“N – A – N – O” – 27° e 28° capitolo
“N — A — N — O”
t e c h n o l o g y
27°
Cap.
“Capitano! Secondo il rapporto di Al è questo il posto dove è avvenuto l’attacco dei ribelli!”
Sienna comunicò al proprio Capitano attraverso il casco mentre le moto rallentavano la corsa. I tre Cacciatori di Taglie scesero dai mezzi ultraleggeri e si e guardarono in giro per scovare tracce dello scontro.
“Paul! Controlla fra le rovine tu Sienna segui la traccia di quei passi che spuntano fra gli alberi!”
“Certo Miss Capitano!”
Sienna fulminò con lo sguardo il fratello per la sua faccia tosta.
“Paul meno idiozie e porta rispetto altrimenti porteranno un altro cadavere alle Torri stanotte!”
“Sorellina! Tranquilla, tranquilla! Non se la prende mica il Capitano! Vero? Vero Capitano?”
Ormai le due donne erano già lontane da Paul.
“Femmine! Lo dico sempre: sono il nemico naturale dell’uomo! E prima o poi ci faranno fuori tutti!”
Posizionato circa un chilometro prima, il mezzo con cui era arrivato Tamla insieme ad Amauri, raggiunse in pochi minuti il luogo dove Silvia era stata uccisa, il tratto restante l’avrebbero consumarono saltando da un albero all’altro senza eccessivi sforzi.
Fu Tamla a fermare la corsa di Amauri quando si accorse di strani movimenti provenienti proprio dai resti delle case al di fuori del parco abbandonato.
“Tamla ci siamo? Cosa vedi?”
“Amauri tieniti pronto. Ho individuato due elementi. Tuta nera… sono cacciatori!”
“Saranno tornati a raccogliere tracce!”
I due uomini comunicavano in assoluto silenzio attraverso la ricetrasmittente seppur a breve distanza l’uno dall’altro. Entrambi abbarbicati su due differenti alberi si parlavano semplicemente schiacciando il dito medio alla base del pollice. Un tipo di trasmissioni impossibile da rintracciare dalle ultramoderne tecnologie in possesso dei cacciatori di taglie.
“Amauri, riduciamo la distanza. Voglio osservarli meglio. Andrò avanti per primo, resta a distanza di sicurezza!”
“Che intenzioni hai? Non dirmi che ne vuoi catturare uno?”
“Si!”
Tamla approfittò di una folata di vento che mosse le fronde per saltare da un ramo all’altro senza provocare nessuno strano rumore. Amauri appollaiato sul suo di ramo scrutava in lontananza le due piccole figure che sembravano intente ad individuare tracce sul terreno.
Paul intanto si avvicinò alla sorella Sienna e non ci voleva molto a capire che era annoiato del compito affidatogli.
“Sienna! Sienna è da un po’ che non arrestiamo questi maledetti! Che ne dici?”
“Che ne dici cosa?”
“Pensi che stasera sia quella buona? Dici che la bella Mira ci ha portati con se perché siamo i migliori e…”
“Paul! Ti ascolti quando dici stronzate!”
“Stronzate? Anche tu usi questi vecchi termini sorella? Dai che è strano! Stronzate? Stronzate! Ma che vuol dire? Quella Nina non ti fa un buon effetto mi sa!”
Sienna sembrava comunque paziente nei confronti del fratello iperattivo.
“A proposito come va fra voi due?”
“E da quando in qua ti interessa come va la mia vita?”
“Stupida lo vedo che soffri! E se fanno soffrire la mia piccola, dolce e rompipalle sorellina…allora mi incazzo!”
Sienna abbozzò un sorriso ma non se ne fece accorgere da Paul.
“Va come deve andare!”
“Contenta tu…Comunque io sono qua se ti serve che dia una bella lezione a Nina!”
“Paul adesso basta torna al tuo lavoro!”
“Sienna! Ho bisogno di dare qualche cazzotto!”
Tamla aveva raggiunto il punto più vicino ai due Cacciatori, cercava di studiarne le caratteristiche. La ragazza non indossava il solito cappuccio protettivo. Era di un biondo piuttosto scuro, magra e non lasciò nulla al caso. Se voleva catturarne uno doveva assolutamente capirne le potenzialità. Scorse un piercing sul labbro inferiore della ragazza e unghia piuttosto lunghe. Tamla era interdetto ma non ne sottovalutò gli elementi. Negli anni aveva imparato che con i cacciatori di taglie nulla poteva essere scontato. Di contro il ragazzo che le parlava accanto era, diversamente dai cacciatori che in passato aveva conosciuto, piuttosto muscoloso, anch’egli biondo. Entrambi portavano all’avambraccio quella mortale arma costituita da due canne, di cui una che spara speciali proiettili capaci di bucare l’acciaio e l’altra che bombarda le vittime con potenti ultrasuoni. Una terza canna, più larga, non era mai stata utilizzata che lui ricordasse.
Tamla contattò Amauri per aggiornarlo sul nemico e fare in modo che si avvicinasse, ma non ricevette risposta.
“Amauri che succede!”
Tamla in piedi sul ramo tentò e ritentò nuovamente di contattare l’amico.
“Possibile che…”
Tamla vide i due cacciatori scattare improvvisamente fra gli alberi all’interno del parco. L’uomo comprese subito che qualcosa era andato storto e che aveva sottovalutato la situazione. Non ci pensò due volte, doveva tornare indietro da Amauri.
Si posizionò per il salto su un ramo che era alle sue spalle ma qualcosa avvolse la caviglia dell’uomo tirandolo rovinosamente al suolo. Tamla fra la sorpresa e lo stordimento della caduta riuscì a vedere una presenza femminile che l’osservava sorridendo. Si sentì liberare la caviglia e pensò di avere le allucinazioni quando vide una massa serpentina, rossa, ritrarsi fra i capelli di quella presenza uscita fuori dall’ombra. Era lei. il suo nemico giurato e lui era in trappola.
“Guarda un po’ nascosto sull’alberello chi ho trovato!”
Mira era in piedi e sovrastava Tamla mentre l’osservava.
“Lasciati guardare! …ti conosco!”
Mira perse per qualche secondo il sorriso compiaciuto.
“Tu! Maledetto Ribelle, eri in ascensore con me ieri alla Torre 2, tu…”
La donna riprese il sorriso, questa volta di scherno, verso Tamla.
“Non dirmelo! E’ così che volevate entrare alle Torri e attaccare Manfredi? Dimmi…chi era fra quelli il tuo capo? Avanti sono curiosa!”
Mira si piegò su un ginocchio avvicinandosi pericolosamente con il viso al nemico circondandolo con la lunga e folta chioma rossi.
Tamla la fissò senza perderne per un istante lo sguardo. Il piano era ormai saltato pensò. Un piano che preparavano da anni. Aveva sottovalutato il nemico e nella sua testa rimbombava la voce di Galbo che poco prima aveva insinuato il fallimento di tutta l’opera proprio per mano sua.
L’uomo aveva le gambe bloccate da qualcosa, forse le manette plastiche gli erano già state applicate. Anche le braccia erano bloccate dalla presa di Mira. Il dolore causato dalla botta alla schiena si stava attenuando, decise di far forza sulle braccia e attaccare. Doveva salvare Amauri, voleva avvisare tutti del fallimento e permettere una fuga d’emergenza nelle Sacche di Contenimento.
Tamla fece forza sulle braccia mentre Mira senza, troppi sforzi, teneva al suolo gli arti dell’uomo.
“Calma, calma…se mi va ti lascerò andare ma devi prima farmi parlare con il tuo gran capo siamo intesi?”
Tamla approfittò di quel momento per liberarsi utilizzando proprio la forza della donna. Apri le braccia facendo crollare su di se la donna. Mira e Tamla erano faccia a faccia distesi al suolo. Una scena non nuova alla donna. Nella sua testa, flash dell’attacco alle prigioni le riportarono alla mente il ribelle che, con uno stratagemma differente, l’aveva avvicinata a lui come ora stava accadendo prima che la legasse alle sbarre della prigione.
“Tu sei lui?”
“Di cosa parli?”
Mira si staccò dal corpo di Tamla.
“Tu sei lui!”
L’uomo rimase steso a terra. Doveva assolutamente avvisare tutti gli altri prima di iniziare lo scontro con la Cacciatrice. Doveva prima di tutto schiacciare col mento il tasto nascosto sottopelle all’altezza della clavicola. Abbassò così la testa per portare il mento sul tasto ma la donna infuriata lo prese per il collo.
“Maledetto! Tu sei lui?”
Mira stava soffocando l’uomo, la stretta della donna era potente la muscolatura del collo però gli permetteva di resistere a lungo alla strozzatura. Tamla decise di usare proprio la mano di Mira per attivare la trasmittente. Con entrambe le mani libere prese il polso della donna cercando di portalo più in basso.
“Non riuscirai a liberarti credimi! Stai per morire…Dimmi! Tu sei lui?”
Tamla ormai sofferente e in debito d’aria riuscì a portare la base della mano di Mira sulla clavicola. La giusta pressione attivò finalmente il congegno, pochi secondi dopo rilassò entrambe le braccia.
“Ecco bravo! Non fare resistenza! Rispondi solo alla domanda. Sei tu Tamla?”
Con la mano riuscì finalmente a comunicare il codice OUT a Marco. Subito dopo la comunicazione sarebbero seguiti altri due segnali che avrebbero messo fine al piano dei ribelli.
“Capitano! Questo lo portiamo con noi in prigione?”
Paul chiamò Mira mentre trascinava il corpo di Amauri svenuto.
Tamla con entrambe le gambe e un forte colpo di schiena fece sobbalzare la donna che dovette abbandonare la presa ma non riuscì ad allontanarla di molto da lui.
Neanche il tempo di riprendere un po’ di fiato e Tamla scagliò un primo colpo verso il fianco di Mira che andò a segno. L’altra mano l’avrebbe colpita al viso ma fu parato dalla Cacciatrice ormai infuriata.
Mira unì le mani in un unico pugno colpendolo in pieno petto. Tamla prese con entrambe le mani il maglio scagliato dalla donna portandolo in basso verso la pancia, al volo diede una testata alla donna mentre precipitava verso di lui. Entrambi ne uscirono con la fronte insanguinata ma bastò all’uomo per scrollarsi di dosso la Cacciatrice.
Il capo dei ribelli rimase comunque bloccato, la canna di un’arma mortale che ben conosceva era puntata alla sua testa. Sienna era venuta in soccorso di Mira.
“Capitano! Mi faccia un cenno e farò schizzare fuori il cervello di questo schifoso!”
“Sienna calmati! Non ho bisogno del tuo aiuto! Riponi l’arma e torna da Paul. Devo fare due chiacchiere con questo ribelle!”
Pur non comprendendo l’ordine del proprio capitano, Sienna ubbidì allontanandosi dai due.
“Ai suoi ordini Capitano!”
“Sienna! Non comunicate ancora alla sala operativa ciò che è avvenuto qui siamo intesi?”
La ragazza senza indugio annuì e si allontanò.
“Allora, torniamo a noi! Tu—sei lui?”
Al porto sud dell’isola il codice OUT aveva zittito tutti. Sara, Agnes, Marco erano lì in attesa che Tamla desse il segnale di scampato pericolo o peggio che il piano fosse saltato del tutto a poche ore dal Consiglio dei 30.
Agnes si avvicinò a Sara.
“Lia dall’alto ha rintracciato finalmente l’ultimo dei nostri che mancava all’appello. Sono tutti in salvo.”
“Agnes ho una brutta sensazione ho paura che…”
La donna guardò Yuri entrare nel capannone portando in braccio un uomo.
“Per gli Dei! Ma è Fausto quello! Allora li fuori…!”
Paul scaraventò a terra Amauri che portava una ferita sulla tempia. Il ragazzo si stava riprendendo lentamente.
“Sorella! Hanno esaudito i miei desideri. Ecco che piovono come topi in trappola e noi…ma Sienna dove sei finita?”
Paul vide le due donne intorno ad un altro prigioniero e corse in loro aiuto come una iena affamata.
“Sienna, Capitano avete bisogno di aiuto qui? Ho ancora una bella iniezione del mio speciale sonnifero se volete!”
Paul mostrava loro il suo pugno mentre Sienna gli lanciò uno sguardo di disapprovazione. “Paul tieni d’occhio l’altro qui ci pensiamo noi.”
“L’altro ne avrà ancora per molto credimi!”
Tamla scrutò nel buio la posizione del corpo di Amauri. Il fatto che non l’avessero ancora ucciso era già tanto. Ora bisognava uscire da quella situazione e comunque non capiva perché fossero ancora fermi lì. Ormai Mira aveva scoperto che era la stessa persona che il giorno prima era in ascensore con lei alla Torre 2. Questo sarebbe bastato a chiunque per procedere all’arresto o addirittura ucciderlo.
“Sienna, Paul lasciatemi solo con il prigioniero!”
“Capitano!”
“Paul! Esegui gli ordini!”
I due fratelli si allontanarono, Paul continuava a borbottare fra se visibilmente contrariato. Sienna con un rapido gesto fece rientrare la canna verso la base dell’arma legata all’avambraccio mentre zittiva il fratello.
“Allora…diciamo che ho deciso di non torturarti…”
“E’ un sollievo. Ho visto come trattate i vostri. Dovrei ringraziarti immagino?”
“Non so di cosa parli e ti consiglio di evitare da subito giri di parole e stronzate inutili! Voglio parlare con il tuo capo! Portami da Tamla, adesso! Altrimenti il tuo amico lo uccidiamo con un bel colpo in testa, anzi lo lascerò massacrare di pugni da Paul.”
“Pensi che Tamla si lascerà catturare così senza far nulla?”
“Pensò che tu stia chiacchierando troppo. Il tempo passa e io ho un mare di cose da fare fra qualche ora…”
“Certo immagino! Scegliere gli stivali, leccare il culo a Manfredi…”
“Ah! Hai notato allora? Gli stivali intendo!”
Tamla era in piedi davanti la donna, aveva ancora come impedimento le manette plastiche alle caviglie ma le mani erano libere e pronte a comunicare con il porto gli ultimi due segnali oppure lottare e tentare fino alla fine di uscirne vivo. E comunque uno, purtroppo, non escludeva l’altro.
“Stiamo perdendo tempo! Portami da lui e ti lascerò libero per questa volta!”
Tamla decise di svelarsi agli occhi della Cacciatrice di Taglie.
Mira attendeva la risposta da parte dell’uomo mentre una voce distante attirò l’attenzione dei quattro presenti.
“Tamla! Idiota! Hai rovinato tutto! Siamo tutti condannati per colpa tua idiota!”
Galbo era comparso dal nulla. Quella figura piuttosto massiccia si avvicinava lentamente dal buio. Sienna e Paul erano pronti a sparare su ordine di Mira.
L’urlo distante di Galbo non distolse Mira dal tenere d’occhio il suo prigioniero ogni secondo. La donna sogghignò dopo l’intervento di Galbo.
“Tamla, Tamla. Eccoti qua dunque!”
Galbo e Tamla
28°
Cap.
Nel laboratorio della Dottoressa Florakis, Manfredi era intento a riporre alcuni file che riportavano una serie di grafici nettamente in salita.
“Chi l’avrebbe mai detto! E’ la prima volta che mi capita di osservare una così rapida assimilazione del prodotto. E in queste condizioni per giunta! Che ne pensi dottoressa? Questo si che è un’ulteriore passo avanti per questa tecnologia!”
Manfredi era euforico mentre discorreva per l’ennesima volta i grafici e le informazioni sui monitor.
“Certo. Credo anche nel fatto che si tratti di una generazione di Indaco più evoluta rispetto agli anni precedenti…anzi ne sono convinto. Ho sempre pensato che saremmo arrivati a questi risultati amica mia! Noi stessi siamo la prova che la generazione Indaco sia ad un livello superiore.”
Il colpo ricevuto alla testa aveva stordito la donna che lentamente riprendeva lucidità.
“Tu—lascia—sei pazzo—sei un —pazzo!”
L’anziana donna era distesa sul pavimento freddo del laboratorio. Pur non essendo completamente a fuoco la scena riusciva a comprenderne i movimenti. Manfredi girava intorno al tavolo dove era disteso il corpo inerte della giovane ribelle Silvia. L’uomo osservava i monitor e allo stesso tempo visitava il corpo della ragazza.
“Mia cara dottoressa e amica. Che ne devo fare di te adesso?
La donna era riuscita a tirare su il busto con la forza delle braccia, rivoli di sangue macchiavano la tempia e la guancia sinistra della dottoressa Florakis che cercava affannosamente di riprendere le energie.
“Maledetto! Cosa stai facendo—al corpo di quella povera ragazza?”
“Dottoressa, ho pensato di portare con me in questi laboratori un po’ della nuova tecnologia da cui ti sei sentita LASCIATA FUORI durante la sperimentazione. Sei contenta? Adesso vedremo se agirà anche in situazioni estreme come questa.”
La donna, stesa sul pavimento tentò di rialzarsi, forse la rabbia, forse la disperazione derivata dalle parole del Presidente Manfredi le diede nuove energie.
“Tu—tu hai inserito nel corpo di questa ragazza—il—il prototipo della spe–sperimentazione? Ma come è possibile se Kara…”
“Su, su stai tranquilla non ti agitare!”
Manfredi si avvicinò all’anziana e ossuta donna piegandosi verso di lei. La ripulì dal sangue che le aveva macchiato il viso. La ferita sulla fronte era ormai scomparsa del tutto.
“Altrimenti non permetterai alle nanomacchine di fare il proprio lavoro. Non vorrai mostrarti alla piccola Kara in queste condizioni?”
“Come hai fatto…?”
“Diciamo che Mira, in questi giorni, ci ha dato una grande mano lasciandomi una buona quantità di materia prima su cui lavorare. Diciamo che siamo a buon punto…anzi da questi grafici direi che siamo andati oltre. A questo punto credo che non ci serva più il contenitore.”
Florakis sgranò gli occhi. Le parole di Manfredi facevano riferimento alla piccola Kara.
“Bene, bene! Il tuo amichetto ha svelato l’identità del prode guerriero. Non siete tanto furbi quanto si crede!”
Tamla sorrise alle parole di Mira.
“Sei incappata nell’unico idiota che avevamo a disposizione!”
Tamla attese ancora qualche secondo poi si lanciò contro la donna bloccandole all’istante i movimenti delle braccia. L’uomo non poteva agire in piena libertà. Doveva prima eliminare quelle manette che tenevano legate le caviglie.
Sienna corse in aiuto di Mira mentre Paul si lanciò, visibilmente felice, verso il robusto nemico.
“Fatti sotto ribelle!”
Galbo si mise in posizione d’attacco pronto a rispondere.
“Le tue mani sono libere!”
Paul non chiedeva di meglio. Il proprio nemico avrebbe combattuto a mani nude. Decise di staccare l’arma dall’avambraccio con grande stupore di Galbo.
“Fatti sotto!”
Senza nessun indugio il Cacciatore si lanciò contro Galbo sferrandogli un pugno ma non fu un problema per l’uomo bloccare l’attacco e lanciarne uno verso il viso di Paul.
Nulla. Nessun colpo a segno, entrambi riuscivano magistralmente a parare la furia dei propri pugni. Paul si lanciò in una testata di grande potenza sul petto di Galbo. Il ribelle si ritrovò in ginocchio ma subito pronto per contrattaccare. Paul però era già partito con un calcio in testa che stese al pavimento il robusto Galbo.
“No! No! No! Sei un buono a nulla! Mi è capitato un buono a nulla sorella!”
Paul urlava il suo disappunto verso Sienna che non si curò del fratello.
“Spero non stia parlando di me?”
Galbo aveva appena lanciato un calcio nei testicoli di Paul che rimase fermo in piedi come una statua. Indietreggiò solo di qualche metro per il colpo ricevuto, mentre il ribelle si rialzava da terra come se nulla fosse accaduto.
“Mi stavo solo riscaldando furioso idiota di un cacciatore del cazzo! Allora? Le macchinine ti hanno rimesso a posto le palle? Fatti sotto!”
Sul viso di Paul l’espressione di sofferenza lasciò il posto ad un sorriso assassino.
Sienna non era in grado di sparare a Tamla, la confusione creata dalla lotta fra il proprio capitano e il Capo dei Ribelli non le permetteva di puntare con precisione l’arma.
“Capitano si allontani da lui ci penso io!”
“Sienna stai alla larga da qui è un ordine!”
La ragazza davvero non comprendeva l’atteggiamento del capitano, obbedì comunque all’ordine correndo ad aiutare il fratello.
“Sorella non osare! E’ mio questo ribelle!”
“Ma siete tutti impazziti!”
Sienna abbassò l’arma e osservò entrambe le scene di lotta, distanti l’una dall’altra un centinaio di metri.
“Posso aiutarti io se proprio vuoi combattere!”
Sienna udì una voce alle proprie spalle. Era stata presa alla sprovvista. Amauri si era posizionato come un’ombra dietro la cacciatrice puntandole alla schiena qualcosa che con tutta probabilità – pensò Sienna – le avrebbe scaricato addosso una potente scarica elettrica. La cacciatrice aveva sottovalutato le potenzialità del ferito.
“Getta l’arma a terra!”
“Sei sicuro di volermi sfidare? Non sei neanche in forma dopo la botta ricevuta da mio fratello!”
“Fidati. Ho ricevuto colpi ben peggiori di quello!”
Tamla non permetteva a Mira di allontanarsi dal proprio corpo. Era l’unico modo per contrastarla in quelle condizioni ed era ormai diventato un gioco di forza fra i due.
“Cosa avete intenzione di fare? Me lo sono sempre chiesto. Cosa spinge un gruppo di persone a combattere contro questo genere di evoluzione? E per favore non rispondermi con un – non puoi capire, non è solo questo!- ”
Tamla tentò di portare sul pavimento Mira. Sul terreno avrebbe avuto maggiori possibilità di contrastare i suoi colpi anche con le caviglie bloccate. Una nuova testata sulla parte ferita bastò allo scopo di Tamla. I due finirono a terra era l’uomo questa volta ad essere disteso sulla donna a pochi centimetri dal suo viso.
“Insomma, ti piace proprio starmi appiccicato!”
Tamla sorrise alla battuta della donna.
“Sono curiosa dimmi: che tipo di attacco era previsto durante il G 30? Volevi catturare Manfredi? Volevi mostrarti a tutto il mondo? Vuoi far sapere quanto sei valoroso?”
“Nulla di tutto questo o almeno non ci interessa catturare Manfredi! Quello che ci interessa e avere nelle nostre mani un’arma molto potente, distruttiva! Un arma di cui neanche Manfredi ne conosce le reali potenzialità! E magari perché no. Il mondo dovrebbe sapere quello che succede in quelle Torri. Com’era l’antico detto –due piccioni…-”
Mira ascoltò tutto il discorso di Tamla senza interromperlo.
“Un’arma potente? Volete rubare la Nano5-#3? Tutto qui?”
Mira sorrise. Era naso a naso con il capo dei Ribelli.
“Il fatto che tu stessa abbia parlato della Nano5-#3 come un’arma, avvalora ancora di più i nostri timori sulla tecnologia creata da Mercurio. Comunque ci sottovaluti non è da te mia – bella -CACCIATRICE! E’ finito il mio interrogatorio?”
Tamla, mantenendo sempre bloccate le braccia di Mira si allontanò dal volto della donna.
“L’arma che sto cercando ha a che fare con le nanomacchine, ma non centra con la Nano5-#3.”
“Togliti da dosso prima che ti uccida!”
Mira fece forza con le gambe e le braccia. Era completamente spazientita da quella situazione.
Tamla portò le braccia di Mira fin sopra la sua testa, bloccandone poi i polsi con la sola forza della mano sinistra, mentre la destra scivolava lentamente dal braccio della donna fino al collo, sfiorandone la pelle. Le dita arrivarono fino al centro del petto di Mira.
“Tamla stai facendo l’ultimo errore della tua vita, adess…”
“TU! Sei tu l’arma che sto cercando!”
Mira rimase in silenzio le parole di Tamla l’avevano sconfitta. L’uomo era giunto con le dita sul suo petto indicandone il ciondolo che portava al collo. Tamla cessò di far forza contro il proprio nemico. L’uomo rimase lì a guardarla. L’improvviso silenzio creato dai due evidenziò le urla degli scontri che si consumavano a pochi metri di distanza fra Paul e Galbo.
Paul grondava sangue da più punti del volto, la figura del cacciatore di taglie risultava ancora più inquietante nella sua furia contro Galbo. Continuava a scagliare pugni su pugni mentre il ribelle si difendeva con le possenti braccia attaccando il cacciatore anche con le gambe.
“Così bravo! Adesso mi piaci! Attaccami dai! Attacca maledetto ribelle!”
“Le nanomacchine devono averti consumato il cervello!”
Galbo aveva puntato con lo sguardo l’arma abbandonata dal cacciatore. Era li sul terreno proprio alle spalle del nemico.
Sienna aveva ubbidito alla minaccia del ribelle lasciando cadere la propria arma a terra.
Amauri notò alcune macchie di sangue su di essa, proprio nel punto in cui si poggiava sul braccio dei cacciatori.
“E adesso vorresti farmi prigioniera?”
“Non mi interessi come prigioniera. Neanche ti conosco. Volevo che fossimo ad armi pari.”
“Che vuoi dire… -neanche ti conosco?-”
Sienna era piuttosto contrariata dalle parole di Amauri.
“Quello che hai sentito. Oramai molti di voi sono ben noti. Li abbiamo studiati. Alcuni sappiamo bene come si muovono e come agiscono in battaglia. A proposito come sta il vecchio Roma?”
“Quindi non hai mai sentito parlare di me?”
“No! Devi essere un nuovo acquisto dell’affascinante capitano dai capelli rossi!”
“Facciamo così. Oggi potrai studiarmi e capire se sono all’altezza delle tue aspettative!”
Sienna si piegò rapidissima a terra. Portò la mano destra al labbro inferiore strappandosi con violenza il piercing, contemporaneamente con un colpo netto del proprio piede, verso le caviglie di Amauri, tentò di abbatterlo al suolo ma con un agile balzo all’ indietro il ribelle evitò il colpo. La cacciatrice ebbe il tempo di rialzarsi e mentre si voltava verso il nemico, fra le sue dita allungò il piercing di almeno trenta centimetri.
Non diede ad Amauri il tempo di attaccare, fu Sienna la prima a precipitarsi su di lui infilzandogli quella piccola antenna acuminata nel palmo della mano destra, da parte a parte, un istante dopo era infilato nella spalla sinistra, un altro colpo Sienna riuscì a mandarlo a segno trafiggendo Amauri nell’avambraccio destro.
“Allora stai prendendo appunti giovane ribelle? A proposito neanche tu sei molto popolare fra noi cacciatori, non ricordo di aver visto la tua faccia nei file di quelli più pericolosi!”
Nel laboratorio della Dottoressa Florakis, Manfredi aveva appena terminato di operare sul corpo di Silvia, colpita mortalmente alla testa da un proiettile. Florakis era legata alla sedia ancora mezza intontita.
“Lucio non fare gesti avventati. Sei ancora in tempo…fermati!”
“Silvia, è proprio il tempo che manca credimi amica mia! E’ sempre stato il tempo il nostro peggior nemico ricordi? E con quello che è accaduto oggi qui…con la nostra Cacciatrice, di tempo c’è ne ancora meno.”
L’anziana dottoressa smise per qualche secondo di barcollare con la testa, aveva capito di essere stata spiata da telecamere anche in luoghi dove credeva ne fossero prive.
“Cosa è successo? Cosa hai visto?”
“Lo so sei curiosa immagino? Ma eri così intenta ad accontentare il tuo vecchio amante Vincent da non accorgerti che sangue chiamava sangue…”
“Il sangue…Mi sembra tutta una follia! Tu mi sembri folle!”
Manfredi prese una siringa automatica ed uscì dal laboratorio passando in cucina.
“Lucio che vuoi fare, fermati! Spaventerai Kara in questo modo!”
“Kara non ha timore della mia presenza. Ho solo bisogno di un ultimo prelievo del suo sangue per velocizzarne i tempi di maturazione.”
Un altro occhio vigile, dalla propria stanza, stava spiando tutta la scena. Andrei Damian sembrava soddisfatto e impaziente dopo gli ultimi sviluppi.
Dalla propria scrivania contattò la sala operativa dei cacciatori di taglie. Sul monitor comparve il vicecapitano Roma.
“Vicepresidente! Comandi!”
“Signor Roma, noto ancora una piena attività li da voi. Sono ormai le 3:00 del mattino eppure… ma non voglio rubarle altro tempo. Mi faccia parlare con il suo superiore!”
Roma abbassò leggermente la testa per qualche secondo.
“Vicecapitano Roma ha forse qualche problema con l’ordine che le ho appena dato?”
“No certo Signore! Il Capitano Mira è uscito poco tempo fa con due dei nostri e…”
“Immagino ci sia un emergenza in corso, anche se devo ammettere non trovo sulla mia scrivania nessun tipo di segnalazione che faccia riferimento ad attacchi o pericoli in corso. Immagino sia una mia distrazione.”
Il tono di Damian nascondeva una certa ironia. L’uomo vide alle spalle di Roma Erika con in dosso la divisa nera dei cacciatori.
“Sig. Vicepresidente con tutto il rispetto il nostro Capitano avrà avuto i suoi buoni motivi per uscire in perlustrazione. Soprattutto in previsione del G 30.”
Andrei Damian continuava ad essere piuttosto calmo e fastidiosamente sorridente dall’altra parte del monitor.
“Roma si calmi! Non ha bisogno di difendere il Capitano Mira. Tuttavia. Un Capitano non dovrebbe mai lasciare la sala operativa soprattutto in casi come questi. Mi creda sono addolorato di comunicare…a questo punto…una decisione del genere. Per il bene del nostro Presidente dovrò nominare un altro Capitano.”
La comunicazione di Damian arrivò nella sala dei Cacciatori di Taglie come un getto d’acqua gelata. Roma tentò di mantenere un minimo di contegno e comunque in una situazione come quella, il suo passaggio a Capitano dei Cacciatori gli avrebbe comunque permesso di tenere sott’occhio la situazione. Al ritorno di Mira tutto sarebbe tornato come prima.
“Sig. Vicepresidente! Le chiedo di non fare mosse avventate per il bene della squadra. Una promozione a questo punto non gioverebbe a nessuno.”
“Vicecapitano Roma. Sig. Roma. Ci deve essere stato un malinteso. Non parlavo di lei.”
Roma, visibilmente contrariato, prese posizione.
“Nessuno di noi al momento accetterebbe mai di prendere il posto di Mira!”
“Non pensavo ad un elemento della squadra ma a colui che è stato appena promosso da me per guidare le Guardie delle Torri. In quanto Capitano prenderà automaticamente il comando. Ian Bashir guiderà la vostra squadra.”
Andrei Damian notò il sorriso di Erika alle spalle di Roma. La ragazza stava già pregustando la scena successiva.
“Sig. Roma a questo punto non credo sia più in grado di portare avanti con serenità il suo compito. Rinnovo il mio dispiacere nell’essere costretto a degradarla. Sarà Erika Dam da questo momento il nuovo Vicecapitano della squadra!”
Ian ed Erika si fecero avanti affiancando l’uomo. Roma guardò il resto della squadra, Nina, Galliano, Al, Chaco, Thore erano impietriti dalla notizia.
“Agli ordini Signore!”
Roma fece un passo indietro lasciando il posto a Ian dinnanzi al monitor.
“Bene Capitano Ian! Sarà una notte lunga per tutti. Si faccia passare i piani di difesa dal sig. Roma.”
“Ai suoi ordini Vicepresidente!”
“Kara tesoro. Sono io svegliati,! Piccola devo solo farti un prelievo va bene?”
L’uomo si avvicinò con dolcezza verso il letto della bambina, le tirò fuori il braccio quando vide che era già sveglia.
“Ciao piccola! Farò piano come al solito. Finirò in un attimo e non sentirai dolore. Sarò bravo come al solito va bene?”
“Dov’è la nonna?”
“Tranquilla è nel laboratorio che sta curando una paziente, ti raggiungerà presto.”
Manfredi notò una viscosità maggiore nel sangue della bambina e questo lo preoccupò non poco.
“Ecco fatto…continua a dormire.”
L’uomo uscì dalla stanza di Kara. Fuori da essa guardò il contenitore con il sangue raccolto.
“Maledetta Mira! Stavi per compromettere anni di lavoro. Dovrò avere ancora un po’di pazienza con te…con voi!”
Il Presidente rientrò nel laboratorio. Ad accoglierlo trovò lo sguardo atterrito della dottoressa Florakis. L’anziana scienziata osservava, sul letto del laboratorio, la giovane ribelle seduta su di esso viva e vegeta.
“Bene! Abbiamo trovato davvero un ottimo elemento per questo piccolo esperimento. Ora non resta che aggiungere il tocco finale.”
Manfredi mostrò a Florakis la fiala con il sangue di Kara.


