“N — A — N — O”

t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

66°
Cap.

Torre 1, 7° Piano 5° Strato

Mira, Nina e Roma riuscirono a raggiungere il Piano Presidenziale costringendo i civili presenti nella cabina a seguirli fino in cima. Il Quinto Strato era anche il luogo dove Mira e Nina abitavano.
Nel caso della Torre 1 uno Strato in più fu costruito esclusivamente per ospitare gli uffici Presidenziali. Non rimaneva altro che trovare il modo per arrivarci senza l’utilizzo dei classici codici di permesso.
Mira ebbe un’idea e guidò Roma e Nina verso il proprio appartamento. Una volta dentro furono attaccati da quattro Guardie delle Torri. Mira ricevette subito il calcio dell’arma sul viso. Non si scompose più di tanto. Prese il braccio della Guardia e lo spezzò senza pensarci due volte.
Usciti dal corridoio che dava nel salotto Nina si lanciò contro una delle Guardie mentre Mira proseguì per la sua strada senza occuparsi delle altre Guardie.
Roma entrò lentamente e prima di proseguire spostò con un calcio la Guardia con il braccio spezzato che urlava dolorante. Chiuse la porta alle sue spalle. Sapeva che le nanomacchine avrebbero fatto il loro lavoro nel giro di qualche minuto. Però non avrebbe di certo attaccato un avversario in quelle condizioni. Decise di occuparsi delle altre due Guardie che si precipitarono su di lui.
“Avete le armi e non le usate…grosso errore!”
Roma bloccò il braccio della prima Guardia che si era scagliata contro di lui. Con un rapida mossa lanciò una ginocchiata nei testicoli alla seconda vittima che si avvicinò un istante dopo. Una testata lo stese definitivamente. Non rimaneva che mettere a posto la Guardia che per primo l’aveva attaccato. Il ragazzo non aveva altre scelta, lasciò cadere l’arma e colpì Roma al fianco con un pugno. Roma sentì due costole venir meno. In tutta risposta scagliò un pugno sulla testa del mal capitato.
Nina intanto aveva mitragliato di pugni il suo avversario e con un calcio finale lo lanciò verso Roma. Il Capitano dei Cacciatori lo fece scontrare con il proprio avversario.
Ci fu un breve sguardo di intesa con Nina, la Cacciatrice si lanciò sul pavimento con le mani in testa. L’arma a disco di Roma si era attivata. Dalla canna corta uscì un’onda d’urto che spazzò via le tre Guardie ormai K.O. compreso parte dell’arredamento di Mira che si schiantò contro la grande vetrata monitor. Nina ne uscì leggermente stordita.
“Dovevi devastare tutto l’appartamento per tre buffoni come questi?”
Alle spalle di Roma comparve la quarta Guardia con il braccio ancora pendente. Nina spazientita consigliò al collega di non muoversi.
Con la tranquillità di chi vuole scrollarsi da dosso qualche capello dalla spalla, tirò fuori una sfera blu grande poco meno di un pungo. La lanciò con forza sulla bocca del mal capitato. Questa si aprì coprendogli naso e bocca. In debito d’ossigeno la Guardia tentò invano di staccarsi dal viso quell’impasto divenuto come pietra in pochi secondi. Roma mise fine alle sue sofferenze con una gomitata nello stomaco.

Nina e Roma


“Non vorrai ucciderlo Nina?”
La ragazza buttò gli occhi al cielo prima di avvicinarsi alla propria vittima.
“No, no, certo che no…cosa te lo fa pensare?”
“Nulla…E’ questa tua apatia che mi spaventa ogni tanto.”
La ragazza si avvicinò alla guardia mentre sfilava da un bracciale posto sul polso sinistro due cerchietti fatti apparentemente di carta verde. Con una piccola pressione delle dita li sciolse in una sostanza che ammorbidì la trappola blocca respiro della Guardia.
“Questa me la riprendo…Roma hai fatto un casino qui dentro.”
“Inizia a rassettare se vuoi, magari ci vediamo più tardi.”
Roma passò di fianco Nina e si diresse da Mira.
“Fottiti Capitano!”
I due Cacciatori si diressero alla destra dell’entrata ritrovandosi in una sorta di giardino artificiale dove con tutta probabilità Mira si allenava quando poteva. Sulla parete di fronte vi era un’apertura, probabilmente una stanza segreta. Roma se ne accorse semplicemente dal fatto che parte della parete era rientrato a mo di porta.
Nella stanza videro Mira seduta davanti ad un monitor. Nina notò attaccati alle pareti una serie di armi vecchia generazione. Tra cui il prototipo di un’arma a disco per il volo. La stessa arma fu accantonata non soltanto per alcuni difetti riscontrati, ma anche perché nessuno era ancora in grado di utilizzarla nel breve tempo che ne richiedeva una via di fuga o di un attacco. Nina ne fu travolta.
“Mira questa è…la versione 05 dell’arma a disco per il volo! Per gli Dei non ne avevo mai vista una.”
Roma si avvicinò a Mira per controllare ciò che stava facendo al monitor.
“Come possiamo aiutarti?”
“Lo state già facendo.”
La donna continuava imperterrita a scrivere dati sul pc mentre uno schema delle Torre 1 veniva sezionato punto per punto in cerca di un passaggio per lo Strato Presidenziale in cui non ci sarebbe stato bisogno dell’ascensore.
“Niente da fare. L’unico modo per arrivare nella stanza di Andrei Damian è il maledetto ascensore privato. E quello di certo sarà bloccato.”
“Mira. Qualcosa non mi quadra del tutto. Osserva la sezione dedicata al piano Presidenziale. Guarda qui!”
“Cosa devo guardare? Non c’è nulla al di sopra della sezione.”
“Appunto! Nulla. Questi che stai guardando se ho ben capito sono i piani strutturali della Torre 1. Te ne avrà dato accesso libero il Comandante Vincent giusto?”
Mentre Nina continuava a fissare le vecchie armi Roma si fece spazio al pc di Mira.
“Guarda questi progetti. Sono quelli della Torre 2 e della Torre 3. All’apice ci sono i nano pannelli ad energia solare. Nella Torre 1 non risultano.”
“Vuoi dire che oltre lo Strato Presidenziale esiste un piano occulto?”
“Direi di si! Magari non ci sarà di aiuto, ma…”
“Se è così come dici forse Damian è li che si nasconde…”
Il monitor di Mira improvvisamente iniziò a subire interferenze.
“Come è possibile che accada? Questo pc non è collega alla rete delle Torri se non quando si digita.”
Anche Nina incuriosita dal fatto si avvicinò a Roma e Mira.
“Ragazzi forse hanno trovato il modo per impedirci di fare ricerche.”

“Roma ha visto giusto! Esiste davvero un piano occulto. E’ stata la mia prigione per più di quattro anni.”
La voce distorta e metallica divenne lentamente chiara mentre un’immagine compariva sul monitor al posto dei dati sulle Torri. L’uomo sul monitor era Farnese.
“Vi darò io una mano a raggiungere Andrei Damian.”

Farnese


Prossimità della Sacca di Contenimento, rifugio dei Ribelli

Mya faceva strada a Evi e alla sua bambina. Erano dirette al rifugio. Una volta giunte li Mya sarebbe tornata ad aiutare Agnes, Dakhar, Anzori e Agar nella messa in sicurezza dell’area nei pressi della Zona 5.
Mya segnalò il proprio arrivo ai sorveglianti, ma non ebbe risposta. Provò a comunicare con Marco che da solo si occupava delle comunicazioni da un capannone al porto sud di Rebirth. Confermato anche da parte di Marco la perdita di contatti con l’entrata nella Sacca di Contenimento.
“Ma che fine hanno fatto? Proverò a chiamare direttamente Silvia o il primo che mi risponde li giù. Che ne dici Evi?”
Mya si voltò e non fece in tempo ad urlare il pericolo all’amica perché la stessa Evi mise in guardia Mya.
“ATTENTA ALLE SPALLE MYA!”

Mya


La ragazza si voltò prontamente, ma non abbastanza velocemente da evitare la mano di Pellegrino stretta alla gola.
Evi si ritrovò di fianco la stessa donna che le aveva salvato la vita poco dopo l’incidente. Quella donna tanto misteriosa quanto inquietante. Evi rimase immobile li dov’era.
“Che creatura carina…Vedo che ti sei ripresa piuttosto rapidamente.”
Nadia accarezzò i capelli di Evi che quasi non respirava. Davanti ai suoi occhi Mya stava soffocando sotto la stretta di Pellegrino.
“Immagino la gioia, la gratitudine che ti hanno invaso quando ti sei sentita tirar via dalla morte. Guardati adesso! Sei viva e tra le tue braccia hai il frutto di un miracolo.”
Nadia avvicinò la mano al viso della piccola Luna.
“Che cosa vuoi da noi?”
“Cosa voglio? Non è questo che mi aspettavo di sentire dopo quello che ho fatto per te.”
“Lascia andare la mia amica!”

Nadia


La voce di Evi era ferma e decisa. Tuttavia Nadia non ascoltò le parole della ragazza. Pellegrino aveva strinse ancora di più la morsa al collo di Mya. I piedi della giovane ribelle ormai non toccavano più il suolo. Nadia osservò la scena divertita poi si rivolse ad Evi.
“Qual è il tuo nome ribelle?”
“E-Evi.”
Nadia carezzava i capelli di Evi. La Ribelle avrebbe voluto difendere con le unghie e con i denti la sua piccola e la sua amica, ma con in braccio la bambina era come paralizzata.
“Dimmi Evi che nome hai dato a questo piccolo miracolo? Sai vorrei studiarne un po’ le caratteristiche, la forza e la…resistenza…Non devi temere la mia presenza.”
Evi non rispose, vide Mya lanciare qualche calcio al volo sul petto di Pellegrino, ma senza nessun risultato. L’urlo di Nadia fece sobbalzare Evi.
“TI HO CHIESTO QUAL’E’ IL SUO NOME!”
La bambina iniziò a piangere mentre nuove lacrime solcavano il viso di Evi.

Mya


Parco abbandonato confine Zona 4/Zona 5

Dakhar inginocchiato ai piedi di un albero era intento a fissare intorno ad un’enorme radice fuoriuscita dal terreno un sottile filo di metallo. La squadra diretta da Dakhar stava piazzando micidiali intrecci di sottili cavi di acciaio che avrebbero rallentato la corsa del nemico.
Ogni posizionamento veniva accuratamente riferito alla squadra e di conseguenza a Marco. Il giovane addetto alle comunicazioni avrebbe a sua volta comunicato il piazzamento delle trappole al resto della squadra.
Dakhar ricevette a sua volta da Marco una comunicazione sulla posizione di alcuni ordigni esplosivi piazzati a qualche chilometro di distanza da Luca, Spam, Siege e Cayco.
Un fruscio tra gli alberi mise in allerta Dakhar che bloccò le operazioni nascondendosi dietro l’enorme tronco. Tra le mani si passò ben stretto un segmento di cavo di acciaio pronto all’uso se fosse stato necessario. Quel rumore era sempre più vicino fino a quando ne scoprì la fonte.

Agnes, Anzori e Agar erano in attesa da qualche minuto dopo il secondo comunicato da parte di  Dakhar, la donna sciamano guardava tra gli alberi di fronte a se. Sapeva bene che il ribelle fratello di Anzori sarebbe sbucato da quel punto preciso. Conosceva bene il ragazzo e quanto fosse preciso nelle proprie azioni.
Sbucò qualche secondo dopo. Agnes sembrava preoccupata e ansiosa di guardare alle spalle del ragazzo. La notizia ricevuta sapeva di insolito.
La riconobbe subito. Era Kaory, proprietaria del Pub Green Fairy. Erano amiche da molti anni. La donna era una collaboratrice dei Ribelli da un’infinità di tempo. Nessuno alle Torri sapeva del doppio gioco di Kaory.
Nel suo Pub attraverso le discussioni che molte volte avvenivano tra i clienti riusciva a percepire interessanti informazioni che puntualmente riferiva a Tamla e Sara. Proprio da Kaory arrivò qualche anno fa l’informazione chiave sull’organizzazione del G 30 alle Torri da parte di Manfredi.
La donna portava nelle sue braccia un bambino. Sembrava preoccupata. Quando vide Agnes si rincuorò nuovamente.
“Kaory amica mia! Non ci vediamo da una vita…”
“Agnes devi ascoltarmi. Siete tutti in pericolo!”
Agnes guardò il bambino e di nuovo l’amica. Non aggiunse altro, lasciò che parlasse per raccontare gli ultimi avvenimenti.

Agnes


Prossimità della Sacca di Contenimento, rifugio dei Ribelli

“Luna…che nome carino. Posso prenderla in braccio?”
“NO! Scordatelo!”
Nadia strattonò Evi tirandola per i capelli.
“Forse non mi sono spiegata tesoro…Questa bambina la prenderò con o senza il tuo permesso!”
La rabbia di Nadia sembrava ripercuotersi su Mya. La stretta di Pellegrino si era fatta ormai insopportabile per la giovane ribelle.

Pellegrino


“Le spezzerà il collo e io penserò a spezzare quello della tua bambina se ti rifiuterai di darmela.”
“Non faresti del male alla mia bambina. Piuttosto uccidi me.”
Nadia si avvicinò al viso di Evi sussurrandole all’orecchio.
“Non potrei mai ucciderti…voglio vedere la sofferenza nei tuoi occhi quando spezzerò il collo alla bambina.”
“Co-cosa le farai?”
“Nulla, la curerò te lo prometto. E sarà anche in buona compagnia. Anch’io ho un bambino sai?”
Nadia protese le braccia verso la piccola mentre con un sorriso agghiacciante cercò, dal suo punto di vista, di placare le preoccupazioni di Evi.

Mya


Mya cadde al suolo senza fiato. La tosse e il bisogno di aria la tennero a terra per qualche minuto. Evi rimase li in piedi con le mani protese all’altezza del ventre. Nelle braccia non c’era più la sua piccola bambina.


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