“N – A – N – O” – 69° capitolo
“N — A — N — O”
t e c h n o l o g y
69°
Cap.
“Hai paura Mira?Non c’è nulla di male ad avere paura sai? Ti ricordi quando eri in quella stanza? Quando la luce del sole colpiva la finestra? Non aspettavi altro che vedere le ombre danzare dietro quel vetro giallo. Ricordi le figure strane create da quelle ombre? Quante storie hai creato su quegli strani mostri. Non sentivi alcun dolore quando la nonna Silvia ti infilava tutti quegli aghi nelle braccia. Continuavi a creare storie su quelle ombre, e le storie le raccontavi poi alla mamma. Lei era così brava a creare sempre un seguito ad ogni nuovo racconto. Anche se sempre sorridente la mamma era così triste. Lo sentivi vero? Lo percepivi, ma non sapevi come aiutarla. Qualche volta hai pensato di essere tu la causa della sua tristezza.
Mira…hai smesso di aver paura da quel giorno. Trentasette anni fa hai abbandonato quel sentimento per non fare ancora del male.
Mira, non c’è nulla di sbagliato nell’avere paura. Sarà la paura a salvarti la vita. Tu devi vivere…Mira! Mira!”
“KARAAA!”
La Cacciatrice di Taglie lanciò un urlo potente mentre precipitava nel vuoto con Andrei Damian avvinghiato al suo corpo.
“Cosa c’è Mira hai paura! Stiamo per sfracellarci al suolo, ma sai una cosa? Sarai tu a morire non io!”
Mira si era come ripresa da uno stato catatonico. Stava precipitando senza far nulla. Dentro di se avrebbe voluto farla finita per sempre, ma quella voce. Si, era Kara pensò, l’aveva riconosciuta, aveva finalmente capito ciò che doveva fare. Non era ancora giunto il suo momento. Avrebbe lottato fino alla fine…ora sapeva cosa fare.
Damian la stringeva forte mentre i due precipitavano come proiettili al suolo. Erano ormai giunti a due chilometri dal suolo.
Damian senti una forza opporsi alla sua presa. Cercò di comprenderne la provenienza. Quelle strane ali stavano per ricomparire alle spalle di Mira. Il materiale di cui erano composte si fece spazio inesorabilmente allentando la presa di Damian.
“Non è con questo giochetto che ti salverai la vita Mira. Tu morirai oggi!”
Le ali si spalancarono del tutto attenuando la caduta di entrambi. Tuttavia continuavano a cadere. Damian rimase appeso alle cosce della Cacciatrice. Erano ormai a ottocento metri dallo schianto finale. Mira ebbe finalmente le braccia libere.
Entrambe le canne corte dell’arma a disco fuoriuscirono e contemporaneamente spararono l’una un micidiale proiettile direttamente in fronte a Damian. Dall’altra canna un’onda d’urto staccò finalmente l’avversario dalla presa e rallentò la caduta di Mira a trecento metri dal suolo.
Mira cadde accanto al corpo di Damian che versava già copiose quantità di sangue dal cranio. Le ali rientrarono nuovamente al proprio posto. La donna si poggiò a terra su un ginocchio. Il cuore le batteva forte. Era la paura. Era tornata la paura nella sua vita ed era riuscita a controllarne gli effetti senza l’aiuto del ciondolo che questa volta non vibrava. Non era in allerta.
Durante la caduta aveva lottato ad ogni costo per non morire. Aveva uno scopo. Prima di sacrificare la propria vita per proteggere il mondo intero da se stessa, avrebbe dovuto fare un’ultima cosa. Non sapeva bene cosa, ma era convinta che l’istinto l’avrebbe aiutata.
Mira pensò a Tamla e alla promessa fatta ai Ribelli. Sapeva di essere un arma mortale per chiunque avesse dentro di se le nanomacchine. Sapeva di dover fermare tutto il progetto e che non sarebbe bastato il proprio sacrificio.
Avrebbero dovuto eliminare i nuovi guerrieri creati da Manfredi. Se questi possedevano lo stesso suo potere, pensò la donna, erano pericolosi quanto e più di lei soprattutto senza la protezione di un sigillo.
Seppure nel suo caso, trentasette anni fa, non servì a molto. Se non a limitare i danni.
“A cosa stai pensando Mira?”
Il braccio di Damian era stretto alla gola della donna che si ritrovò completamente in ginocchio.
“Eri sovrappensiero? E’ stato divertente il volo che ne dici?”
“Da-Damian co-me…”
“Non ti sforzare ti illumino io. Come ho fatto? Semplice.”
Damian portò alla vista di Mira il proiettile che gli aveva conficcato in fronte. Fece scivolare il proiettile lentamente lungo tutto il viso prima di gettarlo a terra. Poi infilò la mano nella scollatura della donna sfilandone il ciondolo. Mira avrebbe potuto lottare, difendersi usando le braccia, ma non fece nulla. Sapeva che l’uomo le avrebbe dato le informazioni che cercava.
“Sono come te! Anzi mi correggo. Sono più potente di te Mira. Sai le informazioni contenute nel sangue di Kara sono strabilianti, e le ho tutte dentro di me. Adesso ho capito perché non è avvenuta una strage su Rebirth trentasette anni fa.”
Damian ammirava il ciondolo fra le sue mani.
“E’ tutto così pazzesco! Perché privarsi di un potere così immenso?”
Damian allentò la presa alla gola di Mira che rimase in ginocchio. Le passò davanti.
“La Melodia Mira, la Melodia che tanto bramava Manfredi è soltanto un limite, un danno per questo grande potere. Perché credi che stia cercando anch’io la statua di Morgellons? Non certo per ricavarne la Melodia…ma per distruggerla. Il tuo ciondolo Mira è un limite! Ecco perché sono più forte di te. Ti starai chiedendo perché ti sto dicendo tutto questo?”
Damian si portò le mani imbrattate di sangue alla giacca per ripulirle.
“Perché vorrei che fossi al mio fianco.”
Mira alzò lo sguardo verso l’uomo.
“Volevi uccidermi o è stata una mia impressione?”
“Mira sei stata tu che mi hai attaccato, mi stavo solo difendendo. Ora però ascoltami. Alleati con me. Ti mostrerò il vero potere delle nanomacchine che tuo padre ti ha donato. Ti insegnerò a controllare il potere che trentasette anni fa ha provocato quella strage. Saremo noi a portare avanti il progetto di Manfredi. Quel ciondolo non ti serve credimi.”
Mira guardò l’uomo mentre si rialzava da terra. Si toccò il ciondolo che portava al collo. Lei sentiva che quell’oggetto era per lei come un sigillo, un campanello d’allarme.
“Damian…tu credi che a me interessi sul serio il tuo piano?”
“No certo che no! Non insisterò. Sarò a tua disposizione qualora tu decidessi…”
“Cosa? Vorresti insegnarmi sul serio a controllare il mio potere? Credo che neanche tu sappia come controllarlo o addirittura non ne hai affatto il potere Melodia o non Melodia. Giusto? Vuoi solo studiare e capire come è avvenuta quella strage trentasette anni fa. Sappi che quel segreto è morto con mio padre!”
Damian non poté replicare. Effettivamente un poter così ampio come quello scatenato da Mira tanti anni fa non sembrava concepibile con i suoi nuovi poteri, pur portando dentro di se il sangue di Kara, il clone di Mira.
Dalla Torre uscirono di corsa Nina e Roma che corsero verso i due ancora uno di fronte all’altro.
“Vedi Mira è questione solo di tempo. Manca un tassello. Forse devo solo attendere che le tue nanomacchine mi diano le informazioni necessarie…se così non fosse…ti verrò a cercare e ti farò a pezzi per studiarne le caratteristiche.”
Damian sorrise con aria flemmatica. A distanza Nina puntò l’arma a disco contro l’uomo. Ma non sparò nessun colpo. Attese di avvicinarsi a Mira.
Roma rimase alle spalle di Damian per non lasciarlo fuggire.
“Mira come cazzo siete sopravvissuti alla caduta?”
“Nina ne riparliamo tra un po’!”
“Che ne facciamo di questo tipo?”
Dalla Torre 2 e dalla Torre 3 arrivarono in massa Guardie e Polizia. Damian con un’espressione tranquilla si rivolse di nuovo a Mira.
“Be per il momento è finita qui. Magari sarete più fortunati la prossima volta che ci incontriamo.”
“Non contarci…”
Mira sparò a bruciapelo un nuovo colpo in testa a Damian che crollò a terra. A quella visione iniziò una pioggia di colpi sparati dalle forze armate contro i tre traditori del Governo.
Mira, Roma e Nina corsero via verso il parco abbandonato al confine con le Torri.
“Per il momento abbandoniamo.”
“Ma l’hai ucciso Mira.”
“Non ci contare Nina. Non sarà così semplice far fuori quell’uomo. Dov’è Farnese?”
Roma rispose alla domanda della Cacciatrice dai capelli rossi.
“Ha detto che aveva altro da fare all’interno della Torre.
Le Guardie si precipitarono verso il Presidente Damian per verificarne le condizioni, mentre la Polizia Governativa corse dietro i fuggiaschi.
“Presidente! Presidente come sta?”
Andrei Damian nascose il secondo proiettile fuoriuscito anch’esso dal suo cranio.
“Bene, bene non preoccupatevi. Non mi ha colpito.”
“Ma Presidente il sangue…”
“Non è il mio. Ora voglio che mi portiate Mira viva o morta. Per il resto…Uccideteli tutti!”
“Si Signore!”
Nina e Roma
Torre 2, 7° Piano, 5° Strato, Sala Congressi
Il Comandante Vincent Winter camminava lentamente tra i corpi svenuti di Guardie e Polizia, abbattuti dai cacciatori di Taglie. In lontananza intravide una grande macchia di sangue sul pavimento e una decina di metri più in fondo il corpo di suo figlio Dossena, meglio conosciuto come Tamla. Poco più in la era comparso Chaco che si teneva la testa dolorante forse per il colpo ricevuto da Giulia prima che abbandonassero la sala.
“Comandante…io…io ho fatto solo il mio lavoro…”
Vincent si avvicinò lentamente al ragazzo.
“Lei ci ha messo in condizioni di scegliere da che parte stare. Il mio posto è qui nelle Torri e lei non doveva metterci in queste condizioni…scegliere di tradire il Governo di Rebirth per il nemico giurato.”
Vincent era giunto a pochi metri da Chaco.
“Ragazzo…sparisci dalla mia vista. Vattene! Vattene!”
“Comandante…lo sa che dovrò denunciarla?”
Vincent mise una mano sulla spalla del ragazzo. L’espressione granitica dell’uomo preoccupò per un istante Chaco che immaginò un attacco da un momento all’altro.
“Hai fatto quello che hai ritenuto più giusto…per te! Adesso vattene da qui fai quello che devi.”
Mentre Chaco abbandonava la sala altri uomini e donne si riprendevano dall’onda d’urto lanciata dai cacciatori durante la fuga. Tra questi riprese i sensi anche Ian Bashir che si ritrovò addosso una delle Guardie colpite al volto dalle lame di Yamiko.
Ian riprese le forze e si scrollò di dosso il peso. La scena che si presentò davanti gli sembrò una delle più curiose mai viste nella sua vita. Il Comandante Vincent era in ginocchio accanto al corpo di Tamla. Ian giurò che stesse piangendo. Improbabile pensò. Forse era ancora alle prese con lo stordimento dell’onda d’urto. Barcollando lasciò lentamente la sala.
Ian Bashir
Sacca di Contenimento, rifugio dei Ribelli
Nuovamente in raccolta all’interno dell’immenso spazio, erano tutti scioccati dal racconto di Silvia sull’invasione nella Sacca di due dei nuovi guerrieri, così come l’avevano ormai soprannominati. Sara e leone ascoltarono inquietati anche il racconto di Evi e Mya.
Si decise di agire al più presto.
Sara preparò una squadra composta da Leone, Mya, Evi, Silvia, Dakhar, Anzori e Agnes. La giovane Agar avrebbe fatto compagnia a Kara e Astrid e avuto cura del neonato Anco in loro assenza.
Il gruppo si sarebbe diretto rapidamente nella Zona 5 presso il pub di Kaory nella speranza di trovare la donna che aveva rapito la piccola Luna.
Sara
Zona 5, Pub Green Fairy
Kaori respirava ormai a stento. L’ultimo pugno nello stomaco, gli schiaffi e il volo contro il bancone l’avevano stordita quasi del tutto. Il sangue che era costretta ad ingoiare dalle ferite riportate sembrava soffocarla. Il fatto che Nadia la prendesse dopo pochi secondi dall’ultimo pugno o schianto sul pavimento, per ripetere l’operazione, era quasi un sollievo. Solo allora si liberavano le vie respiratorie. Sapeva che era ormai vicina la sua fine. Non avrebbe mai rivelato alla donna dove fosse nascosto Anco. Sperava solo che terminasse quanto prima quella tortura.
Le gocce di sangue e le lacrime le appannavano la vista, riusciva però ad intravedere Pellegrino che indifferente osservava fuori la finestra con in braccio la bambina di Evi.
Nadia
“Allora Kaory…come si dice in questi casi? Posso mettere fine a tutto questo se vuoi. Non voglio ucciderti…ci tengo che tu rimanga viva. In fondo siamo amiche da anni ormai. Oppure no? Sai Kaory le vere amiche non fanno cose del genere. Insomma, hai portato via mio figlio.”
Con le poche forze che aveva Kaory rivolse lo sguardo a Pellegrino.
“Quella? Be quella è una storia diversa. Sai era presente la mamma quando lo portata via. Tu invece…mi hai tradito!”
Nadia tirò su Kaory per un braccio. Tosse, sangue e lamenti sembravano infastidire la donna.
“Allora…mi dici dove hai nascosto mio figlio o vuoi che inizi a spezzarti qualche osso?”
Pellegrino continuava a fissare la strada mentre alle sue spalle Kaory fu schiantata nuovamente al suolo da un pugno in pieno ventre.
Pellegrino si voltò per un istante verso Nadia.
“Abbiamo visite!”
L’uomo vide Nadia spezzare il braccio sinistro di Kaory. L’urlo straziante divertì la donna.
Nadia







