“N — A — N — O”
t e c h n o l o g y
23°
Cap.
Ore 24: 15 ( al confine fra la Zona 3 e la Zona 4 )
Dalla canna della pistola del giovane Alessio, partirono due colpi, il primo centrò la spalla sinistra dell’uomo che poco prima lo teneva sotto tiro.
Subito dopo fuggì, premendosi la mano sulla spalla colpita, scomparendo nel buio.
Il secondo colpo centro in piena testa la ragazza che era spalle al muro, lei scivolò, piano, lungo di esso, lasciando dietro di se una scia di sangue a disegnarne la propria fine.
Il volto della ragazza, senza vita, dapprima nascosto nell’ombra, si illuminò alla luce del quarto di luna, era quello di Silvia, i suoi occhi spenti sembravano fissare il proprio carnefice.
Alessio abbassò la pistola ancora fumante, mentre fra le rovine, rumori di passi si sentivano sempre più forti, attirati dal fragore dei colpi.
Due ore prima ( nelle ascensori della Torre 1)
La cabina dell’ascensore risaliva, dalla sala operativa dei Cacciatori di Taglie, verso l’androne della Torre 1. Giulia era l’unica dei quattro che non aveva ancora indossato il cappuccio mimetico e quella fu un ottima scusa per rompere il silenzio da parte di Roma.
“Che succede Giulia? Anzi, riformulo la domanda. Che ci fai qui?”
Giulia era poggiata in fondo alla cabina, fra i due colleghi Al e Yamiko, attenti alla risposta di Giulia quanto Roma stesso.
“Ragazzi, siamo qui per lavorare non mi va di rispondere alle vostre domande ok?”
Yamiko, dal canto suo, non soddisfatta della risposta aggiunse altro.
“In una situazione come questa, potresti incontrarla in qualsiasi momento. Sarebbe stato meglio se fosse rimasta in prigione.”
“Yami non è il momento questo per mettermi i bastoni fra le ruote!”
Al intervenne fra le due cacciatrici.
“Almeno ora sappiamo con certezza che è una spor… una ribelle!”
“Al, non discutiamo sulla lealtà di Giulia, dico solo che avrebbe fatto meglio a limitarsi al lavoro di domani.”
Roma finì li la discussione per far concentrare il gruppo all’attacco.
L’ascensore si fermò, prima di uscire dalla cabina, Giulia tirò su il cappello mimetico. I quattro cacciatori di taglie uscirono fuori dalla Torre 1, l’androne era vuoto e nessuno vide il gruppo uscire all’azione. Fuori dalla struttura i ragazzi si diressero un centinaio di metri a destra lungo le mura della Torre fino ad arrivare ad una larga porta che si aprì al passaggio della scheda passa/porta di Roma. Era un grande ascensore che aveva portato su quattro motociclette nere piuttosto sottili e basse. Roma diede loro l’ordine di salire su di esse, qualche secondo dopo una cupola ovale ne nascose i corpi all’interno, dopo sfrecciarono verso le rovine della Zona 1.
Sara era al volante di una piccola camionetta, accanto ad essa, Jean cercava, cartina alla mano, di arrivare il prima possibile verso il luogo dove il primo gruppo di ribelli si era diviso; probabilmente in quella zona si nascondevano ancora quella della P.G. , dietro, in religioso silenzio, Alessio, Silvia e Agar aspettavano di entrare in azione.
“Sora forse sbaliamo a percorere la stessa strada, forse i poliziotti sono già alla loro calcogna.”
Dal cabinato si senti la voce di Alessio che non mancò di correggere gli errori dell’amico francese.
“Calcagna, calcagna.”
“Smetti piccolo uomo inutile! O vuoi anche me correggere tutta notte!”
“Agar calmati non avrei mai pensato di correggerti, tu sei carina quando sbagli la nostra lingua.”
La semplicità e l’immediatezza delle parole di Alessio misero in difficoltà Agar. La sedicenne si sentì avvampare in viso, tutta la scena si svolgeva sotto lo sguardo intenerito di Silvia. La ragazza la tirò a se e l’abbracciò.
“Non vi capisco proprio, non ho detto nulla di male!”
Jean prese la palla al balzo e rispose all’amico.
“Il tuo problema è quello…tu non copisci mai!”
“Capisci, capisci si dice capisci!”
Sara non poté fare a meno di sorridere all’incorreggibilità del ragazzo, Jean preferì rinunciare alla battaglia.
Il furgoncino, passò finalmente dal’interno di un parco abbandonato ricco di alberi e vegetazione, alla strada, sul nuovo percorso spense i fari, il tratto era comunque illuminato da lampioni ogni cinquecento metri. Avrebbero percorso ancora due chilometri prima di trovarsi sulla strada principale che percorreva tutte le Zone di Rebirth fino alle 3 Torri.
Al porto sud, Tamla seguiva con attenzione il percorso di coloro che erano stati costretti a dividersi per evitare la cattura.
“Tamla gli altri capo gruppi sono stati avvisati di continuare la loro corsa verso la sacca di contenimento!”
“Marco, avvisa Agnes che mandi l’aquila a seguire lo spostamento del gruppo si Sara.”
Tamla si allontanò poi dal ragazzo, schiacciò il mento sulla clavicola e iniziò a comunicare con Sara, avvisandola che avrebbero avuto la protezione di Lia dall’alto.
La donna ricevette il messaggio, subito dopo si rivolse ai ragazzi.
“Silvia. Avremo sulle nostre teste il rapace di Agnes, prendi la vernice. Ragazzi dipingetevi tutti una porzione di capelli, così sarà facile per lei individuarci dall’alto.
La vernice che i ribelli utilizzavano in questi casi, era una composizione speciale di colore trasparente, che al buio attivava micro cristalli fluorescenti visibili solo dagli occhi degli animali. La stessa vernice era stata portata sull’isola da Agnes e, utilizzata dalla donna per addestrare l’aquila.
Nella sala operativa dei Cacciatori di Taglie, si cercava di comprendere cosa stesse accadendo. Due strani individui erano appena comparsi chiedendo di Mira.
“Qualsiasi cosa vogliate da me, siete arrivati in un momento sbagliato. Andatevene!”
Erika si allontanò dalla porta d’entrata e percorse, sguardo fisso su Mira, tutta la stanza diretta verso il Capitano, ad interrompere il passo deciso fu Nina che, si interpose fra le due come se nulla stesse succedendo, dietro Erika si posizionò Sienna con sguardo minaccioso.
La ragazza si accorse di ciò che stava avvenendo e abbozzò un sorriso.
“Scusami ragazzina! Ho bisogno di parlare con il tuo capitano. Spostati!”
Galliano sgranò gli occhi quando udì l’impertinenza di quelle parole. Conoscendo almeno un po’ il carattere di Nina, fra meno di trenta secondi, avrebbe fatto annusare il pavimento al malcapitato.
Intervenne Mira ad acquietare la suscettibilità della ventunenne cacciatrice.
“Sentiamo un po’. Chi vi manda?”
Mira aveva intuito qualcosa, ma aveva bisogno di risposte.
“Capitano Mira, siamo stati mandati, io e Ian Bashir, come rinforzo a protezione del nostro Presidente Manfredi.”
Da lontano anche Ian si avvicinò per presentarsi, il suo abbigliamento che lasciava scoperto il nanotatoo e il paio di occhiali, assolutamente inconsueti per un abitante delle Torri, rese il suo passaggio piuttosto buffo agli occhi dei ragazzi.
“Capitano Mira sono Ian Bashir, il Vicepresidente Andrej Damian ha ritenuto opportuno rinforzare il gruppo di guardia al fianco di Manfredi…”
L’intuizione di Mira era giusta, le parole di Vincent, qualche ora prima, l’avevano messa in guardia. Il suo atteggiamento nei confronti del vicepresidente, avrebbe portato ad una vendetta da parte di Damian.
“Ho capito, taci per favore!…Un’altra cosa, siete al cospetto di un Capitano e non vi vedo sugli attenti!”
Ci fu un silenzio tale che caricò di ulteriore imbarazzo il momento. Nina e Sienna si guardarono sorridendo, a poca distanza dalla scena, anche Galliano sorrise, il resto del gruppo cercò di tenere un contegno maggiore. Fu Erika a rompere il silenzio.
“Per essere precisi, tecnicamente, non siamo ancora parte di un gruppo militare. Capitano!”
“Bene allora fuori di qui!”
Mira si voltò verso la propria scrivania per collegarsi alla squadra appena uscita, ma fu ancora interrotta da Erika.
“Bene, dunque cosa dobbiamo riferire al nostro Vicepresidente Andrej Damian? Che, il Capitano Mira ci ha mandati via perché non abbiamo scodinzolato al suo ordine?”
Mira poggiò i pugni chiusi sulla scrivania, borbottò qualcosa, prima di voltarsi e farla a pezzi.
“Troppo facile!”
Quando si voltò trovò stesa sul pavimento Erika, mentre Nina si massaggiava il pugno appena scagliato sul volto della ragazza.
“Il Capitano ti aveva chiesto di mettervi sugli attenti, non di prenderla per il culo!”
Ian, furioso, fece un passo avanti per attaccare Nina, contemporaneamente a lui si mossero sei cacciatori circondandolo. Tutto finì lì.
“Galliano, procura una divisa e le armi a questi idioti e toglimeli dalla vista!”
Mira si voltò nuovamente verso la scrivania e aprì il collegamento con i quattro ragazzi: Roma, Giulia Al e Yamiko.
Il piccolo furgone raggiunse presto il punto critico, dove erano stati individuati alcuni elementi della Polizia Governativa, Sara prontamente fermò li al centro del nulla il trasporto, paradossalmente erano più al sicuro in quella situazione che fra la vegetazione, dove di certo la P.G. seguiva le tracce dei ribelli dispersi.
Dovevano fare in modo da eliminare le tracce dei loro amici depistando il nemico.
“Ragazzi ci divideremo, individuate uno per uno questi poliziotti e metteteli fuori gioco. Ragazzi cautela!”
Sara diede loro quello che sembrava una ricetrasmittente, in realtà quel piccolo aggeggio rilasciava scariche elettriche tali da stordire, per un bel po’, qualsiasi individuo adulto.
Jean, Alessio Silvia e Agar si lanciarono fra gli alberi. Alessio era carico di adrenalina e ciò gli permetteva di sfrecciare, come non mai, fra rami e rovine.
L’esperienza aveva regalato loro sicurezza, quello era territorio che non aveva segreti per i ribelli e, fu dunque semplice per Alessio scovare i primi tre poliziotti che, vicini fra loro, seguivano gli spostamenti dei ribelli poco più avanti.
Fu Jean a correre in aiuto dell’amico, non c’era tempo da perdere, combattere era rischioso in quei momenti così cruciali dove tutto si decideva, il futuro dei Ribelli e quello del mondo intero.
I ragazzi stordirono prontamente i tre uomini, Jean soddisfatto del primo attacco saltò subito sul ramo sopra la sua testa e con un paio di colpi con le gambe ed il bacino si lanciò a quello successivo come solo un trapezista sapeva fare. Alessio era ancora lì immobile, guardava i corpi di quei tre uomini ormai svenuti, si chinò verso la cintura legata alla vita di quello più vicino, la pistola che portava nella propria custodia era colorata così come aveva sempre sentito dire, non ne aveva mai vista una da così vicino. Una vibrazione lo fece rinsavire, Jean comunicava con lui, pur essendo a pochi metri di distanza non era una buona cosa chiamarsi a voce. Alessio raggiunse in un attimo l’amico appollaiato più su.
Dal suo ufficio il Comandante Vincent riceveva costantemente comunicazioni, dai suoi uomini e, la cosa iniziava a diventare allarmante. Risultavano dispersi molti di loro.
“Stanno cadendo come pedine, così peggioreranno le cose…fermatevi finché siete in tempo…non posso aiutarvi più di così. Ragazzo mio, non andare oltre.”
Vincent a voce bassa cercava di dare un senso a ciò che stava accadendo, sapeva che, da quel momento non ci sarebbero più stati rapimenti, ma solo uccisioni, tutto questo per una causa che aveva causato già tante vittime su Rebirth e gli aveva fatto perdere, forse per sempre, l’affetto e il rispetto di Mira.
Sarà e Agar avevano appena messo fuori gioco gli ultimi due elementi della P.G. accertati in zona. Il campo sembrava essere libero…nulla di più sbagliato, la giovane somala si vide puntato addosso una piccola luce verde, era un puntatore di precisione, fu un attimo, avvenne tutto nello stesso istante, lo sparo in lontananza e il repentino scatto di Agar verso Sara. Entrambe caddero a terra.
“Agar che succede? Stai bene?”
“Cacciatori di Taglie! Dividiamoci Sara, uomini sparano non scherzano!”
Sara attese che la sedicenne Agar si nascondesse fra i rami degli alberi prima di dileguarsi anch’ella, nascosti fra la vegetazione avrebbero avuto un minimo di vantaggio, sapevano comunque che i Cacciatori erano abili quanto loro stessi nella tecnica del parkour.
E così fu. Un altro colpo sfiorò Agar distruggendo una buona porzione del ramo su cui poggiava. La ragazza perse l’equilibrio quando il ramo si spezzò, cadendo rovinosamente al suolo…iniziò una folle corsa.
Agar tentò a questo punto di uscire da quello che inizialmente le sembrava un rifugio, ma che ora le era solo di impaccio per una visione chiara. I passi del nemico erano sempre più vicini, forse, fra le rovine delle abitazioni avrebbe trovato un buon nascondiglio.
La corsa del Cacciatore accorciava le distanze fra lui e la sua preda, le rovine di abitazioni abbattute non impedivano ad entrambi di saltare agilmente guadagnando metri preziosi.
“Yamiko, mi senti? Passo!”
“Parla Giulia! Qui sono impegnata con un inseguimento! Credo sia una ragazzina di colore, questa maledetta salta come un grillo, ma non mi sfuggirà!”
“La P. G. è stata sgominata dai Ribelli, ho individuato una parte del gruppo d’attacco! Ne sto inseguendo due in questo momento, una donna e un ragazzo.”
“Giulia, attenta! Può essere una trappola!”
“Ok stai attenta anche tu Yami! A proposito, Roma e Al hanno individuato un’altra ribelle del gruppo d’attacco, credo stiano venendo nella tua zona.”
“Nessun problema! Nessun problema! Posso tenere tutti a bada!”
La Cacciatrice dai tratti orientali si fermò quando si accorse che la ragazza si era nascosta dietro un auto abbandonata.
Con un gesto rapido si tirò su, dal colletto, un cappuccio che aderì alla testa, dallo stesso cappuccio si agganciarono davanti i propri occhi due lenti a visione notturna.
“Non mi lasci altra scelta. Yamiko deve farti fuori!”
La donna parlava a bassa voce mentre preparava l’occorrente per un colpo di precisione. Dalla manica di Yamiko fuoriuscì una piccola canna pronta per sparare. La donna avrebbe fatto saltare completamente i resti del muro dove si nascondeva la giovane Agar.
24°
Cap.
Yamiko udì un rumore provenire da sinistra, con gli occhi cercò di non perdere di vista la ribelle nascosta dietro l’auto.
Fu istantaneo, due sassi raggiunsero, a breve distanza l’uno dall’altro, la Cacciatore di Taglie. La donna riuscì a respingere il primo, ma fu colpito sul mento dal secondo.
Dietro l’auto Agar spingeva con il dito medio verso la base del pollice.
“Grazie Sara! Ora ci penso io!”
Sara decise di tornare indietro, doveva tener d’occhio la situazione, non sapeva quanti cacciatori di taglie fossero sulle loro tracce, al momento una cosa era certa, i loro amici erano ormai in salvo verso la città abitata della Zona 6.
Riuscì a ritornare sui propri passi e si affiancò momentaneamente a Silvia, Alessio e Jean.
“Dobbiamo dividerci nuovamente, Agar si sta occupando di un cacciatore; ragazzi questa volta non scherzano, volevano uccidere me e Agar, non si accontenteranno più di catturarci!”
Alessio intervenne un istante dopo le parole di Sara.
“Non preoccuparti li faremo fuori tutti!”
Si voltarono verso il ragazzo, le sue erano parole cariche di odio e, un sentimento come quello in una situazione simile non era la cosa migliore, il suo atteggiamento avrebbe potuto rovinare la missione. Sara era visibilmente preoccupata per questo. Silvia si accorse del momento delicato oltre al poco tempo rimasto.
“Sara lascia venire Alessio con me, ci occuperemo del lato sud del parco e scoveremo eventuali altri cacciatori.”
Alessio si voltò verso la ragazza, i soli raggi proiettati da quell’unghia di luna, non bastavano a mostrare il sorriso sul suo volto. Sara comprese il gesto di Silvia, di certo avrebbe badato lei all’iperattivo Alessio.
“Ok dividiamoci! Mi raccomando, mai come questa volta occhi aperti!”
Sara e Jean corsero verso nord del parco abbandonato, mentre Silvia e Alessio saltarono come due grilli sulla corteccia dell’albero riuscendo a giungere in vetta rapidamente, la loro corsa iniziò da lì.
Fu questione di pochi secondi, parallelamente ai due ragazzi, saltava da ramo a ramo un’altra figura, di certo un cacciatore.
“Alessio ci siamo eccone uno, dividiamoci e cerchiamo di allontanarlo dal centro cittadino, teniamoci in contatto.”
“Ok Silvia!”
Cercando di depistare la nera figura, i due ragazzi si divisero, ma il cacciatore Roma decise comunque di inseguirne una.
Silvia si trovò qualche minuto dopo l’inseguitore alle spalle, se non fosse stato per il proiettile scagliato sull’albero vicino forse non si sarebbe neanche accorta della sua presenza.
Alessio, anche se ormai distante, udì lo sparo e decise di raggiungere l’amica in pericolo.
Manfredi rientrò nel suo ufficio seguito da Andrei Damian, mancavano dieci minuti alle 23:00, la giornata era trascorsa all’insegna delle pubbliche relazioni con alcuni Capi di Stato che avevano chiesto di incontrare, prima del G 30, il Presidente di Rebirth.
Seppure mantenesse un aspetto austero, granitico, Andrej sapeva bene che aveva bisogno di riposo, poche ore dopo avrebbe presentato al mondo intero la tecnologia di Nano5-#3. Di certo qualche ora di sonno avrebbe giovato a chiunque nella sua posizione.
“Sig. Presidente, ha bisogno di…”
“Questi nuovi insignificanti -Capi di Stato- credono sul serio di comandare qualcosa? Di avere potere nelle loro mani? La verità è che questa nuova Legge Mondiale ha fatto si che, anche il più misero territorio si senta in diritto di reclamare la propria indipendenza. Idioti!”
“Ha ragione sig. Presidente, non comprendono il reale piano strategico che America ed Europa hanno in serbo per loro. Siamo a Novembre e in un solo anno sono nati quindici nuovi Stati. Quanto potranno durare? Uno, due anni? Poi, torneranno con la coda fra le gambe al punto di partenza e di loro potranno fare quello che vorranno. Ma con una tecnologia del genere per le mani…”
“Se non c’è altro Damian, può andare.”
“Un ultima cosa. Ho pensato di aggiungere un rinforzo alla sua guardia, in questo periodo il Capitano Mira mi sembra piuttosto distratta e… con i mille pensieri causati dai ribelli ho pensato che Ian Bashir e la sua compagna Erika Dam potessero pienamente soddisfare la mia richiesta.”
Manfredi era ormai giunto alla propria scrivania e da qualche secondo era concentrato nel visionare qualcosa.
“Va bene, può andare!”
“Buona notte Presidente, le ricordo che domani alle 8:00 la sala sarà piena e pronta ad accoglierla per il saluto ufficiale in diretta televisiva.”
Le porte dell’immensa stanza si chiusero, qualche secondo dopo una vibrazione fece sussultare il pavimento, le pareti e gli oggetti sulla scrivania di Manfredi. L’intera stanza si spostava ancora una volta all’interno della Torre 1.
Lo sguardo dell’uomo continuava a rimanere fisso sul monitor, una donna in lacrime aveva catturato la sua attenzione. Era una scena inconsueta per Manfredi; vedere la dottoressa Florakis piangere, seduta in quella sua piccola cucina che tanto amava, inconsapevole di essere spiata.
Bastarono tre minuti e la stanza si incastrò perfettamente fra altre figure esagonali. Come una gigantesca ascensore, quella stanza aveva percorso lungo un segreto canale, tutta la struttura della Torre 1, fino alle profondità di essa.
L’anziana dottoressa sentì bussare alla porta e subito dopo si affacciò Manfredi. Per Silvia Florakis quella era di certo una cosa che non si era mai verificata, sentire l’uomo bussare alla porta di quella piccola stanza, non era mai accaduto. Di certo, pensò, aveva visto qualcosa che non andava nei monitor posizionati nella stanza di Kara.
Comunque non poteva rischiare, se avesse avuto anche una minima possibilità che l’uomo non sapesse nulla, avrebbe dovuto sfruttarla.
“Perché questa visita, cosa significa? Sei venuto a trovare una tua vecchia amica in lacrime? Stanca? Stressata?”
“Nulla. Nulla io…volevo solo sapere come stavi? In realtà sono piuttosto stanco e volevo riposarmi qui da te, ma se disturbo…”
“Si Lucio! Mi disturbi, ho bisogno di restare sola.”
“Va bene Silvia, vado via, voglio salutare Kara prima di…”
“Smettila! E’ una bambina e i bambini a quest’ora dormono, non aspettano di certo i comodi dei signori Presidenti. Vattene Lucio, per favore!”
Manfredi era in difficoltà come non gli capitava da tempo, forse la dottoressa Florakis era l’unica che riusciva in questo. L’uomo uscì dalla piccola cucina e raggiunse il suo ufficio, da lì continuò a spiare la donna che, ormai, aveva raggiunto la bambina nella sua stanza. Manfredi continuò a guardare la scena. Silvia si stese accanto a Kara e si addormentò con la piccola mentre le carezzava la testa.
“Silvia, stai diventando un intralcio per questo progetto, non era previsto che ti affezionassi a lei.
Il parco non era infinito e, ben presto, la ragazza si trovò allo scoperto fra le rovine della Zona 3, poco male, come per gli alberi, muri, auto abbandonate, vecchi capanni erano punti in cui rifugiarsi e guadagnare metri, ma non fu così, in pochi secondi il cacciatore di taglie raggiunse la ragazza, cominciò a sparare alcuni colpi per spaventarla. Uno di questi le sfiorò il braccio facendola crollare a terra violentemente.
Silvia non riuscì a rialzarsi e strisciò all’indietro mentre l’uomo oramai era arrivato a cinquanta metri da lei.
“Mi sentite? Qui Roma chiama Giulia, passo. Roma chiama Al passo! Cazzo Yamiko almeno tu mi ricevi? Le comunicazioni sono interrotte!”
Silvia approfittava di quei secondi in cui l’uomo che, le puntava la pistola contro, cercava di contattare i suoi amici, per indietreggiare ancora, rimase però intrappolata contro i resti di un muro, forse la parete di una stanza ormai rasa al suolo.
Si spinse con la schiena contro di esso per rialzarsi da terra senza perdere d’occhio il cacciatore.
Lievi raggi di luna illuminarono il viso di Silvia, quella visione fece sgranare gli occhi all’uomo.
“Non è possibile! Perché doveva capitarmi una cosa del genere?”
Silvia non capiva l’atteggiamento dell’uomo, tremava dalla paura come non le era mai capitato, la ferita non era grave e comunque non le provocava dolore.
“So chi sei! Tu sei la stramaledetta sorella di Giulia non è così? Non è così!”
Silvia rimase a bocca aperta.
“Calmati e non ti farò nulla, non voglio ucciderti! Tua sorella mi farebbe a pezzi!”
“Cosa? Tu conosci Giulia? Non…non voglio, non posso credere che faccia parte dei cacciatori di taglie!”
“Invece si e dovresti fare come tua sorella! Ora è in missione con me, qui in giro, quindi ti farai catturare da brava ragazza e la finiamo quà ok?”
“Non ti avvicinare!”
Silvia urlò come impazzita, era carica di rabbia.
“Non è possibile! Giulia non può far parte…”
Un’altra voce più ampia e forte sovrastò entrambi.
“FERMATI!”
Il cacciatore con uno scatto repentino si voltò alle sue spalle e vide un giovane ribelle con una pistola puntata su di lui. Silvia vide Alessio tremante con un’arma nelle proprie mani puntata.
“Calmati! Stai calmo! Da quando danno le armi ai bambini?”
“Faccio sul serio allontanati da Silvia!”
La ragazza si mosse lievemente cercando di mettere bene a fuoco la scena, un piccolo movimento che fece scattare nuovamente verso di lei l’uomo armato.
“Fai…un altro…passo e ti ammazzo!”
La figura femminile, nascosta per metà dal buio, non aveva via d’uscita, Roma aveva costretto Silvia a rifugiarsi in un luogo da cui non sarebbe riuscita a saltare via.
“Non costringermi a sparare, ti avverto! Stai buona e ti risparmierò!”
L’uomo con l’altra mano faceva cenno ad Alessio alle sue spalle di tenersi calmo. Il ragazzo, a soli trenata metri di distanza dal cacciatore, aveva una pistola puntata contro la testa dell’uomo che a sua volta puntava la propria arma contro la figura femminile che era spalle al muro.
“Ragazzo calmati, o la tua amichetta farà una brutta fine!”
“Calmati tu bastardo! Lasciala andare! Lasciala!”
“Controllati! Non mi sembri in grado di tenere una pistola in mano. Facciamo così, tu, appoggi a terra quell’arma e io non ti ammazzerò!”
“NO! Ti uccido io capito!”
Alessio era teso come una corda, entrambe le mani cercavano di tenere ferma quella pistola, rubata poco prima ad una guardia della P.G..
Dalla trasmittente accesa del cacciatore, una voce femminile chiedeva la sua posizione, Non era chiara, qualcosa o qualcuno provocava forti interferenze alle comunicazioni.
“Roma, rispondi! Dove ti trovi Roma! Trasmetti la tua posizione! Roma trasmetti la tua posizione. Qui Giulia, rispondi Roma! Dai la tua posizione, dobbiamo fare rapporto al Capitano.”
Il cacciatore non poteva fare passi falsi, rispondere alla trasmittente avrebbe scatenato una reazione immediata dal ragazzo, entrambi vennero distratti dalla voce tremante della ragazza.
“Giulia! Allora…è vero? Sei una Cacciatrice anche tu!”
Roma approfittò di quell’istante di distrazione per schizzare, col piede contro il ragazzo, un piccolo sasso e cambiare la propria posizione. Si udirono due spari.
“Cazzo! Cazzo! Cazzo! Mi hai colpito bastardo!
Dalla canna della pistola di Alessio, partirono due colpi, il primo centrò la spalla sinistra dell’uomo che fuggì nel buio scomparendo.
Il fragore degli spari aveva attirato presenze da ogni angolo e, non poteva rischiare di rimanere lì e farsi catturare.
Il secondo colpo centrò in piena testa la ragazza che era spalle al muro, lei scivolò, piano, lungo di esso, lasciando dietro di se una scia di sangue a disegnarne la propria fine, il volto della ragazza, senza vita, passò dalla luce della luna all’ombra e di nuovo alla luce mentre cadeva a terra, i suoi occhi spenti sembravano fissare il proprio carnefice.
Alessio abbassò la pistola ancora fumante, mentre fra le rovine, rumori di passi si sentivano sempre più forti e vicini.
Il ragazzo sussurrò qualcosa, un nome, il suo stato era di totale shock.
“Si-lvia!”.
Fu un attimo, Alessio alzò la pistola che aveva in pugno, portandola sulla tempia, il fragore di un ennesimo colpo di pistola irruppe nel buio.
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