N – A – N – O: 40° capitolo

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N — A — N — O

t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

Disegno di Ares

Disegno di Ares

Change always burns in the hearts of men.

Sometimes it generates power and power can corrupt causing victims.

Restore the balance always requires sacrifice.

What is the place of Mira in all of this?

40°
Cap.

Galbo era di fronte a Tamla e lo fissava con un’espressione di sfida. Yuri tirò fuori dalla tasca destra i resti di quella che doveva essere una sigaretta, fatta a pezzi dalle lame grezze che teneva come armi.

“Ma che cavolo! Dovevo pur smettere prima o poi. Credo sia questo il momento.”

Galbo voltò lo sguardo verso il dottore per qualche secondo, ma la voce di Tamla riportò l’attenzione su di sé.

“Galbo ha detto la verità. Sono stato smascherato. Immagino vi abbia detto in che modo”

May intervenne facendosi avanti.

“Tamla, ma che sta succedendo. Come mai Galbo non è con voi?”

“May ascolta, sono cambiate un po’ di cose…”

Tamla guardò per un istante Galbo.

“… diciamo che non tutto il male è giunto per nuocere alla causa. Ci sarà tempo per chiarire alcune cose. Non è vero Galbo?”

L’uomo non osò intervenire.

Si affiancarono a May anche l’esperta autista dei luoghi impervi di Rebirth Evi, Agar e i due fratelli Anzori e Dakhar con Clara. Evi si avvicinò a Tamla tenendo le proprie mani sul pancione.

“Tamla per favore aggiornaci.”

Yuri si affiancò a Evi e anch’egli le poggiò una mano sul pancione.

“Tesoro ti ho trascurata per un po’. Dobbiamo fare una bella visita e vedere a che punto è questo scalmanato che porti in grembo.”

“Scalmanata Doc! Scalmanata! Ti vedo piuttosto felice Yuri. Non è da te. Mi spaventi quasi.”

“Ehi! Ehi! Vacci piano. Poca confidenza sono sempre il tuo medico.”

Doc cinse il braccio le spalle di Evi mentre Tamla si preparò a svelare gli ultimi sviluppi.

“Mira ha chiesto il nostro aiuto per portare in salvo una bambina chiusa all’interno di un laboratorio nei sotterranei della Torre 1. Sara, Agnes e Cayco sono all’opera per metterla in salvo in questo stesso momento. Lo so! Sembra assurdo quello che sta accadendo. La cacciatrice di taglie in cambio si metterà nelle nostre mani e domani attaccheremo la Torre 2 come previsto con l’aiuto della sua squadra.”

Stupore e dissenso percorsero rapidamente tutti quelli che si erano raccolti intorno al leader.

“Avremo tempo per discutere. Quello che mi preme dirvi… e vorrei dirlo proprio a voi due…”

Tamla indicò una coppia in particolare. Erano i genitori di Silvia.

“Durante il recupero è accaduta una cosa inaspettata. Hanno trovato Silvia viva. Vostra figlia è viva e sta bene.”

Non ci fu una reazione immediata, da nessuno. Lo stupore e l’incredulità erano più forti della capacità credere ad una tale possibilità. Il padre di Silvia perse tutta la forza nelle proprie gambe e dovette inginocchiarsi, sua moglie restò lì a fissare Tamla che le sorrideva confermandole con un cenno del capo la notizia. Evi abbracciò lo stupito Yuri, May fu circondata e scomparve in un abbraccio di Anzori e Dakhar. L’urlo indemoniato di Agar sfogò tutta la rabbia e il risentimento che aveva accumulato. La giovane ribelle somala scoppiò poi in un pianto incontrollato.

Da solo nel capannone abbandonato, Marco era in lacrime dopo aver anch’egli appreso della notizia.

Nella sacca di contenimento iniziarono una serie di applausi e urla dedicate a Tamla. Galbo si guardava intorno circondato da tutti i ribelli presenti e tutti acclamavano Tamla. Il suo sguardo incontrò poi quello del leader.

Tamla gli si avvicinò. Erano a pochi metri di distanza. L’uomo gli porse la mano. Quella stretta avrebbe messo fine agli ultimi disguidi, alle incomprensioni nate fino a quel momento.

Galbo continuò a fissare Tamla senza aggiungere nulla. Yuri abbandonò l’abbraccio di Evi quando si accorse che una lieve possibilità di riconciliazione avrebbe potuto rimettere nuovamente insieme il gruppo d’assalto originale.

Galbo non strinse quella mano e abbandonò Tamla e la sacca di contenimento. Nessuna espressione si dipinse sul volto di Tamla. Yuri era visibilmente deluso ed Evi di questo se ne rese conto.

“Doc! Allora è vero! Qualcosa era successo fra voi?”

“Evi… non pensiamoci più. Forza! Andiamo che voglio visitarti, non vorrei che con tutto questo entusiasmo mi partorisca il piccolo guerriero qui sul pavimento.”

“Guerriera Doc. Guerriera!”

“Come vuoi! Come vuoi.”

Nell’entusiasmo generale, Tamla chiese a May, Anzori, Dakhar e Clara di seguirlo ed unirsi ad Amauri e Fausto che fuori dalla sacca di contenimento tenevano d’occhio la zona circostante all’entrata, in attesa del ritorno di Sara, Agnes, Cayco e Silvia con i due nuovi ospiti. Tamla si chiedeva in quei momenti se Mira gli si sarebbe consegnata sin da subito.

Fuori iniziò a piovere come non si vedeva da anni su Rebirth. Le nuvole avevano oscurato il cielo al punto da far sembrare quelle prime ore del mattino un tardo pomeriggio invernale.

Quando si aprì la porta del Pub Green Fairy il campanello attirò l’attenzione della proprietaria. Una bella donna di origini Giapponesi si affacciò dal retro della cucina per vedere chi potesse essere a quell’ora del giorno.

“Salve a voi! Aprirò il Pub fra un paio d’ore per il pranzo. Anche se oggi non… MA! PER TUTTI GLI DEI sei proprio tu? Nadia!”

Il Pub di Kaory era uno dei pochi al mondo che manteneva le caratteristiche proprie dei vecchi locali inglesi. Su Rebirth era fra i più rinomati nella Zona 5, ovvero l’anello più esterno dell’isola ancora abitato; una parte non ancora assorbita del tutto dalle 3 Torri di Manfredi.

Kaory scavalcò letteralmente il bancone e corse ad abbracciare la sua vecchia amica.

“Come siete conciati! Non vi danno tute protettive alle Torri?”

“Kaory. Come va? Ti dispiace se ci accomodiamo per qualche minuto?”

“Non devi dirlo neanche… sono tre anni che non ti fai più viva. Raccontami tutto! Prima però presentami il tuo amico.”

L’uomo, che si era tenuto in disparte fino a quel momento, allungò la mano verso Kaory.

“Sono Pellegrino.”

“Beato te direi! Sempre meglio che star chiusi qui dentro tutto il giorno! Scherzo! È un vero piacere Pellegrino conoscerti! Ti prego siediti penserò io a voi due! Ma ditemi! Cosa ci fate qui? Siete forse di turno per sorvegliare la città di Rebirth durante il G30? Domani è il grande giorno. Mi sa che avrò il pienone nelle prossime ore.”

Kaory frenò improvvisamente l’entusiasmo. Aveva appena notato qualcosa di strano nell’amica.

“Ma tu… Nadia tu aspetti un…”

“Allora Kaory, non ci offri nulla da bere?”

 

La fuga di Sara, Agnes e Cayco con la bambina, la dottoressa e l’inaspettato ritrovamento in vita di Silvia, sembrava proseguire per il meglio. La pioggia era un intoppo inaspettato, ma il furgoncino era lì a circa duecento metri. Un altro piccolo sforzo e il grosso del pericolo poteva dirsi superato.

Durante la corsa Kara, che non sembrava minimamente stanca, teneva lo sguardo puntato in alto verso i rami. La bambina percepiva la presenza di colei che vegliava sulla loro fuga.

Mira dall’alto degli alberi controllava il percorso, ma una strana sensazione pervadeva il proprio animo, una strana pressione di cui non riusciva a decifrare l’origine. Supponeva che tutto quello stress, quei cambiamenti improvvisi nella propria vita stessero iniziando ad avere effetto sulla psiche. Eppure non riusciva a togliersi dalla testa la bambina.

La Cacciatrice di Taglie si sentì come distante dal luogo di fuga. Era ormai persa nella moltitudine dei suoi pensieri. Ad un certo punto giurò a sé stessa di aver sentito una voce. Kara era nella sua testa. Come poteva accadere una cosa del genere? Pensò la donna.

La voce divenne sempre più insistente e confusa. La Cacciatrice cercò di rilassare la propria mente per meglio percepirne le parole. L’agile guerriera si fermò su un ramo e socchiuse per un attimo gli occhi. Forse, il rumore assordante della pioggia riuscì a rilassare la donna tanto da dare un senso a quelle parole che sembravano vorticare alla rinfusa nella sua testa.

 

                                                                     “…salvami…”

                                                                “…salva me stessa…”

                                                                 “…posso salvarti…”

 

Un pugno in pieno volto raggiunse Mira. Il suo corpo fu poi scaraventato al suolo da un calcio al ventre.

Il gruppo di Ribelli che più avanti continuava la corsa fu fermato da Kara.

“Piccola dobbiamo correre non possiamo fermarci!”

Agnes pregò la bambina di continuare a correre. Tentò di prenderla in braccio una seconda volta pensando che dopo tutta quella fatica potesse essere stanca, ma la bambina rifiutò.

“Devo salvarmi!”

“Si lo so piccola, non preoccuparti stiamo andando al sicuro! Ci saranno tanti amici che…”

“NO! Dobbiamo salvarla! Lei è in pericolo.”

La pioggia sembrava aver aumentato la propria potenza. Sara guardò prima la dottoressa poi si fece avanti verso la bambina; nella sua espressione era ben visibile la fermezza della sua disperata richiesta.

“Kara! Chi dobbiamo salvare?”

Kara volse lo sguardo al cielo. La pioggia incredibilmente forte, non sembrava darle fastidio agli occhi che teneva ben aperti verso i rami più alti degli alberi. Sara e Agnes ne rimasero impressionate.

 “Come fai a sapere che… Mira ci segue? Vuoi dirmi che è in pericolo? Mira è in pericolo?”

“Si, aiutatemi!”

“Ma cosa…!”

Sara si voltò verso l’anziana donna cercando di comprendere l’atteggiamento strano della bambina.

Mira riaprì rapidamente gli occhi. La pioggia le bagnava con violenza il viso. La confusione nella testa della donna cessò. Si risvegliò da quello che sembrava un sonno ipnotico.

Si rialzò mentre davanti a lei atterrò come una furia un’ombra nera che le si avvicinò repentinamente. Con un calcio in pieno volto la scaraventò nuovamente sul terreno. La Cacciatrice di Taglie a quel punto aveva ripreso totalmente coscienza di sé. La rabbia fece il resto.

Le pistole, conservate dietro la schiena, passarono sui suoi fianchi fulminee. Con la stessa rapidità le sfilò dal gancio puntandole davanti a sé mentre era ancora stesa sul terreno ormai fangoso e scivoloso. Dalla suola delle scarpe fuoriuscirono una serie di piccole punte d’acciaio che le avrebbero permesso di avere più aderenza al terreno.

“Fatti avanti bastardo!”

Quell’ombra scura, resa ancora più cupa dalla forte pioggia, fece ancora dei passi in avanti verso la sua preda. La donna riuscì finalmente a metterlo a fuoco.

“Io… io ti conosco!”

“Ma che piacere rivedere il mio ex Capitano! Devo ammetterlo, mi dispiace uccidere un così bel esemplare di femmina!”

Quel ragazzo sembrava non temere le armi puntate su di sé.

“Sai che avevo un debole per te? Forse tutti nella squadra hanno un debole per il Capitano Mira. Ma… COME POSSO DIRE? Il destino è…”

“Stronzate! Lascia che ti dica una cosa! Non vantarti troppo con i tuoi amichetti per qualche calcio andato a segno. Ero… COME POSSO DIRE… distratta! E ora ti toglierò di mezzo!”

Mira puntò verso le gambe del giovane ex cacciatore di taglie, ma non sparò ancora nessun colpo.

“Devo ammetterlo sono molto curiosa e vorrei capire una cosa da te Shiro Oda. Ci siamo sempre chiesti il perché tu avessi deciso di abbandonare la squadra dei Cacciatori e che fine avessi fatto in questi anni. Soprattutto, mi chiedo ora: chi ti ha ordinato di fare questo?”

“Onorato di sapere che ricordi il mio nome. Chi l’avrebbe mai detto? L’essenza stessa della solitudine ha avuto tanta considerazione per un subalterno.”

“Cos’è? Vuoi sfogare con me le tue frustrazioni? Volevi più considerazione?”

La donna, sarcastica, iniziò a prendere in giro Shiro nel tentativo di scoprire il più possibile.

“Mira non mi conosci tanto bene evidentemente. A me nessuno da ordini. Diciamo che mi diverte fare ciò che mi hanno chiesto di fare. Vuoi lasciare un messaggio alla tua squadra prima che ti faccia a pezzi?”

Mira abbassò la testa sorridendo alle parole di Shiro.

“Si certo. Potresti raccontare loro come ho fatto prima di morire a ficcarti queste pistole nel culo!”

Mira gettò le armi a terra poi si lanciò contro il ragazzo pronta a sferrargli un pugno. La finta della donna mise sulla difensiva Shiro che non si lasciò prendere alla sprovvista. Il corpo della guerriera dai capelli rossi era ormai in volo sulla testa di Shiro, pronta a sferrargli un calcio alla schiena, ma quel balzo acrobatico fu bloccato a metà strada dal ragazzo. Un balzo all’indietro di Shiro fece combaciare per pochissimi decimi di secondo i due corpi che si ritrovarono sospesi parallelamente. Un calcio del ragazzo, in pieno ventre, scagliò lontana Mira contro un albero cinque metri più in là.

file audio:

( Qual’è il posto di Mira in tutto questo… )

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