“N — A — N — O”

t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

Konohenka wa Hitobito no kokoro itsumo moetataseru.
Toki doki sore wa aru cicara wo Shoujiru kono aru cicara wa hitobito wo dakaru saseru.
So shite giseisha wo umidasu genin to natteiru.
Konna giouchiou no naka de. Mira no yakuwari wa donna mono ka.

29°
Cap.

“Fausto svegliati per favore! Svegliati! Che è successo li fuori?”
Il ragazzo stava rinvenendo mentre Sara continuava a chiamarlo con insistenza.
“Sara, Galbo! E’ stato Galbo!”
Ancora stordito, riuscì comunque a raccontare ai presenti quello che era avvenuto fuori pochi minuti prima.
“Sara credo che darà del filo da torcere a Tamla da oggi in poi. Non è più affidabile.”
“Fausto…al momento Tamla e Amauri sono in pericolo! E’ attivo il codice OUT. Credo che Galbo sia con loro al momento.”
Fausto si alzò rapidamente da terra barcollando ancora per lo stordimento post scarica elettrica.
“Yuri andiamo ad aiutarli!”
“No! Verrò io!”
Sara iniziò a prepararsi per andare insieme a Fausto in aiuto di Tamla e Amauri ma si aggiunse un’altra voce.
“Sarò anche io dei vostri!”
“Agnes no! Abbiamo bisogno di occhi dall’alto e tu sola puoi guidare Lia!”
“Sara. Ho spinto Lia fuori dai confini di Rebirth, verso Nuova Napoli. Non potrà esserci di aiuto!”
“Vuoi dire che…Tamla ti ha chiesto…”
“Si mi ha chiesto di fare ancora un tentativo per rintracciare Leone e Luca.”
“Capisco. Allora Agnes. Ti chiedo di restare qui in caso arrivino buone notizie dal gruppo di Leone.”

I colpi dei pugni, le urla degli attacchi di Sienna echeggiavano nette nell’aria. Mira e Tamla tesi faccia a faccia cercavano di comprendere uno l’improvvisa mossa dell’altro dopo le ultime parole del Capo Ribelli.
“Vuoi che faccia io le domande che vorresti farmi tu?”
Tamla allentò ancora un po’la presa sulla donna alzandosi poi da terra. L’uomo stese la mano per aiutare Mira a rialzarsi.
“Ferma i tuoi uomini!”
Mira si rialzò lentamente dopo aver scansato con un colpo, infastidita, la mano di Tamla.
“Cosa ti fa pensare che la tua frase d’effetto abbassi la mia guardia?”
“Mira! So chi sei veramente! E anche tu dovresti sapere chi sono io. Possibile che non ricordi?”
Tamla fece un passo indietro per permettere a Mira di rialzarsi del tutto dal terreno.
“So quello che è successo 37 anni fa. Non voglio farti del male…non adesso comunque! Il nostro scopo durante il Consiglio dei 30 sarebbe stato quello di rapire TE e portarti da noi Ribelli. Voglio spiegarti cose che con tutta probabilità saprai già. La verità è che… sei un arma pericolosa per tutti noi!”
Mira era veramente colpita in pieno. Qualcuno sapeva, qualcuno conosceva il suo segreto.  Ancora più scioccante era stato sentire quelle parole  – sei un’arma pericolosa! -
“Tu—come conosci tutto questo?”
“Per favore ferma i tuoi uomini! Ti spiegherò tutto, non abbiamo molto tempo.”
Mira scossa e interdetta si rivolse ancora verso Tamla.
“Tu hai parlato di arma. Io…sarei un’arma?”
“Mira non è così semplice. Ti dirò tutto quello che so, però…”
“Che differenza potrà mai esserci fra voi Ribelli e Manfredi se tanto bramate QUEST’ ARMA?”
“Mira! Non volgiamo usarla…”
Tamla guardò dritto negli occhi la Cacciatrice di Taglie.
“Vogliamo distruggerla!”

Sienna continuava a minacciare Amauri con il puntale d’acciaio, l’uomo con la mano ferita si premeva la spalla trafitta. Continuava ad evitare i colpi della ragazza con i calci. Pochi metri più in la Galbo e Paul erano grondanti si sangue in volto. La lotta sembrava alla pari e Galbo cercava di provocare il suo nemico in tutti i modi.
“Dimmi un po’ le macchinine che hai nel corpo non dovrebbero renderti invincibile? Non mi sembra tu abbia tutta questa forza aggiunta.”
Galbo prendeva in giro l’avversario che non sembrava esserne particolarmente colpito. Paul continuava a tenere stampato sul volto un sorriso inquietante.
“Mi sto solo scaldando con te. Era da tempo che non pestavo uno sporco ribelle! Voglio godermi minuto per minuto questo combattimento. Prima mi sfogherò per bene con te poi ti farò a pezzi. Lascia che mi diverta ancora un po’per favore, fatti massacrare lentamente!”
Galbo approfittò del momento di distrazione di Paul, intento a tirar via dagli occhi il sangue in eccesso, per rotolare a terra e prendere l’arma del nemico.
“Diciamo che finisce qui cacciatore del cazzo!”
Galbo poggiò l’arma discoidale sull’avambraccio. Questa si applicò direttamente nelle carni dell’uomo bloccandosi automaticamente. Galbo urlò dal forte dolore ma riuscì comunque a puntarla contro Paul ma nessun colpo uscì da essa. L’uomo sentiva un fastidio ed un dolore indescrivibile al braccio. Qualcosa stava arrivando all’osso, lo percepì chiaramente. Era come se quell’arma stesse prendendo possesso del suo braccio.
“Smettila idiota! Non giocare con le armi se non sai come usarle.”
Il ribelle effettivamente non sapeva dove fosse il grilletto. Quell’arma era completamente liscia, alla base era fuoriuscita una piccola canna da cui sarebbero dovuti partire colpi mortali. Insomma non propriamente convenzionale ai suoi occhi.
Paul intanto si riavvicinava pericolosamente a lui con lo sguardo assassino e quel sorriso stampato. Un contrasto che ne mostrava una figura totalmente fuori di testa.
“Solo i Cacciatori possono usare queste armi! Forse ti mancava questa informazione?”
Galbo a quel punto strappò dal suo braccio l’arma. Questa volta strinse i denti sopportando il dolore. Lo impugnò come fosse un bastone pronto a schiantarlo sulla testa del cacciatore.

“Sienna, Paul fermatevi!”
Mira urlò l’ordine ad entrambi i cacciatori. Sienna, Amauri, Paul e Galbo videro la donna in piedi di fronte al proprio nemico che segnalava loro di fermarsi.
Lo sguardo di Mira ritornò su quello di Tamla.
“Vuoi eliminare l’arma hai detto? Sono parole tue!”
Tamla continuò a fissare la donna dritta negli occhi.
“Si!”
“Cosa ti fa pensare che adesso ti lasci andare via vivo da qui?”
“Perché ti conosco meglio di quanto tu possa immaginare. Conosco la tua vita, so quello che hai passato so bene…”
“Taci idiota! Cosa potrai mai conoscere di me? Chi sei?”
“Conosco abbastanza da tentare un approccio come questo, abbastanza da catturarti durante il G 30 e portarti tra le nostre fila!”
“Cosa? Ma che…”
Mira fece un passo indietro incredula. Possibile che le stesse accadendo una cosa del genere? Quella notte era venuta in cerca dei Ribelli per avere spiegazioni, per capire, per prendere una decisione che le avrebbe cambiato probabilmente la vita. Eccola lì ora, ferma davanti al Capo dei Ribelli. Il suo più alto nemico le spiattellava in faccia una verità raccapricciante confermando allo stesso tempo tutte le sue paure, le stesse che la tormentano da anni. In un flash Mira rivisse la scena che trentasette anni prima le aveva sconvolto la vita.

-La mano di quell’uomo sconosciuto che gli si avvicinava al collo, la madre a terra che tentava di lanciarsi contro quella minaccia con l’abito nero. Poi la rabbia, la ferocia scatenata nel suo animo e il volto di quello stesso uomo che iniziava a contorcersi diventando in pochi secondi una maschera di sangue. Sembrava che qualcosa volesse uscire con forza da ogni parte del suo corpo. Lo sguardo di quella bambina si rivolse alla mamma. Il volto di Monica stava subendo lo stesso strazio. Poi le urla, migliaia di urla intorno a lei.-

“Capitano allora! Posso fare a pezzi questo ribelle schifoso!”
“Stai zitto Paul! Maledizione non vedi quello che succede?”
“Sienna, sorella, vedo solo che ci siamo fermati e continuiamo a guardarci in faccia!”
Galbo teneva gli occhi sul nemico e ogni tanto sbirciava Amauri ferito anch’esso teso di fronte a Sienna che aveva smesso di attaccarlo.
Galbo schiacciò il mento sulla clavicola, la mossa non destò l’attenzione del cacciatore, un istante dopo col dito medio alla base del pollice comunicava con Amauri.
“Sei in difficoltà?”
La risposta di Amauri arrivava molto lentamente, la ferita profonda nella mano dell’uomo non gli permetteva di premere con facilità alla base del pollice per il forte dolore.
“Tu che ci fai qua? Dove è finito Fausto!”
“Non mi sembra il momento questo! Vedo il nostro Capo Ribelli ha fatto un’altra delle sue cazzate! Invece di eliminare quella maledetta ci sta parlando! E’ incredibile!”
“Galbo maledizione! Non hai capito nulla di tutto quello che riguarda Mira!”
“Certo! Ho capito! Se si tratta di un’arma così pericolosa, perché non ucciderla subito allora?”
Amauri innervosito dalla segnalazione di Galbo premeva sempre più forte alla base del pollice per rispondere, la mano in questo modo perdeva ancora più sangue.
“Ma cosa ti sta succedendo, cosa ti è preso! Hai svelato l’identità di Tamla hai mandato tutto a monte!”
“Eravate in trappola non c’era granché da fare credimi!”

Sienna osservava il proprio nemico, la mano perdeva copiosamente sangue e il ribelle non faceva nulla per fermare l’emorragia.
“Ehi tu! Cos’è ti stai suicidando? Preferisci morire anziché affrontarmi?”
La ragazza scoppiò in una risata che attirò anche l’attenzione del fratello.
“Sienna che succede?”
“Nulla, nulla fratellino! Credo che non faticherò molto ad eliminare questo idiota!”
La scena risultava strana a tutti i presenti. Il Capo Ribelli e il Capitano dei Cacciatori di Taglie parlavano fra loro senza più combattere. Nella scena successiva Tamla tendeva la mano verso Mira.

“Non ho bisogno di questo! Ho dato la mia parola. Tu manterrai la tua!”
Tamla abbassò la mano ancora incredulo.
“Manterrò la mia parola Mira! Ora dobbiamo trovare una soluzione per tutto questo.”
“I miei uomini faranno ciò che dico non temere! Piuttosto, il bestione lì non mi sembra molto affidabile. Ti ha smerdato senza pensarci due volte!”
“L’avrei lasciato a voi e alle celle delle Torri mentre agivamo ma a quanto pare in queste ore non si fanno prigionieri da parte vostra. Solo morti!”
Tamla era piuttosto amareggiato. Faceva ovviamente riferimento alla recente perdita di Silvia.
“La ragazza ora è…”
“So dove si trova! Avete portato via il corpo di Silvia. Lasciate almeno che i genitori la rivedano e le diano una degna sepoltura.”
Mira prese una delle due pistole posizionate dietro la schiena sfilandola via e puntandola alle caviglie dell’uomo, il segnale successivo di Mira tranquillizzò Sienna e Paul che ne compresero l’ordine.
“La vostra amica Silvia è la sorella di uno dei miei, Giulia. La ragazza è…”
“FERMATI!”
Un urlo in lontananza e uno schianto improvviso sull’arma della cacciatrice fecero esplodere un colpo diritto alle manette plastiche che andarono in frantumi!
La voce era quella di Sara che comparve alle spalle di Mira. La cacciatrice le puntò subito l’arma contro. A pochi metri da loro, Fausto era comparso fra Amauri e Galbo, quest’ultimo fissò Fausto e fu ricambiato. Lo sguardo del ragazzo era furioso.

“FERMI! TUTTI FERMI!     Non fate nessuna mossa. Sara fermati! Anche tu Mira abbassa quell’arma!”
Tamla cercò di non far scatenare un massacro, la tensione era palpabile.
“State bene?”
“Si tutto ok credimi! Ti spiegherò tutto. Ora però stai calma Sara!”
“Ma sei impazzito? Hai svelato il mio nome!”
Mira sorrise mentre abbassava la pistola.
“Calmati bionda! Il tuo amicone laggiù ha svelato anche il nome del famigerato Tamla!”
Sara era sconcertata, possibile che tutto fosse stato rivelato? Possibile che tutto era finito? Pensò.
Tamla ormai libero dalle manette plastiche raggiunse la donna.
“Calmati Sara, non è ancora tutto finito.
“Tamla spiegami che sta succedendo, lei ti stava per sparare…”
“No! Voleva liberarmi dalle manette. Ora dobbiamo immediatamente ritornare al porto, c’è molto da fare.”
Mira fece cenno a Sienna e Paul di allontanarsi dai ribelli e raggiungerla. Amauri, Galbo e Fausto non credevano ai loro occhi.
Sara ascoltò le prime parole che Tamla che tentò di riassumere tutto l’accaduto. La donna ad un certo punto si allontanò dall’uomo raggiungendo alle spalle Mira.
La Cacciatrice di Taglie si voltò trovandosi faccia a faccia con Sara.
“Problemi?”
Un violento schiaffo raggiunse la guancia sinistra di Mira.
“Assassini!”
Mira non fece nulla, accusò il colpo senza rispondere. Le due donne rimasero faccia a faccia per un po’. Sienna e Paul videro l’improbabile avverarsi. Rimasero inchiodati a terra per lo stupore. Sara si voltò allontanandosi da Mira, la cacciatrice le prese il polso trattenendola ancora. Sara sprezzante si rivolse ancora verso Mira.
“Cosa vuoi fare? Farmi a pezzi? Vuoi uccidermi a sangue freddo?”
“Una tua copia è alla Torre. E’ una giornalista americana e non puoi essere tu, la voce è differente. Se avete altri Ribelli insediati nelle Torri devo saperlo ora!”
Sara strattonò Mira liberandosi dalla morsa. Sapeva che stava parlando di sua sorella  Claudia.
“Lei non centra, non permetterti di…”
Tamla la raggiunse rapidamente fermando l’irruenza della donna.
“Sara calma, non aggiungere altro ti spiegherò io. Sei sconvolta ora non dobbiamo perdere altro tempo. Il piano non cambia ho appena avvisato al porto; è stato annullato il codice OUT.
“Al porto! E’ li che stavate dunque?”
Mira sembrava divertita. Silvia si voltò furiosa verso la donna come a sfidarla. Tamla la tranquillizzò cingendola con un braccio.
Sienna e Paul raggiunsero il loro capitano incontrando a metà strada Tamla e Mira che si dirigevano verso i loro amici.
“Sienna Paul, c’è un cambio di programma.”
“Capitano ma che sta succedendo? Stavo frantumando quel ribelle maledetto!”
Mira guardò il volto tumefatto e sanguinante di Paul.
“Più che frantumarlo ho l’impressione che ti stavi solo divertendo con lui. Come al tuo solito hai mollato l’arma. Ascoltatemi bene ora! Ho bisogno di sapere se siete o no con me adesso? Quello che sto per dirvi non vi piacerà. Non vi piacerà affatto!”

“Tamla, non dirmi che…”
“Si Amauri si!”
L’uomo si inginocchiò ferito e sorridente mentre Fausto chiedeva spiegazioni ulteriori.
“Fausto dobbiamo aggiungere delle modifiche al piano.”
“Quindi si farà?”
“Si!”
Tamla e Silvia si voltarono verso Galbo che era a cento metri di distanza dal gruppo.
“Galbo! Dimenticherò quello che è successo oggi. Però ho bisogno di sapere se sei dentro o fuori!”
“Bene! Il grande capo perdona!”
“Idiota di un bestione ma che ti succede? Perché ti stai comportando in questo modo? Stai disonorando il nome di Farnese. Tuo fratello è morto per questa causa! Lo capisci questo?”
Sara si rivolse infuriata nei confronti di Galbo.
“Non parlare di mio fratello!”
Galbo arrabbiato puntò il dito contro la donna.
“Non parlare di lui, non ne hai il diritto! So benissimo quello che ha fatto! Nessuno meglio di me sa quello che ha fatto per voi!”
“E allora Galbo perché hai fatto questo?”
Galbo non rispose alla domanda diretta.
“Non mi avete preso! Io sono con voi. Sono sempre stato con voi ma non mi va di essere comandato da un buono a nulla come Tamla!”
Sara tirò un lungo profondo respiro per controllare la rabbia dettata dall’indignazione.
“Tamla un buono a nulla? E’ stato lui che ci ha portati fino a questo punto! E’ stato lui a preparare il piano di attacco. Dimmi perché solo ora ti risulta un buono a nulla?”
Fausto si fece avanti interponendosi fra i due.
“Galbo se non possiamo fidarci più di te è meglio che tu abbandoni i Ribelli!”
“E’ questo che pensi Fausto?”
“Dimmi quello che pensi tu!”
“Penso che siamo soli! Penso che siamo in pochi e penso che nessuno mai accorrerà più in nostro aiuto. Mi fido di mio fratello Leone ma a Nuova Napoli deve essere successo qualcosa di grave, forse sono stati scoperti! Come possiamo pensare di vincere in queste condizioni, soprattutto se un buono a nulla come te…”
Galbo si rivolse a Tamla.
“…non ha le palle per sparare al capitano dei cacciatori di taglie! Penso che Tamla ci porterà tutti al massacro! Ecco cosa penso!”
Galbo osservò gli sguardi di Tamla, Sara e Amauri ancora in ginocchio dolorante e per ultimo l’amico Fausto. Fece un passo indietro voltandosi, Tamla capì che stava per abbandonarli.
“Galbo aspetta! Non mi interessa il comando! Non ho mai chiesto io di comandare i Ribelli. Siete stati tutti voi ad attribuirmi questo –incarico- io non ho nessun interesse a dare ordini. Quello che voglio, è annullare i piani di Manfredi. Siamo in pochi a combattere? Hai ragione! Non abbiamo avuto l’aiuto che ci aspettavamo da Leone ma non per questo annulleremo i nostri piani e non credo abbia bisogno che ti spieghi il perché! Credevo avessi compreso tutto questo! Vuoi il comando? Prenditelo! E non lo dico tanto per accontentarti. Lo sai che ho troppo rispetto per te. Non abbandonarci adesso! Sei fondamentale per questo gruppo!”
Galbo ascoltò Tamla fino in fondo ma non si voltò, l’uomo lasciò il gruppo scomparendo fra gli alberi del parco abbandonato.


30°
Cap.

Fuori dalla Torre 1 la grande porta dell’ascensore, posta sul lato della struttura, si chiuse inglobandone le motociclette. Lì fuori Mira si trovò nuovamente faccia a faccia con Sienna e Paul.
“Non sei obbligato ad obbedire a questi ordini. Non ti chiedo questo favore come tuo capitano, Paul. Quello che voglio è occuparmi di una persona prima che sia troppo tardi e per farlo sarà necessario il loro supporto.”
“Ma Capitano! Noi siamo il suo supporto! NOI! Non si fida più dei suoi uomini?”
“Al contrario Paul mi fido ma non posso compromettervi fino a questo punto.”
Sienna aveva le braccia conserte e la testa bassa, trovò però il coraggio di parlare. La ferita al labbro era ormai guarita.
“Però l’ha fatto! Ci ha compromessi! E poi capitano come pretende che staremo con le mani in mano quando i Ribelli la porteranno via.”
“Sienna ti ho svelato il piano perché non potevo farne a meno a questo punto. Ho i miei buoni anzi ottimi motivi per farlo. Comunque me la saprò cavare. Vi chiedo solo di non intralciarmi. Agirò da sola!”
“Capitano chi è questa persona di cui si vuole occupare? Se ha trovato un compromesso con quel tipo vuol dire che…loro sanno che è vivo? L’hanno convinta a liberarlo? Vuole liberarlo?”
“No Paul. Non si tratta di Farnese. Ora però dobbiamo rientrare. Ne parleremo insieme agli altri. Deciderai allora cosa fare.”
I tre si diressero verso gli ascensori che li portarono al piano inferiore verso la sala operativa dei cacciatori di Taglie.
Da lontano Mira vide uno dei suoi, Chaco, che tentava di riparare la porta d’entrata sfondata qualche ora prima da lei stessa. Il ragazzo intravide i tre avvicinarsi e lasciò subito quello che stava operando.
“Capitano! Perché ha interrotto le comunicazioni!”
“Chaco calmati eravamo evidentemente impegnati in azione. Entra che dobbiamo parlare!”
Chaco fermò l’avanzata di Mira.
“Capitano, non so come dirle che qui…”
Dalla Sala uscì il venticinquenne Thore che si era accorto dei movimenti fuori la stanza.
“Capitano! Vada via!”
Mira osservò seria l’atteggiamento di Thore. Il cacciatore solitamente silenzioso trasmise nelle sue parole e sul suo volto preoccupazione ed allarme.
“Che sta succedendo Thore?”
“Sienna, Paul andate via con lei. Portate via il Nostro Capitano!”
Mira non si lasciò spaventare da quelle parole e fece da parte i due uomini entrando nella sala operativa.
“Finalmente! E’ tornata!”
Mira, Sienna e Paul osservarono Ian Bashir posizionato dietro la scrivania completamente sgombra dal caos, al suo fianco Erika. Lo sconcerto raggiunse Mira quando vide la striscia rossa che correva lungo la tuta del ragazzo, il colore indicava il grado di Capitano appena acquisito.

Al porto sud dell’isola di Rebirth il ritorno di Tamla, Sara, Fausto e Amauri fu accolto calorosamente da Agnes e Marco che fino ad allora avevano temuto il peggio dato anche dal fatto che le comunicazioni erano state interrotte per sicurezza. La donna corse rapidamente da Amauri che urgeva cure immediate dopo che la cacciatrice Sienna gli aveva provocato dei veri e propri fori sul corpo con il suo sottile puntale.
Yuri si fece largo fra i due per chiedere spiegazioni mentre anch’egli con un rapido sguardo controllava le ferite riportate da tutta la squadra.
“Grandi ragazzi! Non vedo Galbo…”
Tamla si avvicinò al dottore stringendogli la mano.
“Galbo non sarà dei nostri! Ora dobbiamo pensare al piano. Yuri qualcosa è cambiato e dobbiamo occuparci di capire come organizzare una liberazione inaspettata, senza per questo modificare il piano originale. Doc…ho preso accordi con il Capitano Mira!”
Il dottore rimase semplicemente lì a fissare l’amico a differenza dello stupore espresso da  Agnes e Marco.
Nello stesso capannone altre orecchie ascoltarono la conversazione. Cayco era completamente teso, i pugni serrati, le tempie mostravano vene che sembravano impossessarsi di tutto suo viso. In quelle condizioni con gli occhi rossi e con le migliaia di ferite lungo tutto il corpo chiunque si sarebbe spaventato alla sola vista.
La spia ingaggiata da Andrei Damian era disgustato da un tradimento di quella portata.
“Maledetta! Quando avrò finito qui, mi occuperò anche di te!”
Cayco in quel momento di rabbia non aveva fatto caso a quel verde scuro delle tende che aveva dinnanzi a se. Il ragazzo riusciva finalmente a intravedere qualcosa.
La rabbia che aveva offuscato la mente del combattente si placò. Stava riacquistando sempre più velocemente la vista, anche se non al 100% era un passo avanti dal portare a termine il suo piano di morte. Uccidere Tamla e sgominare una volta e per sempre i ribelli.
I pugni serrati finalmente si rilassarono. Cayco aveva un piano, avrebbe così anticipato i tempi.

Tamla ebbe il tempo di raccontare ai presenti il da farsi.
Sara intervenne subito dopo Tamla.
“Sostituirò Galbo, conosco il piano e…”
“Ma non hai la divisa del catering, il tesserino pronto, non hai…”
“Ho capito Yuri! Ho capito! Dobbiamo tentarle tutte. Non so il perché Mira voglia liberare questa bambina ma deve essere importante per lei e comunque non mi interessa! E’ fondamentale che  ci lasci agire in pace durante l’attacco al G 30!”
Agnes sorrise alle parole di Sara.
“Non abbiamo bisogno di nascondere i nostri sentimenti in un momento come questo. Servirebbe solo a confonderci le idee. So quanto stia a cuore anche a te questa bambina pur non conoscendone nulla o a prescindere da chi ne abbia preteso la liberazione.
Anzi, immagino che tu stia già fremendo per portarla via da quelle Torri. E poi…dobbiamo riportare il corpo della nostra Silvia qui da noi.”
Sara apprezzò come al solito l’intervento di Agnes che sembrava ogni volta riuscire a ricondurre con i piedi per terra una mente offuscata dalla rabbia o dall’odio.
Cayco si avvicinò lentamente al piccolo gruppo. Si faceva sempre più chiara la figura di Tamla di spalle. Fra pochi secondi avrebbe visto per la prima volta il volto del leader.
“Contate anche me!”
Tamla si voltò, quegli occhi rossi di sangue lo fissavano dritto negli propri.
“Cayco tu…mi vedi?”
“Ancora un po’sfocato ma da vicino si, ci vedo bene! E comunque per battermi non ho bisogno di vedere bene il mio avversario.”
“Cayco non avevo dubbi che tu fossi uno sportivo visto il fisico che ti ritrovi ma la palestra è una cosa, i cacciatori di taglie un’altra!”
Sara sembrava non essere d’accordo con Tamla, si fece avanti per parlare con il ragazzo.
“Ascoltami Cayco, dobbiamo liberare una bambina nei sotterranei delle Torri. Tu ne sai qualcosa visto che sei stato lì anche se per pochi giorni.”
“Ne so quanto voi. Nei sotterranei di ogni Torre ci sono i magazzini e nient’altro. Tranne nella Torre 1 che al primo piano sotterraneo ospita la sala operativa dei Cacciatori di Taglie.”
“Tamla diamogli una possibilità, abbiamo bisogno di uomini adesso. Io Cayco e Agnes ci occuperemo di liberare la bambina mentre tu Amauri, Fausto e Yuri vi occuperete dell’operazione durante il G 30.”
Sara si fermò per qualche secondo. Osservò il volto pensieroso di Tamla.
“Tam sei convinto che alla fine Mira si metterà nelle nostre mani così come se nulla fosse?”
L’uomo non rispose alla domanda di Sara, le poggiò una mano sulla spalla poi rivolse lo sguardo a Cayco.
“Preparati ragazzo! Avrai bisogno di abiti più comodi. Agnes ti procurerà ciò che ti serve. Sara! Avremo il codice per accedere dalle ascensori a questo laboratorio nascosto. Alle ore 8:00 un cacciatore di taglie si presenterà fuori la Torre 1 consegnandomi una c-code aggiornata. Alle 8:15 ti comunicherò il luogo dove nasconderò la chiave d’accesso al laboratorio, da quel momento in poi sarete soli.”
Tamla si voltò verso Cayco.
“Sei certo di farcela?”
Il ragazzo non rispose alla domanda di Tamla. Lo sguardo rimase fisso in quello del Capo Ribelli.

Tamla e Sara

Nei laboratori della dottoressa Florakis, Manfredi visitava la giovane ribelle seduta sul lettino che pochi minuti prima risultava ufficialmente morta. La testa bassa, ormai calva, era fasciata da un copricapo elastico che fungeva da protezione dopo un intervento al cranio servito per eliminare il proiettile che l’aveva freddata.
Non c’era espressione sul volto della giovane Silvia. La carnagione era di un bianco pallido. Di fronte la ragazza, l’espressione terrorizzata del’anziana dottoressa Florakis esprimeva pienamente ciò che provava.
“Dottoressa calmati! Le nanomacchine dentro di te fanno il possibile per farti stare meglio ma non fanno miracoli. Se continui di questo passo ti farai venire un infarto. Posso solo immaginare il dolore che si prova quando accade una cosa del genere.”
Come nulla fosse Manfredi continuava la sua visita di controllo sul corpo di Silvia.
“E’un po’triste lavorare da solo in questo laboratorio senza sentire la tua voce.”
L’uomo si allontano dalla ragazza avvicinandosi poi all’anziana donna legata e imbavagliata alla sedia.
“Ti toglierò la fascia dalla bocca e cercheremo insieme di intavolare un discorso sensato…va bene?”
Silvia Florakis dopo qualche secondo fece un cenno di consenso con la testa. Manfredi era ormai arrivato a pochi centimetri da lei quando la ragazza sul letto del laboratorio alzò la testa socchiudendo le palpebre. Sembrava incuriosita dalla scena e di questo se ne accorse anche la dottoressa. Manfredi tolse finalmente la fascia dalla bocca della scienziata.
“Lucio perché stai facendo     questo?”
“Amica mia, ti avevo pregato di intavolare una discussione costruttiva…ti rendi conto di quello che è successo in questo laboratorio?”
“Quella ragazza era morta Lucio!”
“Appunto! Silvia, Silvia! Lamentavi di essere stata tagliata fuori dalla sperimentazione e proprio nei tuoi laboratori abbiamo potuto constatare la reale potenzialità della nanotecnologia coltivata in Kara. Siamo ai limiti dell’incredibile!”
Manfredi spiegava eccitato l’evoluzione dei suoi esperimenti mentre girava intorno alla giovane ribelle che lo seguiva con lo sguardo spento.
“Ora il tuo illustre collega…il dottor Dante, potrà applicare definitivamente questa nuova tecnologia ai primi tre soggetti scelti accuratamente da me. Non solo parte di questa nuova tecnologia potrà applicarla proprio alla NANO5-#3.”
Il Presidente di Rebirth continuava a guardare il corpo di Silvia seduto sul lettino da laboratorio, quasi non credeva di aver raggiunto un tale livello.
“Fra qualche ora pioveranno ordini da parte di tutti gli Stati della Terra per avere questa tecnologia nelle loro mani: medici, scienziati, ricercatori, imprenditori vorranno usufruire della Nano5#-3 provandola per primi sulla loro pelle. Lasceranno dietro di se inevitabilmente una minoranza che nel giro di un cinquantennio scomparirà del tutto dalla faccia di questo pianeta per far spazio ad una generazione di SOLI – GRANDI – UOMINI!”
La dottoressa Florakis avrebbe voluto urlargli contro tutto il suo dissenso.
“Lucio è un discorso che non ti rende tanto differente da altri personaggi della storia di questo pianeta che hanno…”
“Non osare livellarmi al pari di nomi che hanno fatto solo del male all’umanità! Quello che voglio ed è quello che volevi anche tu fino a qualche anno fa: è dare all’umanità la possibilità di avere più tempo e una vita migliore così da poter aiutare questo pianeta arido a rivivere.
Il fattore tempo per l’essere umano è sempre stato un limite, la vita è troppo breve…”
“Ma è assurdo! Perché dare una possibilità del genere solo ad una parte dell’umanità?”
“Silvia. Questo pianeta per continuare a vivere ha bisogno che qualcuno ne estirpi il male e  l’ignoranza. Conosci meglio di me le condizioni della terra. Non hai bisogno di una lezione sull’inquinamento. Il vivere relegata in questo tugurio non ti ha certo impedito di essere a contatto con ciò che avveniva al di fuori di Rebirth.”
“I tuoi pensieri le tue parole e quella luce negli occhi la conosco bene Lucio. Almeno credevo di conoscerla ma adesso…hai distorto totalmente il primario utilizzo delle nanomacchine.”
“Migliorato! Non distorto amica mia! Immagina fra qualche anno, quando inizieranno a costruire Torri come queste in tutto il mondo eliminando le immonde costruzioni che ne soffocano il territorio. Costruzioni altissime che fungeranno da arche atte a preservare la parte migliore di questa umanità! Con questa nuova tecnologia, con la Nano5#-3 amica mia, sarà finalmente possibile avere anche il controllo sulle menti…”
“Tu! Maledetto!”
La donna tentò di slegarsi dalla sedia presa dalla rabbia ma non riusciva. Ogni tentativo rendeva le fasce intorno al suo corpo ancora più strette.
“Sapevi che ti avrei contrastato nel tuo scopo! Ecco perché mi hai tenuta all’oscuro della vera natura della Nano5#-3! Controllare l’umanità intera attraverso di essa! Folle!”
“No Silvia. Non è da te. Non mi aspettavo una reazione da classico live/movie. Ti prego! Diciamo che…smorzata la rabbia e presentata con un po’più di rispetto…Un grande progetto di ripristino della vita!…Si è questo! Silvia non sono io il cattivo anche se adesso sembra il contrario. Il cambiamento arde da sempre nel cuore degli uomini. E’ vero talvolta esso genera potere e…”
“…il potere corrompe causando vittime!”
“Silvia, Silvia amica mia. Ripristinare l’equilibrio richiede sempre un sacrificio!”
L’anziana donna guardò la giovane ribelle sul tavolo del laboratorio che continuava ad osservarli immobile. Poi pensò alla piccola Kara nel suo letto ignara di tutto quello che stava capitando. Rivolse nuovamente lo sguardo verso Manfredi.
“Qual è il ruolo di Mira in tutto questo?”

Change always burns in the hearts of men, sometimes it generates power and power can corrupt causing victims.
Restore the balance always requires sacrifice.
What is the place of Mira in all of this?


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