N – A – N – O: 38° capitolo

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N — A — N — O

t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

disegno di Danilo Antoniucci

disegno di Danilo Antoniucci

Il cambiamento arde da sempre nel cuore degli uomini.

Talvolta esso genera potere e il potere corrompe, causando vittime.

Ripristinare l’equilibrio richiede sempre un sacrificio.

Qual è il poso di Mira in tutto questo?

38°
Cap.

Le mani di Kara si avvicinarono alle guance di Silvia. Sara, Agnes e Cayco erano lì fermi ad osservare lo strano fenomeno in corso. Anche la dottoressa Florakis rimase interdetta, ma non diede più segnali di terrore per le sorti della bambina.

I capelli di Kara iniziarono a fluttuare mentre Silvia la fissava con sguardo ormai spento e innocuo.

Cayco fissò la scena come ipnotizzato fino a quando decise di intervenire. Con voce bassa ed allarmata Sara tentò istintivamente di fermare il ragazzo. Non ve ne fu bisogno perché si verificò un altro fenomeno. I capelli di Kara iniziarono a cambiare colore.

Dal centro della testa verso le estremità il colore corvino iniziava a prendere una tonalità sempre più chiara in uno spazio sempre più ampio.

La dottoressa Florakis assisteva alla scena a bocca aperta.

I capelli presero una tonalità rossiccia sotto lo sguardo stupito di Agnes, Sara e Cayco.

Le piccole mani continuavano a rimanere poggiate sulle guancie di Silvia che ad un certo punto riprese coscienza di sé.

La bambina abbassò le piccole braccia mentre i suoi propri capelli ritornavano lentamente di un nero corvino. Poi si voltò verso l’anziana scienziata.

“Il nonno si arrabbierà per questo!”

“Co-cosa Kara? Il nonno non… ecco… non  preoccuparti per questo!”

La bambina si toccò i capelli.

“Ti sei arrabbiata?”

“No, no tesoro non dire così! Non potrei mai essere arrabbiata con te. I tuoi capelli sono bellissimi e non hai più bisogno di nascondere…”

L’anziana donna si bloccò per un attimo prima di continuare la frase. Guardò i presenti nella stanza e fu per lei come ricevere una buona notizia.

 “… tesoro mio. Non hai più bisogno di nascondere il loro colore.”

“Ma al nonno piacciono così…”

Il sorriso di Kara tenne la scena ancora per qualche secondo fino a quando le parole della giovane ribelle attirarono l’attenzione dei presenti.

“Tu… stai bene… Cay? Ci vedi? Mi vedi?… Aiutami!”

Cayco non poté fare a meno di notare la disperazione nello sguardo di Silvia. Si avvicinò alla ragazza camminando lentamente fra i detriti, ma Silvia iniziò ad indietreggiare.

“Allontanati ti prego non voglio farti del male Cayco. Ti prego non avvicinarti. Andate via tutti!”

Cayco non comprendeva le parole della ragazza. Sapeva e sentiva solo di doverla raggiungere per tranquillizzarla, ma più si avvicinava e più la ragazza indietreggiava terrorizzata.

“Silvia sono Cayco! Mi hai riconosciuto finalmente! Non voglio farti del male!”

Kara si intromise fra i due raggiungendo nuovamente la ragazza.

“Silvia ora dormono! Sono stata io! Non sei più arrabbiata. Ora stai bene non ti preoccupare. Erano cattive! Forse il nonno ha sbagliato qualcosa. Non voleva farti male! Però ora stanno dormendo non ti preoccupare!”

Sara e Agnes velocemente raggiunsero l’impaurita ragazza ormai inginocchiata a terra in un angolo del laboratorio.

“Silvia! Non posso credere che tu sia qui davanti a noi! Per gli Dei i tuoi capelli! Cosa ti hanno fatto?”

“Sara è stato terribile! Ero cosciente di quello che stavo facendo, ma non riuscivo a controllare il mio corpo. Qui mi hanno impiantato qualcosa. Nanomacchine credo…”

“Silvia no! Ne parleremo più avanti ora dobbiamo scappare da questo posto maledetto!”

Sara alzò da terra la ragazza e la portò verso l’uscita mentre Agnes si occupò della bambina.

“Kara… è così che ti chiami vero? Troppo carino il tuo nome! Ti va di seguirci?”

“Viene anche la nonna con noi?”

“Ma certo che viene con noi non potrebbe mai lasciarti da sola… non è vero?”

Agnes rivolse lo sguardo alla dottoressa Florakis ancora in lacrime, ma che sembravano essere di gioia.

“Certo che verrò con voi.”

“Il nonno?  Come farà a raggiungerci?”

“Oh tesoro vedi il nonno non ci raggiungerà è troppo impegnato, vedi…”

Cayco intervenne interrompendo bruscamente il dialogo.

“Dobbiamo andare via da qui! Non è tempo di chiacchiere questo!”

Proprio in quel momento Silvia passò di fianco al ragazzo, ma Cayco non riuscì a fare altro che abbassare la testa e dirigersi verso la porta d’uscita tentando di liberarne il passaggio.

“Sara, ma che sta succedendo? Come sono finita in questo posto?”

“Tesoro non ricordi nulla?”

“… Si io… ricordo… che fuggivamo da un cacciatore di taglie e… poi lui mi ha bloccata. Alessio, lui, lui aveva una pistola… lui aveva…”

Un fracasso assordante, provocato con intenzione da Cayco, annunciò che il passaggio era finalmente libero. I quattro uscirono dal laboratorio diretti verso l’ascensore che li avrebbe portati in superficie.

Nella cabina che li riportava finalmente verso l’uscita, l’anziana donna si chinò per prendere in braccio la bambina.

“Kara io non saprò mai come farmi perdonare da te per tutto quello che hai dovuto subire. La colpa di…”

La donna iniziò nuovamente a piangere. Agnes strofinò la mano sulla schiena della donna per tranquillizzarla.

“Mi ascolti. Non è questo il momento. Ci sarà tempo per riflettere anche sui propri errori. Quello che importa ora è uscire sani e salvi da qui e sapere che lei è con NOI!”

“Certo! Promettetemi che porterete via da qui Kara. Lontana da queste Torri e da questa maledetta isola.”

Le parole di Silvia Florakis fecero tornare in sé Cayco. Per un po’ aveva perso la direzione originale del piano, ma non doveva, non poteva distrarsi. Era pur sempre un infiltrato, una spia. Manfredi contava su di lui per annientare i ribelli… ma allora perché, pensava il ragazzo, era lì a portare in salvo quella gente? Segno di debolezza?

Fatto sta che ora faceva i conti con una serie di sensazioni mai provate prima. Quella leggerezza, quel benessere per aver portato in salvo lei, la ragazza che si era presa cura di lui, lo confondeva ancora di più. Pensieri che inevitabilmente sovrastavano tutto il resto. Ma allora che fare? Avrebbe fatto i conti anche con il riconoscimento da parte della Dottoressa Forakis da lì a breve.

Nelle profondità della sacca di contenimento Galbo, con grande sorpresa di tutti, si era presentato da solo senza aver dato ancora nessuna spiegazione. Per prima cosa l’uomo entrò in infermeria per dare un’occhiata ad Alessio ancora sotto shock.

“Ehi ragazzo! Sveglia! Riprenditi! Ti porto in battaglia forza! Non era quello che volevi?”

La serie di schiaffi sul viso non sortì alcun effetto. Il sedicenne Ribelle era lì immobile con gli occhi fissi al soffitto mentre Galbo tentava in tutti i modi di farlo tornare in sé. A Jean sembrava esagerato da parte dell’uomo, ma in una situazione come quella dove l’allarme rosso era sempre acceso non era il caso di avere un peso come Alessio… doveva riprendersi a tutti i costi pensò.

Fuori dalla tenda, Agar osservò la scena solo per qualche secondo dopo di ché si allontanò da essa e raggiunse il resto del gruppo che si era riunito a pochi metri.

Uomini e donne discutevano animatamente degli ultimi sviluppi. All’orecchio di Agar giungevano stati d’animo colmi di dubbi sul discorso tenuto qualche minuto prima da Galbo.

L’uomo aveva richiamato a sé l’attenzione di alcuni elementi ritenuti fra i migliori parkour e lottatori addestrati da Tamla, Sara e da lui stesso. L’intenzione era chiara. Creare un nuovo gruppo d’assalto contro i Cacciatori di Taglie e la Polizia Governativa.

La giovane somala Agar irruppe nel gruppo durante il confronto acceso che si era creato. Seppure il suo italiano non fosse perfetto, fece comunque valere la propria idea.

“Ma voi no rendi conto che questa storia strana? Galbo vuole dice che senza ordine di Tamla attacca i Cacciatori. No strano? Solo io sembra strano? Pensate… pensate bene! Non riceve noi nessun richiamo di Marco che dice Tamla Sara e altri sono nel pericolo. Non è strano per voi? Nessuno ha chiesto, nessuno chiede ragioni qui?”

Si avvicinò ad Agar una ragazza di circa venticinque anni minuta e dai capelli cortissimi di un colore misto fra il nero corvino e il rosso fuoco, alta poco più di un metro e sessantasette. Il suo corpo era coperto quasi del tutto da catene nere che teneva bene avvolte intorno al collo, alle spalle, alla vita e alle braccia. Le portava come fossero semplici bracciali e collane. In condizioni differenti da quelle, May, sarebbe apparsa agli occhi dei presenti come una figura vestita in un antico e ben ricercato stile dark di fine anni  2020.

“Agar che c’è? Cosa ti prende? Sei tu quella che si lamentava di essere stata messa da parte dal gruppo di assalto. Anche tu come noi avresti voluto un posto in prima fila durante l’attacco alla Torre 2. Tu volevi… insomma hai voluto che io stessa ti allenassi per giorni e giorni perché fossi pronta per un momento come questo. Invece eccoci qua, in attesa e senza poter far nulla. Tamla ci ha lasciati fuori! Questa è la verità! Non credi che Galbo abbia ragione?”

“Ma… io… non dico che cambio idea. Io voglio combatte e io voglio aiutare come te. Ma nostro piano prevede noi nascosti per ora qui nella sacca del contenimento. May questo è pericoloso per tutti noi nascosti qui. Il piano…”

Galbo interruppe il disperato messaggio da parte di Agar nei confronti di quel nuovo gruppo d’attacco.

“Agar che ti succede, hai paura forse? Tamla ci ha sempre sottovalutati. Non ha mai creduto veramente in tutti e questo lo so per certo. Sia per Tamla che per Sara: tu, Jean, Alessio, May, Evi come anche la povera Silvia, eravate utili sempre e solo a scopo perlustrativo e cazzate di questo tipo. Io invece ho sempre creduto in voi!”

Nel gruppo ci fu chi abbassò lo sguardo e chi la testa quando Galbo nominò Silvia. Il dolore era ancora forte nei loro animi.

“Galbo tu sei rabbia adesso perché? Che cosa succede? Tu metti in pericoloso no solo loro, ma anche tutti trecento che qui sono uniti.”

“Agar alla tua età non potrai mai capire quello che sta realmente accadendo la fuori. Per te è solo un gioco!”

A quel punto intervenne nuovamente May visibilmente arrabbiata dopo le parole di Galbo.

“Come ti permetti di parlare così ad Agar. Un gioco? Proprio tu hai appena voluto sottolineare il fatto che Tamla e Sara ci hanno sempre sottovalutati. Da quello che sento devo dedurre che anche tu non hai le idee chiare sulle capacità di tutti noi? Allora mi chiedo: quali sono le tue vere intenzioni Galbo?”

“May non intervenire non era rivolto a te! Lo sai che mi fido…”

Galbo poi alzò il volume della voce per meglio far comprendere le proprie parole al resto dei presenti.

“… mi fido di tutti voi! So che insieme potremmo fare la differenza lì fuori. Ma dovete essere convinti di ciò che stiamo per fare!”

May continuò ad incalzare l’uomo.

“Galbo forse devi fare anche tu un po’ di chiarezza nella tua testa. Dimmi allora. Hai parlato di un piano. Di cosa si tratta?”

Il tono di May urtò non poco Galbo che si avvicinò a pochi centimetri dalla donna. L’altezza e la possanza dell’uomo sovrastavano la figura minuta di May che non perse la propria espressione di accusa.

“Cos’è Galbo? Ho toccato forse l’argomento sbagliato?

“May tu e gli altri siete liberi di scegliere se seguirmi o no.”

“Ti ho fatto una domanda Galbo. Hai o no un piano per correre in aiuto del gruppo di Tamla? Tu… hai della rabbia in volto. Non credo sia scatenata dalla voglia di correre in aiuto dei ragazzi. Mi chiedo cosa sia successo fuori da qui nelle ultime ore”

Galbo continuò a fissare May.

“Non ho tempo da perdere con te. Se non vuoi far parte della squadra… bene, ma non intralciarmi, chiaro?”

In quel momento la luce negli occhi di May cambiò. La ragazza fece scivolare dalle braccia una serie di catene che usava solitamente come armi. Il rumore del ferro sul pavimento allarmò tutti i presenti compresa Agar.

“May cosa… cosa fai tu? May non essere colpita dalla parola di Galbo… lui sciocco!”

La piccola Agar si ritrovò distesa a terra con la mano destra sulla guancia. Galbo le aveva tirato un forte schiaffo infastidito dalle parole della giovane ribelle somala.

Quella visione accecò di rabbia May. Le catene scivolate dalle braccia furono lanciate verso il collo del robusto Galbo che al momento dava le spalle alla minuta donna.

Con un urlo da battaglia May tirò prima le catene a sé soffocando leggermente Galbo, poi corse verso l’uomo saltandogli addosso e aggrappandoglisi alla schiena. Bloccò con la forza delle proprie gambe le braccia di Galbo e con le mani la sua testa.

I presenti erano rimasti sorpresi tanto quanto Galbo e la stessa Agar. Stava accadendo tutto in pochissimi secondi. May avvicinò la bocca all’orecchio dell’uomo. Prima strinse leggermente con i denti il lobo, poi lo lasciò andare tirando pian piano via la morsa. Galbo era lì immobile, aveva aggrappata alle sue spalle quella piccola donna che l’aveva immobilizzato con le proprie catene nere. May sussurrò qualcosa al suo orecchio.

“Hai fatto un grosso errore. Anzi due! Il primo è stato quello di schiaffeggiare Agar. Il secondo sarà tutto quello che dirai per giustificare la tua azione…”

 

Fuori dalla Torre 3 un uomo era uscito allo scoperto correndo verso l’entrata dell’immensa struttura. La corsa affannosa non gli permetteva di segnalare con rapidità ciò che stava avvenendo.

“Devo… devo smettere di fumare… queste schifezze sintetiche!”

Yuri correva il più veloce possibile. Con un colpo deciso centrò in pieno la propria clavicola in modo da attivare la ricetrasmittente e segnalare, con un nuovo codice morse, la sua situazione.

“Mi hanno circondato! Sono uscito allo scoperto. Attenti! Postazioni in pericolo. P.G. in agguato. Mi trovo davanti la Torre 3! Sto per metterli fuori combattimento. Abbandonate il campo altrimenti l’uscita della squadra dalla Torre 1 verrà compromessa. Vi raggiungerò più tardi.”

Terminata la segnalazione Yuri finalmente si fermò proprio davanti le porte d’entrata della terza gigantesca Torre di Rebirth. Gli inseguitori si fermarono a circa cento metri dal dottore prima di agire.

“Fatevi sotto! Non vorrete che entri con le mie gambe in prigione? Avanti fatevi sotto! Vi ho facilitato il compito no? Sono arrivato fin qui! Avanti!”

La squadra formata da sette elementi si fece avanti contemporaneamente, distanziandosi lentamente l’uno dall’altro circondando Yuri.

“Avanti! Fatevi avanti!”

Yuri gettò la cicca sul pavimento, mise le mani in tasca e tirò fuori una serie di rudimentali lame. A giudicare dal colore sembravano completamente arrugginite.

Dalla squadra della P.G. si fece avanti uno dei sette che senza troppi convenevoli puntò la pistola d’ordinanza alla testa del dottore.

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