“N – A – N – O” – 11° e 12° capitolo
“N — A — N — O”
t e c h n o l o g y
11°
Cap.
Quella mattina Mira aveva perso più tempo del solito nel suo appartamento, era sua intenzione scoprire chi fosse il ragazzo ferito e chiuso in cella con la ribelle, ma dai suoi dati , non risultava nessun elemento che legasse il giovane ai ribelli. L’idea di partenza, dunque, era esatta: il giovane proveniva dalle Torri.
Giunta nel corridoio che portava agli uffici della Polizia Governativa, la prima persona che intravide fu Giulio; a differenza delle altre mattine, rimase fermo dietro la sua scrivania a fissarla mentre le passava davanti. La donna si avvicinò alla pila di tazze presenti su una scrivania di fronte a quella del collega per il solito rituale: versare il suo caffè bollente e recuperare eventualmente il proprio fascicolo rigorosamente su carta.
“Vuoi che venga direttamente io lì, a spaccarti il muso, o ti decidi a dirmi da dove devo iniziare stamattina?”
Giulio balzò in piedi e prese al volo una cartellina che aveva già sotto le braccia.
“Mira…io credevo che non…cioè che forse non passavi…”
Gli occhi dell’uomo inevitabilmente cadevano lungo le braccia della donna verso i polsi coperti dall’abito.
Mira si avvicinò al collega lentamente, il tocco delle zeppe sul pavimento rendevano Giulio ancora più ansioso in attesa che si fosse avvicinata spietatamente a pochi centimetri dal suo viso.
“C — co — come sta Capitano Mira? Sa – pevo che era ferita, quindi pensavo — senta…mi sono sbagliato! Ecco quello che c’è da fare oggi!”
Giulio allungò la cartellina verso la donna per evitare che si avvicinasse ulteriormente, ma nulla. Continuò il lento avvicinamento mentre sorseggiava il suo caffè.
“Bene, bene oggi mi dai del voi…stai imparando allora?”
“Capitano Mira!”
Una voce rauca e decisa interruppe la scena.
“Comandante! Come mai qui alla buon’ora?”
Mira prese la mano di Giulio porgendogli la propria tazza.
“Visto Comandante, stamattina non ho infranto nulla!”
Il settantenne brizzolato, robusto alto 1,75, era Vincent Ridley, di origine americana, al comando della P.G. di tutte e tre le Torri di Rebirth.
Trasferitosi sull’isola oltre quarantacinque anni prima, era un personaggio tenuto in gran considerazione anche dallo stesso Manfredi, con cui era riuscito negli anni a fare di Rebirth un luogo sicuro, da esempio in tutto il mondo, fatta eccezione per l’avvento dei ribelli negli ultimi anni che, ne avevano destabilizzato la vivibilità.
“Capitano Mira le devo parlare subito, mi raggiunga in ufficio!”
La donna non esitò un secondo, lasciò andare Giulio, non prima di avergli strappato la tazza dalle mani.
“Buona giornata Julian, Julien o come diamine ti chiami!”
In un momento di coraggio o forse stress accumulato, il ragazzo rispose deciso alla cacciatrice di taglie.
“Giulio il mio cazzo di nome è Giulio!”
Mira continuò la sua strada verso l’ufficio del Comandante sorridendo.
“Lo vedi? Se cerchi le trovi le palle?”
“Quando lascerai in pace Giulio?”
Mira era ormai nell’ufficio di Vincent, si sedette, ancora prima che il comandante glielo permettesse, accavallando le lunghe gambe fasciate dagli stivali e zeppa.
“Lasciami fare! Ancora una decina di anni e diventerà un provetto Cacciatore di Taglie e chissà magari prenderà il mio posto.”
L’uomo ancora in piedi, con le mani in tasca, davanti la propria scrivania, questa volta non rispose divertito come al solito.
“Fatti coraggio Vincent e dimmi quello che mi devi dire!”
L’uomo si lasciò cadere sulla sedia dietro la propria scrivania.
“Ma che combini! Mira ti rendi conto di quello che hai fatto?”
“Capita anche ai grandi di sbagliare Vin! Io non mi preoccuperei, li riprenderò tutti prima che…”.
La donna fu interrotta dal pugno dell’uomo scagliato sulla scrivania. Mira non fece altro che seguire il rotolare di alcuni oggetti che cadevano a terra.
Seppur adirato l’uomo teneva il volume della voce basso, il che rendeva tutto ancor più minaccioso.
“Non dire stronzate! Sai a cosa mi riferisco!…Ho visto il filmato di ciò che è avvenuto stanotte. Ma che hai cercato di fare? Ti sei quasi staccata le mani con quel gesto. Che vuoi dimostrare maledizione? Cosa cerchi di dimostrare a te stessa, al tuo fisico?”
Vincent fece una pausa passandosi le mani sul volto. Si liberò da esse quando il rumore di un oggetto, lanciato sulla scrivania, lo distrasse.
Mira si era sfilata le fasce che le coprivano completamente le braccia, l’uomo vide la donna seduta nella stessa posizione, ma con i polsi rivolti verso l’uomo.
“Lo vedi? E’ tutto apposto, lo dovresti sapere ormai.”
L’uomo si alzò dalla sedia e si avvicinò alla donna inginocchiandosi su una gamba accanto ad ella.
“Non voglio che ti metta alla prova ogni volta che ne capita l’occasione. Non devi dimostrare nulla a nessuno, neanche più a te stessa, accettati per quella che sei. Mira, io non ho più la forza per sopportare di vederti in quello stato. E Rose…lei chiede di te da tempo vuole sapere come stai, cosa vuoi che le racconti a questo punto che cerchi di farti del male un giorno si e anche l’altro?”
La donna lasciò scivolare a terra la gamba mentre fissava l’uomo negli occhi.
“Ragazza mia! Lascia tutto abbandona questa vita, ritorna a vivere con me e Rose, le manchi tanto. Torna a vivere con noi ne saremmo felici!”
Mira si alzò diretta verso la scrivania, si infilò nuovamente le fasce alle braccia e attese che anche Vincent si rialzasse.
“E’ colpa mia Mira se sei entrata nella Polizia Governativa! Se solo avessi saputo che, la tua vita…non avrei mai…”
“Vincent, è questa la mia vita, non potrei viverne un’altra!”
Mira uscì dall’ufficio del comandante diretta nella sala dei cacciatori di taglie per gli ultimi preparativi al G 30.
Qualche metro fuori dal capannone, al porto sud, Alessio era seduto all’interno di un carrello posto su un binario, ne sbucava solo la testa dall’interno e, grazie a questo si avvicinò una piccola presenza che stringeva nelle mani otto borracce vuote.
“Piccolo Alessio sei tu vero? Quel ciuffo di capelli al centro della testa lo riconoscerei fra 100.000!”
“Agnes, non ho voglia in questo momento di parlare scusa!”
“Alessio, veramente mi chiedevo se potevi aiutarmi a riempire d’acqua queste?”
Il ragazzo finalmente si voltò verso quella voce femminile.
“Scusa! Ovvio che ti do una mano. Dammi qua!”
Il giovane saltò fuori dal carrello e tirò via dalle mani della donna quattro borracce. Insieme si avviarono verso un altro piccolo capannone a soli trecento metri di distanza da dove erano nascosti. Dopo solo pochi passi la voce di una bambina si fece sentire con vigore.
“Agnes, Agnes aspetta! Portatemi con voi!”
“Astrid, ma non eri insieme ai tuoi amici a giocare?”
“Agnes, per favore portatemi con voi a raccogliere l’acqua nei cunicoli vi prego! Manuel e Giorgio fanno solo giochi da bambini!”
Agnes si fece una grande risata.
“Ma… Astrid, vorrei che ricordassi una cosa…anche tu sei una bambina, piccola mia.”
“No io ho 5 anni e non sono una stupida bambina!”
Agnes guardò Alessio stupita e sorridente, il giovane disse la sua.
“ Invece sei piccola e stupida!”
La bimba dai lunghi capelli biondi non si scompose minimamente.
“Se io sono stupida tu sei un pasticcione…lo sanno tutti che sei innamorato di Silvia e non ne combini una buona e…”
“Basta, basta ho capito! Quanto sei permalosa! Vieni pure, basta che stai zitta!”
Agnes non aggiunse nulla, divertita e, lasciò che la piccola discussione continuasse fra i due lungo tutto il percorso.
Agnes, trentenne di origine sudamericana era diventata fra i ribelli una sorta di saggia. Figlia di una famiglia di Sciamani, era stata iniziata al culto Peyote sin da piccola. Nessuno sapeva con precisione quella che era stata prima di entrare fra i ribelli, eppure era un punto di riferimento per tutti.
Negli ultimi anni la donna, fra uno spostamento e l’altro si era costruita, inizialmente da sola, poi con l’aiuto di alcuni ribelli, nei canali sottostanti l’isola alcune riserve di acqua pura, cibo coltivato e, piante che, crescevano nutrendosi dell’acqua filtrata da un sistema, non molto complesso, ma perfettamente funzionante di filtri.
Le così dette, Zone su Rebirth, abbandonate dai cittadini per trasferirsi nelle Torri, non avevano più nessun tipo di collegamento ne idrico ne elettrico, oltretutto gli stessi ribelli avevano scoperto sulle foglie degli alberi e su tutta la vegetazione una sostanza viscida contenente un quantitativo esiguo di nanomacchine che, con tutta probabilità permetteva di intercettare coloro che la ingerivano. Quindi ne acqua ne cibo che non fosse di provenienza cittadino o delle Torri era sicuro.
Le ricerche effettuate da Fausto su quella sostanza avevano trovato, seppur minimo, un riscontro anche da parte di altri due ricercatori nascosti a Nuova Napoli, Cleo e Edo, di cui non si ricevevano più contatti da settimane. Ciononostante non avevano portato a nessun tipo di prova certa che ne convalidasse i loro timori.
Un fatto era certo, di questo erano tutti d’accordo: che il Governo di Rebirth lasci senza alcuno scopo una sostanza come quella in giro per l’isola soprattutto immaginandone i costi di realizzazione, era improbabile.
Col passare degli anni anche il cibo disponibile nelle proprie case, ormai abbandonate, iniziò a scarseggiare e, non potendo ottenere il massimo rendimento dai frutti cresciuti sugli alberi lungo tutte le città, o la carne portata direttamente nelle Torri, era diventata necessaria una soluzione che permettesse loro di sopravvivere.
Agnes, li amava come fossero i suoi giardini di casa, quelle coltivazioni sotterranee erano composte da lunghi tubi che portavano l’acqua depurata in ampie vasche rettangolari, ognuna era lunga almeno cinque metri, larga tre e profonde un metro. Sulla superficie dell’acqua raccolta, erano applicate una serie di reti dalla trama fitta sopra le quali erano poggiate piantine le cui radici erano protette da un sacchetto di tela da dove era possibile assorbirne l’acqua.
Raggiunto il capanno la piccola Astrid entrò per prima e si precipitò verso le scale che portavano giù ad un deposito nella quale si trovava la botola che portava ai cunicoli. Questi si ramificavano per gran parte del sottosuolo di Rebirth, ed ognuno dei porti abbandonati aveva la sua piccola vegetazione nascosta sottoterra.
“Astrid, non far rumore, nel deposito ci sono Galbo, Tamla, Amauri e Fausto che riposano!”
Alessio e Agnes scesero al piano di sotto e raggiunsero la botola, già aperta dalla bambina, evitando di provocare rumori fastidiosi e lasciar dormire i quattro presenti nella stanza che, oltre all’enorme disordine aveva comodi letti su cui dormire per recuperare le forze.
Discesa una tortuosa, ma sicura scala a chiocciola si ritrovarono subito davanti una serie di cinque vasche poste lungo tutto il cunicolo una in fila all’altra, Alessio si fermò per qualche secondo e sbirciò nella fessura rettangolare della porta che si trovava subito sotto le scale, c’erano sei uomini, due dei quali svegli che, si accorsero della sua presenza.
“Lasciateci liberi! Che vi abbiamo fatto?”
Agnes tornò indietro verso Alessio e lo portò via dalla porta, mentre l’uomo continuava a strepitare e urlare di liberarli.
“Alessio aiutami a riempire queste per favore e non parlare con loro, ma soprattutto non mostrare il tuo viso.”
“Agnes non volevo mostrarmi solo che, volevo vedere se stavano bene.”
La donna sorrise mentre iniziava a riempire la prima borraccia da uno dei tubi.
“So che sei preoccupato per la loro sorte, ma non devi. Quando finirà tutta l’operazione, Tamla li lascerà liberi di tornare alle loro Torri!”
Un’altra voce irruppe nel silenzio, era Galbo, affacciato dalla botola in alto e dal tono era evidente la rabbia.
“Insomma! Vuoi tacere! O vuoi che ti riempio di pugni?”
Solo allora l’uomo si accorse che nel cunicolo c’erano Agnes, Alessio e la piccola Astrid.
“Agnes per la miseria, non potevate evitare tutto questo casino?”
“Galbo andiamo via subito non preoccuparti, devo riempire qualche borraccia di acqua, sopra ne scarseggia…”
“Basta che vi muovete, ho bisogno di dormire per la miseria!”
Alessio e Astrid praticamente fecero l’identica espressione di disapprovazione nei confronti dell’atteggiamento scorbutico di Galbo.
Prima di andar via la piccola Astrid fece rotolare, da un piccolo passaggio attraverso il muro, sei carote agli uomini imprigionati e, come al solito Alessio ebbe da ridire.
“Ma credi che muoiano di fame quaggiù? Non siamo dei mostri senza pietà!”
“No, no lo so, però magari se più tardi hanno ancora appetito…”
Negli attici della Torre 1, al piano presidenziale, fuoriuscirono, da una delle ascensori poste al centro dell’immenso ingresso, un ragazzo seguito subito dietro da una ragazza dai lunghi capelli lisci e neri, l’andatura raffinata di lei, elegante sui tacchi a spillo sotto un paio di pantaloni nero a tubino, stonavano con il passo deciso e pesante di lui. Capelli corti, neri, un chimono, anch’esso nero, con sotto pantaloni della stessa tinta. Il tutto rendeva la figura sottile e tagliente come i tratti del viso sul quale portava un paio di occhiali con montatura rettangolare, sicuramente un vezzo, data l’inutilità; le nanomacchine, infatti, fra i vantaggi avevano anche quello di correggere piccoli difetti già esistenti nell’organismo.
Entrambi erano di origine straniera, ma di adozione italiana e, quella mattina, avevano avuto buone notizie da Andrei Damian, dove ora erano diretti.
“Eccovi finalmente, benvenuti ad entrambi! Vi prego! Accomodatevi!”
Damian prima che la ragazza si sedesse, le porse la mano per salutarla di persona, dopodiché tornò dietro la propria scrivania.
“Allora arriverò immediatamente al punto, oggi sarà una giornata impegnativa come ben sapete e dobbiamo cercare di essere produttivi ed efficienti al massimo delle nostre forze. Fra due giorni ci sarà il G 30.”
Il ragazzo che, poteva avere massimo ventitre anni, tirò un po’su gli occhiali dal naso con il mignolo.
“Sig. Vicepresidente, ho ricevuto il suo personale messaggio stamattina presto e appena ho potuto sono piombato dalla Torre 3!”
“Si ho saputo, avete deciso entrambi di aprire un’eccezionale palestra al piano Ira. E ditemi, è stato stancante il trasferimento dall’ Accidia a quello dell’Ira?”
“Assolutamente no, direi indolore. Praticamente abbiamo eliminato tutto ciò che possedevamo. Abbiamo deciso di rinnovare un po’ tutto l’arredamento.”
“Bene perfetto, sono contento di questi cambiamenti nella vostra vita e, a quanto pare… non sono gli unici!”
Damian lanciò uno sguardo alla ragazza che stampò subito sul suo viso un sorriso di approvazione.
“Sig. Vicepresidente, io e Ian le siamo grati per questa opportunità!”
“Miss. Erika, oltre che dovuto è stato un vero piacere. Tenuto anche conto dei miglioramenti raggiunti dal sig. Ian Bashir, non potevamo certo far finta di nulla. La sua bravura, la sua forza erano innegabili, ma a suo favore è valsa anche la decisione di sottoporre il proprio fisico all’aggiunta di un ulteriore 3% di Nano5#-2, migliorandone notevolmente le prestazioni così come solo i nostri Cacciatori di Taglie ne vantano un’integrazione. Anche se in fase ultima di sperimentazione, l’aggiunta ulteriore di nanotecnologia nell’organismo ha fatto passi da gigante qui alle Torri e, lei sig. Ian, ne è la prova evidente. Abbiamo pensato, in accordo col Presidente Manfredi, di darle il compito e l’onore di addestrare le Guardie delle Torri, certo non sarà subito, permetteremo al Capitano Robert Landau, come dire, di godersi questo ultimo impegno.”
“Vicepresidente è inutile dirle quanto sia onorato… però non posso fare a meno di chiederle che fine ha fatto la vostra precedente scelta?”
Il ragazzo fece nuovamente il gesto con il mignolo, Erika fulminò con uno sguardo Ian. Sembrava una domanda da non porre in quel preciso momento, ma egli sembrava deciso a conoscere la verità sullo sviluppo inaspettato delle ultime ore.
“Vede sig. Ian, la nostra…precedente scelta… come lei mi ricordava, ultimamente è stato dirottato verso altri scopi più adatti alle sue doti, oltre al fatto che al momento è impegnato per il Governo di Rebirth al di fuori delle Strutture. Il sig. Cayco non avrebbe comunque guidato le Guardie delle Torri.”
“Mi scusi Sig. Vicepresidente, spero di non averla offesa!”
“Tutt’altro sig. Ian, la posso comprendere, ho visto io stesso con quanto entusiasmo e passione lei abbia lottato per questo posto!”
Andrei si alzò dalla sedia e si diresse verso i due ragazzi anch’essi in piedi.
“So bene quanto filo da torcere le abbia dato Cayco durante i combattimenti e le selezioni per il posto di istruttore. Siete entrambi forti mi creda. Anzi a questo punto credo che lei lo abbia superato di gran lunga non crede?”
Andrei cinse le mani sulle spalle del ragazzo.
“Modificare le caratteristiche d’attacco di una squadra come le nostre Guardie e portarle ai livelli dei Cacciatori sarà un’impresa dura e, abbiamo bisogno di un uomo valido.”
Andrei diede loro la mano e li accompagnò fuori dall’ufficio. Appena usciti fuori dalla stanza, Damian abbandonò quel sorriso di circostanza ritornando dietro la propria scrivania.
I due ragazzi si avvicinarono agli ascensori, Erika percepiva l’inquietudine del ragazzo
“Ian, qual è il tuo problema ora? Non pensare a lui, il tuo nemico ora è il Capo dei Ribelli!”
“Cayco bastardo! Che fine avrà fatto mi chiedo? L’aver vinto tutte le selezioni non gli dava il diritto di trattarmi come ha fatto! ”
“Non credi di esagerare adesso? Cerca di essere obbiettivo, entrambi avevate contatti solo quando vi scontravate in combattimento durante le selezioni, lui mi sembra un tipo chiuso, solitario e forse è proprio questo che non andava in lui, pensaci bene, magari non lavorerà mai più per le Torri, forse è stato silurato per sempre da Damian…”
“Perché l’avrebbe fatto?”
“Be caro il mio Ian…ammettere di aver sbagliato le proprie scelte non è facile, soprattutto per un uomo nella sua posizione, stiamo parlando pur sempre di un Vicepresidente che ha deluso il suo superiore.”
Mentre si spiegava, la ragazza iniziava a toccargli il braccio poi il petto.
“E poi non serve solo la forza fisica, ci vuole anche cervello, bisogna saper trascinare, entusiasmare, caricare mentre si allena e tu…Ian…”
Erika iniziò ad avvicinarsi all’orecchio e sussurrargli.
“…tu sei forte, hai cervello, hai tutte le qualità per salire sempre più in alto.”
Sinuosa Erika tentava di tranquillizzare Ian, mentre l’ascensore faceva capolino.
“Pensiamo solo al posto che hai appena avuto e soprattutto al fatto che avrai contatti con il Presidente stesso, la tua carriera sta decollando caro il mio Ian! Ora pensa solo ad allenare la nuova squadra scelta per la cattura del capo Ribelli e mettere K.O. quella stupida cacciatrice di taglie. Ian! Cattura Tamla e avrai più potere di quanto ti immagini a Rebirth!”
Il ragazzo trascinò Erika in ascensore, quelle parole l’avevano caricato, iniziò a baciarla mentre lei, in un eccitante gioco delle parti, faceva resistenza, le mani e la bocca del ragazzo continuarono ad insistere e a travolgerla fino a che, anche Erika cedette. I due fecero sesso in ascensore come fosse l’ultima volta.
Agnes
12°
Cap.
Alle 10:30 Claudia Parker era quasi pronta, si vestì molto lentamente nella speranza che tutte le coinquiline dell’appartamento si avviassero prima di lei. Era sua intenzione starsene un po’ per fatti suoi, alle 12:00, comunque, avrebbe incontrato tutti i suoi colleghi all’ultimo piano della Torre 2, luogo nella quale si sarebbe svolto il G 30, per l’assegnazione dei posti.
Claudia iniziò a guardarsi intorno affascinata da tutto quello che la circondava, in bagno con il solo tocco del dito compariva uno specchio al muro dai contorni irregolari, la donna non aveva mai visto un’immagine riflessa di se così perfetta.
Nell’armadio della camera da letto penzolava un cavetto a cui avrebbe potuto collegarvi abiti creati apposta che potevano cambiare trama, colore e parte della lunghezza sempre grazie alla tecnologia legata alle nanomacchine, la tv era dotata di piccoli anelli che, infilati a mo di guanti avrebbero permesso di interagire con essa semplicemente muovendo le dita.
Tutte cose di cui aveva solo sentito parlarne in questi anni e quindi, iniziava a comprendere quanto potessero realmente cambiare la vita, soprattutto se applicate all’essere umano. Ella sorrise mentre i suoi pensieri andarono oltre fantasticando l’impossibile.
“Immagino un terribile giorno in cui con un semplice gesto si potranno spegnere gli esseri umani così come spengo la tv…disegnando semplicemente una virgola nel vuoto.”
Claudia rinsavì dai suoi pensieri e tutto il suo interesse e lo stupore per quella tecnologia svanirono improvvisamente. Si tolse dalle dita quegli anelli per il controllo dello schermo tv e si guardò attorno, voleva uscire da li, aveva bisogno di prendere aria. Poi si fermò ancora a pensare: da li a poche ore sarebbe stata a disposizione del mondo intero la Nano5#-3.
Si scrollò di dosso quella negatività e decise di uscire rapidamente dall’appartamento, in fondo il suo scopo su Rebirth era ben altro.
Fuori da esso una miriade di persone passeggiavano fra i negozi.
Sembrava una piccola cittadina, le luci artificiali erano gestite egregiamente tanto da dare l’illusione, a chi usciva dal proprio appartamento, di trovarsi fuori, per strada. L’illuminazione artificiale seguiva durante il giorno la quantità e la qualità di luce presente fuori dalle Torri adattandosi ad essa. Un cielo nuvoloso al di fuori delle strutture avrebbe trovato riscontro anche all’interno degli Strati ad ogni piano, lo stesso valeva per la temperatura. All’interno delle Torri, ma fuori dagli appartamenti, la temperatura veniva controllata automaticamente, rispecchiandone quella esterna, fatta eccezione per pioggia, neve e vento, di cui gli abitanti ne facevano volentieri a meno.
Claudia si diresse in una delle ascensori, a giudicare dalla temperatura all’interno dello Strato, fuori l’aspettava una mattinata piuttosto fredda. Giunta al piano terra, attraversò l’enorme atrio, forse l’unico posto tranquillo, ritrovandosi circondata da sei gallerie poste ad ogni lato dell’esagono, ognuna di queste portava in vari uffici: dalla P.G., all’ufficio dedicato agli abitanti delle Torri, a quello dedicato solo alle attività commerciali presenti in esse, o quello per i turisti.
Fuori dalla Torre, Claudia rimase spiazzata, praticamente non vi era anima viva.
“Nessuno esce mai da queste Torri?”
Claudia si guardò a destra e a sinistra per scorgere un minimo segnale di vita, ma nulla. Guardò in alto e fu scossa da un brivido.
Era risaputo che le tre Torri di Rebirth erano visibili anche dallo spazio, ma essere alla base di uno di quei mostri di ferro, acciaio e vetro, non aveva prezzo. Le vertigini la scombussolarono per qualche secondo, non aveva modo di vedere la vetta di queste costruzioni, ma si rese conto che sui lati adiacenti alle altre due strutture partivano una serie di tunnel che collegavano le Torre 1, 2 e 3. Visti dal basso davano l’impressione di una fitta ragnatela che permettevano il passaggio da Torre a Torre senza per forza uscire da esse.
Quegli stessi passaggi erano parte integrante delle tre Torri, perché facevano delle costruzioni un unico essere.
Claudia, affranta, rientrò all’interno della Torre 3 diretta negli uffici dedicati agli abitanti delle tre immense strutture, forse da lì avrebbe potuto iniziare le proprie ricerche.
“Buongiorno, sono una giornalista, il mio nome è Claudia Parker, avevo bisogno di alcune informazioni, credo che voi possiate aiutarmi, sto cercando una persona…”
“Buongiorno a lei signorina Parker.”
Nel capannone al porto sud di Rebirth, ora occupato dai Ribelli, si iniziava a respirare un’aria di irrequietezza, il brusio che accompagnava le mattinate si era trasformato in un quasi totale silenzio.
Oggi stesso alle 12:00 Tamla e gli altri avrebbero ufficialmente messo piede nella Torre 2 prendendo il posto dei cinque organizzatori degli oltre cinquanta dipendenti del catering addetti al ristoro.
Tappa obbligatoria quella di oggi dato che, avrebbero visto coi propri occhi la sala che fiancheggia quella che avrebbe accolto il G 30. La stessa sala era stata descritta, in ogni minimo dettaglio da Marzia, sarta di una grande casa di moda italiana e infiltrata per scelta e regolare abitante della Torre 3. La donna, quarantunenne bresciana, amica di vecchia data del dottor Yuri, aveva procurato loro le divise del catering.
Sara, in un angolo del capannone, era in compagnia di Marco, Silvia e Yuri. La donna spiegò un paio di cose al dottore che, con la solita flemma, fra un tiro di sigaretta e l’altro apprendeva tutte le notizie allontanandosi poco dopo.
Sara si rivolse poi a Silvia.
“Ascolta volevo solo…”
“Sara ti prego! So quello che vuoi dire, sono adulta e so che…ma…non ne parliamo più e comunque non qui adesso!”
Marco continuò a regolare alcuni elementi su quello scatolone nero che fungeva da ricetrasmittente fra i Ribelli.
“Silvia, ma di che parli? Volevo farti qualche domanda su ieri sera, quando hai seguito la navetta con i giornalisti.”
La ragazza arrossì rapidamente imbarazzata dal fraintendimento.
“Si certo Sara…scusa io…si ok chiedi pure!”
“Marco mi ha riferito di ciò che è successo, tu hai detto di aver visto in quel trasporto una donna simile a me?”
Silvia si voltò di scatto verso Sara, quasi avesse ricordato solo in quel momento il perché era avvenuto tutto quel caos il giorno prima.
“Ti assicuro che era la tua copia Sara! Tu sai bene quanto sia infallibile la mia vista…certo non in questo caso evidentemente. Ma ne ero certa ti giuro che ne ero certissima. Mi sono persino chiesta dove avessi preso quella parrucca con i capelli più corti. Sara! Sara! Che c’è cosa pensi?”
“Nulla Silvia…scusa pensavo a questo fatto curioso. Devo andare a svegliare i ragazzi credo sia ora.”
Sara si allontanò dai due lasciandoli perplessi.
“Diciamo che è più o meno la stessa reazione che ha avuto con me quando le ho spiegato quello che era successo. A proposito Silvia, tu come stai? Non te l’ho ancora chiesto.”
La ragazza abbandonò con lo sguardo Sara che andava via e lo rivolse a Marco, come al solito seduto a terra.”
La ragazza gli fece un lieve sorriso.
“Bene grazie Marco sei gentile.”
Visibilmente imbarazzato, il ragazzo tentò di spiccicare qualche altra frase che avesse un senso compiuto.
“Io sai mi sono preoccupato tan…”
“Scusami Marco devo fare assolutamente una cosa!”
La ragazza balzò via dopo aver visto rientrare nel capannone Alessio seguito da Agnes e la piccola Astrid. L’espressione di Marco non lasciava dubbi, si domandava perché non era stato più interessante nelle cose da dire.
“Alessio! Ale! Fermati un attimo per favore.”
“Che c’è?”
Agnes lo liberò del peso delle borracce e si trascinò via Astrid che si era piantata immobile per osservare il secondo round dell’incontro fra i due
“Alessio scusami per la reazione che ho avuto prima, non volevo ho esagerato un po’. Sei entrato così come una furia e io…”
Silvia aspettava che Alessio la fermasse da un momento all’altro, ma nulla.
“…io ho temuto che…”
Silvia a quel punto, irritata, cambiò tono.
“ Bah! Insomma avresti potuto anche chiedere permesso era sempre un’infermeria!”
“Ma non mi stavi chiedendo scusa?”
“Alessio…quanto sei stronzo!”
Silvia si allontanò lasciando il ragazzo da solo, Alessio si guardò in giro per cercare consensi, ma incontrò solo lo sguardo di Astrid che aveva spiato la scena da lontano e che gli mimò, con maestria, TU SEI UN PASTICCIONE.
Sara aveva raggiunto il capanno dove erano ormai svegli e in piena discussione sul da farsi Tamla, Yuri, Amauri, Galbo, Fausto e Evi che seppur incinta aveva chiesto espressamente di guidare il veicolo alla volta delle Torri essendo un’esperta nel percorrere le intricate vie dei parchi abbandonati, accanto ad ella avrebbe avuto la compagnia di May, una forza della natura, quella della ventisettenne, raccolta in poco più di 1, 65 m.
Sara chiamò fuori dalla struttura Tamla.
“Sono stati cuciti ai costumi i simboli del G 30 e Marco sta curando le comunicazioni…”
“Sara che c’è? Hai un atteggiamento strano non è da te e non aiuta nessuno!”
“Tamla scusa, credo ci sia un problema, o forse non lo è, non so.”
L’uomo rimase paziente e in attesa, l’uomo conosceva la fermezza di Sara e un atteggiamento del genere era dato di certo da qualcosa che l’aveva preoccupata sul serio.
“Credo che lei sia qui sull’isola e che mi stia cercando!”
Tamla ragionò su quella frase solo qualche secondo, aveva ben capito cosa stava turbando l’animo di Sara.
“Se così fosse, se tua sorella fosse realmente qui su Rebirth, il problema non sarebbe il nostro, ma lo diventerebbe per lei stessa semmai ti dovesse trovare!”
“Tamla non voglio coinvolgerla in questo casino, lei ha già fatto tanto, troppo! Ha rinunciato alla sua vita per recuperare i pezzi della mia e sono sicura che si sentirebbe in obbligo di rifarlo qualora fosse necessario!”
In quell’ufficio, asciutto da fronzoli inutili, la scrivania e la donna che la occupava erano gli unici presenti. Mancava persino un pc da tavolo che avrebbe di certo reso meno fredda quella stanza, la donna infatti agiva direttamente sul piano del tavolo essendo quello un touch screen.
“Mi chiedevo se era possibile cercare una persona qui nelle Torri attraverso il vostro ufficio?” “Certo signorina Parker, se è un abitante delle Torri è sicuramente registrata, mi dica chi sta cercando, un’amica, un parente?”
“Non sono sicura che abiti qui alle Torri o in città, ma da qualche parte dovrò pur cominciare. Cerco una mia cara, carissima amica.”
Claudia, seduta in quell’ufficio di fronte all’anziana dipendente, ebbe un istante di ripensamento.
“Sara…Sara Burk è il suo nome!”
Le ricerche della dipendente d’ufficio non diedero risultati positivi, nessuna Sara Burk era registrata in nessuna delle 3 Torri.
“Lei è certa che la sua amica abiti ancora sull’isola?”
“Io immagino di si, non ricevo sue notizie da tempo e…”
La donna, seduta alla scrivania di fronte Claudia, cambiò improvvisamente espressione, sembrava fosse preoccupata, cercava di avere più dati possibili per approfondire la ricerca, ma l’incertezza della giornalista iniziò a spazientire la dipendente che, iniziò ad avere un atteggiamento scontroso.
“Signorina è certa che la sua amica viva ancora su Rebirth? Può darsi che sia partita tempo fa. Magari non è registrata perché vive ancora in città.”
“Mi scusi sono solo un po’ intimorita da tutto questo. Qui tutto è immenso, persino il bagno è più grande dell’appartamento in cui abito a New York. Non avete un registro delle presenze in città?”
La dipendente d’ufficio tenne una posizione rigida nei confronti di Claudia, come temesse l’irreparabile.
Negli ultimi anni i controlli sul flusso turistico erano diventati più severi e, non a tutti era permesso entrare a visitare Rebirth. Questo serviva a tenere d’occhio le entrate sull’isola di persone alla ricerca di propri parenti scomparsi ormai da tempo. I familiari in questione, oramai nelle fila dei ribelli, non potevano e non volevano lasciare tracce di se e questo il Presidente Manfredi lo sapeva. Era un modo come un altro per attirare l’attenzione, ma il Governo Rebirthiano stava combattendo questa nuova forma di protesta e ribellione con stratagemmi che non sarebbero durati a lungo, ma di certo avrebbe tenuto a bada per un po’ l’opinione pubblica, soprattutto in vista del G 30.
Claudia iniziò a sorridere e tirare fuori frasi senza senso che spazientirono definitivamente la donna.
“Signorina Claudia mi scusi! Si fermi un secondo per favore! Mi ascolti, le suggerisco di andare in città, sicuramente la sua amica la troverà li se è ancora a Rebirth. Ora mi scusi, devo tornare al mio lavoro!”
“Oh certo, certo! Capisco, grazie per l’informazione.”
Claudia si avvicinò alla porta d’uscita, ma prima di andar via si rivolse nuovamente alla donna.
“Mi perdoni ancora signora…”
Claudia diede un rapido sguardo alla targhetta posta sulla porta della dipendente d’ufficio.
“Signora Ruben, non può proprio aiutarmi a cercare fra i vostri documenti, i nominativi dei cittadini?”
La donna alzò lo sguardo nuovamente verso Claudia, la sua capigliatura sostenuta da un’infinità di ricci, si muoveva morbidamente in contrasto con l’atteggiamento duro.
Non rispose alla domanda, ma indicò, spazientita, con il dito indice ciò che era riportato sotto il proprio nome. Questo per ricordare a Claudia che i suoi servizi erano limitati a tutto ciò che riguardava gli abitanti delle Torri.
La giornalista non poté fare altro che sorriderle e andar via borbottando qualcosa fra se. “Stronza! Le devono essere andate a male le nanomacchine.”
Aveva un’ora di tempo per andare e tornare dalla città e non aveva mezzi per farlo. Pensò che strada facendo qualcosa o qualcuno l’avrebbe incontrato.
Davanti a se aveva chilometri di macerie e centinaia di gru in pieno fermento facevano da paesaggio.
Su Rebirth, dopo le costruzioni delle 3 Torri, la faccia dell’isola iniziò a cambiare aspetto lentamente, i nomi delle strade mutarono in numeri per una più semplice localizzazione. Fu ridisegnata la mappa con una diversa disposizione in, così dette, Zone: una serie di cerchi che diventavano sempre più ampi con il graduale allontanarsi dalle Torri che erano state costruite al centro della stessa isola.
Ad ogni Zona veniva applicato un numero di riconoscimento. Le Torri 1, 2 e 3 erano posizionate nella Zona 1. Sull’isola, in tutto, si potevano contare cinque grandi Zone, oltre cui si trovavano i Porti a sud, sud/ovest, nord/ovest e a nord.
Con il graduale passaggio degli abitanti nelle Torri, si procedeva all’abbattimento delle vecchie abitazioni. Un progetto ambizioso, ma non impossibile secondo Manfredi, che avrebbe fatto dell’isola Rebirth un immenso spazio verde con la presenza delle uniche tre Torri e dei porti.
L’imponente capienza delle strutture, tuttavia, non avrebbe potuto ospitare la popolazione intera dell’isola; ciò rallentò l’abbattimento delle abitazioni all’interno delle Zone, oltre al fatto che dall’estero tutti cercavano di comprare a suon di milioni un posto sull’isola.
Il punto era che non tutti potevano far parte della popolazione di Rebirth dato che la caratteristica principale era quella di essere un Indaco al 100%.
Tuttavia la soluzione finale, scelta dal Presidente Manfredi, fu quella di non dare l’esclusiva alla popolazione di Rebirth di vivere in quel paradiso terrestre, sopratutto visti i risultati poco incoraggianti degli ultimi anni, bensì dare una possibilità a tutto il mondo con un’adeguata selezione che avrebbe permesso un vitale ricambio di vite sull’isola.
Un numero chiuso, dunque, un elite che avrebbe lasciato fuori il resto del mondo.
Ad oggi Manfredi era arrivato a svuotare completamente tre Zone, la 2 la 3 e la 4, portando nuovi abitanti nelle Torri. Nei successivi tre, quattro anni, l’ultima Zona sarebbe stata svuotata completamente, nel giro di dieci anni, ripulendo tutto il territorio e facendo di Rebirth un vero paradiso terrestre.
Claudia si era appena incamminata verso la Zona 5, sapeva della distanza che la divideva dalle prime abitazioni, ma la sua speranza era quella di trovare durante il tragitto un passaggio che le avesse facilitato il compito.
In realtà la desolazione faceva da padrona, percorreva questa larga strada sentendo solo il rumore di macchinari all’opera e vedeva gru girare su se stesse trasportando pesanti blocchi da un punto all’altro.
Claudia notò una cosa curiosa, intorno alle macere delle vecchie abitazioni gli alberi erano rimasti intatti, anzi sembravano ben curati e, quel contrasto visivo in qualche modo la tranquillizzava. Vide anche muoversi qualcosa fra le macerie e gli alberi, proprio nella porzione di territorio che stava osservando.
“Bene ci volevano anche gli animali adesso! Speriamo almeno non siano bestie feroci!” Claudia si ritrovò a parlare da sola ad alta voce.
“Figuriamoci se su questa perfetta isola possano girare bestie feroci!”
La donna cercò di tranquillizzarsi continuando il dialogo con se stessa.
Marco corse velocissimo verso il capanno dove erano raggruppati Tamla e gli altri, si precipitò sconvolto verso Sara. Tutto il gruppo si fermò ad ascoltarlo.
“Prendi fiato Marco che sta succedendo?”
Tamla si avvicinò al ragazzo che nel frattempo aveva ripreso fiato e lanciò uno sguardo alla donna.
“Si tratta di Agar! Ho ricevuto una comunicazione dalla Zona 1…”



