“N – A – N – O” – 70° capitolo
“N — A — N — O”
t e c h n o l o g y
70°
Cap.
Dalla propria postazione occulta all’interno di una delle tre Torri, Farnese era finalmente riuscito a scoprire dove era imprigionato suo fratello Galbo. A quanto pare proprio di fianco il laboratorio del Dottor Dante, dove si era sperimentato su Nadia, Shiro e Pellegrino il prototipo di Nanomacchina derivante dal clone di Mira, esistevano altri due laboratori di ricerche. In uno di questi Farnese vide suo fratello.
Galbo era steso su un letto metallico completamente nudo e questo lasciava intravedere le ferite riportate probabilmente durante la cattura. Doveva aver lottato molto prima di farsi catturare, pensò Farnese.
Effettuò una panoramica con la telecamera di sorveglianza e notò che il fratello era collegato direttamente ad una macchina che continuava ad effettuare ricerche sul corpo del fratello.
Il monitor messo in relazione all’uomo mostrava una catena di DNA diviso in più parti e collegati ognuna a sezioni di DNA di natura estranea. Era facile intuirlo dalla colorazione dei grafici che meglio di qualsiasi spiegazione rendeva l’idea.
Galbo

“Vengo a salvarti Galbo, devi avere ancora un po’ di pazienza.”
Farnese notò che l’unico passaggio disponibile al secondo laboratorio era attraversare il primo da cui non aveva nessuna immagine o segnale di funzionamento. Qualcosa era accaduto lassù tenendo conto degli ultimi sviluppi.
Prima di partire all’azione Farnese si voltò verso la bianca statua di Morgellons. Le braccia della figura femminile marmorea, erano protese in avanti.
“Troverò un modo per liberarti da questa prigione bianca. Questa è una promessa Calliope.”
Farnese notò qualcosa di strano nel monito di sorveglianza. Qualcuno era appena entrato nel laboratorio. Quell’ombra che si muoveva lentamente si avvicinava al corpo di Galbo.
Farnese prestò massima attenzione alla scena cercando di capire chi fosse quella figura oscura. Quando finalmente passò di profilo dinanzi la telecamera, Farnese fu sconvolto nel vedere il volto di Sara. Un volto spento, grigio quasi metallico. I passi della donna completamente nuda sembravano incerti eppure la direzione presa era sicura. Si era accostata accanto a Galbo. La telecamera iniziò a subire lievi interferenze quando la figura della donna posizionò le mani sul corpo di Galbo.
Farnese però notò qualcosa di strano sul corpo della donna. La schiena, si muoveva qualcosa nella sua schiena.
E proprio dal li fuoriuscì dal nulla un altro volto che sembrava farsi strada all’interno, tra gli organi di quell’essere. Ci vollero pochi secondi prima che uscisse del tutto fuori. Era il volto di un altro essere. Capì che si trattava di una donna quando due fessure si aprirono, sanguinando, all’altezza degli occhi.
“Erika. Quella è Erika Dam…”
Quel volto, dalla schiena della donna, puntò improvvisamente lo sguardo verso la telecamera. L’immagine a quel punto svanì del tutto davanti lo stupore di Farnese.
“Che sta succedendo in queste Torri?”
Farnese
Zona 2 Parco abbandonato
Mira questa volta decise di correre attraversando il parco evitando di saltare da un albero all’altro come era solita fare quando andava a caccia dei ribelli.
Nina e Roma non erano accanto a lei. Sapeva che i due si erano divisi e che stavano percorrendo la parte alta del parco. E’ probabile che la stessero coprendo anche se la Cacciatrice dai capelli rossi non aveva certo bisogno di protezione, pensò. Tuttavia le sensazioni che stava provando nelle ultime ore l’avevano sconvolta non poco. Sapere che alcune cose non erano ancora cambiate la faceva sentire più tranquilla. Dunque lasciò che Nina e Roma procedessero come in una classica caccia ai Ribelli.
Alle loro spalle un centinaio tra Polizia Governativa e Guardie delle Torri davano loro la caccia. Mira aveva ricevuto un paio di segnalazioni da Thore sugli ordigni esplosivi sparsi lungo l’area tra la Zona 3 e la Zona 4, cercò dunque di spingerli in quella direzione, ma prima di farlo, avrebbe dovuto affrontarne qualcuno corpo a corpo e fare in modo che si concentrassero tutti in un solo punto.
Decise di intrappolare le forze dell’ordine tutte nella zona dove aveva affrontato Shiro Oda.
Mira
Zona 5, Pub Green Fairy
Leone spalancò la porta del Green Fairy. Il locale sembrava vuoto, nessuna traccia di Kaory. Dietro Leone comparvero Sara, Evi e Mya. Una stringeva due aste di acciaio. L’altra tra le mani impugnava una pistola, un vecchio modello utilizzato dalla Polizia Governativa fino a cinque anni prima. Mya aveva le sue fidate catene con se.
Leone, Sara ed Evi guardinghi si fecero avanti mentre Mya salì silenziosamente su uno dei tavoli per avere una visuale migliore del locale. Fuori dal pub Dakhar, Anzori e Silvia tenevano d’occhio l’uscita.
Dal retro fecero capolino Agar e Agnes.
“Leone, Sara, il retro e desolato, non c’è traccia ne di Kaori ne della bambina.”
L’urlo di Evi attirò l’attenzione di tutti. La donna sembrava sconvolta, alzò la pistola al cielo e si portò una mano sulla bocca. Corsero tutti a vedere.
Sul pavimento c’era Kaory in fin di vita con uno straccio premuto fra i denti, ormai zuppo di sangue e saliva che non le permetteva di parlare. Il viso e parte del corpo erano completamente insanguinati. Il braccio sinistro aveva una posizione innaturale, Leone e Sara compresero che le era stato spezzato.
Le lacrime della donna si erano ormai seccate una volta miste al sangue.
Evi si inginocchiò verso Kaory che era stata nascosta fra le panche in legno accatastate in fondo al locale.
“Kaory…che cosa…per tutti gli DEI che cosa ti hanno fatto? Kaory!”
Evi cercò delicatamente di tagliare la benda dalla bocca della donna. Leone, Dakhar, Anzori e Mya intanto continuavano a guardarsi intorno.
Agnes cercò di preparare al volo una mistura per disinfettare e chiudere tutte le ferite sul viso e su parte del corpo.
Anzori chiamò all’attenzione suo fratello Dakhar.
“Dak, guarda che strano, sono bottiglie di Ancient Earth, sono nascoste a terra dietro tutti i tavoli e…”
“O Dei! LEONE VIENI QUI’!”
Kaory cercò di dire qualcosa ma non aveva la forza di parlare. Silvia e Agar si affiancarono ad Evi per aiutare a rimettere in sesto il braccio rotto, mentre tra lamenti e piccoli colpi di tosse Kaory cercava di parlare.
Silvia sgranò gli occhi, era riuscita a comprendere la parola trappola dal farfugliare dolorante di Kaory. Si rialzò frettolosamente ed iniziò a guardarsi in giro.
Leone intanto chiamò all’attenzione tutti.
“Dobbiamo andarcene da qui il locare è imbottito di Ancient Earth, sono collegate ad un detonatore, è una trappola dobbiamo fuggire FORZA TUTTI FUORI!”
Fu in quel momento che Silvia si accorse di un oggetto tenuto in pugno da Kaory. Era legato da un altro pezzo di stoffa. L’aveva riconosciuto…era uno dei detonatori di Dakhar.
Kaory cercava di tenere duro, ormai le forze le stavano venendo meno e una volta che la mano si fosse rilassata definitivamente avrebbe inevitabilmente premuto l’innesco e fatto saltare in aria tutto il locale.
“Kaory! Kaory ha nelle mani il detonatore tutti FUORI!”
Le urla di Silvia superarono il tono di Leone. Dakhar e Anzori allontanarono Agar, Agnes ed Evi da Kaory per cercare di trascinarle fuori da quella trappola esplosiva.
“Tutti fuori! Anche tu Silvia. Penso io a Kaory…Sara porta via Silvia!”
“No andate voi fuori PRESTO! Mi occuperò io di Kaory. ANDATE!”
“Silvia non dire sciocchezze…”
“Ho detto di andare via! Leone so di potercela fare, hai forse dimenticato quello che sono…quella che sono diventata? Lascia che…ti prego salva tutti gli altri cercherò di portare io in salvo Kaory.”
Leone suo malgrado dovette accettare. La sofferenza di Kaory era un segnale di pericolo per tutti. La donna stava per cedere. Stavano per saltare tutti in aria.
“Ok Silvia. Non ti farò nessuna raccomandazione!”
Leone si sfilò uno dei centinaia di minipugnali sparsi per tutto il corpo e lo lanciò alla ragazza. Finalmente il locale era vuoto. Silvia si inginocchiò verso Kaory.
“Kao resisti. Ti porterò via da qui sana e salva non preoccuparti!”
Silvia avvicinò il pugnale verso la mano di Kaory, avrebbe lentamente tagliato lo straccio che legava il detonatore stretto alla mano. La ragazza cercava di tranquillizzare Kaory la quale sembrava contraria alla mossa azzardata di Silvia, ma non riusciva a parlare. Di tanto in tanto qualche colpo di tosse gelava Silvia dal terrore, ogni sussulto poteva risultare la fine per entrambe.
“Tranquilla Kao. Finalmente ti unirai ai Ribelli, Basta lavorare in incognito. Sarai sempre con noi. Sai Kaory…”
Silvia iniziò a tagliare lentamente lo straccio tenendole alcune dita libere distanti dal tasto rosso dell’innesco.
“…sono successe tante cose in queste ultime ore. Hai visto i miei capelli? Sono brutta vero? Ti racconterò tutto te lo prometto…”
Kaory iniziò nuovamente a tossire, non riusciva a smettere questa volta. Sangue e saliva fuoriuscivano dalla bocca. Ad ogni colpo di tosse Silvia smetteva di tagliare per evitare disastri. Tenne ferme le prime tre dita libere di Kaory, la tosse era sempre più forte e costante.
“Ti prego Kaory resisti ancora un po’…ti prego!”
Nuove lacrime solcarono il viso di Kaory. Alla tosse si aggiunsero conati di vomito, probabilmente la quantità di sangue ingerita era tale da provocarle un rigetto.
Leone, Sara, Agar, Agnes, Dakhar, Anzori e Mya si allontanarono di un centinaio di metri e attesero la fine di quell’incubo. Una voce maschile mise in allerta Leone e il resto della squadra.
“Begli amici! Lascerete morire da sola la vostra amica?”
Pellegrino comparve da un vicolo alle spalle dei Ribelli. All’istante ebbe tutte le armi puntate contro.
Un fragore invase l’aria. Una forte esplosione e la conseguente onda d’urto invase tutta la strada. Le urla di Evi, Agar e Mya nel vedere il Green Fairy saltare in aria divertirono Pellegrino.
Silvia
Zona 3, Parco abbandonato
Mira fermò la propria corsa. Dall’alto alcune foglie le caddero davanti. Era segno che anche Nina e Roma si erano fermati. Mira conosceva bene quel posto, cerano ancora i segni della battaglia contro Shiro. I resti del suo corpo giacevano ancora alla base del grande albero.
I due Cacciatori caddero agilmente al fianco di Mira.
“Dobbiamo modificare le frequenze Mira. In questo modo potremo parlare liberamente.”
“Nina fa come dice Roma, nel frattempo aspetteremo qui che arrivi la P.G.”
“Mira! Questo è…”
“Shiro…Shiro Oda.”
Nina sembrò turbata.
“Non ho ancora compreso il perché lasciò la squadra di Cacciatori più due anni fa? Per questo? Ma che cazzo sta accadendo in quelle Torri? E sotto i nostri occhi per giunta! Mi chiedo se avremmo fatto anche noi la stessa fine?”
“Nina. Shiro ha preso da solo la decisione. Sapeva a cosa sarebbe andato in contro.”
Mira con la sua solita flemma e decisione chiuse il discorso. Intanto Roma le mise in guardia. La P.G. e le Guardie erano ormai vicine.
Mira si staccò dal braccio l’arma a disco restituendola a Roma e si riappropriò di entrambe le sue fidate pistole. I tre si prepararono a combattere.




