“N — A — N — O”

t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

68°
Cap.

Parco abbandonato tra la Zona 3 e la Zona 4 di Rebirth

“Non avete bisogno di mettere tutte queste bombe. Basteranno i miei pugni!”
Sienna alzò gli occhi al cielo.
“Paul perché non rinnovi il tuo repertorio?”
“Sorellina guardali come si impegnano questi ribelli con quelle strane bombe. Ci pensi che tutta questa preparazione l’avrebbero fatta contro di noi? Un po’ poco. Sono quasi offeso.”
“Paul queste bombe a quanto pare sono geniali. Almeno a detta di quel tipo…Spam. Non esplodono al momento. Una volta pestate si sbriciolano in migliaia di pezzi e si attaccano alle divise…”
“E poi boom! Vero sorella?”
Spam si intromise tra i due fratelli mostrando loro un comando a distanza.
“No…non faranno boom fino a quando non lo deciderò io.”
Sienna ritornò a fare la guardia guardandosi intorno mentre Paul propose a Spam uno dei suoi sorrisi perfidi lasciando il ragazzo interdetto.
“Tornerò a piazzare in giro i miei giocattoli…buona guardia.”

Paul


Thore, Giulia e Galliano discutevano insieme a Luca sugli ultimi sviluppi da entrambe le parti. Galliano spiegò al ragazzo come era avvenuta la morte di Tamla. Giulia sentiva, ma sembrava non ascoltare. Si guardava in giro in cerca di qualcuno o qualcosa. Thore si accorse dell’impazienza di Giulia e la prese da parte.
“Ehi Giulia! So che sei impaziente di rivedere tua sorella Silvia. Accadrà non preoccuparti. E poi hai sentito ciò che ha detto Luca? Sta bene…se pensiamo a quello che le è successo.”
Giulia non conosceva bene Luca quanto sua sorella Silvia. La Cacciatrice di Taglie ne aveva sempre sentito parlare dalle mail della sorella prima che Silvia stessa si trasferisse definitivamente su Rebirth.
“Lo so Thore, lo so. E solo che stare qui mi fa impazzire. La nostra vita è sconvolta per sempre e tutto intorno sembra crollare…e noi siamo fermi qui a fare la guardia mentre mettono queste cazzo di bombe.”

Thore


Il gruppo tacque improvvisamente. Si era avvicinato Cayco che comprese solo allora di essere poco gradito anche da quelli della squadra di Cacciatori. Comparvero anche Al e Yamiko alle spalle di Cayco, di ritorno da una breve perlustrazione.
“Se avete qualcosa da dire vi consiglio di farlo subito!”
Il viso tumefatto di Cayco dopo la lotta con Luca aveva ancora qualche spazio libero che Galliano avrebbe coperto con molto piacere.
“Amico…sei un traditore di merda…tuttavia…lo siamo anche noi da oggi. Quindi poche chiacchiere, meno stronzate e cerchiamo di sopportarci almeno per oggi.”
Galliano fu chiaro e diretto. Il suo messaggio era riferito a tutti i presenti. Luca si allontanò. Thore e Galliano invece erano particolarmente curiosi di sapere alcune cose di Cayco.
Thore soprattutto, non riusciva ad immaginare in che modo si fosse procurato quelle migliaia di ferite lungo tutto il corpo. Quando Cayco raccontò loro che si era sottoposto ad un’escissione rimasero quantomeno sconvolti.
Thore in particolare ne fu quasi ossessionato. Iniziò a porgli una serie di domande sul procedimento e i tempi di guarigione che comportava un’escissione.
Luca accanto a Spam e Siege riuscì ad ascoltare parte del racconto. Senti Galliano intervenire nel discorso tra Thore e Cayco.
“Dunque ti sei fatto menare da quel tipo senza la protezione della Nano5-#2? Deve fare un male cane!”
Thore continuò a fissare Cayco mentre nella sua testa qualcosa stava cambiando.

Galliano


Torre 1, Piano occulto, ex prigione di Farnese

Mira si ritrovò nel vuoto dopo che l’ultimo vetro andò in frantumi. Iniziò a cadere lungo la parete della Torre. Un volo di oltre sei chilometri che non avrebbe risparmiato neanche l’essere più potente, neanche colei che era dotata di una tecnologia così notevole come il dono o maledizione che le aveva lasciato suo padre Mercurio.

L’occhio di Mira fulmineo riuscì ad osservare una presenza nella Stanza Presidenziale. Era quello il momento di agire. Il corpo di Mira continuava a precipitare.
Era giunta in un batter d’occhio già agli Strati del Sesto Piano. Allargò le braccia e chiuse gli occhi. Dai tubicini del disco, applicato dietro le spalle, iniziò a ribollire rapidamente la sostanza trasparente le due piccolissime sfere. Queste sembrarono raggiungere il limite consentito da quel tipo di operazione. Le due piccole sfere blu si distrussero colorando il liquido trasparente di un grigio violaceo.
Dalle spalle della Cacciatrice si aprirono un paio di ali composte da più di una ramificazione metallica. Eppure non sembrava essere pesante il materiale di cui era composto.
Mira riprese immediatamente quota, nella sua testa l’immagine di quella piccola aquila le suggeriva i movimenti giusti per riprendere quota con l’aiuto dei potenti venti tagliati dalle tre Torri.
Farnese, Nina e Roma videro risalire Mira ad una distanza di almeno due trecento metri dalla Torre 1.
“Nina. Avevo studiato di questa arma. Ricordami perché è stata accantonata dal nostro Comandante?”
“Era un prototipo. A quanto pare le nanomacchine non erano ancora abbastanza potenti da sorreggere un uomo in volo. Roma. Ho visto i progetti delle ali di quel prototipo e ti assicuro che non sono quelle…”
“E’ chiaro! E’ opera di Mira.”
Si voltarono entrambi verso Farnese. La sua teoria o meglio, affermazione non poté lasciare Roma e Nina indifferenti.
Dopo un paio di giri in volo videro Mira tornare verso la Torre con le armi puntate verso di essa. Giunta a poco meno di cento metri sparò un’onda d’urto contro il vetro. La Cacciatrice sparì dalla vista dei tre.

Mira


Mira era a pochi metri dal finestrone dove vedeva chiaramente Andrei Damian che fissava il suo arrivo immobile al centro della stanza.
Mira sparo con la sua pistola una serie di proiettili. Decise negli ultimi venti metri di portare avanti le gambe per sfondare il vetro ormai incrinato. Il fragore che provocò la distruzione del vetro annunciò l’entrata di Mira che precipitò dritta contro la scrivania mandando in pezzi gran parte dei computer.
Migliaia di schegge di vetro si infilarono nel viso di Andrei Damian che non si mosse di un centimetro dal centro dell’ampia stanza. Osservò la Cacciatrice di taglie che si rialzava dal pavimento mentre le ali ritornavano al proprio posto.
“Fantastiche! Tu sei fantastica Mira! Non fraintendermi, ti preferirei morta dato che non mi servi più a nulla. Tuttavia sarebbe un delitto non darti il merito di essere un esemplare unico. Quelle ali…fantastiche! Sei riuscita a generarne un paio strutturate in modo completamente differente dal progetto originale…quella che indossi, è il prototipo arma a disco 05 non è vero? Fantastico!”

Mira si scrollava i frammenti di vetro da dosso mentre osservava il viso di Damian. Tutte le schegge di vetro e i migliaia di frammenti fuoriuscirono dalla carne come se non l’avessero mai neanche sfiorato. L’ultimo gesto di Damian fu quello di spolverarsi la spallina della giacca.
“Mira, Mira. La fonte del tradimento di tutta una squadra. Bisogna ammetterlo…”
“Taci Damian! Che ne dici se veniamo subito al dunque?”
Mira si lanciò come una furia verso l’uomo. Con un calcio schizzò lontano ciò che rimaneva della grande scrivania che fu di Manfredi.
“Mira prima di iniziare volevo solo avvisarti di una cosa…”
Solo un metro. Mira si ritrovò faccia a faccia con il nuovo Presidente di Rebirth.
“Sono già informata grazie!”
Un calcio in pieno petto fece volare contro la porta d’uscita Damian. La potenza del calcio gli aveva spezzato le costole bucandogli gli organi vitali. Mira si avvicinò al corpo dell’uomo lo prese per i capelli e lo trascinò verso la sezione di finestrone distrutta, ampia quanto tutta la parete.
“Meglio ripulire questa Torre dagli scarafaggi prima che si moltiplichino. Vediamo se anche tu sei bravo a volare.”
Mira giunse sul bordo del finestrone, un vento forte stava risucchiando fuori qualche oggetto caduto a terra dopo la sua entrata spettacolare. Il vento tirò verso il bordo del finestrone anche una serie di quaderni. Tre di questi li portò via il vento mentre l’ultimo si incastrò ai piedi di Mira aprendosi. Le pagine si sfogliarono rapidamente mostrandone alcuni disegni. Il tratto era quello di un bambino, i disegni rappresentavano per lo più due persone in camice bianco e poi l’immagine di lei…sua madre. Quelli erano suoi disegni. Sapeva bene di non averli mai fatti con le proprie mani. Eppure erano i suoi.
“Questi sono…”
Mira pensò a Kara, forse quelli erano i suoi quaderni, forse la bambina era abituata a disegnare in quella stanza fredda e scura. Si abbassò per raccogliere il quaderno quando una mano le bloccò il braccio. Era Damian che le stava sorridendo mentre lo teneva ancora fermo per i capelli. Mira abbandonò la presa cercando con il tacco di colpirlo in testa. Vide Damian che con estrema agilità si diede uno slancio con le gambe e le braccia per rimettersi nuovamente in piedi. Mira non glielo permise. Allungò un calcio sul fianco prima che potesse ritrovarsi retto sulle proprie gambe. L’uomo si ritrovò accucciato sul pavimento.
“Vediamo chi di noi sopravvive che ne dici?”
Con questa sfida Damian partì come partono i centometristi, lanciandosi contro Mira. Un breve salto e si ritrovò abbracciato alla Cacciatrice. Entrambi i corpi iniziarono a precipitare lungo la parete della Torre 1.
Nina era saltata sul bordo del finestrone per controllare che l’entrata di Mira fosse riuscita. Non poteva credere ai suoi occhi. Vide precipitare due corpi dalla stanza Presidenziale.
“Mira e Damian stanno precipitando!”

 

Zona 5

Nadia rientrò nel pub Green Fairy. Non c’era traccia di Kaory.
Pellegrino diede un’occhiata in giro. Erano le prime ore pomeridiane e comunque visti gli ultimi accadimenti difficilmente quella sera si sarebbe riempito di gente il locale. Kaory era nascosta nella sua stanza quando vide rientrare Nadia e Pellegrino.
La donna aveva preparato tutto per bene. Era sparso lungo il locale quasi tutta la sua scorta del suo prezioso Ancient Earth, la bevanda mortale che in gran parte del mondo veniva utilizzata come carburante per grandi macchinari, ma che lavorata e filtrata con cura diventava qualcosa di più vicino ad una buona birra alcolica per i Cacciatori di Taglie che ne sopportavano la velenosità.
Kaory aveva piazzato le bottiglie come cariche esplosive pronte ad esplodere. Non le importava di perdere tutto. Non sarebbe più riuscita a vivere su un isola che sfornava mostri come quei due che un tempo erano suoi vecchi amici.
Kaory notò qualcosa che non andava. Nadia teneva tra le braccia un bambino. Come era possibile. Dove aveva preso quel bambino. Non poteva essere il piccolo Anco che aveva appena lasciato tra le braccia di Agnes.
“Non è possibile!”
Kaory si portò la mano davanti la bocca per evitare che qualsiasi rumore ne uscisse. Pensò che forse poteva essere la bambina appena avuta da Evi. Agnes le aveva raccontato l’incredibile storia dell’incidente e del parto improvviso.
“Per la miseria questo non ci voleva!”
Kaory continuava a stringere tra le mani l’innesco di una piccola carica che Dakhar le aveva dato poco prima in modo che potesse agire da sola. Voleva bruciare tutto, più tardi si sarebbe unita definitivamente ai Ribelli. Però l’inattesa comparsa di quella bambina tra le braccia di Nadia cambiò le cose. Kaory rilassò pian piano la mano destra fino ad abbandonare definitivamente l’innesco poggiandolo su un tavolo al suo fianco. Kaory continuò a spiare e si accorse che Pellegrino era scomparso dalla stretta visuale.
“Dove maledizione sei finito?”
Il sangue di Kaory si gelò quando vide Nadia fissarla dal centro del pub. Possibile che si era accorta di lei?
Un colpo pesante scagliato alla porta sbatté a terra Kaory.

Pellegrino


Pellegrino era li davanti ai suoi piedi. Si guardò in giro entrando fino in fondo la piccola stanza e in quella successiva più piccola. Prese Kaory per i capelli e rialzandola da terra, la trascinò fuori nel locale sbattendola nuovamente a terra…ai piedi di Nadia.
Pellegrino scosse la testa. Non c’era traccia del bambino.
“Tesoro…che sta succedendo? Parlami.”
La tranquillità di Nadia incuteva maggior timore. Kaory avrebbe preferito che si fosse scagliata subito contro di lei piuttosto che sopportarne il successivo interrogatorio.
Nadia consegnò la neonata Luna nelle mani di Pellegrino.
“Kaory…tesoro…te lo chiederò solo una volta. Dove hai nascosto mio figlio?”
“E’ al sicuro. Lontano da voi due.”

Nadia


Pellegrino non assistette alla scena, si portò davanti una delle finestre che dava sulla strada completamente deserta dagli ultimi avvenimenti. Teneva la bambina in braccio, ma non la guardava, non le rivolse neanche un solo sguardo. Sentì un grosso fragore alle sue spalle. Probabilmente Nadia aveva lanciato contro il bancone la sua vittima. Quello sarebbe stato il primo di una serie di colpi. Non l’avrebbe uccisa, non ancora pensò Pellegrino. Voleva prima recuperare quel bambino frutto di un rapporto tra lei e Manfredi e studiarne la forza, la resistenza e quant’altro. Tuttavia sperò che uno dei colpi di Nadia lanciato con più fervore contro l’amica, l’avesse uccisa senza svelarne il luogo in cui aveva nascosto il piccolo Anco.

il disegno di Mira in volo è di

Claudio Avella


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