N – A – N – O: 39° capitolo

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Disegno di Nunzio Cafagna

Disegno di Nunzio Cafagna

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(Qual’è il posto di Mira in tutto questo…)

Konohenka wa Hitobito no kokoro itsumo moetataseru.
Toki doki sore wa aru cicara wo Shoujiru kono aru cicara wa hitobito wo dakaru saseru.
So shite giseisha wo umidasu genin to natteiru.
Konna giouchiou no naka de. Mira no yakuwari wa donna mono ka.

39°
Cap.

Il dottor Yuri aveva puntata, diretta sulla fronte, la pistola del poliziotto. L’uomo fu preso un po’ alla sprovvista. Contava su un contatto diretto durante il proprio arresto, ma a quanto pareva avevano ricevuto l’ordine di uccidere.

“Ragazzi, ragazzi! Calma. Dove sono finite le buone maniere? Mi sarei aspettato un classico: alto là! Fermo o sei morto! Ecc. ecc.”

Yuri aveva poco tempo. Doveva agire. Pensò così di lanciare una delle due lame arrugginite sfilate lentamente dalle tasche. Avrebbe quanto meno deviato il puntamento dell’arma.

Fu distratto, per un solo istante, da un rapida ombra che si avvicinava dall’estrema area adiacente le Torri. Arrivano altri poliziotti, pensò il dottore. L’uomo lanciò come un fulmine la grezza lama. Questa non arrivò mai a colpire l’arma. Il poliziotto sembrò averla evitata con maestria, in realtà Yuri lo vide crollare a terra così come gli altri poliziotti.

“Cazzo! Ragazzi siete voi?”

Pur essendo illuminata l’area in prossimità dell’entrata alle Torri, Yuri faceva fatica a scorgere da lontano i propri amici. La voce di una donna gli fece subito comprendere cosa fosse in realtà accaduto.

“Chiama Tamla e gli altri! Occupatevi di questi corpi.”

Mira era comparsa alla destra di Yuri e si avvicinava lentamente all’uomo.

“Occultateli all’interno del parco e state alla larga da quest’area. Ripulite il percorso di ritorno da eventuali minacce. Mi occuperò di scortare il gruppo con la bambina fino alla sacca. Chiaro?”

“Allora sei stata tu a far fuori tutti e sette?”

Mira era lì ferma, fasciata da una tuta nera che sembrava riflettere la luce artificiale rendendo il lato illuminato quasi del tutto invisibile.

“Be’ sono impressionato da ciò che possono fare le nanomacchine oggi!”

“Sono impressionata quanto te, dalle cazzate che sei riuscito a fare in pochi minuti. Hai portato fin sotto la Torre 3 un gruppo della P.G.!”

Yuri smorzò il suo entusiasmo e iniziò a contattare gli amici.

“Avevo le mie buone ragioni credimi!”

Yuri chiamò in raccolta Tamla, Fausto e Amauri. Quando terminò il contatto si accorse che Mira non c’era più.

Finalmente fuori dalla Torre 1, il gruppo in fuga dal laboratorio sotterraneo cercava rifugio tra gli alberi del parco abbandonato ancora troppo distante da loro. Agnes teneva per mano la bambina mentre Sara aiutava la dottoressa Florakis a tenere il passo.

Cayco, che tentava di sopportare il forte dolore dopo i colpi ricevuti, teneva sott’occhio Silvia la quale non sembrava avere più nessuna ferita sul suo corpo. Le erano rimaste solo delle evidenti chiazze di sangue che lentamente le scivolavano da dosso come lavate via dall’acqua.

Cayco dovette arrendersi al dolore. Si inginocchiò sul pavimento asfaltato dell’immenso spiazzo. Alcuni colpi di tosse schizzarono a terra un bel po’ di sangue.

Silvia, che si accorse di tutto, fermò il resto del gruppo correndo incontro al ragazzo.

“Cay stai bene?”

Non riuscì subito a rispondere; era evidente il dolore che percorreva tutto il suo corpo provocato non solo dalla precedente escissione, ma anche dal combattimento corpo a corpo contro la stessa ragazza.

“Cayco mi dispiace, sono responsabile di questo. Mi dispiace perdonami!”

Cayco tirò via con il braccio il sangue dalla bocca, poi accennò ad un sorriso.

“Prima mi hai rimesso in sesto e poi mi hai distrutto… bella fregatura!”

La disperazione della giovane ribelle si placò per qualche secondo. Era contenta di scoprire che nel ragazzo si nascondeva in fondo un cuore gentile.

Cayco si rialzò da terra con l’aiuto di Silvia. Insieme ricominciarono la fuga verso la salvezza.

“Sai sono più forte di così! Tu…tu mi hai visto in situazioni critiche… io… sono più forte di così!”

Fu Silvia questa volta che accennò ad un sorriso.

“Lo so Cayco. Lo so che sei forte!”

In lontananza, su uno degli alberi al confine fra il piazzale e il parco, qualcuno osservava il gruppo che correva nella propria direzione. Mira era evidentemente sollevata nel vedere correre libera quella bambina. Non provava certo lo stesso sentimento per la scienziata che era stata complice di tutto questo, insieme a Manfredi. Quella stessa donna che aveva sperimentato anche su di lei, per anni, la nuova tecnologia creata da suo padre Mercurio quando era piccola.

Mira però vide qualcosa che la turbò non poco. In quel gruppo insieme alla bambina e alla dottoressa Florakis c’era lei. La giovane ribelle Silvia. Giurava di averla vista morta. Con il cervello spappolato da un colpo di pistola. Ed ora era lì che correva per scappare via dalle Torri. Cosa stava accadendo?

Lei stessa l’aveva portata in braccio nel laboratorio della scienziata per cercare una soluzione che potesse acquietare la sorella Giulia, totalmente sconvolta dalla tragedia. Aveva supposto che il trattamento con nanomacchine avrebbe potuto regalarle una flebile possibilità di vita. In quelle condizioni però neanche quel tipo di tecnologia l’avrebbe potuta salvare da un danno così importante… e invece eccola lì in piena forma.

“Non vorrei che… non ha più i capelli. Devono essere intervenuti su di lei, ma… ho un brutto presentimento!”

Ora però bisognava agire. Doveva guardare le spalle al gruppo fino alla vettura che li avrebbe portati al sicuro. Ad ogni modo, Mira non avrebbe potuto avvicinarsi alla bambina. Le ragioni le erano ancora oscure, ma di certo sentiva che l’avrebbe uccisa se l’avesse fatto.

Durante l’affannosa corsa Sara e Agnes avevano ricevuto la segnalazione di Tamla. Il gruppo di ribelli si era portato avanti per spianare loro il terreno e sgombrare il campo da eventuali trappole.

All’interno della gigantesca sacca di contenimento nelle profondità della terra, gli oltre trecento ribelli avevano trovato un più sicuro rifugio prima che avvenisse l’attacco alla Torre 2. Un numeroso gruppo di operai lavorava instancabilmente per ripristinare ed allargare un secondo canale da trasformare in via di fuga in caso di pericolo.

Molti cercavano di riposare in attesa che passasse questo ultimo giorno, ma un piccolo gruppo era ben sveglio intento a discutere se attivarsi o no, in aiuto di Tamla e gli altri.

“May non fare sciocchezze, non sono io il nemico!”

La donna continuava a stringere le catene al collo di Galbo.

“Risposta sbagliata!”

“May! Maledizione lasciami andare subito altrimenti…”

“Cosa? Altrimenti cosa? Sei completamente bloccato dalla vita in su e non puoi colpirmi con le gambe. Quindi stai buono! Ora ti farò una domanda precisa e tu mi risponderai!”

Galbo ormai rosso in volto per la stretta potente di May acconsentì a rispondere.

“Perché stai facendo questo? Cosa è successo con Tamla?”

May allentò leggermente la corda per lasciar parlare l’uomo. Nello stesso momento Agar si rialzò dal pavimento e corse verso Galbo scagliando contro l’uomo un pugno preciso ai testicoli.

L’uomo stramazzò sul pavimento mentre May dovette lasciare forzatamente la presa.

La donna sorrideva mentre ritirava a sé le catene riavvolgendole intorno alle spalle e alle braccia.

I presenti si guardarono in volto. In fondo dovevano aspettarsi una risposta del genere da Agar. La cosa sembrava divertire un po’ tutti, eccetto il malcapitato Galbo ovviamente.

“Siete impazziti, siete tutti pazzi! Non avete capito un cazzo e morirete tutti così!”

“Ma cosa farnetichi Galbo? Così come? Rispondi alla domanda piuttosto. Cosa è successo fra te, Tamla, Sara e gli altri del gruppo?”

L’uomo si rialzò da terra tenendo le mani strette fra le gambe. Ancora gli mancava il respiro e il dolore forte non gli facilitava il dialogo.

“Morirete tutti come topi chiusi in gabbia se rimarrete qui dentro. Tamla vi ha portato a morire, cre… credete che… credete forse che riusciranno a scappare da quelle Torri una volta svelato al mondo intero la nostra esistenza e minacciato il Presidente Manfredi? Soprattutto ora che Mira conosce l’identità di Tamla?”

May rimase sgomenta. Possibile che Galbo stesse dicendo la verità? Se così fosse stato, allora potevano seriamente essere tutti in pericolo da quello stesso istante.

May si rivolse al gruppo che a quel punto avrebbe dovuto prendere una decisione. Preparare o no un piano d’azione o di fuga.

“Agar metti tutti in allerta! E dico tutti quelli che sono presenti nella sacca di contenimento.  Nessuno escluso!”

La giovane somala passò di fianco a Galbo senza alcun timore fissando l’uomo con rabbia.

“Ragazzina ti sbagli con me e credimi non volevo schiaffeggiarti!”

“Smettila Galbo! Dovresti conoscerla meglio di noi Agar. Non credo che ti perdonerà mai per quel gesto. Quindi concentriamoci sul da farsi. Ascoltatemi!”

May si rivolse al gruppo e a tutti coloro che erano nelle vicinanze.

“Siamo tutti in pericolo! Tamla è stato smascherato. Se Galbo ha detto la verità…”

“SI HA DETTO LA VERITA’!”

La voce di un uomo aveva creato un forte eco. Tutti si voltarono alle spalle di Galbo. Dietro di lui Tamla e Yuri erano comparsi dal nulla.”

 

I vagoni percorrevano lentamente i binari nel tunnel sottomarino. Ancora cinque ore e Leone insieme ad una forza aggiunta di oltre duecento fra uomini e donne, avrebbe raggiunto di Rebirth per unirsi alla squadra di Tamla.

Una volta giunti alla meta Luca avrebbe cercato contatto con il giovane Marco. Ma solo allora. Farlo prima sarebbe risultato rischioso. Infatti il superlativo sistema di controllo sviluppato con la nanotecnologia, proteggeva tutta l’isola artificiale ed era praticamente imbattibile.

Leone attraversò i tre vagoni per dare un’occhiata alle varie squadre d’attacco e difesa. Una serie di gruppi i cui compiti ben precisi avrebbero semplificato lo svolgimento dell’azione da parte di Luca, Spam, Cleo, Edo e dello stesso Leone, cioè quello di avvicinarsi il più possibile alla Torre 2 e dare man forte alla squadra di Tamla durante la fuga.

Questo almeno era il piano originale. L’unica incognita era il vuoto di molte settimane in cui era mancato un continuo aggiornamento fra Rebirth e Nuova Napoli per mezzo di Lia, la piccola aquila di Agnes. Aggiornamenti fondamentali di un piano studiato e perfezionato negli ultimi tre anni. Tuttavia Leone era certo che Tamla non avrebbe mai rinunciato all’attacco anche senza il loro supporto. Vedere riunite le trenta più grandi cariche della Terra era un’occasione più unica che rara per sventare, davanti agli occhi di tutto il mondo, il piano di Manfredi.

“Spam tutto quell’esplosivo conservato alla bene e meglio non mi piace. Non è stabile. Cerchiamo di non saltare in aria proprio sul più bello.”

“Leone so quello che faccio, fidati! Non accadrà nulla. Tu piuttosto fa attenzione a non tagliarti con tutto quel ferro che hai addosso!”

Spam sorrise alla sua stessa battuta lasciando interdetti Edo e la moglie Cleo. I due giovani trentenni scienziati napoletani, oltre ad essere fondamentali per meglio comprendere la struttura complessa dell’isola e delle Torri, erano anche i consiglieri di Leone.

“Leoncino tesò ho qualcosa di interessante per te. Vuoi vedè?”

“Se continui a chiamarmi così tuo marito potrebbe prendersela.”

Leone si avvicinò alla donna, sorridendo, mentre le sfilava dalle mani alcuni file codificati da uno degli ultimi messaggi ricevuti da Tamla.

“Ma no che non è geloso il mio maritino. Non è vero Edo?”

Cleo si avvinghiò al braccio di Leone fissando maliziosa il marito il quale prese la palla al balzo.

“Direi che la cosa mi eccita… vieni qua’ Cleo, ti faccio sentì quanto so’ geloso…”

Leone visibilmente imbarazzato rivolse lo sguardo verso Spam sperando in un aiuto, ma il ragazzo era lì che simulava i conati di vomito alla visione di quella scena. Leone allora posò rapido lo sguardo sul touch screen che aveva fra le mani dove erano presenti le informazioni.

“Papà, ci sono novità?”

“Ehi Luca! Stavo proprio cercando di leggere i dati che mi ha lasciato Cleo. Sembra che le mini spie recuperate dall’aquila di Agnes, studiate sull’isola da Fausto, abbiano messo in evidenza un sistema… qui dice: sistema di memoria ad attivazione temporale.”

Luca si rivolse poi a Cleo.

“Attivazione a tempo? Vuol dire che si attivano solo quando previsto? E questo può essere interessante per noi?”

Cleo rispose a Luca mentre si dondolava abbracciata a suo marito.

“Tesò! Non è esattamente così. Ti spiego meglio.”

La donna abbandonò l’abbraccio di Edo mostrandosi improvvisamente seria.

“Fino ad oggi non siamo riusciti a ricreare questi… cosi per adoperarli a nostro favore. Le nanomacchine contenute all’interno di questi esserini disgustosi utilizzano una sorta di… autodistruzione, di annullamento della propria funzione primaria. Le nanomacchine diventano così inutilizzabili.”

“Capisco, non è una buona notizia insomma.”

“Vero, non lo è, ma non è per questo che vi ho mostrato i dati. Leone! La parte più interessante è scritta alla fine.”

A quel punto intervenne Edo. L’uomo superò la moglie fissandola con sguardo evidentemente innamorato ed eccitato. Si rivolse poi a Leone e Luca.

“Ragazzi tenetevi forte! La cosa più interessante ed inquietante, che abbiamo appena terminato di verificare con certezza, è che la nanotecnologia contenuta in queste minuscole spie non ha nulla di organico rispetto alla struttura classica. E per classica intendo la NANO5-#2 ovviamente.

In poche parole… e questa è una notiziona Leone… quei mini bruchi spia non sono altro che un aggregato semplice di nanomacchine inorganiche.

Ci fu uno scambio di sguardi fra Leone e Luca davanti all’espressione quasi emozionata di Edo e Cleo. Anche Spam che ascoltava poco distante si avvicinò perplesso al gruppo, mentre Edo continuò a spiegare le nuove scoperte.

“Una rivoluzione se pensiamo che la struttura della nanomacchina, progettata da Mercurio, ha una caratteristica fissa. È composta per il 30% di materiale organico a rilascio cellulare. In definitiva è come una firma riconoscibile ovunque.”

“Questa si che è una notizia per niente buona!”

“Hai pienamente ragione Leone. Mi stupisce che non abbiano creato qualcosa di più grosso arrivati a questo punto. Immaginiamo che…”

Cleo intervenne nella discussione.

“Uno dei motivi potrebbe essere che questo tipo di aggregazione è ancora in via sperimentale e che probabilmente, questa tipologia di nanomacchine, non abbia abbastanza forza per sopportare masse che siano più grosse di un insetto come i bruchi spia. Quello che non sappiamo è se la sperimentazione ad oggi abbia portato nuovi e più grandi risultati. Insomma Leone… in quelle Torri oltre a fare la bella vita si progetta anche qualcosa di grosso che vogliono tenere nascosto.”

Leone chiuse il file video.

“Cleo, Edo, siete stati fenomenali! Credo che questa scoperta non piacerà molto ai nostri nemici e aiuterà di certo alla nostra causa. Semmai ce ne fosse bisogno.”

Luca interdetto si rivolse al padre.

“Che intendi dire? Dopo le rivelazioni che Tamla sta per portare alla luce pensi che nel mondo qualcuno possa realmente non credere alla pericolosità della nanotecnologia usata da Manfredi?”

“Luca. Mi spaventa la corsa al potere di questi piccoli Stati e di quanto possano influenzare le loro popolazioni. Oltretutto avere a disposizione la nuova NANO5-#3 vorrebbe dire -essere qualcuno in questo mondo- e di conseguenza avere più potere. Pensi che si lasceranno sfuggire un’occasione del genere solo perché un manipolo di scalmanati avrà urlato al mondo intero: ATTENZIONE NON ACQUISTATE LA NANO5-#3, MANFREDI VI CONTROLLERÀ TUTTI! Questa nuova scoperta potrebbe essere la svolta definitiva per la loro sete di potere.”

Luca abbassò la testa per qualche secondo. Fu invaso da sensi di colpa. Pensò forse di essere stato troppo superficiale. L’entusiasmo e la voglia di far conoscere al mondo intero la verità non avrebbe reso di certo la loro vita più semplice da quel momento in poi.

Spam, Cleo e Edo si guardarono in volto, lo scenario presentato da Leone era realistico e questo demoralizzava non poco.

scritto da: Angelo Di Pino

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