“N – A – N – O” – 13° e 14° capitolo

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“N — A — N — O”

t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

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13°
Cap.

“Non ripeterò ancora il piano di azione per domani, è già abbastanza imbarazzante la situazione di merda in cui ci siamo ritrovati…non voglio lagne, voglio che vada tutto liscio…TUTTO! Quale divinità mi ha assegnato questa punizione? Una giornata a protezione del culo di Manfredi? Non riuscirò mai a capirlo!”
Risate, approvazioni e qualche battito di mani diedero piena ragione alle parole di sfogo di Mira.
Il gruppo di dieci Cacciatori di Taglie al servizio della donna le si erano raccolti intorno per le ultime direttive riguardanti la protezione al Presidente.
I ragazzi, di un’età compresa fra 21 ai 35 anni, erano vestiti nella loro classica tuta nera, perfettamente aderente al corpo, solo una striscia viola colorava l’indumento dalle spalle lungo i fianchi fino alle cosce, lo stesso colore delle strisce rappresentava il grado.  Erano intenti ad allenarsi come al solito.
Nel gruppo aggirava malumore, creato proprio dalla direttive del Presidente Manfredi, di utilizzare i Cacciatori di Taglie come una sorta di guardie del corpo durante la sua uscita al G 30.

Mira era totalmente a suo agio con i ragazzi che allenava e guidava da qualche anno. Dopo la morte del Capitano Umberto Stile per mano dei ribelli, fu proprio il vice Capitano Mira a prenderne il posto.
Da parte dei ragazzi, rispetto e devozione nei confronti del nuovo capitano erano saldi. Tuttavia la donna percepiva l’insoddisfazione che aleggiava da un po’ e, cercava in qualche maniera di fare da valvola di sfogo e, portarli così, più concentrati al servizio di guardia per il presidente..

“Capitano, questa è la fine dei Cacciatori di Taglie?”
Il venticinquenne Galliano seppur ponendola come domanda, lasciò trasparire la propria delusione. Fu preso d’assalto dai compagni contrari, al solo pensare ad una tale eventualità. “Che cazzo dici!”
“Ma sei impazzito!”
“Che domande del cazzo fai?”
Intervenne a rispondere Mira, il gruppo tacque, probabilmente era una questione a cui tutti avevano pensato negli ultimi mesi, ma nessuno aveva avuto il coraggio di parlarne.
“Gal ha le sue buone ragioni per fare questa domanda. In fondo negli ultimi cinque mesi non abbiamo messo a segno colpi eccellenti. Tuttavia, escludo che il gruppo di Cacciatori venga smantellato. Senza di noi quei cazzo di ribelli moltiplicherebbero come parassiti!”

L’espressioni attente e, non del tutto convinte dei ragazzi, avevano creato un’atmosfera irrequieta.
“La nostra presenza a tolto dalle palle di Manfredi un bel po’ di calci. E poi, vorrei che vi fosse chiara una cosa!”
Mira uscì fuori dal cerchio e, con la sua solita falcata, fasciata anch’ella in una tuta nera, si accomodò sulla scrivania.
“Abbiamo strappato ai ribelli, in questi anni, elementi di spicco, l’ultimo del gruppo dei dieci resta Tamla, ciò che gira intorno a lui è feccia! Personalmente non ho interesse a riempire le celle di robaccia! Certo e’ facile guadagno non lo nego, ma…abbiamo forse bisogno di soldi? Gal, tu hai bisogno di soldi? Nina, Yamiko, Roma, Al, Giulia voi avete forse bisogno di soldi?”
Ci fu una risata generale e qualche risposta.
“No capitano!”
“Certo che no!”
“Questo gruppo è stato scelto da me sin dall’inizio, uno per uno vi ho voluti nella squadra quando il Capitano Stile mi affidò il rinnovo totale della squadra. Quindi, non mi sognerei mai  di mettervi a caccia di insetti. Il nostro obbiettivo è Tamla e forse, altre quattro o cinque nuove figure che stanno pian piano uscendo allo scoperto.”
Mira guardò tutti uno per uno.
“Lasciamo che giochino ancora un po’ a fare i ribelli.”
I dieci uomini esultarono in coro in onore del proprio capitano.
“Ora tornate ai vostri cazzo di allenamenti!”
Mira scese dalla scrivania e si voltò verso di essa; dalla sua tazza, piena solo per metà di caffè, non ne usciva più fumo. Nel caos della scrivania, fra documenti e tazze sporche, ne cercò una che avesse almeno una parvenza di pulito, ma nulla.
Aveva bisogno di bere il suo caffè, puntò allora su quella mezza piena, versò il caffè freddo in una tazza accanto ad essa, probabilmente ferma li da settimane e andò subito al distributore di bevande per estrarne del caffè bollente.
Una semplice quanto comoda piastra di metallo, larga due metri per due, fuoriusciva elegantemente dal muro, con una serie di tasti posti orizzontalmente, di colore differente a seconda del tipo di  bevanda e una piccola immagine per non lasciare nessun tipo di dubbio sulla propria scelta. Alla base di essa un poggia tazze.
La donna attraversò un paio di attrezzi dove si allenavano una accanto all’altra Giulia e Yamiko, le due trovavano il tempo anche di chiacchierare su quali fossero le mosse giuste per mettere K.O. un avversario senza avere armi a disposizione. Mira giunse finalmente al distributore; poggiò la tazza sotto il tasto marrone dedicato al caffè e lo schiacciò. Non successe nulla, non una goccia di caffè ne fuoriusciva.
“Non ho…proprio tempo…per una macchina di merda come te!”
Mira scagliò un paio di pugni contro la piastra, già ammaccata in precedenza,  non era la prima volta che le capitava una cosa del genere.
“Capitano, se continua a prenderla a pugni, prima o poi le sputerà in faccia il suo caffè!” “Galliano, ficcati la lingua nel culo, puoi?”
I ragazzi risero del battibecco fra due.
Mira ormai scocciata non riuscì a trattenersi, tolse la tazza da sotto piantò un calcio devastando completamente la macchina.
“Ecco, chiuso il discorso!”
La donna stava uscendo dalla sala operativa in cerca di un altro distributore.
“Magari ora si decideranno a sostituirla!”
I ragazzi, fra stupore e divertimento non proferirono parola guardando i pezzi dell’impianto ciondolare dal muro. Solo il piccolo led iniziò improvvisamente a brillare più forte del solito, emanando da esso un bip, classico segnale che preannunciava l’uscita di una bevanda.
Mira si voltò curiosa, non credeva ai suoi occhi, subito, dopo il segnale, schizzò ovunque e colò lungo il muro una quantità enorme di caffè che iniziò ad inondare la sala. Giulia e Yamiko, più vicine alla macchina distrutta, cercarono di tamponare l’uscita del liquido bollente, ma nulla da fare.
Mira continuava a guardare curiosa la scena, la macchia di caffè sul pavimento si era ormai allargata fino a raggiungere le sue scarpe, fu a quel punto che successe qualcosa, un suono terrificante raggiunse le sue orecchie, la donna fece crollare la tazza sul pavimento infrangendola, istintivamente si portò le mani alle orecchie, ma il suono non si attutiva era come provenisse dall’interno del proprio corpo. La potenza del suono aumentò fino a piegarla in due dal forte dolore, crollando subito dopo in ginocchio sul pavimento pieno di caffè.
I ragazzi solo allora si voltarono rendendosi conto di ciò che stava avvenendo. FuGalliano il primo ad avvicinarsi per soccorrere il proprio capitano.

“Che le sta succedendo, che succede Capitano mi risponda!”
Mira non vedeva nulla davanti a se, ricordava solo la luce rossa lampeggiante della macchina per il caffè, cercava di concentrarsi per non permettere a quel dolore acuto di bucarle il cervello. I ragazzi in sala erano perplessi, il vice Capitano Roma tentò anch’egli di avvicinarsi a Mira. Mentre Galliano cercava di capire cosa stesse succedendo
“Mira! Mira! Capitano mi sente? Si riprenda per fav…”
Un secondo dopo Galliano si vide proiettato tre metri lontano, prima di cadere colpì la spalla di Roma che fu scagliato a terra dall’urto, Galliano finì diretto su una serie di attrezzi  ginnici che gli caddero rovinosamente addosso. Mira aveva scagliato lontano il giovane cacciatore di taglie. Sembrava impazzita.
I ragazzi si divisero fra il soccorrere Galliano e dare una mano al proprio capitano. Nella sala era un caos totale, la fuoriuscita del caffè continuava ininterrottamente mentre Mira era inginocchiata a terra con le mani premute sulle orecchie.

Giulia, non si perse d’animo, lasciò Yamiko intenta a trattenere l’uscita del caffè, tenne il sangue freddo quando decise di avvicinarsi al proprio capitano. Fu Nina però a trovarsi subito faccia a faccia con Mira.
“Che le succede, Capitano, mi guardi, la prego mi guardi! Cerchi di concentrarsi…”
La donna in preda ad una furia incontrollabile, prese la giovane cacciatrice di taglie per il colletto della tuta, Nina sapeva che un istante dopo avrebbe fatto la stessa fine di Galliano; agì, fu questione di attimi, la minuta e cacciatrice di taglie poggiò entrambe le mani sulle spalle della donna prima che la lanciasse lontana e, con le proprie gambe si arrampicò sul bacino e sul petto di Mira lanciandosi in una capriola all’indietro, l’unico modo per liberarsi dalla presa possente del Capitano.
Ci riuscì. Una volta atterrata incolume, Nina iniziò a sentirsi male, i ragazzi non riuscirono più ne ad avvicinarsi e neppure a toccarla.
Erano li fermi immobili davanti alla donna sofferente, ma nessuno faceva un passo. Tutti avevano lo sguardo fisso davanti a se.
Su uno di loro era evidente il tremolio di una mano, mentre ad un altro le gambe iniziarono a perdere forza facendolo barcollare. Al e Roma che stava rialzandosi da terra, si guardarono per un istante, erano entrambi rossi in viso e con le braccia conserte come a trattenere un dolore fortissimo al petto. Nina e il resto del gruppo iniziò a contorcersi sul pavimento.

Qualcosa sotto la maglia di Mira stava accadendo, l’oggetto che portava al collo iniziò a ondeggiare in superficie, mentre ciò accadeva, uno ad uno i ragazzi presenti nella sala operativa iniziarono a sudare freddo, mentre un forte dolore iniziava a sentirsi lungo tutto il  corpo. Alcuni di loro iniziarono a cadere come pesi morti sul pavimento in preda a convulsioni.
Poi tutto finì.

Mira rialzò la testa, e iniziò a respirare forte come se l’avessero privata dell’ossigeno per interi minuti. Tutto era passato, quell’orribile suono era cessato, si trovò davanti a se la scena.  Tutti i suoi uomini erano crollati sul pavimento doloranti, immersi nel caffè che aveva ormai invaso tutta la sala.
Gli occhi della donna non nascondevano il terrore, lo scenario che si proponeva davanti a se era del tutto simile a ciò che in passato cambiò per sempre la sua vita, con le uniche differenze che gli uomini respiravano ancora e la macchia scura su cui erano stesi non era il loro sangue.

Galliano

Claudia camminava ormai da oltre trenta minuti e la meta era ancora lontana da raggiungere.
Essendo Rebirth tutta pianura, era facile poter vedere in lontananza le abitazioni che avrebbe dovuto raggiungere, lì dove era certa di trovare la sorella. Ma sembrava che la città non si avvicinassero mai e, da lì a mezz’ora sarebbe dovuta essere alla Torre per l’appuntamento con i colleghi.
Decise così di abbandonare per il momento la ricerca, avrebbe di certo ripreso la sera, magari in compagnia di colleghe e magari con un comodo trasporto.
Tornò dunque sui suoi passi, dopo soli duecento metri scorse in lontananza una figura che le veniva in contro, non riusciva bene ad inquadrarla, ma avrebbe di certo chiesto un modo più comodo per viaggiare su quella strada.
La figura si avvicinò fino a diventare più chiara agli occhi di Claudia, era di certo una donna dalla pelle scura, no, cambiò idea era una ragazzina, esile e piuttosto bassa, capelli cortissimi,  vestiva una salopette verde scura e una t-shirt nera.
“Salve scusa, mi – chia-mo Cla-ud-ia”
La donna cercò di parlare in italiano, lingua ufficiale su Rebirth, sperando che la ragazza la comprendesse.
“Ciao Claudia,  capisco italiano abbastanza bene, hai accento straniero, di dove sei?”
“A be-ne so-no ameri-cana.”
“Tranquilla allora, puoi parlare in tua lingua io capisco bene americano!”
Claudia si sentì subito meglio e iniziò a chiederle informazioni nella propria lingua. La giovane Agar mentre ascoltava le parole di Claudia, voltava lo sguardo alle spalle della donna.
“Posso aiutarti io se devi andare in città”
“Bene! Ora però devo tornare alle Torri perché alle 12:00 ho un app…”
Un rumore in lontananza distolse Claudia dal dialogo, un furgoncino si avvicinava a grande velocità, veniva proprio dalla città.
“Sarà meglio spostarci altrimenti questo pazzo ci investirà, il furgoncino frenò proprio accanto a Claudia, da esso uscirono due braccia che trascinarono all’interno del trasporto Claudia. Agar saltò anch’ella all’interno solo dopo aver ricontrollato se in giro c’erano elementi sospetti.
Claudia non urlò seppure fosse terrorizzata, nel cabinato insieme a lei altre due presenze con indosso il passamontagna.
“Che state facendo? Che succede ragazzina?”
Agar la fissò per qualche secondo prima di rispondere.
“Che cosa siete un gruppo di terroristi? Scommetto che andate contro le nanomacchine o il progresso e cazzate varie! Sentite a me non me ne frega niente di questa storia, io sono una giornalista e son qui per…”
“Sappiamo chi sei!”
Esordì Agar:
“Non devi preoccuparti, non siamo i cattivi.”
“Questo dipende dai punti di vista non credi ragazzina?”
“Dai un po’ di pazienza Claudia fra qualche minuto ti sarà chiaro tutto…e poi sei seduta su comode poltroncine, pensi che i cattivi ti avrebbero fatta stare comoda?”
“No dimmi stai scherzando? Mi parli di poltroncine quando dovremmo parlare del fatto che mi avete rapita!”
Claudia sentì il furgoncino curvare improvvisamente, la strada che si era intrapresa era piena di buche, forse pietre, sta di fatto che il viaggio diventò scomodo. Tre minuti dopo finalmente si fermò e gli uomini all’interno di esso. compresa la giovanissima Agar, ne uscirono trascinandosi Claudia.
Erano finiti all’interno di un piccolo bosco non molto distante dalle Torri, la donna davanti a se vide altre cinque figure coperte dal passamontagna, una accanto all’altra.
“Ma cosa siete una setta? Si può sapere che centro io in questa storia?”
Agar prese per mano Claudia e la portò verso quegli uomini incappucciati, la donna era ormai del tutto terrorizzata, avrebbe voluto in qualche modo reagire, ma il terrore stesso la rendeva arrendevole agli eventi.
Ad un certo punto, come risvegliata da un incubo, Claudia diede uno strattone ad Agar. Era intenzionata a non proseguire.
“Ragazzina ora voglio sapere cosa avete intenzione di farmi!”
La figura centrale si sfilò il cappuccio, Claudia, si rese conto di ciò che stava guardando solo quando i capelli della donna di fronte a lei ritornarono al proprio posto.
Sara guardò fisso negli occhi la donna con evidente commozione prima di parlare
“Melanie sono io Claudia.”
I presenti rimasero perplessi, si notava dalle teste che si voltavano fra loro per cercare gli sguardi altrui, anche Agar rimase di stucco a sentir Sara dire quelle parole alla donna che le somigliava come una goccia d’acqua.
Certo, evidente che le due erano gemelle, ma Sara aveva chiamato quella donna con un nome differente e la cosa più sconcertante era stato l’annunciarsi col nome Claudia.
Agar si stupì ancora una volta quando sentì la risposta della giornalista.
“Claudia…tu! Ma che ti è successo? Perché tutto questo? Perché sei mascherata? Claudia, ma che fine avevi fatto? Guardati sei dimagrita e…”
“Melanie, avrai mille domande da farmi a cui non potrò risponderti; non subito comunque. Ora ho bisogno di spiegarti alcune cose prima che sia troppo tardi e prima che…”
Sara fu stoppata dal forte abbraccio della sorella, Agar, seppure perplessa per questa confusione di nomi, aveva stampato sul viso un sorriso luminoso, scene come questa non se ne vedevano tutti i giorni. Sara però cercò di tenere il controllo richiamando alla ragione la sorella.
“Melanie…Melanie ti prego ascoltami, ho bisogno di spiegarti alcune cose fondamentali. Intanto devi dirmi che cosa ci fai qui su Rebirth.”
“Claudia sono qui per il G 30 e…per te! Tu come stai? Perché sei ridotta così?”
“Ehi ehi! Ridotta come? Vacci piano sorella?”
“Dai Claudia non scherzare dimmi quello che sta succedendo.”
Sara, che ormai alle orecchie e agli occhi dei presenti era diventata improvvisamente Claudia, abbracciò anch’ella sua sorella Melanie.
“Perdonami per essere scomparsa dalla tua vita tutto questo tempo, ti spiegherò tutto te lo giuro, ma adesso dovrai ascoltarmi attentamente, me lo prometti?”

14°
Cap.

A venticinque anni, Sara…o meglio Claudia, poteva dire di aver raggiunto, nella suo lavoro, tutti gli scopi che si era prefissata durante gli studi.
Quello di giornalista era una missione per lei, non si poteva dire lo stesso per sua sorella gemella Melanie che, pur avendo scelto la stessa strada di giornalista, riteneva di aver fatto una scelta completamente sbagliata nella sua vita, probabilmente dettata, dall’assurda idea che, insieme a sua sorella avrebbe condiviso buona parte della propria vita.
Crescendo inevitabilmente si cambiano le proprie idee, le scelte, scoprendo e stupendosi di quanto in realtà  fossero differenti l’una dall’altra.

Tentò, dunque, altre strade, ma l’unica cosa che le realmente le riusciva e le piaceva veramente erano le pubbliche relazioni per i grandi locali lì a New York. Periodo d’oro quello, perché dopo anni era tornato di moda il P.R. da discoteca.
Diventato ormai consuetudine, per locali alla moda, invitare la propria clientela ad eventi mondani solo tramite il supporto telematico, capitava durante il giorno di ricevere almeno trenta mail di inviti da parte di altrettanti Pub, discoteche, ristoranti; alcuni proprietari di grandi locali decisero di cambiare rotta e tornare al classico invito tramite uno o una P.R. .
La figura di un Public Relation era completamente cambiata. Diventato un lusso per pochi, ricevere un invito a pranzo o per un caffè da parte di un P.R., che li avrebbe invitato poi all’evento mondano, era diventato di gran moda. Mostrarsi in pubblico con un P.R. era segno di prestigio per la gente che contava da quelle parti e questo la inebriava, forse era quello il mondo che Melanie voleva per se stessa.

Nel frattempo Claudia aveva rinunciato, da qualche mese, ad una promozione come vice caporedattrice, quello che le interessava veramente era stare sul campo, vivere le notizie in prima persona.
Non poche volte si era cacciata in guai seri per aver indagato, troppo approfonditamente, su questioni scottanti: dalla nuova prostituzione, alle gare d’appalto per la costruzione di rinnovati impianti di riciclaggio o sullo spaccio delle droghe naturali, ritornate a circolare per le strade, dopo oltre vent’anni. Una nuova legge americana, infatti, aveva definitivamente messo fuori legge ogni tipologia di droga, proponendo, in sostituzione, una scoperta che avrebbe finalmente eliminato quella piaga.
Una sorta di -sballo controllato- una sostanza chimica, messa a punto in Giappone alla fine del 2020, totalmente legale, che dava, a chi ne faceva uso, un senso di benessere che allo stesso tempo non avrebbe danneggiato l’organismo.

Claudia si trovò invischiata in un giro di -nuova prostituzione- dove lei stessa riuscì ad entrare in incognito, diventando ben presto direttrice di un gruppo di uomini e donne date a questo nuovo tipo di sesso a pagamento. Claudia era arrivata sul punto di smascherare un’intera organizzazione, allo stesso tempo era totalmente affascinata da quel mondo che era riuscito ad imbrigliare e controllare in poco tempo. Si sentiva forte e in grado di provare qualsiasi cosa, di controllare qualsiasi situazione emotiva e fisica. Nulla di più sbagliato!

Nel giro di soli due anni la vita di Claudia prese una piega totalmente diversa. Viveva due esistenze completamente differenti l’una dall’altra. Durante il giorno era l’impeccabile giornalista Claudia Parker, la notte gestiva un locale rinomato che nascondeva un giro di -nuova prostituzione-.
I clienti non conoscevano il viso di Claudia, la donna portava sempre una maschera nera sugli occhi e una parrucca dello stesso colore, la stessa maschera merlettata era diventata il simbolo del locale stesso, dove Claudia aveva visto frequentato da celebrità e gente del governo in cerca di nuove emozioni. Pur avendo per le mani scoop che avrebbe dato fama a qualsiasi giornalista in tutto il mondo, Claudia non riuscì più a vivere la propria vita normalmente, risentendone nel profondo anche la propria personalità.
La sinuosità, la sensualità e la sfacciataggine di lady Maya, questo era il nome usato dalla donna durante le notti nel suo locale, si scontravano con la durezza, l’essenzialità e l’impeccabilità di Claudia durante il giorno.

I primi problemi si presentarono quando la donna cominciò a ricevere messaggi, spediti a Lady Maya, durante il giorno. Claudia iniziò a percepire una fastidiosa intromissione della sua vita notturna in quella diurna.
Erano ormai diventate due entità differenti, Claudia non ammetteva più a se stessa la presenza di quel lato oscuro, la notte Lady Maya era disgustata al solo pensiero di riprendere durante il giorno una vita come quella di Claudia.
Quel conflitto interno da parte di entrambe le personalità della donna, portò ben presto Claudia ad un declino mentale e fisico improvviso. Dopo uno scontro duro interiore, fra i due lati di se stessa la donna avrebbe presto fatto cose di cui si sarebbe pentita per tutto il resto della vita.

Sua sorella Melanie si rese conto tardi di ciò che stava avvenendo, l’assenza di Claudia la portò a scoprire il mondo nascosto della sorella. Ciò che aveva fatto Claudia non aveva giustificazioni e non  l’avrebbe salvata dal carcere o da morte certa.
Anche la vita di Melanie cambiò definitivamente, si scoprì abbastanza forte da prendere una decisione definitiva per conto di Claudia.

Melanie adorava sua sorella al punto da decidere di salvarle la vita sacrificando la propria. Avrebbe preso per sempre il suo nome e il suo posto di lavoro. Decise di far sparire definitivamente Claudia trasferendola in Europa grazie anche ad alcune amicizie che riuscirono a piazzarla in una lista di persone che presto si sarebbero trasferite sull’isola artificiale Rebirth.

Melanie, prese il nome di sua sorella e il posto da giornalista, non senza problemi; quella nuova vita che, non avrebbe mai scelto per se stessa, l’avrebbe fatta sentire come chiusa in gabbia. Per amore di sua sorella, Melanie, avrebbe fatto di tutto. Nel suo cuore, una piccola speranza; che un giorno sarebbe tornato tutto come prima.

Claudia, o meglio la nuova Sara trovò linfa nuova e nuova voglia di vivere su un isola che, ben presto, avrebbe tirato fuori la vera essenza della donna e, dato pace ai suoi due estremi.

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