“N — A — N — O”

t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

2
Cap.

Quella sera Giulio sapeva che avrebbe lavorato fino a tarda notte, probabilmente era rimasto da solo in ufficio, tutti i colleghi dalle varie sezioni operative erano fuori in missione. Avrebbero fatto turni di guardia all’area che circondava le tre Torri.
Sarebbe toccato alle Guardie delle Torri occuparsi dei settori più importanti all’interno delle strutture oltre che alla salvaguardia dei vari Capi di Stato presenti al G 30.
Infine ai Cacciatori di Taglie il compito di fare da cecchini, nascosti in più punti della sala riunioni, in caso di attacco dei ribelli. Nello specifico, Mira con Galliano, Nina, Roma e Thore sarebbero stati a stretto contatto con lo stesso Presidente Manfredi durante il suo discorso.

I passi in fondo al tunnel che sentì pian piano avvicinarsi misero Giulio in allerta. Cercò così di darsi un tono e di ricomporsi. Non voleva certo farsi trovare con le mani in mano dai propri colleghi. Voleva sempre dimostrare quanto il suo lavoro fosse assolutamente indispensabile e quanto lo tenesse occupato tutto il giorno. Nulla di più falso. Avrebbe voluto essere li fuori sul campo con i suoi colleghi, ma ancora non riusciva a comprendere perché il Comandante avesse scelto proprio lui per quel lavoro d’ufficio.
L’uomo non si pentì di essersi dato un tono, dal buio comparve proprio il comandante Vincent. Giulio si mise sugli attenti, ma il comandante era completamente distratto e non ricambiò il saluto.
L’uomo si perse nei propri pensieri non aveva previsto tutto quello che era successo con la dottoressa e amica Silvia Florakis. La donna in tutti questi anni le aveva nascosto l’esistenza di quella bambina. Cominciò a comprendere cosa potesse provare la stessa Mira nello scoprire che, l’unica persona di cui si fidava le aveva mentito per oltre trent’anni.
Vincent fu distratto da Giulio che fuori dalla porta chiese di entrare.
“Entri pure.”
Il Comandante si ricompose dietro la propria scrivania per accogliere Giulio.
“Comandante!”
“Riposo, riposo Giulio, mi dica.”
“Comandante, mi chiedevo se domani potevo in qualche modo essere utile durante il Consiglio dei 30?”
“Non si preoccupi non ci sarà bisogno della sua presenza si tranquillizzi. Anzi, se vuole…vada pure a casa, anzi stia a casa anche domani se desidera. Non credo ci sarà bisogno di lei in ufficio, insomma…faccia un po’come vuole Giulio!”
Il ragazzo cercò di seguire il discorso del Comandante, ma non comprese a pieno ciò che stava succedendo Sembrava distratto, pensieroso e questo lo frustrava ancora di più, non aveva ricevuto la giusta considerazione da parte sua. Decise di non aggiungere altro e uscì dalla stanza.
Nella semioscurità dell’ufficio Vincent continuò a pensare a ciò che era successo e a quello che sarebbe successo quando Mira avrebbe conosciuto tutta la verità su di lui, ma soprattutto su suo padre e su Dossena.

Giulio prima di ritornare alla propria scrivania si fermò davanti il distributore di caffè, si fece coraggio e tirò su un bel respiro mentre versava del caffè bollente in una tazza di vetro. Subito dopo prese alcune cartelle telematiche dalla scrivania e andò via in fretta e furia verso l’ascensore che dirigeva ai piani inferiori.
Sembrava elettrico, sapeva che era azzardata come iniziativa quella di andare nella sala operativa dei Cacciatori di Taglie. Non era proprio una buona idea, ma in quel momento credeva fermamente in ciò che faceva.

Nina, senza dargli tregua continuava a pizzicare Galliano mentre si allenava. Le risate e le battute nascondevano i forti dolori che ancora il ragazzo sentiva lungo tutto il corpo.
“Gal, perché continui ad usare quegli attrezzi obsoleti? Temi che quelli automatici ti possano staccare le braccia?”
“Non capisci nulla come al solito, questi sono pezzi di storia e sono efficaci, pensa ad allenarti piuttosto…anzi a pensarci bene dovresti darti un’aggiustata e magari un po’di trucco che ne dici? Altrimenti che figura farai di fronte a Man…”
Il gomito della ragazza si scagliò contro l’addome di Galliano che lasciò cadere i pesi sul pavimento.
“Giovane uomo, dovresti indurire ancora un po’ gli addominali, così non arriverai da nessuna parte!”
“Str—stronza!”
Mentre il ragazzo piegato sul pavimento cercava di non lamentarsi dal dolore, gli altri colleghi più grandi li guardavano ormai rassegnati.
“Capitano, è proprio certa di farli lavorare insieme domani? Rischia una lite tra innamorati!”
Da lontano Nina rispose alla provocazione del collega Paul intento a fare a pezzi un pesante sacco a forza di pugni.
“Pensa a prendere a pugni il tuo amichetto!”
“O la miseria che offesa! Capitano ci è andata giù pesante con mio fratello! Che faccio la pesto?”
Mira fermò i propri allenamenti e si rivolse alla sorella di Paul.
“Sul serio l’ha trattato bene. Non sfidare la sorte Sienna!”
La donna cambiò attrezzo, passando accanto a quel distributore a muro che aveva completamente distrutto, si fermò per pochi secondi perché ne vide gocciolare ancora gocce di caffè che avevano formato a terra una piccola pozza in cui riusciva a specchiarsi.
Si chiedeva perché avesse provato piacere e serenità nei secondi che precedevano lo svenimento di quella bambina? Pensò Mira. Possibile che insita in lei ci fosse una tale malvagità?
Ogni goccia di caffè che cadeva in quella piccola pozza era come un pesante martello che batteva nella testa della donna.
Alcuni dei ragazzi nella sala si accorsero del momento di stasi del proprio capitano, ma continuarono i propri esercizi per non disturbarla.

“Capitano Mira buonasera! Le ho portato l’ordine del giorno di domani, ho pensato che poteva esserle utile averlo per tempo, ci sono alcuni aggiornamenti…”
Giulio era entrato a testa bassa nella sala operativa portando alla donna una cartella con applicati una serie di fogli di carta riciclata e una tazza del caffè.
“Mi chiedevo se domani posso esserle utile in qualche modo?”
Mira scaraventò malamente la tazza col caffè lontana da lei, Nina schivò per poco l’oggetto volante che andò a schiantarsi contro il muro alle sue spalle.
“Ecco Gal è così che sei volato prima…”
Nina non perse occasione per sfottere nuovamente l’amico Galliano.

Giulio rimase interdetto. I suoi occhi andarono contro la parete dove pendevano alcuni pezzi del distributore completamente sfasciato, immaginando subito chi potesse essere il colpevole.
Mai come quella volta aveva sbagliato momento. Aspettava solo che la furia della donna come al solito si rivoltasse contro di lui, ma nulla, non successe nulla. Aveva solo lo sguardo della Cacciatrice di Taglie incollato al suo, ma questa volta ne leggeva un odio che mai prima di quel momento aveva visto.
La cosa migliore, pensò, era di uscire da quella stanza senza fare ulteriori domande. Posò la cartella sull’attrezzo più vicino e si chiuse alle spalle la porta.
La voce di Nina da lontano interruppe il silenzio creato dall’infrangersi della tazza.
“Che idiota quell’uomo…”
“Taci! Nessuno ha chiesto il tuo parere!”
Mira decise di uscire dalla sala, quando un allarme richiamò la sua attenzione. La Cacciatrice e i suoi uomini si avvicinarono alla scrivania incasinata del capitano. Mira ne liberò una piccola porzione, il tanto che le bastò per agire direttamente su di essa con le dita. Subito dopo dalla parete laterale si accese un video che proiettò l’immagine del Comandante Vincent. Tutta la squadra si mise sugli attenti, eccetto Mira.
“Che succede?”
“Capitano Mira i miei uomini hanno individuato in tre punti differenti, a sud fascia della Zona 5, strani spostamenti in atto. Hanno l’ordine di non attaccare e lasciare a voi Cacciatori di Taglie l’individuazione definitiva di eventuali ribelli. Manda qualcuno dei tuoi, avranno il supporto della P.G. . Aspetto un tuo rapporto entro un’ora!”
Mira non rispose immediatamente all’ordine, attese che l’immagine si spegnesse, poi borbottò qualcosa:
“Certo…Agli ordini!”

Dal capannone abbandonato nel porto a sud dell’isola artificiale, i primi tre gruppi di cinquanta fra uomini donne e bambini erano usciti per trovare rifugio definitivo nella sacca di contenimento.
Erano le 22:00 quando ne uscì un quarto gruppo. Tamla, Sara e Agnes guidavano le operazioni di trasferimento, mentre gli altri Galbo, Amauri, Yuri, Fausto preparavano nuovamente il necessario per il piano che li aspettava a poco meno di un giorno.
Marco come al solito fermo alle comunicazioni era pronto a dare l’allarme in caso di emergenza. A fargli compagnia Alessio e Jean, mentre Silvia con Cayco di fianco ed Agnes cercavano di trovare un posto tranquillo dove poter ascoltare e osservare senza disturbare.
Tamla chiese ad Amauri di andare nel tunnel per prelevarne i prigionieri che sarebbero partiti insieme alla prossima squadra.
“Tam sarebbe meglio trasportarli in un furgone per evitare problemi. Un’altra cosa. L’effetto dell’ANM nell’organismo dei prigionieri sta per svanire, devo provvedere?”
Tamla subì immediatamente lo sguardo contrariato da parte del dott. Yuri, avverso ad una nuova somministrazione di quell’agente chimico pesante che avrebbe bloccato ancora per qualche ora il rilevamento dei prigionieri.
“Amauri, non credo ci sia bisogno, tra un giorno agiremo e quando sarà finito tutto lasceremo liberi quegli uomini nelle vicinanze delle Torri. Oltretutto non risultano ancora scomparsi, parenti e amici immaginano siano occupati 24 ore su 24 con il catering per il G 30 e questo va a nostro vantaggio.”
Amauri si allontanò di corsa chiedendo al volo l’aiuto di altre due persone.

Agnes aveva accanto al figura di Cayco e di Silvia, il ragazzo guardava fisso davanti a se e sembrava molto concentrato.
“Cayco, allora, parlami un po’ di te. Hai un fisico prestante sotto tutte quelle croste di sangue complimenti, facevi qualche tipo di sport alle Torri?”
Il fisico definito di Cayco non poteva passare inosservato, ma fino a quel momento non era stato preso nulla in esame di ciò che era stato e che aveva fatto il ragazzo precedentemente alla liberazione.
Il giovane fece si con il capo, ma non fiatò.
“Davvero hai sul serio un fisico perfetto, sai mi chiedevo cosa ti fosse successo alle Torri, cosa ha provocato il tuo arresto? Devi aver fatto qualcosa di veramente grave! O peggio! Non hai fatto nulla di grave, ma hai dovuto subire qualche tipo di esperimento…capisco se non ne vuoi parlare ancora, ma…un’altra cosa mi incuriosisce: nelle Torri, per quanto ne sappiamo una volta avvenuto il trasferimento, l’impianto delle nanomacchine avviene dopo soli tre giorni. Devi aver scatenato l’impossibile in quei tre giorni di attesa? In quale Zona di Rbirth abitavi prima di essere preso alle Torri?”

Agnes lanciò a raffica le proprie domande a Cayco  che iniziò a tendere i muscoli e ad aumentare il respiro, questo Silvia lo percepì e si rivolse alla donna.
“Agnes, sembra un interrogatorio più che curiosità, immagina come possa stare adesso. Deve essere scioccato per quello che ha subito. Non possiamo rimandare le domande ad un altro giorno?”
“Certo! Scusa non volevo aggredirlo ero solo curiosa.”
Cayco era concentrato sulla voce di Tamla e la sovrapposizione della donna era solo una fastidiosa interferenza. Si staccò dal braccio di Silvia e si diresse verso la voce del leader dei Ribelli e Sara.
Silvia non osò dire nulla pensando che fosse una reazione normale nel ripensare alla brutta esperienza passata prima di arrivare lì. Agnes non comprese pienamente quell’atteggiamento, ma si rivolse verso Silvia chiedendole scusa a bassa voce, la ragazza la ricambiò con un sorriso.

“Ragazzo come ti senti? La vista, cominci a vedere qualcosa?”
Tamla gli rivolse distrattamente alcune domande quando se lo ritrovò di fianco, Cayco questa volta non fece attendere una sua risposta.
“Non vedo nulla!”
“Doc dice che devi solo attendere che il sangue venga assorb…”
“So quello che mi ha detto!”
Tamla finalmente si voltò verso Cayco. Dalla risposta ferma e decisa del ragazzo capì che non aveva certo bisogno di essere intrattenuto.
“Che ne dici di parlarmi un po’ di quello che ti è successo alle Torri e come hanno fatto a combinarti in quel modo? Sai potrebbe esserci utile conoscere eventuali nuove armi o nuove sperimentazioni sugli esseri umani. Insomma…tu SAI perché noi lottiamo contro Manfredi?”
A distanza Agnes osservava la scena curiosa di sapere cosa stesse raccontando il ragazzo a Tamla, ma ricevette una comunicazione sulla propria trasmittente collegata esclusivamente con l’aquila Lia.
Il rapace era stato addestrato per attivare sotto l’ala, con il becco, la trasmittente automatica in caso di pericolo. Lia dopo anni aveva imparato a riconoscerlo e distinguere i civili dalle forze dell’ordine o eventuali mezzi che si fossero avvicinati al luogo dove erano nascosti.

Cayco abbassò la testa, aveva nuovamente accanto il capo dei ribelli, Tamla, il ricercato numero uno di Rebirth. Ancora un’occasione d’oro, avrebbe potuto ucciderlo lì, subito. Aveva ripreso parte delle forze, ma non sarebbe potuto fuggire nelle condizioni in cui era. Gli altri l’avrebbero ucciso in pochi secondi. Non era dunque il momento, rialzò la testa e la rivolse verso l’uomo, la cosa migliore sarebbe stata quella di rivelare parte della verità, quella sarebbe bastata per focalizzare l’attenzione di Tamla esclusivamente sulle proprie sofferenze all’interno della Torre.
L’uomo si ritrovò faccia a faccia con Cayco che era poco più basso di lui, a fissarlo in quegli occhi rosso sangue.
“Ho subito un’escissione!”
Tamla restò in silenzio, aspettava da un momento all’altro che spiegasse di cosa stesse parlando.
“Hanno scoperto il mio gioco…si sono sentiti traditi.”
“Quale gioco?”
“Volevo unirmi a voi Ribelli e volevo farlo avendo nel corpo le nanomacchine. In quel modo sarebbe stato più facile combattere, guarire…”
Tamla socchiuse per qualche secondo gli occhi, posò a terra un borsone in stava inseriva alcuni piccoli oggetti provenienti dall’infermeria.
“Cayco…prima di essere imprigionato avevi impiantate nanomacchine dentro il tuo corpo?”
Tamla cambiò umore il suo sguardo si fece più duro, iniziò ad intuire qualcosa, ma non poteva non voleva crederci. Si dedicò completamente alla risposta che avrebbe dato il ragazzo.
“Hanno trovato un metodo attraverso la quale possono estrarre tutte le nanomacchine dal corpo. Si chiama Escissione. Le ferite che ho su tutto il corpo la riprova che funziona!”
Se Tamla non aveva parole per l’orrore che Cayco stava raccontando, Sara era totalmente sconvolta dalla crudeltà che potevano infliggere in quelle Torri. Da tempo i due non provavano un sentimento di disprezzo così profondo per l’uomo che aveva causato tutto questo.
Tamla si avvicinò a Cayco, poggiò la mano sul collo del ragazzo, voleva in qualche modo trasmettergli sicurezza, Cayco tese completamente il proprio corpo quando intuì ciò che stava avvenendo.
“Tra un giorno cambieranno le cose e la tua testimonianza avrà un impatto pesante sull’opinione pubblica. Ora preparati perché dovrai andare con gli altri nella sacca di contenimento.”
“No! Rimango con voi! lasciatemi qui con voi!”
Tamla guardò qualche metro alle spalle del ragazzo, Silvia era lì che aspettava.
“Ok resta pure, attento solo a…”
Come una furia nel capannone entrò Agnes urlando qualcosa.
“Tamla presto! Hanno individuato il primo gruppo! La P.G. li sta seguendo a distanza. Li attaccheranno da un momento all’altro!”
Tamla corse verso Marco che già era al lavoro per avvisare i mal capitati.
“Marco ordina al gruppo di sparpagliarsi e di dirigersi verso le abitazioni della Zona 6, li non oseranno nulla!”
“Non temere Tam ci penso io!”
Amauri, Galbo e Fausto si avvicinarono alla postazione, fu Galbo a proporre un’alternativa al piano.
“Tamla lasciaci uscire, facciamo fuori quelli della P.G., sarà un fastidio in meno domani.”
“Galbo ha ragione, lasciaci uscire!”
Era da tempo che Amauri non era così in pieno accordo con Galbo, ma Tamla non era convinto di quell’alternativa, mancava troppo poco all’attuazione del piano e se fosse successo qualcosa a qualcuno del gruppo prima di allora sarebbe saltato tutto. Fu a quel punto che si avvicinarono al gruppo Sara, Agar, Alessio Jean e Silvia.
“Tam, ci pensiamo noi! Voi non potete rischiare la pelle a poche ore dal G 30, noi ci occuperemo della P.G. e…”
“…e cosa? Cosa farai Sara! Cosa!”
Galbo urlò contro la donna, visibilmente contro quella sua intromissione. Tamla zittì l’uomo, mentre Agar si fece avanti verso Galbo con un’espressione alquanto arrabbiata.
“Da sola, potrei buttare giù qui terra te e altri! Attento uomo! Attento Galbo! O vuoi che dimostro te come ballo su tua grossa pancia?”
L’italiano non perfetto della giovane somala Agar rendeva sempre appieno l’idea.
“Sei solo una piccola…”
“Silenzio Galbo!”
Questa volta fu Sara a zittire l’uomo che scocciato si fece largo bruscamente nel gruppo allontanandosi.
“Tamla, lascia che ci pensiamo noi per favore.”
“Sara…farete attenzione? Alessio! Posso fidarmi?”
“Certo Tamla! Seguirò gli ordini di Sara alla lettera. E poi lo sai che siamo i migliori!”

“Posso aiutarvi!”
Si voltarono tutti e si stupirono quando si resero conto che la voce era quella di Cayco.

Ian Bashir e Erika Dam

22°
Cap.

Il vicepresidente Damian, nel suo ufficio, ricevette la comunicazione di una visita, la voce automatizzata annunciò la presenza di Ian Bashir e della sua compagna Erika Dam.
Quando entrarono nell’ufficio, trovarono Andrei seduto dietro la propria scrivania. L’uomo non attendeva altro di parlare con entrambi.
“Miss Erika è un piacere rivederla ancora, sig. Ian da quello che vedo si è fatto un nanotatoo? E’ di quelli che scompaiono…”
Il ragazzo indossava una giacca, sempre in stile orientale, ma senza maniche. Sul braccio destro sfoggiava un nanotatoo: uno speciale tatuaggio composto da nanomacchine studiate appositamente per determinati utilizzi. La figura era quella di un classico drago cinese dal lungo corpo serpentino.
“Sig. Vicepresidente, dovevo pur festeggiare la mia promozione e ho pensato che questo, fosse il regalo migliore! Signore è un nanotatoo autopermanente”
Per Damian, Ian era un libro aperto e sapeva quali corde pizzicare per caricarlo appieno.
“Per quanto trovi inadatta la divisa che porta devo dire che mi stupisce sig. Ian. Non mi dica che…sul serio? Autopermanente…sono ancora pochi in tutte e tre le Torri coloro che possono vantare un nanotatoo del genere, funzionante. Quei pochi che riescono sono i Cacciatori di Taglie. Lei? Non vorrà dirmi che…è uno di quei pochi?”
Erika sorrise leggermente dopo l’intervento del Vicepresidente, sapeva cosa potevano scatenare le parole di Damian nel ragazzo. Sotto’occhio vide l’espressione di Ian, lo sguardo era di colui che aveva accettato senza timore la sfida lanciata da Andrei Damian.
Il ragazzo abbassò la testa, era totalmente concentrato e la muscolatura delle braccia iniziava a gonfiarsi mentre qualcosa accadeva al tatuaggio.
Dal dorso del drago fuoriuscirono maestose ali e mentre dalle zampe dell’animale si allungavano gli artigli, dalla bocca ne scaturì un prolungamento che raggiunse l’avambraccio, era il disegno di una possente fiammata.
Ian era piuttosto affaticato e il respiro leggermente affannato. Andrei sorrise soddisfatto per ciò che stava avvenendo, si portò le mani sotto il mento poggiando i gomiti sulla scrivania in attesa che terminasse il piccolo spettacolo scatenato dall’orgoglio del ragazzo.
Il drago che prima si avvolgeva lungo il braccio del ragazzo, ora mostrava un aspetto inferocito e ricopriva con il suo tratto anche l’avambraccio e parte del collo di Ian Bashir.

“Bene, bene, sorprendente! Il nostro Ian Bashir ha fatto passi da gigante in poco tempo. “Bene! Ancora una dimostrazione del fatto che l’impianto di una percentuale aggiunta di Nano5-#2 è stata la scelta migliore per lei!”
“Anche per Voi sig. Vicepresidente…”
Erika rispose con cortesia e convinzione alle parole di Andrei.
“Certo anche per noi. Ed è proprio per questo che vi ho richiamato stasera. Non sono convinto completamente della sicurezza intorno al nostro Presidente Manfredi. Oltretutto abbiamo appena ricevuto una comunicazione da parte della Polizia Governativa impegnata sul campo…purtroppo c’è la possibilità che alcuni ribelli stiano avanzando verso di noi in questo momento. Che vogliano anticipare i tempi di attacco alle Torri? Non lo sappiamo! Abbiamo deciso di mandare, per la prima volta nella storia dell’isola, alcune Guardie delle Torri in aiuto della Polizia Governativa. Un piccolo gruppo nulla di che.”
“Sig. Vicepresidente non è rischioso per una squadra che ha sempre agito all’interno delle strutture uscire in azione fuori da qui?”
“Miss. Erika, ha perfettamente ragione, ma abbiamo bisogno di una piena protezione e non solo per il Nostro Presidente, anche per gli altri Capi di Stato. Lei mi capisce!”
“Come possiamo aiutarla noi?”
Comparve nuovamente il sorriso rassicurante sul volto di Damian.
“Lei ha intuito bene quello che sto per chiedervi. Forse non pienamente. Mi servite entrambi accanto al Presidente Manfredi durante il G 30.”
Ian sgrano gli occhi come solo un bambino farebbe alla vista di un nuovo e spettacolare giocattolo. Erika sogghignò composta in attesa che Andrei Damian terminasse di parlare.
“Non sono più convinto che i soli cacciatori di taglie…”
ci fu una breve pausa:
“…non sono più sicuro che il Capitano Mira da sola possa fare bene il proprio lavoro. Non mi riferisco certo alla sua competenza, ma ultimamente ho avuto la netta impressione che … oh ma che sto facendo? Questo è del tutto fuori luogo! Sono qui perché mi serve il vostro supporto. Ovviamente ne ho discusso con il Presidente stesso e Lui è in accordo con me per un rinforzo della sicurezza sulla propria persona.”

Ian continuava ad ascoltare in religioso silenzio le parole del Vicepresidente Damian. Erika al contrario iniziò ad interagire.
“Siamo onorati di questo primo incarico sig. Vicepresidente. Abbiamo solo bisogno di preparare un piano di difesa.”
“Certo miss. Erika! Ovviamente sarete messi al corrente di tutto. Un piano esiste già e i file sono stati prontamente trasferiti ai computer dei vostri appartamenti. Per quello che riguarda il Capitano Mira…credo sarebbe meglio vi presentaste di persona stasera stessa nella sala operativa dei cacciatori. Li verrete arruolati eccezionalmente per la sola giornata del Consiglio dei 30. Questo speciale incarico vi premetterà di usufruire di armi per la difesa, le migliori! Quelle destinate esclusivamente ai Cacciatori!”
Ian finalmente parlò.
“Sig. Vicepresidente, non ho…non abbiamo bisogno di armi, noi lavoriamo a mani nude!”
“Lo so lo so sig. Ian, ma vede stiamo parlando di Ribelli senza alcuno scrupolo e…”
“Anche io non ho scrupoli! So che i ribelli combattono senza armi. Vorrei rispondere allo stesso modo.”
“Capisco. Apprezzo il suo coraggio Tuttavia è della sicurezza del nostro Presidente che parliamo quindi…ci pensi qualche minuto prima di rinunciare del tutto alle armi dei Cacciatori. Sono fra gli strumenti di morte più che efficaci al mondo. Oltretutto sono collegate all’ avambraccio e ciò non intralcerà i suoi movimenti.”
Ian ed Erika si inchinarono prima di lasciare l’ufficio di Damian. Il Vicepresidente ne fu  visibilmente compiaciuto.
“Mira, Mira, Mira, vediamo un po’ come reagisci a questo mio piccolo regalo. Capirai una volta e per tutte chi è che comanda qui!”

Nella sala operativa dei Cacciatori di Taglie tutti e dieci fra uomini e donne erano in attesa di ordini dal proprio Capitano. Una delle ragazze si fece avanti.
“Capitano mi permette di parlare?”
“Giulia so già cosa stai per dirmi.”
“Capitano mandi me Yamico e Al!”
Mira guardò Giulia negli occhi, probabilmente tutti sapevano la condizione della ragazza all’interno della squadra, molti avrebbero giurato che mai in una situazione come questa sarebbe uscita in missione. Sua sorella Silvia combatteva tra le fila dei Ribelli.
Mira non aveva detto nulla alla ragazza di ciò che era successo la notte prima. Aveva catturato proprio la sorella, scappata poche ore dopo. Tuttavia la notizia era arrivata comunque alle orecchie dei ragazzi.
“Giulia…Va bene allora! Tu, Yamiko e Al, uscirete per dare rinforzo a quei buoni a nulla della P. G., Roma guiderai la squadra.”
Mira osservò per alcuni secondi il proprio Vice, poi si mise da parte lasciandogli il posto.
“Ascoltatemi bene! In questi casi non è più applicabile la sola cattura di un ribelle. Secondo il protocollo questa volta non ci saranno guadagni per singolo prigioniero. Trattandosi con tutta probabilità di un attacco alle Torri dunque…in caso fosse necessario dovrete sparare…non solo per difendervi, ma per uccidere! Chiaro!”
“Si Vicecapitano Roma!”
Il potente coro dei tre cacciatori crearono il suono di un’unica voce nella sala operativa. Roma fece segno loro di muoversi in azione.
“Roma! Sono le 22:15, voglio un rapporto completo ogni trenta minuti!”
La ventisettenne Giulia, insieme all’inseparabile collega e amica Yamiko con Al e Roma indossarono le tute operative presero le armi e si portarono all’uscita della sala, Mira guardò nuovamente negli occhi Giulia, la ragazza non lasciò trapelare nessun tipo di espressione.
Prima che si chiudesse la porta, entrarono in sala due figure.
“Capitano Mira?”
“Chi siete?”
“Mi chiamo Erika Dam e lui e Ian Bashir.”

“E come potresti aiutarci?”
Tamla si rivolse rapidamente al giovane Cayco, incuriosito da questo inatteso intervento.
“So come interrompere le comunicazione della Polizia Governativa. Ho solo bisogno della vostra trasmittente.”
Sara guardò Tamla, l’uomo si rese conto che la richiesta del ragazzo non era fattibile soprattutto in un momento di pericolo come quello.
“Ragazzo ascolta le nostre comunicazioni non sono…come dire, consuete. Dicci semplicemente come fare per interrompere le comunicazioni fra la polizia e le Torri.”
Cayco stese una mano aperta verso le voci.
“Datemi un palmare…”
“Ragazzo ti dovrai accontentare di un foglio e una penna.”
“Ok! Vi scriverò come fare, ma dovrete informarmi sul vostro metodo di comunicazione per creare un’interferenza o bloccarne il passaggio di informazioni.”
Ci fu un momento di silenzio da parte di tutti, Tamla acconsentì non c’era tempo il primo gruppo uscito dal capannone era in pericolo.
Il capo ribelli fece successivamente cenno al gruppo di difesa di agire. Sara riunì a se Silvia, Alessio, Agar e Jean per gli ultimi accordi, poi si diressero verso l’uscita.
“Sara, ragazzi!”
Agnes aveva fermato la corsa del gruppo, si avvicinò ai più giovani, staccò dalla propria collana alcune sfere e le porse loro.
“Usatele in caso di pericolo, scagliatele dritte sul viso dell’avversario in caso di bisogno, ok?”
I ragazzi sorrisero alla donna, mentre Alessio la ringraziò.
“Sei grande Agnes grazie!”
“Alessio ti prego! Così serio mi fai paura. Ora andate e fate attenzione!”
Il team capitanato da Sara uscì dal capannone in aiuto del gruppo minacciato dalla P.G.
Tamla diede un foglio ed una penna a Cayco.
“Ecco, fai del tuo meglio per isolarli!”
Cayco si inginocchiò sul pavimento freddo e iniziò a scrivere i codici principali di comunicazione utilizzati dalle forze dell’ordine. Marco si avvicinò al ragazzo per leggerne il contenuto e capire in che modo avrebbe potuto creare un’interferenza o un blocco totale con il materiale rudimentale a loro disposizione.

Nella propria stanza la giornalista americana era in qualche maniera riuscita a trovare pace e mettere un po’ d’ordine nei pensieri. Claudia ascoltava distrattamente la TV, ogni tanto dava uno sguardo all’orario, erano le 22:20.
Era riuscita a metabolizzare il fatto che la sorella faceva ormai parte di un gruppo di ribelli e che tra due giorni avrebbero attaccato la Torre 2 durante il G 30, svelando al mondo intero la verità sui piani del Presidente Manfredi: “La verità!”

Claudia pensava alla possibilità che Sara e i suoi amici ribelli si sbagliassero e che le loro idee fossero semplicemente rafforzate dal timore che la ricerca e la tecnologia sulle nanomacchine potessero portare l’uomo ad una situazione di totale inerzia e privazione di volontà.
In effetti, pensava, le nanomacchine avrebbero da sole costituito un benessere per l’organismo umano e quindi, poteva compromettere inevitabilmente l’evoluzione naturale della specie. Però, una cosa di contro non la convinceva.
Seguendo la TV, i canali principali erano completamente dedicati al G 30 con speciali, interviste e dossier, in tutto questo non si faceva alcun cenno a ribelli, in effetti negli anni non si era mai fatto cenno ad una ribellione di massa su Rebirth. Nei primi tempi si era parlato di  manifestanti che lamentavano un progresso troppo rapido in tal senso, ma ciò non danneggiò certo l’immagine di Rebirth, al contrario mise in cattiva luce i manifestanti che lottavano contro il progresso.
“Se dunque tutto fosse realmente filtrato, vorrebbe dire di conseguenza che Manfredi teme qualcosa?”
Sotto voce la giornalista faceva le proprie congetture su tutto quello che era in gioco.
“L’opinione pubblica non ha mai dato peso ai manifestanti…a dire il vero neanche io ho mai…Non ci posso credere!”
Claudia fu disarmata dai suoi stessi pensieri. Si era data la risposta che cercava. Qualcosa di grave stava accadendo su quell’isola e non erano certo i Ribelli la causa di quel male.


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