statua sottile, che teneva fiera nelle proprie mani quella forma geometrica, rappresentava ora, il futuro e la rovina del mondo intero. Mercurio fu distratto dalla scena alla base di essa.

“Vincent le ho trovate sono qui! NO!”

L’uomo staccò il cellulare e rimase lì fermo con gli occhi sgranati. Sua moglie e sua figlia erano già state raggiunte dagli uomini di Manfredi.

“Sono arrivato tardi… perdonami… Monica!”

Mercurio a distanza osservò la scena che si consumava accanto alla fontana, consapevole che qualunque cosa avesse fatto in quel momento a nulla sarebbe servito.

Sua moglie Monica si rialzava per correre in aiuto della loro bambina. Inutile fuggire, pensò Mercurio. Nessuno  avrebbe avuto scampo. Migliaia di anime in un ampio raggio sarebbero morte fra atroci sofferenze senza avere neanche il tempo di comprenderne la causa.

“Monica, Mira, vi amo!”

Mira era terrorizzata, la mano dell’uomo toccò il ciondolo e quello bastò per scatenare qualcosa che nessuno avrebbe mai osato immaginare: quel che accadde fu repentino, pochi minuti e tutto intorno cambiò.

Si sentì un suono potente, come il rombo del motore di un grande aereo in partenza. Un’energia gargantuesca investì tutta la piazza, simile ad un’enorme esplosione nucleare, ma senza la potenza del fuoco. Tutto sobbalzò investito dall’onda d’urto, un suono roboante e sordo circondò completamente il quartiere e la piazza compresi: tutte le persone, nelle case, per le strade e nei vicoli, come pedine di una enorme scacchiera, iniziarono a cadere, operai sulle impalcature precipitavano come mosche morte. La scena a cui si assisteva era fuori da ogni immaginazione, qualcosa di oscuro si sollevò dai corpi straziati verso l’alto. Una pioggia sporca, come in una scena riavvolta al contrario, correva verso il cielo.

Poi tutto tornò fermo, silenzioso, quel luogo, prima animato e rumoroso, era diventato un’area morta in pochi minuti.

Mira osservava la miriade di corpi attorno a sé, completamente avvolti da sudari di sangue. Anche il corpo di sua madre, compresi quelli dell’uomo e della donna che avevano cercato di rapirla, erano nelle stesse condizioni; corpi massacrati, carni straziate. Gli occhi della piccola erano quelli di una bambina non pienamente consapevole di ciò che le era appena accaduto intorno. Uno stato d’animo, il suo, sospeso tra l’incredulità e lo smarrimento.

I suoi pensieri furono distolti da un’ombra scura che, come nuvole di un brutto temporale, lentamente presero forma nello spazio di cielo sopra la piazza.

Avvertì un ronzio, mentre l’oscurità copriva lentamente il suo volto e quei corpi senza vita. Il brusio irregolare sembrava cercare risonanza con il battere del ciondolo che Mira continuava a portare al collo. Qualche secondo dopo i due suoni si allinearono un unico indistinto ritmo e tutto cessò.

La bambina alzò lo sguardo, una lieve pioggia iniziò a cadere sottile, erano gocce di sangue che le imbrattarono completamente il volto. Nei secondi successivi, il ciondolo cessò gradualmente il suo battere disarmonico, mentre quella scura nuvola intrisa di sangue si diradò scomparendo in più punti dell’isola.

Dopo circa dieci minuti, nell’inquietante silenzio di quell’orribile scenario di sangue, si udì il rumore di un’auto che giungeva nella piazza di Rebirth.

Un giovane in divisa, per primo, scese dall’auto seguito da una donna col volto macchiato di sangue che indossava un camice bianco. Sembrava barcollare, ma il giovane non aveva tempo di pensare alla donna ferita. Entrambi corsero disperati nello spazio della piazza piena di sangue e cadaveri.

“Ma come è possibile che siate arrivati a questo!”

“Vincent, non sarebbe dovuto succedere, il ciondolo avrebbe dovuto tenere a bada tutta quell’energia, invece…”

“Avrebbe… avrebbe! Silvia cazzo! Guarda! Guardati intorno! Sono morte migliaia di persone innocenti per i vostri condizionali!”

Il giovane Capitano Vincent urlava come un forsennato scagliando tutta la sua rabbia verso la dottoressa Florakis.

“Vincent eccola! Ecco Mira! Oh no! NO! NO! NO!”

Silvia corse verso la bambina, stesa anch’ella sul pavimento, immersa in un lago di sangue che non era il suo.

Silvia prese in braccio la bambina svenuta. Mentre Vincent guardò disperato il corpo dell’amica Monica che riconobbe solo dal rosso dei capelli.

“Vincent dobbiamo andare via da qui prima che… Vincent! Vincent! Riprenditi maledizione!”

Il giovane capitano si avvicinò a Silvia strappandole la bambina dalle braccia.

“Lei rimarrà con me!”

“Vincent io non volevo…”

“Basta! Basta! Mi sono stancato di sentir parlare di nanomacchine di esperimenti e…”

Vincent si fermò quando vide Silvia inginocchiata a terra con le mani premute sulla testa mentre perdeva sangue dalle orecchie. Con la bambina in braccio aiutò la dottoressa a trascinarsi via dalla piazza.

“Tesoro non preoccuparti, vi porterò in ospedale.”

“No Vincent. No! Non possiamo! Non preoccuparti per me, l’onda d’urto è arrivata solo in parte dove ero io in quel momento. Sono stata fortunata. Mi sono salvata solo perché stavo venendo da te.”

L’uomo finalmente giunse alla macchina, stese la bambina sui sedili posteriori poi le fece sedere lentamente Silvia accanto

“Dimmi dove dobbiamo andare!”

Silvia si mise la mano sul ventre mentre iniziò a versare lacrime che non riusciva a controllare.

“Vincent. Devo dirti una cosa…”

La macchina partì verso il centro cittadino scomparendo fra i vicoli.

Per leggere il capitolo #1. (4) cliccare quì

Per leggere il capitolo #1. (5) cliccare quì

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *