“N – A – N – O” – 25° e 26° capitolo
“N — A — N — O”
t e c h n o l o g y
25°
Cap.
La pistola che impugnava Alessio era a terra, ancora fumante per il colpo appena sparato. Alla giovane Agar era bastato un calcio al gomito del ragazzo per evitare che si consumasse una tragedia. Quel calcio aveva lanciato lontano l’arma che il ragazzo aveva rubato al poliziotto della Polizia Governativa.
“Ma tu pazzo idiota! Che fai ragazzo stupito? Tu giochi con morte!”
Si avvicinarono anche Jean e Sara che per ogni metro guadagnato verso i due ragazzi comprendevano ciò che era appena accaduto. Agar era arrabbiata e urlava contro l’amico per il gesto che gli aveva appena visto fare.
“Agar calmati, lascia che Alessio spieghi tutto.”
Sara era interdetta e aveva fretta di capire cosa fosse accaduto. Jean chiese a se l’attenzione di Sara tirandola per un braccio, non trovava parole per spiegare ciò che stava vedendo.
La ragazza stesa a terra in un lago di sangue era Silvia, anche Agar che continuava ad urlare invano contro Alessio si accorse dell’atteggiamento strano di Sara e di quel corpo a cui la donna si stava avvicinando.
“Silvia! NO! NO! Per gli Dei! Chi ha fatto questo?”
Agar era sconvolta balbettava e mischiava la poca conoscenza della lingua italiana con quella somala. Poi smise improvvisamente di farneticare, guardò la pistola a terra e subito dopo negli occhi Alessio.
“Sei stati TU?”
Sara e Jean si voltarono verso i due ragazzi, la domanda di Agar era tanto assurda quanto surreale, ma il gesto del capo di Alessio non lasciò dubbi. Era stato lui ad uccidere Silvia.
Agar si scagliò contro il ragazzo riempiendolo di pugni, istintivamente le mani del giovane ribelle tentarono dapprima di fermare i colpi poi si lasciò colpire senza muovere un dito. Jean corse a fermare Agar, ma un colpo di pistola mise tutti in allerta.
Dal buio, alle spalle dei ragazzi comparve una figura femminile, Giulia aveva osservato da lontano gli ultimi minuti. Dalla sua pistola iniziarono ad uscire una raffica di colpi che Agar e Jean schivarono per un soffio, Alessio rimase steso a terra, mentre Sara lanciò una serie di sassi verso la cacciatrice di taglie.
“MALEDETTI! L’avete uccisa! L’avete—–“
La ragazza lanciò un urlo straziante prima di continuare a sparare nel vuoto. Erano tutti scomparsi, Jean aveva trascinato via a forza Alessio perché non cadesse sotto i colpi di quella donna impazzita.
La cacciatrice si avvicinò al corpo di sua sorella, le si inginocchiò accanto.
“Perché l’hanno fatto! Maledetti, perché?”
La donna raccolse la mano di Silvia e la portò verso il proprio petto mentre piangeva copiosamente. Le lacrime non le permettevano di vedere chiaramente il volto della sorella che da anni non vedeva.
Dal buio del parco alcuni luccichii, come gocce di pioggia riflesse dalla luna, apparvero. Erano le affilate piccole lame legate ai lunghi capelli di Yamiko che faceva capolino lentamente. Si avvicinò all’amica fino a quando si rese anch’ella conto dell’accaduto. Yamiko ritrasse la canna dell’arma verso l’avambraccio mentre in silenzio rimase di fianco a Giulia. Dietro comparvero altre due figure Al e Roma, con la mano premuta sulla spalla ferita, assistevano allo strazio di Giulia.
Dalla sala operativa dei Cacciatori di Taglie non arrivavano notizie da tempo, qualcosa di certo era andato storto pensò Mira.
“Gal, Nina Paul uscite e cercate di capire cosa sta succedendo li fuori!”
I tre si misero sugli attenti ed uscirono subito in azione.
“Ragazzi, probabilmente quei maledetti ribelli hanno interrotto le comunicazioni, quindi lavorerete al buio. Verificate e tornate, non voglio facciate altro, chiaro?”
“Certo Capitano ci conti!”
Nina spinse fuori Galliano, Paul li raggiunse mentre indossava la tuta d’ordinanza.
I tre cacciatori non vedevano l’ora di tornare sul campo. Nina caricò le proprie armi da entrambe le braccia, mentre Paul che preferiva i pugni alle pistole si scaldava le braccia e si massaggiava le nocche, Galliano osservava divertito i due colleghi mentre si dirigevano alle ascensori.
Erano le 24:30, un triste silenzio invadeva i pochi rimasti all’interno del capannone al porto sud dell’isola.
Le lacrime di Marco ricoprivano l’apparecchiatura davanti a se. In piedi intorno al ragazzo Tamla, Amauri, Fausto, Galbo, Yuri erano scioccati.
Tutti avevano avuto pochi minuti prima l’ultima comunicazione da parte di Sara che informava loro dell’accaduto.
Cayco distante da tutti era poggiato contro la parete fredda del capannone, qualcosa in lui non andava, non riusciva a capire cosa. Una stretta al petto, il cuore che batteva forte sembrava non avesse abbastanza spazio per battere, una forte rabbia saliva dentro.
Tutto era riconducibile alla scomparsa di Silvia? Non riusciva in realtà a comprenderne il motivo di tale confusione nella sua testa nel suo cuore e nella pancia.
Galliano Nina e Paul seguirono le tracce e giunsero in breve tempo verso il luogo dove giaceva il corpo di Silvia con accanto sua sorella Giulia. Si avvicinarono verso i propri colleghi, fu Galliano a farsi avanti per primo.
“Giulia forza! Vieni con noi, dobbiamo tornare alla sala operativa.”
La ragazza si rialzò e guardò negli occhi il Galliano.
“Non prima…non prima di averli sterminati tutti! Non prima!”
“Giulia, non possiamo fare nulla ora, abbiamo l’ordine di tornare. Non preoccuparti li faremo tutti fuori!”
“NO! NO! Lasciatemi qui, li ammazzerò tutti da sola! ADESSO!”
Nina si guardò intorno, le tracce erano chiare, con facilità avrebbe raggiunto i fuggitivi se solo avesse potuto. Il suo scrutare terminò sulla ragazza uccisa. Era inevitabile che succedesse prima o dopo, pensò. Il corpo di Silvia ebbe un sussulto, ultimi spasmi di morte.
“Giulia!”
La ragazza e Galliano si voltarono verso Nina, richiamati dalla voce decisa.
“Dobbiamo tornare tutti alle Torri…TUTTI!”
Galliano vide in Nina un’espressione che conosceva bene e non prometteva nulla di buono.
Qualche minuto dopo tutti e sette i Cacciatori di Taglie erano diretti verso i propri mezzi per tornare alla base. Galliano portava fra le sue braccia il corpo senza vita della ribelle.
Paul si rivolse a Roma durante il viaggio di ritorno alle moto e alla camionetta d’attacco.
“Amico tutto ok con quella spalla?”
“Paul, niente AMICO! Siamo in missione, quando imparerai? Sono il tuo superiore!”
“D’accordo! Mio superiore! Come va con quella cazzo di spalla?”
“Il corpo inizia a rigettare il proiettile, fra un paio di ore passerà tutto.”
“Bene così si parla amico! Rimettiti in sesto che li facciamo fuori tutti!”
Tamla ricevette una comunicazione privata da Sara. Avevano portato via il corpo di Silvia, ed era stata proprio la sorella a farlo.
L’uomo non poté far altro che dare la notizia ai genitori della ragazza di ciò che era avvenuto. I due erano ormai giunti al sicuro nella sacca di contenimento e li avrebbero consumato il proprio dolore per la perdita della figlia.
“Sapevo che si sarebbe arrivati a questo punto! Avremmo dovuto attaccarli prima! Questo piano di merda…curato nei cazzo dei minimi particolari non serve a nulla!”
“Taci Galbo!”
Amauri zittì la presa di posizione dell’uomo.
“Taci a me non lo dici! Volete tutti per forza tacere! Avete paura di dire la vostra! Nessuno vuole ammettere che Tamla ci sta portando al massacro! Non abbiamo neanche più il supporto di mio fratello da Nuova Napoli! Siamo rimasti soli! Soli vi dico!”
Amauri spinse l’uomo verso la parete del capannone per zittirlo, Galbo era pronto a rispondere, Fausto si interpose fra i due per fermare quell’assurdo momento.
Tamla si avvicinò a Galbo fin sotto al naso. Chiunque avrebbe scommesso che il leader dei Ribelli si sarebbe scagliato con una testata in piena bocca, su quella faccia che ancora portava i segni di un pugno precedente.
“E’ tardi per polemizzare. E’ tardi per farsi coraggio e parlare. Galbo credo sia meglio che ti unisca agli altri. Sei fuori dalla missione! Raggiungi il resto del gruppo nella sacca di contenimento. Sei fuori!”
La calma con cui Tamla aveva parlato a Galbo intimorì l’uomo più di una serie di pugni presi in pieno viso.
“E’ questo che vuoi? Mi lasci fuori da tutto? E’ questo che vuoi Tamla? E dimmi…con chi mi rimpiazzerai? Con Agar, Jean o forse perché no…Alessio. Non puoi liberarti di me così all’ultimo momento. Nessuno conosce il piano bene come lo conosco io!”
Tamla si allontanò dall’uomo e si diresse verso Marco alle comunicazioni, passando di fianco a Yuri.
“Siamo nella merda Tam?”
“Doc. Se vuoi…se non vuoi più…”
“Non dire stronzate Capo! Siamo con te! Avremo tempo per piangere i caduti, ora dobbiamo solo andare avanti!”
“Grazie Doc!”
Yuri incontrò lo sguardo di Agnes che era stretta a Marco intenta a consolare il ragazzo per la scomparsa di Silvia. Il dottore gettò a terra il mozzicone di sigaretta che a volte usava tenere spento fra le labbra per giornate intere. Poi uscì dal capannone.
La donna girò lo sguardo verso gli altri presenti nella struttura abbandonata, tutti vagavano senza una meta precisa. Amauri staccava e riagganciava a propria cintura da missione, Fausto parlava a Galbo cercando di riportarlo alla ragione. Tamla era intento a visionare alcune mappe delle Torri; Agnes sapeva che non aveva bisogno di rivedere nessuna cartina o ripetere nessun piano.
L’improvvisa scomparsa di Silvia aveva scioccato tutti e il piano poteva risentirne e da li a pochissime ore sarebbero dovuti entrare in azione. La donna si diresse al centro del capannone e chiamò l’attenzione di tutti i presenti.
“Ascoltatemi per favore…non ho bisogno di dirvi quanto sia tragico quello che ci è successo. Silvia è morta! E’ MORTA! E questo non può cambiare! Dobbiamo rimanere concentrati ora! Per favore, prendete queste mie parole come conforto non diversamente. Silvia credeva quanto e più di noi in questa missione. Ci sono voluti anni per arrivare a questo punto e sarebbe un’offesa non solo per Silvia rinunciare ora, ma anche per coloro che hanno sacrificato la loro vita per questa causa. Avremo tempo per commemorare la morte della nostra amica…”
Agnes iniziò a piangere, ma continuò a motivare tutti.
“…ora per favore, mettiamoci a lavoro e sforziamoci di continuare quello che stavamo facendo!”
Dal portone d’entrata Sara e Agar fecero il proprio ingresso, Tamla corse verso la donna che non riuscì a trattenere le lacrime e abbracciò l’uomo. Tamla prese a se anche la piccola Agar stringendole entrambi.
“Sara! Sara ascoltami gli altri come stanno? Alessio come sta?”
Agar lasciò l’abbraccio di Tamla isolandosi in una parte del capannone, Agnes e Amauri corsero verso di lei e così anche Fausto si allontanò da Galbo per raggiungere l’amica Sara.
“Tam. Alessio è sconvolto è in uno stato catatonico…”
Sara continuò a piangere come mai prima aveva pianto. In tutti questi anni a pensarci bene neanche Tamla l’aveva mai vista piangere.
“Lui…vedi se non fosse stato per Agar…Oh per gli Dei! Si sarebbe sparato un colpo in testa. Tam…come siamo arrivati a questo punto?”
Tamla abbracciò nuovamente forte la donna. A pochi metri di distanza Galbo, infastidito dalla scena si allontanò bofonchiando.
“Idioti buoni a nulla!”
Ore 1:30 A.M. nella sala operativa dei cacciatori di taglie tornarono a rapporto il gruppo uscito in missione. I ragazzi presenti nella sala, compresa Mira, erano allibiti dalla scena che avevano avanti i loro occhi.
Galliano portava fra le braccia una ribelle morta, accanto ad egli Nina teneva la testa del corpo avvolto in un giubbotto nero da cui fuoriusciva sangue, Al sorreggeva il collega Roma, mentre Yamiko teneva stretta l’amica Giulia che sembrava sfinita. Paul si fece avanti rapidamente verso il proprio capitano.
“Capitano! Usciamo e rompiamo il culo ai Ribelli!”
“Paul conserva la tua rabbia e ditemi subito che sta succedendo? Roma! Parla!”
“Capitano! Non sono riuscito a fermarli, hanno voluto portare il corpo qui alla Torre e…”
“Roma! Tu non ci hai neanche provato a fermarli. Se è ancora vivo sbattetelo in cella, qui non curiamo nessuno!”
“Capitano mi ascolti per favore! La ragazza fra le braccia di Gal è Silvia la sorella di Giulia!”
Nel caos generale si avvicinò Ian Bashir, intento ad indossare in modo impeccabile la tuta da cacciatore.
“Che succede, cos’è questo baccano?”
Fu fulminato dallo sguardo di Mira e tacque immediatamente. Come un’ombra anche Erika si fece avanti affiancandosi al compagno Ian.
Mira guardò fisso negli occhi Roma mentre continuava a parlare ai suoi uomini.
“Questo non è un ospedale per ribelli, Giulia tu sapevi a cosa saresti andata incontro unendoti al gruppo. Ora voglio quel corpo fuori di qui al mio ritorno chiaro? Roma la responsabilità sarà tua! Se troverò qualcosa che non va farò direttamente rapporto al vicepresidente Damian. Chiaro! Oltre questo, voglio anche un rapporto dettagliato di ciò che è accaduto entro un paio d’ore! Stanotte non dormirà nessuno!”
Un impercettibile segno della testa di Roma fece distogliere lo sguardo del capitano dal proprio.
Mira con la sua solita falcata uscì dalla stanza superando il gruppo appena rientrato, passò proprio di fianco a Galliano che reggeva il corpo della ragazza.
Ian ed Erika si avvicinarono al ragazzo per vedere il volto della vittima, ma il richiamo di Roma fece voltare entrambi i curiosi.
“Dove credete di andare, ci sono ancora molte cose da fare per voi due, questa non è una sfilata per vedere a chi sta meglio la divisa. Dovete compilare un bel po’di e-documents prima. E voi altri portate via quel corpo, avete sentito il Capitano? Gal, Nina fuori dalla mia vista ADESSO! Ci penserete voi! Yamiko! Porta Giulia via da qui per una visita di controllo. Al, Paul vi occuperete voi del rapporto!”
Galliano e Nina abbandonarono la sala operativa e si diressero lungo il corridoio che portava alle ascensori. Alla fine di esso trovarono Mira ad aspettarli. Galliano porse il corpo senza vita di Silvia nelle braccia della donna. In sala tutti avevano percepito i segnali di Mira, la donna non poté fare diversamente vista la fastidiosa presenza di Ian ed Erika.
“Avete fatto un grosso errore questa volta!”
“Capitano accetteremo le conseguenze del gesto, però…”
“Taci Gal! Ora tu e Nina andrete a farvi un giro alla P.G., porterete un messaggio al Comandante Vincent. Chiaro? Prima di ciò parlerete con Giulio. Dite che vi ho mandato io e che cancelli i video del vostro ritorno alle Torri, insieme a questo corpo!”
Nina non voleva altro che eseguire gli ordini, ma la richiesta di cancellazione dei video di sorveglianza le sembrava troppo.
“Capitano, questo Giulio è affidabile?”
“Nina! Quando mai ti sei interessata delle conseguenze di un mio ordine?”
La ragazza sorrise, si mise sugli attenti e così anche Galliano. Insieme si diressero verso gli uffici della Polizia Governativa.
Sienna e Paul
26°
Cap.
L’anziana donna aveva sentito bene. Qualcuno bussava alla porta della cucina, strano modo di fare pensò, insolito sentir bussare con la mano su una porta e poche ore prima lo stesso aveva fatto Manfredi, tuttavia non le capitava da anni. Ma questi pensieri di contorno erano dettati dall’essersi appena svegliata da un sonno profondo. La dottoressa Florakis fece in modo da non svegliare la bambina che le dormiva accanto. Passò poi rapidamente nella piccola cucina adiacente alla stanza di Kara, guardò i monitor posizionati in alto.
“Non è possibile! E’ impazzita!”
La donna attraversò il corridoio e aprì immediatamente la porta in legno bianco, Mira con in braccio il corpo senza vita di una ragazza entrò subito nella stanza seguita dal Comandante Winter.
“Vincent siete completamente impazziti! Che cosa ci fate qui? Qualche ora fa è andato via Manfredi!”
La donna mentre vomitava il proprio disappunto apriva la porta accanto al tavolo che dava sul laboratorio. L’intenzione era quella di far posizionare quel corpo inerte sul letto. Subito dopo spense i monitor che ne inquadravano lo spazio per evitare che Manfredi o Damian spiassero i movimenti. Vincent l’afferrò per un braccio tirandola a se.
“Aiutaci! Puoi fare qualcosa?”
“Non mi date altra scelta a quanto pare! Ma che sta succedendo Vincent? Chi è questa ragazza? Sembra una ribelle a giudicare dagli abiti che porta.”
La donna si avvicinò al corpo per osservarla meglio.
“Ma…la ragazza…morta! E’ opera tua Mira?”
La cacciatrice osservò la dottoressa senza battere ciglio poi si allontanò dal lettino e ritornò nella piccola cucina, la porta automatica del laboratorio si chiuse alle sue spalle.
Si avvicinò lentamente a quella che dava sulla stanza della piccola Kara, passò di fianco al frigo da lei stessa ammaccato. La scienziata aveva accuratamente coperto l’ammaccatura da una serie di disegni della bambina ed eliminato tutte le prove del suo sconsiderato attacco di rabbia avuto da Mira. La cacciatrice notò nel lavandino che erano ammucchiati alcuni prodotti destinati alla bambina, fra succhi di frutta ed essenza di latte oramai inservibili dopo essere finiti sul pavimento.
Mira non riusciva ancora a comprenderne il motivo che aveva scatenato il malore di quella bambina. Sapeva che in qualche modo ne era lei la causa. Quella bambina era legata a lei, ma in che modo? Possibile che era costretta a vivere isolata nel sottosuolo delle Torri a causa sua?
Mira si avvicinò ancora un po’ alla stanza della bambina, era tentata dall’entrarci. Forse per capire o perché qualcosa l’aveva legata inevitabilmente ad ella dopo lo svenimento.
La mano della donna era ormai giunta alla porta; un rumore dalla parte opposta fermò l’avanzare di Mira. Il ciondolo al collo iniziò a battere lentamente e costantemente. Mira sgranò gli occhi quando sentì dei piccoli passi avvicinarsi dalla stanza verso la bianca porta. Stava forse avvenendo la stessa cosa accaduta poche ore prima? Mira però non riusciva a ritrarsi, il benessere sprigionato dal ritmo costante del ciondolo la teneva ferma lì come ipnotizzata. Eppure doveva fare qualcosa perché dall’altra parte la piccola Kara avrebbe sofferto ancora se non si fosse allontanata da quella porta.
Ma i suoi pensieri non corrispondevano con il movimento del proprio corpo. Mira poggiò la mano sulla porta, dall’altra parte i piccoli passi terminarono quando la presenza raggiunse anch’ella la parte opposta.
Kara era lì in piedi, nella sua stanza, con la mano poggiata sul legno freddo della porta bianca. I suoi lunghi capelli come spinti da un lieve vento iniziarono a muoversi come migliaia e migliaia di serpenti sospesi nel vuoto. Il colore corvino della chioma di Kara iniziò a perdere di intensità, un colore più chiaro comparve alla base di essi. Il pigiama color perla indossato dalla piccola iniziò a modificare il proprio colore con tonalità più sgargianti e ne comparvero su disegni che cambiavano come se avessero avuto vita propria, ricalcandone i soggetti impressi sulle mura della stanza.
Dall’altra parte della porta Mira era in ginocchio con lo sguardo fisso sulla porta mentre i propri capelli, anch’essi fluttuanti come all’interno di un mulinello, perdevano lentamente volume e intensità di colore. Le strisce verticali rosse e blu che caratterizzavano il suo abito iniziarono a sbiadire. Mira si sentiva come precipitare nelle profondità del mare ma senza averne alcun timore; fino a quando una voce leggera, sottile la rinsavì.
“Salvati! Non è ancora il mio turno.”
Mira staccò la mano dalla porta come se avesse preso una forte scossa, ne seguì un breve urlo della donna che fece intervenire immediatamente Vincent e Silvia dal laboratorio.
“Mira tesoro che succede?”
L’uomo era andato subito in soccorso della donna ancora inginocchiata sul pavimento, mentre la dottoressa Florakis si avvicinò interdetta alla porta della bambina mentre osservava lo sguardo, perso nel vuoto, di Mira.
Silvia aprì la porta della stanza ma la piccola era tranquilla a letto che dormiva. La dottoressa però notò qualcosa. Si avvicinò alla piccola fissandole i capelli.
“Oh no! NO! Non doveva accadere questo…”
La dottoressa uscì precipitosamente fuori dalla stanza chiudendo dietro di se la porta.
“Dovete assolutamente andare via da questo posto. ORA! VIA ANDATE VIA!”
All’interno dell’ufficio Presidenziale, da una serie di monitor, la scena che seguì successivamente fu quella di Mira alzata a forza da terra da quell’uomo che Manfredi riconobbe essere il Comandante della P.G. . In un secondo tempo seguì la fuga fuori dai laboratori di entrambi.
La stanza di Manfredi iniziò nuovamente il suo viaggio nelle profondità della Torre 1.
“Dovrò anticipare i tempi. Mira…riuscirò a decifrare quello splendore di tecnologia che Mercurio ti ha donato. Non sei conscia pienamente della potenza che hai fra le tue mani sciocca cacciatrice. Quando Kara sarà completata quel potere sarà anche mio! Mi spetta! Mercurio non avrebbe dovuto tradirmi. Mi ha lasciato le briciole, tenendo per se la sua vera scoperta… la Melodia.”
Manfredi continuò ad osservare Kara che sembrava dormire tranquilla nel suo letto mentre in ginocchio accanto ad ella una donna disperata teneva la propria mano sulla testa della piccola per coprirne il colore sbiadito.
Prima di fare ciò bisognerà creare solide fondamenta e fra poche ore, durante il Consiglio dei 30 inizieranno i lavori! Non ti permetterò di ostacolarmi…Mercurio ti ha resa intoccabile ma solo apparentemente. Come vedrai non ho avuto bisogno di stenderti su un lettino da laboratorio per studiarti in tutti questi anni.”
Qualche minuto dopo la porta del laboratorio di Silvia Florakis si aprì. Dietro di essa Manfredi osservava la donna impietrita dalla visione. L’anziana scienziata era li immobile con le mani sul corpo senza vita della giovane ribelle.
“Salve Dottoressa! Credo tu debba spiegarmi un po’ di cose…”
Nel proprio lettino Kara avvertì la presenza dell’uomo. La piccola chiuse nuovamente gli occhi mentre alla base dei suoi capelli il nero corvino riprese il posto del rosso acceso.
Nell’ascensore il silenzio di Mira era interrotto continuamente dalle domande di Vincent.
“Mira cosa ci facevi lì a terra, cosa è successo?”
“Vin quella bambina…mi ha parlato!”
“Mira…la bambina… dormiva. Forse hai immaginato…?”
“Smettila non continuare! Non importa!”
“I tuoi abiti…Mira. Ma cosa…?”
Vincent era affranto.
“Mi dispiace averti trascinato in questa storia! Ho preso delle decisioni sbagliate. L’ho fatto per proteggerti. Credimi!”
“Le decisioni, facili o difficili che siano, comportano delle conseguenze! Non ho ne voglia ne tempo di fartene una colpa. Vorrei solo essere lasciata in pace adesso! Vuoi essermi d’aiuto? Non intralciarmi da adesso in poi!”
Mira uscì dall’ascensore diretta nella sala operativa, durante il percorso qualcosa cambiò intorno al suo corpo. Si ricoprì di una tuta nera aderente mentre gli stivali con zeppa sostituiti da potenti scarpe adatte per qualsiasi tipo di suolo. Le nanomacchine avevano obbedito come al solito ai comandi della Cacciatrice di Taglie modellandosi, attorno al corpo, a suo piacimento.
La donna spalancò la porta della sala operativa prima che essa da sola si aprisse automaticamente, abbattendone i cardini.
“Sienna Paul preparatevi ad uscire con me! Roma lascio a te il comando! Come va la spalla?”
“Un’oretta e sarà passato tutto. Capitano non si preoccupi!”
Mira uscì dalla Torre 1 in gran fretta accompagnata dai due fratelli. Qualche minuto dopo i tre sfrecciavano verso le rovine della Zona dove era stata colpita la giovane ribelle.
Al porto sud di Rebirth il giovane Cayco era ritornato da solo all’interno dell’infermeria. Il giovane in poche ore aveva riacquistato gran parte delle forze e buona parte della vista, ombre ben delineate avevano preso il posto di altrettante figure sfuocate. I medicinali a graduale rilascio, iniettati dalla Florakis, stavano agendo al meglio.
Nella testa del ragazzo una grande confusione non lasciava spazio a null’altro che la voce di Silvia che gli teneva compagnia, si preoccupava per lui quando era in gravi condizioni e che sentiva essere sempre sorridente.
Tornò improvvisamente in se quando un’altra voce, questa volta reale, interruppe la miriade di pensieri di Cayco.
“Ragazzo! Sono qui dietro di te, sono il Dottor Yuri. O almeno così mi chiamano!”
Cayco non si era accorto che in infermeria sostava già qualcuno, decise di tornare sui suoi passi e uscire dalla tenda.
“Stai male anche tu per la perdita di…Oh per tutti gli Dei non riesco neanche a dire il suo nome.”
L’uomo accese la sua sigaretta di tabacco sintetico, Cayco si fermò quando sentì il grande sconforto dell’uomo. Decise di ascoltare.
“Perché siamo arrivati a questo? Perché tanto male? Perché non ci si può fermare e parlare invece di puntarsi continuamente addosso un arma? In tutti questi anni ragazzo mio, l’uomo non ha ancora imparato nulla! Nulla! Nessuno predica più la ricerca della pace. Per forza! Non ci sono più guerre da anni ormai. Eppure l’uomo continua ad uccidersi…”
“E tu cosa vorresti vecchio idiota! Le guerre?”
Yuri si alzò dallo sgabello e si diresse verso Cayco. Tentò di poggiare la mano sulla spalla del ragazzo, ma il giovane lanciò via con la mano l’uomo evitando il contatto.
“Ascolta Cayco. Non so veramente cosa ti sia successo in quelle Torri e non credo a quello che hai raccontato a Tamla. Credo una cosa: stai soffrendo per la morte di Silvia e un ragazzo che ha tali sentimenti non può nascondere nulla di male!”
“Hai finito il monologo?”
“Certo ti lascio solo! Non ti scomodare ad uscire dall’infermeria!”
“Tamla, Tamla!”
“Agnes che succede?”
“Ho ricevuto un contatto da Lia, a quanto pare altri tre Poliziotti o Cacciatori sono in zona, secondo i miei calcoli credo stiano raggiungendo il luogo dove…bè…dove Silvia…”
Agnes guardò fisso negli occhi Tamla. L’uomo raggiunse subito Marco alla ricetrasmittente.
“Ragazzo! Abbiamo qualcuno dei nostri nella Zona 4?”
“No Tam abbiamo ritirato tutti per proteggere il gruppo che dovrà raggiungere la sacca di contenimento.”
Tamla si fermò a pensare per qualche secondo, poi chiamò Fausto e Amauri.
“Ragazzi vi devo chiedere un piccolo sforzo…ho bisogno di capire cosa hanno in mente di fare…Stanotte a quanto pare non dormirà nessuno!”
“Tamla siamo pronti!”
Amauri subito dopo Fausto diede la sua disponibilità.
“Siamo con te sempre e comunque! Sperando che Agnes ci dia una di quelle pozioni disgustose che ci aiutino a sopportare la stanchezza.”
“Certo ci penso subito Fausto!”
Sara a distanza diede l’ok a Tamla, avrebbero avuto tutto l’appoggio possibile dalla restante squadra. Era il momento per tutti di tenere i nervi saldi.
I tre uscirono fuori dal capannone per raggiungere il trasporto che li avrebbe portati in un batter d’occhio alla Zona 4. Tamla chiamo a se Agnes.
“So che probabilmente sarà tempo perso e so che è stata via anche ieri mattina ma… porta Lia fuori dai confini ancora una volta.”
“Tamla, caro. Non credo sia tempo perso…io CREDO!”
Agnes sorrise all’uomo e si allontanò verso la postazione del rapace.
“Ehi Tamla!”
Galbo era lì fuori davanti ai tre.
“Il tempo mi sta dando ragione. Il nostro gran CAPO a messo a segno una serie di stronzate una dietro l’altra! Siamo alla fine TAMLA! Lascia il lavoro a qualcuno che ha le palle per portare avanti questa guerra!”
Fausto si fece avanti verso l’uomo in segno di sfida.
“E dimmi un po’chi mai avrebbe le –PALLE- per sostituire Tamla in questa storia? Tu immagino!”
“Fausto fatti da parte non c’è l’ho con te! Voglio solo che non venga gettato al vento un piano che organizziamo da anni per colpa di un buono a nulla!”
“Galbo idiota! Ma che cazzo dici! Fino a questo momento l’unico e solo ad avere intralciato i piani sei stato tu con la tua incompetenza!”
“Fausto…spostati e l’ultimo avvertimento!”
Tamla intervenne tra i due.
“Fausto,Galbo non è questo il momento. Risolveremo alla fine di tutto questo. Ora abbiamo cose più importanti da fare!”
Tamla e Amauri ripresero i loro passi e così anche Fausto, ma Galbo si interpose nuovamente fra i tre in segno evidente di sfida.
“Tamla, Amauri andate voi avanti a lui ci penso io!”
Fausto non dire sciocchezze! E tu Galbo ora basta! Siamo tutti in pericolo se non te ne fossi ancora accorto!”
Amauri tentò inutilmente di rimettere ordine ma nulla. Era intenzione di Galbo sfidare Tamla in quel preciso momento.
“Tamla ho detto che ci penso io a lui tu e Amauri ora andate, vi raggiungerò subito!”
Tamla senza aggiungere altro accettò la proposta di Fausto e insieme ad Amauri corsero verso la camionetta. Galbo infuriato per l’affronto tentò nuovamente di bloccare il capo leader, ma Fausto con un colpo netto alle caviglie dell’uomo lo stese rovinosamente al suolo.
“Nulla di più scontato, la mela marcia ci deve sempre essere in un gruppo, vero Galbo?”
“Idiota risparmia le frasi del cazzo! Ti spezzo maledetto!”
La stazza di Galbo era nettamente superiore a quella di Fausto. Dalla sua parte aveva però l’agilità e ad un primo scontro in cui si vide scagliare un pugno diretto in viso, gli bastò saltare poggiando entrambe le mani sul pugno in arrivo. Fausto roteò in aria a causa della potenza del colpo e proprio aiutato da quella spinta scaraventò anch’egli un pugno in testa poi uno schiaffo sulla nuca all’avversario. Galbo si ritrovò nuovamente con il naso a terra.
“Credo che mi toglierò un po’ di soddisfazioni stasera con te Galbo!”
Questa volta fu Fausto a lanciarsi contro Galbo per colpirlo, l’uomo ancora steso al suolo infilò rapidamente la mano nella tasca.
Una forte scarica elettrica aveva scaraventato Fausto a terra ad un metro dall’avversario.
“Idiota! Voi e questa fissazione di non usare mai le armi. In guerra tutto è lecito amico mio!”
Galbo si alzò da terra dolorante dopo aver stordito Fausto e si diresse verso l’uscita del porto per andare in contro a Tamla e Amauri.



