N – A – N – O: 41° capitolo

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N — A — N — O

t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

Disegno di francesca Sabbatini

Disegno di francesca Sabbatini

41°

Cap.

Fuori dalla sacca di contenimento posta nella Zona 3 di Rebirth, la visuale era quasi azzerata dallo scrosciare forte della pioggia. Tamla era in compagnia di un gruppo d’appoggio formato da May, Anzori, il fratello Dakhar e da Clara.

“Dakhar! Tu e May controllate l’area sud/ovest intorno all’entrata. Anzori e Clara si occuperanno dell’area nord/est. Amauri e Fausto continueranno a tenere d’occhio la strada principale da dove è previsto l’arrivo del gruppo. Io mi occuperò della zona a sud/est. Qualsiasi movimento sospetto dovrà essere segnalato direttamente a me. E ricordate: prudenza… sempre! Sara e il resto del gruppo dovrebbero essere qui fra una decina di minuti.”

I ragazzi non aggiunsero altro. Si divisero, pronti ad agire.

Tamla provò a comunicare con Sara per essere aggiornato sulla fuga. Le notizie che ricevette dalla donna non gli fecero sperare in un ritorno a breve.

 

Nel Green Fairy, Kaory si sedette accanto a Nadia. Poggiò sul tavolo una bottiglia di Ancient Earth, una bevanda che solo i detentori di nanomacchine potevano far assimilare al proprio organismo. Per chiunque altro la bevanda sarebbe risultata devastante. Un solo sorso avrebbe causato nel giro di pochi minuti la distruzione delle pareti gastriche dello stomaco provocando ampie ulcere. Senza contare la proprietà velenosa che la bevanda portava subdolamente nei propri ingredienti.

Nel resto del mondo l’Ancient Earth, seppure fuori legge, veniva utilizzata spesso come carburante per alcuni macchinari atti alla produzione di potenti disinfettanti per i territori della Terra ormai prossimi alla sterilità. La tanica di un litro dava potenza e durata di utilizzo dei macchinari pari a tre litri di carburante sintetico.

 

Kaory ne porse un bicchiere a Pellegrino seduto di fronte le due donne. Nadia sorrise per qualche secondo all’amica visibilmente sorpresa. L’uomo, dopo aver buttato giù tutto d’un fiato il suo, prese la bottiglia versandone ancora dell’altro. L’uomo non distoglieva lo sguardo da Nadia.

“Kaory, come te la passi?”

“Nadia, il bambino che aspetti… il padre…”

Kaory guardò Pellegrino mentre ingurgitava la bevanda velenosa direttamente dalla bottiglia.

“Kaory, non ho molto tempo a disposizione e molte delle cose che conoscevi di me sono scomparse.”

“Nadia. Cosa è cambiato? Hai lasciato la Guardia a causa del bambino?”

Nadia si alzò e iniziò a passeggiare all’interno del Pub, guardava le migliaia di foto/file presenti su alcune pareti. Ogni foto/file era anche una sorta di mini filmato della durata di cinque o dieci secondi ognuno, che riportava momenti spensierati passati in quel locale insieme ai propri colleghi.

Kaory seguì con lo sguardo l’amica. Ebbe l’impressione che la pancia della donna fosse più grande di come l’aveva percepita qualche minuto prima. Nadia si avvicinò ad una foto/file in particolare. Era posta accanto al lungo bancone. Il file ritraeva una serie di Cacciatori di Taglie che scherzosamente prendevano in braccio Kaory tirandola via da dietro al bancone per una foto di gruppo. Fra gli altri comparivano anche Roma e la stessa Nadia seppure in disparte, forse approfittando del caos creato dal gruppo. I due si guardavano fisso negli occhi. Pochi secondi di filmato che raccontava un momento di assoluta serenità.

Nadia rimase a guardare quella sequenza più volte.

“Nadia! Come posso aiutarti?”

“Kaory. Terrai tu questo bambino!”

Pellegrino si alzò improvvisamente dal proprio posto, la bottiglia di Ancient Earth era completamente vuota. L’uomo uscì dal Pub senza aggiungere nulla.

 

Mira tentò di rialzarsi il più rapidamente possibile dopo l’inaspettato calcio all’addome ricevuto da Shiro. Incredibile la tranquillità con cui il suo giovane nemico riusciva ad infliggere colpi secchi alla Cacciatrice di Taglie.

Non perse tempo, pochi secondi dopo era nuovamente a pochi centimetri da Mira, la sua potente presa avvolse fulminea il collo della donna.

“Sai una cosa? Pensandoci… non ho mai visto il tuo volto sofferente. E adesso… guardati! Lo trovo quasi eccitante!”

Mentre stringeva forte il collo di Mira, si avvicinava con la bocca verso le labbra della donna. Fu in quel momento che con uno slancio del busto, Mira riuscì a portare al collo del ragazzo le sue caviglie chiudendolo in una morsa altrettanto stretta. Iniziò così un gioco di forza fra Shiro e la Cacciatrice.

“Devo dire che hai fantasia nello scegliere certe posizioni, la cosa diventa sempre più esaltante, peccato che mi toccherà spezzare ogni parte di questo splendido corpo!”

Senza nessuno sforzo Shiro strinse ancora di più la mano al collo di Mira, la stretta iniziava a farsi sentire.

“Co-come fa-i ad es-essere così for-for-te?”

“Senti, senti. Cos’è? Una specie di ultimo desiderio?”

Mira era costretta a far forza con entrambe le mani su quella di Shiro per far si che non le spezzasse il collo.

“Perché no? Dato che sono stato il primo di noi ad avere la fortuna di catturarti vorrà dire che sarò anche l’unico che ti racconterà da dove viene questa straordinaria forza. A dire il vero… muoio dalla voglia di dirlo a qualcuno! E sai una cosa? Sono stati due anni di silenzio assoluto e continui allenamenti isolati da tutto e tutti. E guarda un po’ a chi svelerò il progetto. Proprio a te! Bizzarra la cosa no?”

Mira iniziava ad essere in debito d’ossigeno. Anche la stretta delle caviglie al collo del ragazzo iniziava ad attenuarsi. Perché non riusciva a contrastare quella forza? Pensava e ripensava la donna.

Con l’altra mano Shiro accarezzò i capelli rossi di Mira bagnati dalla forte pioggia, mentre continuava a scrutarle il viso in ogni sua parte.

Le parole del suo nemico erano state chiare: altri elementi con la sua stessa forza si giravano per l’isola. Una sorpresa inaspettata. Di certo qualcosa era accaduto. Possibile che Manfredi avesse scoperto il loro piano?

“Diciamo che… è quasi un premio per me averti fra le mani e guardarti morire.”

 

Il ragazzo era preso da sé stesso, forse era quello il momento giusto per liberarsi. Le sarebbero bastati pochi secondi di concentrazione.

La donna lasciò così cadere le braccia lasciandosi soffocare dalla morsa di Shiro.

Alcuni lampi illuminarono il cielo su Rebirth e il viso bagnato e sofferente di Mira.

“Cosa ti succede, non vuoi più ascoltare la storia? Forse sto stringendo troppo? Ecco! Lascerò passare ancora un po’ di ossigeno… voglio che tu conosca tutta la verità a questo punto!”

Shiro si avvicinò nuovamente al viso di Mira piegando il corpo della Cacciatrice, avvinghiato ancora al suo, fino all’inverosimile.

“Dentro i nostri corpi è stato impiantato un nuovo e più potente modello di nanomacchina; non preoccuparti non ti annoierò con particolari inutili. Ti basti sapere che ora io e te siamo alla pari! O forse no?

Shiro strinse nuovamente la morsa intorno al collo di Mira per qualche secondo.

“Credo proprio di no! L’attesa è stata lunga, ma ne è valsa la pena come vedi. La cosa più dura è stata ricreare un modello di nanomacchina identico al tuo e, credimi, non è possibile farlo. La soluzione era quella di procurarsi campioni del tuo DNA in giro per le Torri. Tu però non hai reso semplice neanche questo compito. Tu non rendi mai semplici le cose vero? MAI! Sapevi che le tue nanomacchine sono efficienti al punto da avere la capacità di occultamento fuori dal tuo corpo?”

Shiro sorrideva mentre raccontava. Quel sorriso nascondeva evidentemente una forte rabbia.

“In pratica sei la guerriera per eccellenza. Fortunatamente per noi, il tuo essere spericolata in azione mi ha permesso di recuperare piccolissimi campioni di sangue quando ero al tuo servizio… il resto lo immaginerai tu stessa.”

Mira iniziava a comprendere. Nella propria testa correvano migliaia di immagini degli ultimi anni trascorsi. Le figure più ricorrenti erano quelle di Manfredi e della dottoressa Florakis.

“Il passo successivo è stato piuttosto semplice. Grazie a quei microscopici campioni è stato possibile creare un contenitore perfetto. Un primo passo avanti per Manfredi, dopo oltre trenta anni di esperimenti falliti su cavie inadatte.”

Lo scorrere delle immagini nella mente della Cacciatrice si fermò improvvisamente sulla bambina. Possibile che fosse Kara la cavia finale, il contenitore dove realizzare una nanomacchina simile a quelle che aveva lei stessa in corpo? In tutti quegli anni era stata studiata e analizzata a sua insaputa?

“Sai quante cose divertenti si possono fare con il DNA? Per la prima volta le nanomacchine sono state perfezionate direttamente all’interno di un corpo singolo. Il corpo perfetto! Fino a raggiungere… questo stato di potenza inaudita… e poi… tu Mira… hai dato una grande mano al progetto negli ultimi giorni.

La tua lotta contro quel ribelle nelle carceri della P.G. ci ha lasciato un bel po’ di carne e sangue su cui lavorare.”

Shiro passò lentamente la mano sul viso di Mira facendo scivolare rapidamente l’acqua in eccesso.

“Sai, ho visto il filmato, vederti legata a quelle sbarre ha risvegliato in me…”

“Chi… è la… ca…via!”

“Quanta fretta! Vuoi sapere qual è il corpo utilizzato allo scopo?”

 

Shiro rideva beffardo mentre qualcosa stava cambiando intorno al braccio destro della guerriera. Il colore nero della sua tuta mimetica si attenuò lentamente fino quasi a dare l’impressione che fosse un tutt’uno con la pelle della donna. Il ciondolo al collo di Mira vibrava costantemente ad un ritmo ben preciso. La Cacciatrice di Taglie sentiva il cuore andare a mille mentre qualcosa continuava a cambiare intorno all’arto.

“Allora! Vuoi sapere chi ha permesso che si creasse tutto questo? Vuoi conoscere l’identità della cavia?”

La mano di Mira prese ad allungarsi in modo innaturale affondando lentamente nel terreno pregno di acqua e fango. Quello che prima era tessuto umano sembrava luccicare come metallo che ora le copriva completamente la mano fino al polso.

“Sei tu! Solamente tu! E adesso muori!”

Shiro strinse nuovamente la morsa al collo di Mira. La donna lasciò scivolare via le gambe dal collo del ragazzo.

“Brava lasciati andare. Lascia che ti spezzi l’osso del…”

 

La pioggia continuava a cadere pesantemente sui due corpi. Shiro era lì fermo con gli occhi sgranati e fissi su Mira.

Un punteruolo lungo e affusolato era partito dal terreno fangoso e si era infilato sotto il mento del ragazzo trapassandogli da parte a parte la testa, fuoriuscendo dal cranio.

Shiro era lì in piedi, immobile come un burattino con i fili spezzati. Mira allontanò da sé con un calcio quel corpo senza vita.

La donna osservò il suo avambraccio destro. Aveva ricreato una potente e mortale arma di forma conica. La punta gocciolava ancora del sangue di Shiro. Per qualche secondo la Cacciatrice ebbe la sensazione che il sangue avesse fretta di scomparire nel terreno bagnato. Tale rimase, una sensazione. Di certo, pensò Mira, la pioggia aveva aiutato il sangue a scivolare via.

Pochi istanti dopo il suo arto tornò allo stato originale, il ciondolo però continuava a vibrare e questa volta in maniera sconnessa. La Cacciatrice di Taglie non riuscì a comprenderne il motivo fino a quando sentì rumori provenire dalla fitta vegetazione.

Il gruppo di ribelli insieme alla dottoressa e alla bambina erano tornati indietro. Kara era lì sotto la pioggia che la fissava.

“Cosa ci fate qui? Andate via! Correte verso quella cazzo di sacca!”

Mira era entrata nel panico totale. Sapeva di non potersi avvicinare alla bambina e ne ebbe ulteriore conferma quando vide Kara inginocchiarsi. La bambina incominciò ad urlare come tormentata da un forte dolore lungo tutto il corpo. Mira riuscì solamente ad allungare un braccio verso la piccola, ma anch’ella iniziò ad indebolirsi. Voleva scappar via da lì. Non aveva più le forze per farlo.

“Port…atela via! Via da qui!”

 

Sara e Agnes si avvicinarono in gran fretta a Mira mentre ordinarono a Cayco e alla dottoressa Florakis di allontanarsi da lì insieme a Silvia e alla bambina.

La Cacciatrice stava perdendo i sensi, non controllava più il suo corpo e non perdonava a sé stessa di non riuscire a salvare la bambina da morte certa. Con le sue ultime forze alzò lo sguardo verso Kara.

“I tuoi… capelli, i tuoi… sono…”

Il buio invase il mondo di Kara e quello di Mira. Cayco prese in braccio la bambina ormai svenuta e iniziò a correre verso il furgoncino per portarla in salvo. Il ragazzo non credeva ai propri occhi. I capelli della bambina avevano cambiato totalmente colore. Erano diventati di un rosso pallido.

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Qual’è il posto di Mira in tutto questo?

 

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