“N — A — N — O”

t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

19°
Cap.

Vincent percorreva quel corridoio seguito da Mira, erano diretti fuori dalla P.G., verso gli ascensori.

“Vincent non mi piacciono i misteri, quindi dimmi subito dove siamo diretti!”

“Mira per favore devi avere pazienza, anche volendo, non saprei come spiegartelo ora. Ho bisogno che tu veda una persona prima.

Entrambi raggiunsero una delle ascensori e vi entrarono. All’interno della cabina il Comandante Vincent tirò fuori una c-door di accesso per i piani bassi dove erano stati costruiti ben cinque Strati che, fatta eccezione per il primo, la sala operativa dei Cacciatori di Taglie, il resto fungeva da magazzini per scorte di ogni genere.

L’ascensore però non si fermò all’ultimo strato, continuò a scendere ancora più giù, raggiungendone uno sconosciuto persino a Mira.

“Cosa avete nascosto qui sotto qualche astronave pronta a partire in caso di guerra nucleare?”

“Smettila non scherzare ti prego è già difficile per me in questo momento.”

La donna iniziò a diventare insofferente, quando si aprirono finalmente le porte dell’ascensore. Si ritrovò in un immensa stanza bianca ricca di luce, inaspettatamente al centro di essa troneggiava una grande fontana e una statua rappresentante la figura stilizzata di un uomo proteso verso il cielo a sollevare una figura esagonale.

Era lei, la riconobbe, la stessa fontana che anni prima era posta al centro di quella maledetta piazza. Ora Mira sapeva che quella figura esagonale altro non era che la forma primaria della nanomacchina creata da suo padre Mercurio e divenuta successivamente ovale con l’arrivo della NANO5-#2. Ma la domanda più grande che tormentava la testa della donna era il perché della presenza di quella fontana nelle profondità della Torre 1.

L’uomo percorse tutta la stanza seguito a fatica da Mira. Passarono accanto alla fontana e la donna provò un senso di profondo disagio; qualcosa cambiò intorno al suo corpo, l’abito iniziò a modificare la propria forma e crebbe di lunghezza fino alle ginocchia mentre l’ampia scollatura si riempì di tessuto nuovo. Gli stivali persero la forma a zeppa modificandone la suola in un unico pezzo. Anche il colore dell’abito si modificò, le strisce verticali e brillanti di colore blu e rosso divennero pian piano tenui fino a scomparire del tutto per ridare all’abito il colore grigio e la forma originale.

Vincent sentì rallentare la falcata della donna e voltandosi scoprì Mira ferma a guardare la fontana e il suo getto d’acqua, sembrava avesse dinnanzi una figura completamente diversa persino il forte colore rosso dei capelli si era sbiadito d’un colpo riprendendo l’autentica tonalità della donna.

“Mira! Mira mia cara che ti succede?”

“Che mi succede! CHE MI SUCCEDE! Io…non lo so…portami via da questo posto…portami via!”

Mira si sentì come inchiodata al pavimento, la sua voce era colma di sconforto, Vincent capì ciò che aveva colpito nell’animo Mira.

L’immensa stanza luminosa e la grande fontana al centro di essa sembrava l’avesse fatta ripercorrere l’incubo vissuto 37 anni prima.

L’uomo le si avvicinò cingendole le spalle con il braccio per aiutarla ad allontanarsi da li. Percorsero ancora un centinaio di metri prima di arrivare ad una piccola porta fatta di autentico legno di colore bianco. Non servì bussare qualcuno aveva già seguito il loro percorso dalle telecamere poste lungo tutto il tratto.

La porta si spalancò scoprendo dietro di essa una donna visibilmente furiosa. Silvia Florakis non diede loro il tempo di aprir bocca.

“Ma sei totalmente impazzito vecchio decrepito! Che cazzo ti salta in mente di portarla qui!” “Calmati Silvia, vuoi farci entrare? Credimi è importante, non avrei mai fatto una cosa del genere se non lo fosse realmente.”

Mira fissava quella donna, era stupefatta. Non credeva a ciò che vedeva. Era invecchiata diventata ancora più magra negli anni e di certo se non fosse stato per la presenza di nanomacchine nel suo corpo sarebbe morta da un bel pezzo.

“Vin che succede qui!”

Mai come quel giorno Mira non fu in grado di controllare emotivamente se stessa. Silvia non poté fare a meno di addolcire lo sguardo quando sentì parlare la donna.

La dottoressa fece loro cenno di entrare in quella piccola stanza, poi guidò entrambi lungo un  corridoio che sbucò nella sua piccola cucina molto luminosa. L’anziana e ossuta donna chiese loro di sedersi al tavolo.

“Vincent Mira vi prego sedete. Credo che ci vorrà un po’ di tempo per spiegare a te, Mira, tutto quello che vorrai chiedermi e immagino avrai mille domande da pormi non è così?”

Vincent si sedette subito, Mira iniziò a girare per la stanza, in silenzio, sfiorando i mobili e osservando tutto senza un reale interesse. Doveva calmarsi schiarire un attimo le idee per comprendere cosa stesse succedendo. Si fermò improvvisamente quando si accorse di una serie di disegni attaccati a quello che riconobbe essere una di quelle vecchie scatole per il freddo chiamate frigoriferi, quei soggetti erano di certo opera di un bambino era evidente, ma qualcosa in quei disegni la inquietava.

“Mira, ti prego siedi, ti spiegherò tutto.”

“Dimmi! Tu sei la donna che era sempre con me, nella mia…stanza…tanti anni fa? Tu sei…eri l’amica di mia madre. Silvia!”

“Si Mira Monica ed io eravamo amiche, lo ero anche di tuo padre Mercurio, uno dei cinque fondatori di Rebirth.”

La dottoressa si rivolse poi a Vincent

“Perché hai deciso di venire qui oggi?”

“Silvia è successo qualcosa di strano qualche ora fa, Mira…vedi mentre era con i suoi uomini è successo…”

Mira intervenne per completare il discorso dell’uomo.

“Stavo per sterminare tutti! Ancora una volta!”

La dottoressa Florakis evidentemente colpita dalle parole della donna chiese subito spiegazioni. Fu Vincent a raccontare tutto alla donna.

“Mira è la verità? Sei sicura di essere tu la causa?”

Mira si voltò come una furia verso la dottoressa.

“Cosa vuoi sapere? Perché non mi dici tu che mi è successo! Perché ti trovi qui nascosta in questo posto? Cosa nascondete qui?”

“Mira calmati ti ho detto che ti spiegherò tutto, prima però dobbiamo capire cosa è successo ai tuoi uomini. Io posso aiutarti!”

“Tu! Tu puoi aiutarmi? Adesso tu vuoi aiutarmi?”

La donna si voltò verso Vincent.

“Da quanto tempo conosci questo posto?”

“Ragazza ti prego, devi solo avere pazienza, Silvia ti spiegherà tutto.”

“Tutto! Mi spiegherà tutto!”

L’indignazione di Mira era diventata palpabile. Ancora una volta qualcosa cambiò negli abiti che indossava, tutto tornò come prima le gambe si scoprirono tanto quanto il decolté si mise in mostra, zeppe e tacchi sottili ripresero il proprio posto, anche il colore dei capelli riacquistò il rosso e la brillantezza precedenti.

“Come pensate di uscire da questa situazione?”

“Mira avrei voluto raccontarti tutto anni fa, ma….”

“Credi a Vincent, avrebbe voluto metterti al corrente di tutto, la colpa è solo mia, ma l’ho fatto per il bene di tutti. Mira tu sei molto importante sei unica nel tuo genere, ma sei anche un pericolo per tutti noi!”

“Questo dovrebbe mettere le cose al loro posto?”

Mira iniziò a girare intorno alla stanza iniziando a gettare per aria gli oggetti che le capitavano sotto mano, le prime a schiantarsi contro il muro furono due tazze nere a cui seguirono alcuni piatti e oggetti che probabilmente fungevano da sopramobili. Vincent e Silvia la seguirono con lo sguardo pensando ad un comprensibile sfogo della donna.

“Mira per favore ascoltami prima non abbiamo molto tempo Manfredi potrebbe passare all’improvviso e…”

Forse il sentir nominare Manfredi peggiorò le cose, Mira scagliò un pugno al frigorifero prima di scagliarlo per terra creando un fastidioso fracasso.

“E dimmi…che ruolo ha Manfredi in questa storiella che mi racconterete?”

La donna sentì un rumore provenire dalla stanza adiacente alla cucina allo stesso tempo qualcosa accadde al ciondolo che portava al collo, questa volta non vibrò, Mira però lo sentì come battere lievemente come il suono di un cuore che aveva appena preso vita. Si spaventò quando da esso ne percepì un suono. Guardò Vincent e Silvia mentre sfilava dalla sua cintura una pistola puntandola contro la porta da cui proveniva il rumore.

“Mira no FERMATI! Non c’è pericolo!”

Sembrava che quel suono riuscisse a sentirlo lei sola. Risultava rilassante al punto da farla stare bene. Capì da sola che le armi non servivano in quel momento e ripose al suo posto la pistola.

Si voltò nuovamente verso la porta da cui venivano i rumori e, sull’uscio immobile, una bambina dai lunghi capelli corvini la fissava. Per qualche secondo entrambe si guardarono negli occhi.

Subito dopo la bambina svenne.

“Kara NO! Che ti succede Kara, tesoro che ti è successo!”

Vincent era balzato dalla sedia subito dopo Silvia, per soccorrere la bambina, Mira osservò la scena immobile mentre il battito all’interno del ciondolo smise improvvisamente di produrre suoni.

Al porto sud c’era fermento, tutti si preparavano per l’ennesimo piccolo esodo. Gli oltre trecento ribelli avrebbero trovato rifugio entro la nottata in una struttura sotterranea, la sacca di contenimento, posta ad oltre due chilometri nel sottosuolo che sarebbe diventata la loro base operativa fissa.

Una piccola squadra stava bonificando quell’immenso spazio ormai da mesi, una volta terminato avrebbe avuto oltre quindici postazioni strategiche d’entrata da diverse parti dell’isola.

Era una di cinque immense strutture destinate anni prima alla raccolta e al riciclo dei liquami prodotti dalle città. Per la precisione una di queste sacche di contenimento, quella della Zona 5,  era ancora perfettamente funzionante.

La struttura scelta dai ribelli era quella più vicina alle Torri che rientrava nella così detta Zona 2. Avrebbe dato loro la possibilità di spiare i movimenti del nemico, con molta facilità.

La giornalista americana era chiusa nella sua stanza stesa sul proprio letto a fissare il soffitto bianco. Claudia cercava di ricomporre un puzzle di immagini e pensieri composto da migliaia di pezzi. Troppe cose erano accadute nelle ore precedenti e tutto troppo.

Cercò di dare un senso e un ordine a ciò che le era accaduto immediatamente dopo la cattura da parte dei ribelli. Ritornò all’attimo in cui aveva rivisto sua sorella Sara.

– “Melanie abbiamo poco tempo, intanto dimmi come stai?”

– “Non ci posso credere! Cla…Sara che ci fai qui!”

– “Melanie mi dispiace tanto per quello che è successo a New York. Tu mi hai ridato la mia vita e per questo te ne sarò sempre grata!”

– “Come vuoi che ti chiami? Claudia, Sara?”

Sara sorrise e non rispose alla sua domanda.

– “Sara, vorrà dire che ti chiamerò Sara. Ma che diavolo succede sorella! Che ci fai qui perché non ti fai sentire da anni! Guardati come sei dimagrita!”

– “Melanie fermati! Ti spiegherò tutto quanto prima, ora però è importante che tu mi ascolti bene. Lo farai? Me lo prometti?”

Melanie era visibilmente intontita, ma disse istintivamente di si alla sorella.

– “Ascoltami bene, faccio parte di un gruppo di Ribelli che lottano contro il potere di Manfredi e di queste nuova stramaledetta tipologia di nanomacchine inventata da quel  Mercurio. Domani il presidente di Rebirth presenterà la Nano5-#3 e una volta che tutto il mondo ne farà utilizzo, sarà la fine…”

– “Cosa! Ma nessuno al mondo conosce la vostra esistenza e…”

– “Si lo sappiamo, dall’isola fanno sì che escano solo notizie filtrate e abbiamo perso da mesi anche i contatti con un altro gruppo di Ribelli da Nuova Napoli che…Non è questo il momento per i dettagli. Domani… domani cambierà tutto e tutti nel mondo conosceranno l’esistenza di noi Ribelli e di ciò che stiamo facendo.”

– “Sara mi spaventi! Sembri una pazza, non vorrei fossi ricaduta in una situazione ossessiva…”

La donna scrollo Melanie per far si che si concentrasse.

– “E’ la verità! E tu qui oggi non dovevi esserci! So che sei venuta a cercarmi, ma ti prego, non fare domande su di me, se dovessero mai scoprire che sei mia sorella sarebbe la fine.”

– “Ecco adesso sono ufficialmente spaventata!”

Si avvicinò, alle due donne, uno degli uomini incappucciati e lo fece proprio mentre si sfilava il passamontagna.

–    “Non devi temerci e tua sorella non è impazzita.”

Tamla non disse il proprio nome alla donna, meno sapeva e meno rischi correva.

–    “Sei semplicemente arrivata nel momento sbagliato, domani agiremo e non vogliamo che tu sia compromessa per colpa nostra.

-      “Ho capito, ma non vedo dove sia il problema, portatemi con voi!”

-   “No! Se dovessero accorgersi della tua scomparsa oggi, potrebbero mandare una squadra di ricerche e compromettere le nostre postazioni.”

-     “Già capisco. Almeno credo! Alle 12:00 ho appuntamento alla Torre 2 con i miei colleghi e credo di essere in ritardo. Cosa si fa?”

Sara riprese a sorridere. Mentre Tamla tirò fuori dalla tasca laterale un pugnale, mentre Agar si avvicinò ai tre portando a Sara una cassetta che aveva tutta l’impressione di una di quelle da soccorso.

-          “Ecco! Lo sapevo! Fai parte di qualche setta malefica e io sono la vostra vittima giusto?”

Sara rise di gusto, erano anni che non le capitava di farlo e persino Tamla se ne stupì.

-          “Grande Melanie è così che ti voglio!”

-     “Morta?”

-          “Ma no! Ascolta, non è nulla di preoccupante. Dopo ti accompagneranno loro a metà strada, poi ne dovrai percorrere un po’a piedi, purtroppo anche loro hanno un appuntamento alla Torre 2 e tu non dovrai assolutamente far capire che li conosci. E’ importante!”

-          “Wao! Ma dove mi sono cacciata! Potrei vincere un centinaio di premi con uno scoop come questo! Pensavo di essere io quella trasgressiva, ed è la seconda volta che mi sbaglio con te.”

-          “Ti voglio bene Melanie!”

-          “Dai non dire così, ci rivediamo al termine di tutto questo no?”

Sara tacque e continuò a fissarla negli occhi.

-          “Sara io voglio rivederti!”

Melanie abbracciò forte sua sorella forse perché iniziò a comprenderne la reale gravità.

-          “Ora devi andare Mel.”

Tamla le fece cenno di dirigersi verso il furgone.

Sotto la sua maschera Galbo parlò sottovoce ad Amauri.

“Non ci voleva questa scocciatura nessuno si sarebbe accorto della sua assenza! Dovevamo farla prigioniera insieme agli altri per stare tranquilli! Questa ci tradirà ne sono sicuro!” Amauri rispose scocciato all’affermazione di Galbo.

“Smettila! Smettila di dire cazzate per una volta e ragiona prima di parlare. Puoi?”

Il furgone si allontanò lasciando Sara e Agar sole, nascoste fra gli alberi.

“Ehi Sara tutto si aggiusterà, rivedrai tua sorella!”

“Certo…certo tesoro…grazie!”

Sara abbraccio Agar prima che le due sparissero tra la fitta vegetazione, verso il rifugio.

Galbo

20°
Cap.

Vincent non perse tempo e raccolse la piccola Kara dal pavimento riportandola nella sua stanza.
Mira rimase li ferma a guardare la scena. Cosa le era successo? Pensava. Aveva fatto del male anche ad una bambina? Di certo centrava qualcosa il medaglione che portava, ma allora quel senso di benessere che il proprio fisico e la propria mente stavano provando in quegli istanti, cosa volevano significare?
La dottoressa Florakis si inginocchiò accanto alla bambina stesa nel proprio letto.
“Silvia, chi è questa bambina?”
“Vincent ti prego non è il momento!”
La donna chinò la testa cercando di trattenere le lacrime.
“Non dovevate venire qui! Avete messo in pericolo la vita di Kara!”
“Ma perché? Silvia chi è questa bambina e perché avremmo messo in pericolo la sua vita. Cosa le succede? Ha una grave malattia? Cosa!”
Sull’uscio si affacciò Mira timidamente, vide la stanza della bambina completamente tappezzata di disegni raffiguranti un re, una regina, castelli, animali di ogni genere e uomini  che sembravano raccontare una storia, la donna sgranò gli occhi, conosceva quei disegni li aveva già visti da qualche parte, forse un libro o forse era solo la sua immaginazione. Nella parte più bassa delle pareti altri disegni più cupi: mostri di ogni genere, sangue e corpi dilaniati ne decoravano il bianco spoglio.
“Mira ti prego, andatevene da questo posto prima che sia troppo tardi per Kara!”
La cacciatrice di taglie socchiuse gli occhi e si rivolse all’anziana donna.
“Cosa cazzo stai combinando in questo posto! Sembra che tu non abbia perso la voglia di fare esperimenti sui bambini!”
“Non è come credi Mira, sto cercando di proteggere Kara!”
La donna scoppiò in lacrime e proprio in quel momento la bambina rinvenne.
“Kara! Kara tesoro sono io. Come ti senti?”
Mira risentì nuovamente una strana sensazione, il ciondolo ricominciò a battere riprodurre un suono, come un cuore impazzito.
La piccola Kara iniziò ad urlare come impazzita, Silvia e Vincent cercarono di tenerla ferma, Silvia si rivolse verso Mira in lacrime.
“Vattene ti prego! Esci fuori da questa stanza! Vattene! VATTENE!”
Mira era ferma lì incredula a guardare la scena. Era lei la causa di tutto quello? Pensò inorridita.
Vincent si allontanò dal letto della piccola Kara e corse verso Mira cercando di portarla via da lì, la donna si lasciò trascinare senza opporre resistenza. Prima di uscire venne catturata da un’immagine disegnata in basso su una delle pareti della stanza. Non credeva a ciò che vedeva.
Il disegno rappresentava una figura completamente nera, un mostro senza braccia, ne gambe, di forma esagonale. Non aveva dubbi sembrava essere una delle Torri se non fosse stato per quella grande bocca spalancata che mostrava denti aguzzi, intenta a divorare una figura più piccola, una donna dai lunghi capelli rossi. Quella figura inginocchiata alla mercé del mostro era lei stessa.
Entrambi uscirono da quella stanza, mentre continuavano le urla della bambina.

Cayco, grazie all’aiuto di Alessio riuscì a percorrere qualche metro nel capannone, fuori dalla tenda riusciva a percepire più luce chiese così di andare verso l’uscita. I presenti guardavano la scena incuriositi e alcuni di loro spaventati nel vedere il viso e il collo del ragazzo completamente ricoperto di migliaia di croste non ebbero il coraggio di intervenire, mentre altri passandogli accanto lo incoraggiavano in ogni modo.
“Forza ragazzo sei al sicuro adesso!” “Ci siamo noi ora non preoccuparti!” “Fidati di Tamla e di Sara, ormai sei al sicuro!” “Ti chiami Cayco ho sentito, io e mia moglie siamo a tua disposizione se hai bisogno.”
Alessio riuscì a portarlo a pochi metri dall’uscita, Cayco strinse la mano sulla spalla del ragazzo bloccando il passo.
“Ahi! Ma che fai, guarda che devi appoggiarti non frantumarmi le ossa, ma dove tiri fuori tutta questa forza?”
“Zitto!”
“Zitto? Ma con chi credi di…”
“Zitto ti ho detto!”
Alessio a quel punto obbedì e tacque, osservava Cayco che sembrava annusasse l’aria.
“Portami dalla persona che mi ha curato?”
“Il dottor Yuri sta riposando!”
“Non parlo di quel demente! L’altra! Lei!…Silvia.”
Alessio osservò con aria minacciosa il giovane ferito, oltretutto scorse a pochi metri da loro Silvia intenta a giocare con la piccola Astrid.
“Non è qui, è uscita in missione!”
“Menti, Sento il suo odore!”
“Bene abbiamo un animale selvatico fra noi allora!”
Cayco tirò a se Alessio per la spalla portandolo fin sotto il suo viso.
“Stai mentendo! Lei è qui lo sento, falla venire da me, ora!”
Il sedicenne era naso a naso con Cayco, quegli occhi sgranati iniettati di sangue che lo fissavano lo inquietarono.
“Ma tu—tu—devi essere pazzo!”
L’impaurito Alessio iniziò ad urlare il nome di Silvia sperando che la ragazza si accorgesse quanto prima della situazione. Cayco mollò immediatamente la presa.
Silvia si sentì chiamare e voltandosi non riuscì a credere a ciò che vedeva, Cayco era lì in piedi. Corse verso i ragazzi e fu proprio in quel momento che Alessio si allontanò da lui.
“Cayco! Non ci posso credere ti sei alzato, ma chi…”
Cayco abbassò la testa cercando di concentrarsi, forse la ragazza si era avvicinata a lui con troppa rapidità tanto da farlo rimanere inebetito.
“Si—è stato uno di voi—si il vostro capo.”
Silvia intenerita dall’atteggiamento, prese il suo braccio e lo portò sulle sue spalle per sostenerlo.
“Dai ti faccio fare un giro se te la senti ok?”
Alessio dal canto suo era scocciato e tentò di ribellarsi.
“Ma Silvia, è un pazzo non hai visto come mi ha trattato?”
La ragazza si voltò verso il giovane parkour e gli sorrise.
“Dai un po’ di pazienza, dopo tutto quello che gli è successo è normale che sia scosso.”
I due si allontanarono fuori dal capannone, mentre Alessio rimase lì a massaggiarsi la spalla.
“Erano le mie ossa che stavi scuotendo! Idiota di un Cayco!”

“Mira, io non sapevo nulla di quella bambina credimi, non so cosa possa essere successo, ma ti assicuro che lo scoprirò e avrai tutte le spiegazioni che meriti…”
“Dovrai spiegarmi un bel po’ di cose non te la caverai così!”
“Mira! Mira ascoltami quali sono le tue intenzioni ora? Non fare sciocchezze, fra un giorno ci sarà il G 30, rischieremo di far…”
Mira si voltò verso Vincent come una furia.
“Rischieremo cosa? Cosa Vincent! Che cazzo dici! Io, io non so neanche chi sei veramente, con chi ho vissuto in questi anni? E Rose? Dimmi! Rose sa di tutto questo?”
“Mira no! Non sa nulla, non tutto almeno. Per quanto mi riguarda sono quello che conosci, ho dovuto nasconderti delle cose perché…per non farti prendere, credimi!”
“E nascondermi da chi?”
Vincent tentando di stare dietro il passo della donna la prese per un braccio bloccandola.
“Ti rendi conto cosa ti sarebbe successo trentasette anni fa se avessero scoperto che l’unica sopravvissuta a quella strage eri tu? Abbiamo dovuto far credere a tutti che pochi giorni dopo la tragedia fossi morti anche tu!”
“Chi l’avrebbe dovuto scoprire? Mi hai tenuta con te per tutti questi anni se avessi voluto veramente nascondermi mi avresti cambiato nome e saremmo andati via da questa isola maledetta io te e Rose!”
“In quel periodo Rose perse sua figlia proprio—proprio in quella strage. Rose non ha mai consegnato il nome di sua figlia alla lista dei morti e tu—tu sei divenuta sua figlia da quel momento. Il tuo nome ha voluto tenerlo proprio in ricordo di quel giorno. Nessuno avrebbe mai sospettato di te, tutti i nostri amici, i vicini, parenti erano morti tutti in quella strage e tu…Mira…hai in qualche modo ridato serenità a Rose.”
La donna non guardava in volto Vincent mentre le raccontava la verità sul suo passato.
“Tuttavia per mesi sei stata in silenzio a stento mangiavi e la notte non riuscivi a chiudere occhio. Rose fece di tutto per farti ritornare alla vita. Finalmente l’arrivo in seguito del tuo fratellastro… vederti finalmente accennare ad un sorriso e giocare con Dossena ridiede a me e Rose una speranza…che un giorno potessi dimenticare…”
“Ascoltami Vincent ho bisogno di stare sola adesso. Lasciami andare.”
“Mira! Ascoltami è importante. Promettimi che farai ciò che ti spetta quale Capitano della tua squadra! Che sarai presente al Consiglio dei 30.”
“Prometti? Ma falla finita!”
Mira si scrollò dalla presa di Vincent e proseguì da sola, lasciando l’uomo nello sconforto.

La donna rientrò nella sala operativa, si sorprese nel vedere che tutta la squadra era lì ad allenarsi o almeno ci provava. Alcuni di loro erano ancora doloranti.
“Ragazzi, avevo ordinato a tutti riposo.”
Nina abbandonò la serie di pesi automatici sul pavimento.
“Capitano, non potevamo fermarci, manca un giorno e saremo operativi alla Torre 2.  Questi bambocci non potevano permettersi riposo! Come vede le hanno ripulito il pavimento da tutto quel caffè!”
Galliano era fermo, seduto sulla panca da lavoro e fissava la ragazza.
“La smetti di elargire stronzate piccola dolce Nina? Sei una schiavista!”
Nina mostrò al ragazzo il dito medio e Galliano rispose all’istante.
“Sai almeno cosa vuol dire quel gesto?”
“Certo mio caro, era di moda fino al 2030 e vuol dire: ficcatelo nel culo!”
Fu Roma ad interrompere il battibecco.
“Smettetela, non siete in pausa cazzate! Capitano tutta la squadra è al suo servizio, Ci siamo affidati all’esperienza medica di Al per verificare eventuali danni fisici. Tutto regolare!”
Mira diede un’occhiata ad Al.
“Capitano, confermo quello che ha detto Roma. A parte qualche ammaccatura…”
Al fece segno verso la piastra distributrice di bevande che Mira aveva fracassato.
“…non ci sono danni rilevanti. Mi scusi, ha scoperto la causa di quello che ci è accaduto?”
“…Al grazie torna al tuo posto!”
La donna non aggiunse altro, voleva rimanere da sola, ma in fondo non ne era più tanto sicura. Si cambiò e si fermò ad allenarsi con i ragazzi.
Avrebbe trovato il momento giusto per avere le risposte che aspettava da sempre, ma soprattutto voleva capire se lei era la reale causa del malore di quella bambina che mai aveva visto in vita sua.
Decise che avrebbe fatto trascorrere la giornata come fosse nulla, questo le avrebbe permesso di lavorare al meglio durante il G 30. Il giorno seguente sarebbe cambiato tutto.

Erano ormai le 20:00 e iniziava a calare il buio e diminuire anche il flusso di aerei che percorrevano i cieli di Rebirth con gli ultimi ospiti al Consiglio dei 30.
Agnes guardava il cielo in attesa che ritornasse a posarsi sul suo braccio Lia. Si avvicinarono due figure alla donna, erano Silvia che teneva sottobraccio Cayco, ancora non vedente.
“Agnes ciao!”
“Ehi tu! Ciao, ciao a tutti e due! Come ti senti Cayco?”
Il ragazzo non rispose subito, ma il prolungato silenzio necessitava di una risposta.
“Bene.”
“Ah bene il ragazzo è di poche parole da quello che sento…”
Agnes squarciò il silenzio preserale con una fragorosa risata. Cayco sembrava averne risentito perché muoveva la testa nervosamente e la donna si accorse di ciò.
“Cayco non te la sarai mica presa? Stavo scherzando. In qualche modo bisogna passare il tempo no? Sai che faccio? Ti preparo un infuso speciale che ti ridarà energia ok!”
“Non ne ho bisogno!”
“Oh! Da quello che mi hanno raccontato credo anch’io che tu non ne abbia particolarmente bisogno!”
Silvia arrossì come mai prima ad ora, mentre Agnes rideva rumorosamente.
“Male non ti farà credimi ragazzo, te ne preparò un po’ appena ritorna indietro la mia piccola Lia…ecco la sento!”
Agnes si portò la mano all’orecchio dove era inserito un auricolare con microfono e urlò il nome dell’aquila.
Cayco tirò a se Silvia, voleva andar via da quella situazione fastidiosa e la ragazza lo accontentò tornando indietro verso il capannone.
“A dopo ragazzi!”
Agnes salutò i ragazzi mentre in lontananza aveva adocchiato l’aquila che stava per atterrare sul suo braccio. Ma non fu così, proseguì il suo volo verso Silvia e Cayco e lanciatasi in picchiata iniziò ad attaccare malamente il ragazzo che cercò di alzare le braccia in alto per proteggersi. Cayco allo stesso tempo aveva lanciato lontano la ragazza che era caduta a terra.
“Agnes, ma che succede aiutaci Agnes!”
La donna corse subito verso il rapace per salvare il ragazzo e riuscì finalmente a liberarlo dall’attacco.
“Ma cosa ti succede brutto uccellaccio ti sembra il modo di comportarti con un nuovo ospite? Cayco scusala non aveva mai fatto così, stai bene? Sei ferito?”
Agnes rimase distante dal ragazzo mentre cercava di capire come stesse. Fu Silvia a rispondere alle sue domande quando si avvicinò a Cayco.
“Sta bene Agnes, ma perché si Lia si è comportata in quel modo?”
“Non so Silvia, davvero! Forse le ferite sul suo corpo l’avranno impressionata al punto da attaccarlo.”
Il ragazzo non batté ciglio e si avviò da solo verso il capannone, Silvia lo soccorse subito prendendo la sua mano e poggiandola sulla sua spalla.
“Cay mi dispiace è la prima volta che si comporta così con qualcuno credimi!”
“Cay?”
“Si Cay! E’ carino no?”

Agnes rimase fuori ad osservare il ragazzo rientrare nel capannone insieme a Silvia, era perplessa, non capiva cosa fosse realmente successo e non nascondeva a se stessa un dubbio, una preoccupazione, un timore.
Mancava ancora un giorno per l’attacco alla Torre 2 e forse non era giusto insinuare, pensò Agnes, in Tamla o in Sara ulteriori preoccupazioni.


Visto da: 998

Articoli correlati