“N – A – N – O” – 15° e 16° capitolo
“N — A — N — O”
t e c h n o l o g y
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15°
Cap.
“Ca—pitano cosa, cosa è successo? Sono a pezzi!”
“Capitano Mira! Sarà sta–to un attacco dei rib–elli?”
“Capitano lei come sta?”
Mira era in piedi, sguardo fisso contro la parete di fronte, mentre intorno a lei i ragazzi cominciavano a rialzarsi, doloranti, dal pavimento, imbrattati di caffè fuoriuscito copioso dal distributore distrutto.
Qualcuno si reggeva la testa, altri lo stomaco o si massaggiava le braccia. Quel lento movimento intorno a se fece rinsavire Mira che corse fuori dalla stanza.
Quello che vide fuori da essa furono due donne, che aveva riconosciuto come dipendenti di uno degli uffici della P.G., in evidente difficoltà, una sembrava volesse aiutare la collega a riprendersi da qualche trauma pur essendo anch’ella spossata.
Più indietro, Giulio era intento a recuperare con una mano alcune cartelle che gli erano cadute. Il ragazzo sembrava confuso, con l’altra mano si reggeva la testa mentre cercava di ordinare le scartoffie.
Erano le uniche tre persone lungo il corridoio e sembrava che tutte avessero risentito di ciò che era appena accaduto.
Rientrò nella sala operativa chiudendosi alle spalle la porta. Come le accadeva di solito durante i suoi incubi, il cuore batteva forte in petto. No! Pensò lei. Non poteva essere capitato di nuovo quello che non osava neanche immaginare. Era inorridita da ciò che sarebbe potuto accadere. Tentò di comprenderne il perché, ma la miriade di pensieri che le vorticavano in testa non le permettevano di concentrarsi.
Qualcosa era andato storto pensò, cercò ancora di riflettere, obbligò la sua mente a tornare indietro negli anni. Una cosa che non faceva mai, anche perché le notti da sole bastavano a provocarle incubi ricorrenti e sempre identici.
“Cosa non quadra?”
Poggiata alla porta Mira guardava il pavimento sporco di caffè, mentre si sforzava di capire le differenze che potevano esserci fra ciò che era appena avvenuto e quello che avvenne trentasette anni prima.
“Capitano! Galliano sta bene!”
Mira rinsavì nuovamente, e quei ricordi che stavano quasi per affiorare tornarono indietro come un nastro riavvolto.
La donna vide fra gli uomini sul pavimento, anche Nina che la fissava, Mira la raggiunse tentando di aiutarla.
“Capitano lei sta bene?”
“Non preoccuparti per me. Tu come…”
“Capitano, qui ok! Vada da Galliano credo che ne abbia più bisogno mi creda.”
Nina abbozzò ad un sorriso che avrebbe dovuto tranquillizzare il proprio capitano, ma il dolore fisico che provava in quel momento non l’aiutò molto.
“Torno subito ok?”
Fu Sienna che si avvicinò a Nina, la donna teneva la mani sul ventre.
“Come stai Nina?”
Il dolore della ragazza sembrò svanito per qualche secondo perché il sorriso si stampò prontamente sul volto di Nina.
“Bene Sienna e tu? Senti mi dispiace per stamattina, io non…sai che ti voglio…”
“Basta Nina, ora non è il momento ok? Dai vieni alzati.”
Mira si precipitò verso il giovane che aveva scaraventato lontano.
“Ehi! Gal come ti senti?”
Il ragazzo, ancora steso fra due attrezzi ginnici tirati su da Al e Roma fece un accenno di sorriso al proprio capitano.
“Puzzate tutti di caffè! Odio il caffè!”
Thore e Chaco con non poca difficoltà tirarono su Galliano facendolo sedere su uno degli attrezzi li vicino. Con estrema lentezza tutti si avvicinarono al ragazzo dove anche Mira si tratteneva.
“Capitano, ma lei ha capito cosa è successo?”
“No Roma, non ancora.”
“Non è scattato nessun allarme nella Torre, non capisco cosa possa aver provocato tutto questo! Mi sento debole, come se mi avessero preso a calci per giorni e giorni. Dovremmo fare subito rapporto!”
“Non faremo nessun rapporto Roma! Me ne occuperò io! Non è il momento adatto questo. Potrebbe scatenarsi il panico…ascoltatemi…nessuno di voi ha sentito qualcosa di strano prima?”
“Certo Capitano! Il suo gomito nello stomaco!”
Ci fu una lieve risata fra i presenti.
“Rispondetemi, qualcuno ha sentito nulla? Un suono fastidioso o qualcosa di simile?”
Il cenno del capo non lasciava dubbi, nessuno aveva udito nulla, eccetto un forte dolore fisico quando avevano tentato di aiutarla.
“Ascoltatemi attentamente, dovete assolutamente riprendervi entro stasera. Riuscite?”
Ci fu assenso da parte di tutti e una domanda da parte di uno di Thore.
“Capitano, lei sta bene? Sembra non aver subito nessun tipo di danno a parte il forte dolore alla testa?”
Mira non rispose a quella domanda.
“Ora sono costretta ad andare a quella cazzo di riunione alla Torre 2, lo sapete bene. Non verrete con me come previsto, riposerete e vi rimetterete in sesto per dopodomani, più tardi vi porterò uno schema definitivo che vi confermerà le postazioni che dovrete prendere nella sala conferenze.”
Gli uomini e le donne, attorno a Mira, obbedirono all’ordine del proprio capitano, tentando anche di mettersi goffamente sugli attenti, ma evidentemente il dolore sparso un po’per tutto il corpo, non permise loro di eseguirlo correttamente.
Mira si allontanò dal gruppo e, nei passi successivi verso l’uscita qualcosa mutò intorno al suo corpo. La tuta nera iniziò a ritirarsi dalle caviglie fino a diventarne un pantaloncino e infine una minigonna mozzafiato con larghe strisce blu e rosse. Le comode scarpe, usate per allenarsi, presero spessore ritornando della forma originale, quella di un paio di stivali con zeppa; ritornò in vista un generoso decolté mentre, i capelli rossi, nuovamente liberi da costrizioni di sottili trecce tornate giù a penzolare, caddero liberi fino alla parte alta del fondoschiena.
Si voltò ancora una volta verso i ragazzi e lanciò uno sguardo al suo vice Roma, l’uomo andò verso la scrivania, dove erano poggiate le sue due armi e le lanciò al capitano.
Con estrema sicurezza le prese al volo e piantò subito dietro la schiena bloccandole.
“Roma lascio a te il comando!”
Ormai si sentivano solo i rumori dei tacchi che picchiettavano il pavimento mentre si allontanava. Galliano, seppur dolorante, guardava con ammirazione il proprio capitano.
“Ma come fa a controllare le nanomacchine dei suoi abiti? Senza cavetto e con così tanta naturalezza poi? Per cambiare colore ad un polsino, una volta, ho rischiato di cagarmi addosso durante la risonanza. Quella donna mi fa proprio eccitare!”
Nina ormai in piedi e ancora dolorante, non aveva perso il suo umorismo pungente contro il proprio collega.
“Gal brutto scemo! Pensa a riprenderti e non pensarci troppo, altrimenti le nanomacchine ti mangeranno l’uccello!”
Nel corridoio, Mira superò, senza rivolgere loro lo sguardo, le due donne oramai riprese del tutto e si fermò al punto in cui Giulio raccoglieva ancora i suoi fogli. L’uomo si ritrovò faccia a faccia con un paio di gambe che le sembravano lunghe chilometri.
“Giulio…tutto bene vuoi una mano?”
Perplessità. Non c’è altro termine per descrivere l’espressione di Giulio dopo le parole di Mira. Riuscì solo a dire di no con la testa. La donna gli girò intorno e andò via.
Erano ormai le 12:25 e fuori dalla Torre 2 fece capolino un furgone che trasportava il catering per il G 30; cinque uomini scesero dal trasporto intenti a scaricare alcuni elementi utili al servizio.
Mentre ciò avveniva, la giornalista americana giungeva, come da accordi presi, dal vasto piazzale, diretta verso l’entrata della Torre, sapendo bene di essere in grande ritardo all’appuntamento con gli altri giornalisti.
Mentre si avviava all’entrata passò dinnanzi al furgone parcheggiato, lanciò uno sguardo rapidissimo all’autista del furgone, la giovane Evi che le ricambiò lo sguardo. Tamla seguì con attenzione i passi di Claudia verso l’entrata fino a quando vide alla sinistra della donna una figura che bene conosceva.
Mira, che proveniva direttamente dalla Torre 1, aveva appena svoltato la seconda, si trovò così a pochi metri dalla giornalista. Il gruppo del catering rallentò le proprie operazioni di svuotamento furgone in attesa che la Cacciatrice di Taglie entrasse nella Torre. Pochi secondi dopo l’entrata di Claudia seguì quella di Mira.
“Tam, ci mancava solo questa stramaledetta giornalista a rovinare i piani. Non mi fido! Perché l’abbiamo rilasciata?”
“Galbo, ragionerei prima di aprire bocca. Più di un motivo ci ha spinto a non trattenerla, uno di questi sono i suoi colleghi, una volta accorti della sua assenza ne avrebbero denunciato la scomparsa. Mi sembra una persona apposto, possiamo fidarci!”
“Tamla davvero non ti capisco! Il colpo l’avremmo fatto domani cosa poteva mai cambiare? Adesso invece potrebbe saltare tutto per colpa sua e se non…”
“Taci Galbo e porta questi!”
Il dottor Yuri zittì l’uomo mentre tutto il gruppo si diresse verso l’ingresso della Torre.
Mira prese il suo solito ascensore, quello più vicino all’ingresso, all’interno di esso trovò qualcun altro, Claudia non avrebbe mai voluto prendere lo sesso ascensore di quella donna che oramai la intimoriva.
“Salve io…lei dove se ne va? Cioè io volevo dire sono diretta all’ultimo piano…sa sono una giornalista…si ricorda ci siamo già viste ieri notte?”
In estremo imbarazzo Claudia continuò a farfugliare per almeno un minuto, fino a quando si accorse della totale indifferenza di Mira, iniziò allora a squadrarla completamente, ma con molta con discrezione. Essendo alle sue spalle aveva una visione a suo vantaggio. Era tanto affascinata quanto in soggezione dalla bellezza e dall’austerità di quella donna dai rossi capelli, eppure non riusciva a togliersi dalla mente ciò che aveva visto la sera prima quando la donna portava in spalla il corpo di quella ragazza come fosse un sacco non troppo pesante, senza per quello perdere il ritmo della sua elegante falcata.
Finalmente l’ascensore si fermò, era ormai ufficiale, scendevano allo stesso piano.
Uscita dalla cabina Claudia ebbe un momento di smarrimento, prevedibilmente frenetico per i preparativi, l’ultimo Strato all’ultimo piano della Torre 2 era un via vai continuo di addetti ai lavori, la donna cercò di svanire nella mischia alla ricerca della sala congressi che tuttavia non fu difficile trovare.
Quello Strato era completamente dedicato al G 30 e il movimento più frenetico veniva particolarmente da una delle sale, così si precipitò subito dai propri colleghi.
Davanti Claudia si presentò uno spazio immenso, dava l’impressione di un’enorme cattedrale dove al posto di gradi opere, di vetrate con rosoni e statue sacre, c’erano enormi gigantografie rappresentanti il logo del G 30, ovvero tre Torri stilizzate circondate da un ovale e, laddove avrebbe parlato il Presidente Manfredi, troneggiava un’enorme figura anch’ essa ovale, ma in metallo. Nella sala non si contavano il numero di telecamere presenti a riprendere l’evento.
La donna individuò il posto in cui i giornalisti avrebbero assistito al G 30. Una balconata in alto sulla destra della sala.
“Come cavolo ci si arriva lassù?”
Claudia chiese informazioni ad uno dei tanti presenti in sala intenti ad organizzare al meglio il Consiglio dei 30.
“Scusami, sono una giornalista e dovrei salire lassù, da dove posso…”
La donna mostrò il suo tesserino, mentre il giovane operatore le indicò la giusta direzione.
“Grazie! Sei stato gentile.”
A quanto pare in una stanza parallela alla sala avrebbe trovato la scala per la balconata.
Fuori da essa Claudia intravide in lontananza, uscire dall’ascensore, il gruppo del catering che senza indugiare si diresse nella sala proprio di fronte a quella principale.
Tamla, Amauri, Galbo, Yuri e Fausto avevano preso il posto degli stessi organizzatori del catering e oltre al fatto di dover regolare in sala il piano d’attacco finale, dovevano preparare lo stesso spazio, in maniera impeccabile, agli oltre duecento camerieri con cui avrebbero dovuto lavorare a stretto contatto entro due giorni.
Nelle profondità della Torre 1, nei laboratori della scienziata Silvia Florakis, c’era agitazione. L’anziana donna urlava contro un uomo vestito di un camice bianco, sembrava adirata. Poco dopo l’allontanamento dal laboratorio e dal dottor Dante, la donna si ritrovò nella sua piccola cucina. Era visibilmente triste, si poggiò per qualche istante al tavolo tondo sul lato dove solitamente la piccola faceva colazione poi entrò nella stanza in fondo ad essa posta proprio accanto ad un vecchio esemplare di frigorifero che si era fatta costruire apposta per arredare al meglio il freddo laboratorio dove da anni era relegata per scelta.
Anche le mura di quella stanza erano completamente bianche e anche in questa si notavano, ma solo sul soffitto, una serie di onde azzurre, mentre le pareti erano completamente ricoperte di disegni rappresentanti alcune figure piccole case, alberi…tutti disegni che la piccola Kara, giorno dopo giorno collezionava sulla sua parete oltre che nel suo piccolo quaderno. Non tutti i disegni erano una copia tratta dai libri illustrati da cui la piccola prendeva spunto. Altri disegni erano rappresentazioni oscure, ma ben definite che l’anziana donna preferiva evitare al suo sguardo.
Silvia Florakis si avvicinò al lettino dove la bambina sembrava riposare, lo sguardo preoccupato della donna lasciava pensare il contrario.
“Piccola stai dormendo? Come ti senti?”
La bambina sorrise alla donna, Silvia notò comunque che la piccola Kara era molto stanca e spossata. Proprio in quel momento entrò nella stanza Manfredi.
“Lucio, sei già qui? Ti ho fatto chiamare subito perché… io non so cosa possa essere successo, lei si è sentita improvvisamente male e…”
“Ora come sta?”
L’uomo a passo svelto si avvicinò al letto della bambina accanto alla dottoressa.
“Sta bene, è solo stanca. Non le ho ancora fatto degli esami approfonditi per farla stare tranquilla, ma…da un primo controllo sembra non ci sia nulla di preoccupante.”
“Silvia, cosa può essere accaduto allora?”
“Lucio al momento non ho elementi per supporre una qualsiasi causa, l’unica cosa che so è che ha sofferto tanto, urlava, urlava come stesse impazzendo, si reggeva il capo e…”
La donna scoppiò in lacrime, Manfredi si accorse che la piccola Kara stava guardando Silvia piangere, poggiò il suo braccio sulle spalle della donna cercando di consolarla.
“Silvia. Scoprirai cosa è successo a Kara! Ora è il momento che tu sia forte, me lo prometti dottoressa?”
Silvia smise di piangere e carezzò la bambina.
“Riposati adesso, tornerò più tardi ok?”
La donna si scrollò di dosso il braccio di Manfredi e uscì dalla stanza, qualche secondo dopo, anche l’uomo la raggiunse nella piccola cucina adiacente.
“Qualcosa non sta andando bene o è andato storto sin dall’inizio, lo sento! Lucio, il malessere di Kara, sono convinta che riguardi…”
“Silvia! Non trarre conclusioni affrettate, ora non sei pienamente obbiettiva. Sei sconvolta, lo vedo!”
“Obbiettiva? E cosa c’è da essere obbiettivi? Tu non eri qui quando è stata male, per un maledettissimo momento o pensato che stesse rigettando tutto! E in quell’attimo ho pensato di salvarla eseguendo un’escissione!”
“Calmati Silvia non perdere la testa! Sai bene che non potrebbe mai verificarsi un rigetto con lei? E’ praticamente impossibile che possa avvenire una cosa del genere. Lo vedi che sei sconvolta allora? Ti prego di calmarti e…trova la causa di quel male improvviso!”
Non ebbe risposta Manfredi, lasciò la dottoressa Florakis sola con i suoi pensieri.
Nella sua stanza Kara, fuori dal letto, era in ginocchio davanti una parete con i suoi pennarelli colorati; riempì freneticamente di colore nero un ultimo disegno, una sorta di essere mostruoso senza braccia ne gambe, una figura geometrica con la sola bocca aperta di un colore rosso fuoco e denti affilati pronti a sbranare. Alla base del disegno ve ne era un altro più piccolo raffigurante una donna dai capelli rossi, inginocchiata a terra pronta per essere sbranata, terrorizzata dalla minaccia nera.
Nina
16°
Cap.
Sopra il capannone al porto sud dell’isola, si sentivano sorvolare un bel po’ di aerei su cui viaggiavano altri Capi di Stato per il G 30. All’interno della struttura un silenzio innaturale dominava il momento. Marco seduto a terra davanti un rudimentale, ma funzionante trasmittente, attendeva da un momento all’altro il segnale da Tamla. Evi e May avevano informato loro dell’ingresso alla Torre 2 senza alcun problema sia per la giornalista che per il gruppo, fatta eccezione per alcuni secondi di forte stress accusati quando improvvisamente era comparsa il Capitano dei Cacciatori di Taglie proprio dinnanzi l’entrata.
Agnes e Silvia, erano accanto al ragazzo così come Jean e Alessio quando arrivò finalmente un segnale. Marco si posizionò meglio le cuffie e ascoltò attentamente. Dopo pochi secondi dalla sua bocca uscì solo un: “Bene…messaggio…ricevuto!”
La tastiera facilitava grandemente l’invio di messaggi che, una volta scritti, mutavano in segnale morse avanzato giungendo poi ai ribelli sotto forma di vibrazione sottopelle all’altezza della clavicola.
“Marco! Era Tam?”
Alessio era come al solito impaziente di sapere.
“Stanno rientrando Sara e Agar dalla missione.”
Silvia e Jean si guardarono in faccia perplessi senza far domande, non serviva farne, in fondo iperattività di Alessio agiva da sola anche per loro in alcuni momenti.
“Quale missione? Questa è l’ennesima missione di Agar, perché io no? Perché non mi mandano mai in missione? Agar ha la mia stessa età!”
Marco esausto lo zittì approfittando dell’entrata nel capannone di Sara e della giovane somala.
“Ragazzi avete ricevuto qualche notizia?”
“Sara no, al momento no. Come mai non hai lasciato la comunicazione aperta con Tamla anche tu? Saresti aggiornata in tempo reale.”
“Marco, abbiamo preferito bloccare tutte le comunicazioni superflue eccetto questa principale per evitare confusioni in un momento delicato come questo.”
Agnes intervenne docile nei confronti della donna, mentre Alessio fissava in cagnesco Agar che, diversamente da lui, tentava di fargli un sorriso.
“Sara com’è andata? Ma soprattutto, come ti senti?”
Silvia non comprese appieno quella domanda e decise di porne anch’ella una.
“Sara, sapevo che insieme ad Agar accompagnavate semplicemente Tamla, Galbo Yuri e gli altri a metà strada, Marco però si è lasciato sfuggire di una missione….”
“Silvia! E’ giusto a questo punto che tu sappia tutto, non vi ho detto nulla prima perché dovevo assolutamente verificare, prima di trarre conclusioni.”
La donna riuscì a prendere l’attenzione anche di Alessio; Agnes carezzò la schiena di Silvia per tranquillizzarla.
“Ragazzi spero mi perdonerete per ciò che sto per dirvi. Silvia, la donna che hai visto su quella navetta ieri sera, era mia sorella! Mia sorella gemella. Lei è giornalista, come lo ero io.” Alessio esplose in una prima affermazione.
“Tu sei giornalista?”
“Ora so per certo che è venuta qui a cercarmi. Melanie, questo è il suo vero nome, aveva ormai perso i miei contatti da tempo, immaginavo che prima o poi sarebbe successo, certo era quello che volevamo, fare in modo che i nostri conoscenti e parenti si preoccupassero della nostra assenza per mettere in evidenza ciò che accade su quest’isola, ma non in questo momento delicato e…”
Silvia interruppe Sara quando percepì una punta di tristezza in ciò che stava raccontando.
“Cosa vuoi che sia Sara, è una bella notizia in fondo no?”
“Silvia aspetta, fammi prima finire quello che devo dire e poi… Io…il mio vero nome non è Sara, ma Claudia!”
Su quell’affermazione che, era riuscita a zittire persino Alessio arrivò una comunicazione. Marco ipnotizzato dal racconto di Sara, si destò improvvisamente rimettendosi in testa quelle cuffie obsolete.
“Ragazzi è May!”
Marco ebbe l’attenzione di tutti i presenti.
“Ha ricevuto il segnale spezzato da Tam, questo significa che hanno preso le loro posizioni e che il piano è andato a buon fine!”
Ci fu un momento di grande entusiasmo, Alessio cercò la mano di Agar da battere al volo, ma la ragazza non lo calcolò minimamente, Silvia abbracciò Marco e subito dopo Jean. Agnes sorrise, ma rimase al suo posto, la donna sapeva che il pericolo non sarebbe terminato fino a quando non fossero usciti da quella Torre. Dedicò però un forte abbracciò a Sara.
“Sara, Claudia o chiunque tu sia…ci hai regalato te stessa, sempre! Ed è quello che amiamo di te! Non certo un nome, non una bella o brutta storia del tuo passato!”
Agnes si allontanò dalla donna e prese sotto braccio Agar.
“Ehi! Piccola! Quando mi insegnerai a saltare sui rami come un grillo?”
La donna esplose in una risata chiassosa dopo aver visto l’espressione attonita di Agar.
In mezzo a quell’entusiasmo generale, si fece strada un uomo con il volto allarmato.
“Silvia! Silvia! Dove sei Silvia!”
“Papà che ti succede?”
“Silvia, quel ragazzo, Cayco, non ne vuole sapere di rimanere steso a letto, stiamo cercando in tre di…insomma ha chiesto di te.”
“Papà arrivo!”
Silvia scattò rapidamente verso l’angolo opposto di quel gigantesco capannone, dove era piazzata una piccola tenda che fungeva da infermeria.
Entrando si accorse che due uomini tentavano invano di trattenerlo a letto.
“Per favore lasciatelo stare! Lasciatelo! Ci penso io!”
Gli uomini mollarono la presa anche perché il giovane Cayco si era improvvisamente calmato. “Uscite per favore, non preoccupatevi!”
Mentre i due abbandonarono la scena, il padre della ragazza le poggiò una mano sulla spalla.
“Sei certa di volertene occupare tu da sola?”
“Si papà non preoccuparti e solo impaurito. Se ho bisogno ti chiamerò!”
“Io starò fuori la tenda ok?”
Silvia seguì con lo sguardo il padre abbandonare l’infermeria. Quando rivolse lo sguardo verso la lettiga si accorse che il ragazzo stava mettendo piede a terra. Gli scivolò il lenzuolo da dosso scoprendolo completamente nudo e pieno di minuscole croste lungo tutto il corpo. Una scena a dir poco raccapricciante. Non riuscì a reggersi, ma Silvia lo prese in tempo.
“Cayco devi stare steso, devi riposare…cosa vuoi dirmi?”
“Io non so—no mala—to è—un incide—nte io non…”
Silvia capiva che forse si riferiva al proprio corpo che sentiva martoriato sotto le proprie mani.
“Non preoccuparti, sappiamo che non sei malato, il medico ha escluso qualsiasi tipo di malattia infettiva, devi solo guarire ora e, per farlo devi stare immobile siamo intesi?”
Silvia si accorse che nei punti in cui aveva poggiato le mani per sostenerlo vi era nuovamente una perdita di sangue.
“Guarda che ti hanno fatto,Per gli Dei! Possibile che siano arrivati a questo in quelle maledette Torri?”
Silvia coprì il giovane con il lenzuolo e iniziò a disinfettargli le ferite.
“Io– non vedo…non ve—do nulla!”
“Lo so dovrai avere pazienza fino a quando il sangue non sarà assorbito del tutto. L’ha detto il dottor Yuri e c’è da fidarsi credimi anche se dalla faccia non sembra…”
Silvia tentò di tirarlo su ma era evidentemente in pena nel vedere gli occhi di Cayco completamente rossi, guardare nel vuoto in cerca di un punto luminoso.
“Gra—zie…Si—lvia.”
La ragazza poggiò la sua mano sulla fronte di Cayco per infondergli coraggio.
“Bene! Allora lo ricordi il mio nome? Sono molto felice! Ora stai tranquillo e cerca di riposare.”
Claudia era affacciata dalla balconata dove erano riuniti tutti i giornalisti che, finalmente avevano avuto assegnato il proprio posto, sia a sedere sia lungo il percorso che avrebbe portato i Capi di Stato nella sala congressi, per strappare loro qualche intervista. I giornalisti lamentavano proprio questo eccessivo ordine anche per seguire l’entrata dei Presidenti in sala.
I pensieri della donna erano tutt’altro che rivolti al congresso, doveva fare ordine nelle proprie idee, pochi minuti prima le avevano vomitato addosso un mare di notizie che ancora stentava a credere.
Cosa più importante era stato rivedere sua sorella Sara, ormai per lei era diventato normale chiamarla Sara anche pensarla con quel nome, da quando la convinse ad abbandonare l’America e cambiare totalmente vita. Mentre era immersa nei propri pensieri, si massaggiava con la mano sinistra la base del collo, tentò di allargare e allontanare dalla pelle l’abito di morbida lana sintetica, provò a toccarsi con l’indice un punto preciso poco sopra la clavicola dove era evidente un piccolo taglio che le provocava fastidio, l’improvviso intervento di una collega alle spalle la fece sussultare.
“Ehi Claudia allora? Ti sei isolata, come mai? Ah capisco! Stai spiando un po’ il panorama, bene, bene vediamo un po’…quanti bei ragazzi guarda un po’! Le nanomacchine fanno veramente miracoli quasi, quasi faccio un pensierino e mi trasferisco anche io qui a Rebirth!” “Justine calmati! Non si entra certo bussando alla porta su quest’isola. Ormai è diventato quasi impossibile sperare di abitare nella Zona 5, figuriamoci in un appartamento qui alle Torri.”
“Lo so lo so accettano solo i testoni, però tentar non nuoce, io intanto mi prenoto!”
Claudia fu distratta dall’entrata in sala della donna che più di ogni altra cosa l’aveva turbata fino a quel momento, riusciva persino a mettere da parte la mole di eventi che le erano da poco capitate per concentrarsi su quell’affascinante quanto misteriosa donna dai capelli rossi.
“Justine, tu sai chi è quella?”
“Be non saprei, però so chi è il bellone al suo fianco, quanto mi piace non lo immagini! Quello è Andrei Damian il Vicepresidente di Rebirth…devo dire che non mi piace affatto che quella cavallona le giri intorno!”
“Chi è che non conosce Andrei Damian, ormai compare in telegiornali e in e-magazine più del Presidente stesso.”
Claudia era sconfortata, Justine non le era certo di aiuto. Un altro collega si affacciò accanto alle due donne, era Marvin. Lo sguardo fra Claudia e Justine non lasciava dubbi, la presenza dell’uomo era poco gradita conoscendo la sua invadenza.
“Ragazze ho sentito bene? Si vede Damian da qui? Dove?Ah eccolo! E guarda un po’ chi c’è con lei…Wao! E’ una bomba!”
Claudia non comprese bene se la sua esclamazione fosse riferita semplicemente alla bella presenza di quella figura accanto al vicepresidente o effettivamente sapesse di chi si trattava.
“Marvin, tu sai chi è quella donna?”
“Certo! Almeno credo, ho chiesto in giro dopo averla vista ieri sera quando siamo arrivati e, prima quando è comparsa come una divinità su questo Piano. Credo sia una specie di poliziotto…”
“Una specie?”
“Si qui riguardo a notizie non sono molto larghi di manica, ma se ho ben capito fa parte di un corpo speciale all’interno delle Torri. E ho avuto conferma del fatto che è parte della Polizia Governativa, perché ho intravisto sotto i suoi lunghi capelli rossi due pistole. Mai visto nulla di più affascinante! Non mi dispiacerebbe farmi arrestare da un tipo così!”
Claudia immaginò l’uomo portato a sacco sulle spalle della donna dopo essere stato tramortito.
“Allora in bocca al lupo! Magari hai fortuna!”
Finalmente aveva avuto qualche notizia in merito alla donna misteriosa, Justine invece sembrava molto scocciata dalle parole del collega.
“Si certo qui le poliziotte camminano tutte in minigonna e stivali con zeppa? Ti avranno preso in giro per farti tacere, forse hanno capito anche loro che sei un rompipalle!”
“Justine mi stupisci! Anche tu utilizzi questo linguaggio arcano? Che moda assurda! Non è che sei una puntina invidiosa?”
“Marvin, caro. Adoro il linguaggio arcano e scurrile quindi, vaffanculo!”
La donna si allontanò e Marvin la seguì ridendo di gusto.
Claudia sapeva che c’era verità in ciò che aveva scoperto Marvin su quella donna. La giornalista continuò ad osservarla ancora per un po’.
“Capitano Mira è inaccettabile che si sia presentata qui senza la sua squadra, manca un giorno e mezzo al Consiglio dei 30 e lei, sembra che voglia prendere a tutti i costi sotto gamba questo evento. Credo che di dover…”
“Vicepresidente! Credo sia INACCETTABILE la sua intromissione in un lavoro che non le compete minimamente! Sono molto paziente, ma mi creda, ho un limite. Quindi le chiedo con molto rispetto, di lasciarmi fare il mio lavoro…che, volevo puntualizzare, non è neanche il mio VERO lavoro! Un giorno spero qualcuno mi spieghi il motivo di questo compito assegnato dal Presidente alla squadra dei Cacciatori di Taglie.”
Andrei smise di passeggiare in sala con la donna e rispose alla, quanto mai sfacciata, reazione contro un funzionario del Governo.
“Capitano Mira non sono venuto qui oggi per farmi insultare da un qualsiasi dipendente dello Stato. Lei è OBBLIGATA ad obbedire agli ordini senza discutere! E ora mi dica…dove sono i suoi uomini?”
Mira fissò negli occhi Andrei per qualche secondo, l’uomo ne percepì la sfida.
“Stanno riposando sig. Vicepresidente. Ho ordinato loro di riposarsi fino a domani. Se non le sta bene, ci esoneri pure dal servizio e vedremo chi, fra noi due, si prenderà la sculacciata più forte dal Presidente!”
Mira lasciò l’uomo solo sotto l’immensa scultura ovale in fondo alla sala. Era visibilmente infuriato e farfugliò fra se qualcosa.
“Sei carne da macello mia cara CACCIATRICE!”
Mira raggiunse il suo solito ascensore e ne bloccò le porte quando vide che stavano per chiudersi, prima di entrare esitò qualche secondo. Non le piaceva molto viaggiare in ascensore con altre persone, voleva comunque andar via da lì al più presto e vedere le condizioni della sua squadra.
Tamla, non fece un fiato, Amauri e Yuri si guardarono in viso per qualche secondo. Forse, in più evidente nervosismo c’era Galbo che iniziò nervosamente a far vibrare la gamba destra. Il viaggio in ascensore con la Cacciatrice di Taglie sembrava infinito.



