N – A – N – O: speciale capitolo 1.(4)#

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“N — A — N — O”

t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

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ProjectMira

Questo capitolo va letto fra il 34° e il 35° capitolo di “N – A – N – O”

#1 . 4
Speciale capitolo

37 anni prima

“Siamo a oltre settecento metri di profondità all’interno di quello che sarà il nuovo laboratorio di Silvia Florakis…che ne pensi Mercurio? Abbiamo iniziato a costruire per prima cosa questo spazio che entrerà in funzione tra un paio di mesi. Ancora prima che si cominci a vedere una parvenza di forma della Torre1. Immagina…fra 10 anni avremo tre immense Torri su Rebirth che potranno ammirare ad occhio nudo da una costa all’altra e persino dallo Spazio.”
“Alla fine ci sei riuscito? Hai trovato soldi e sponsor per questi tre colossi. Mi complimento con te Lucio!”
“Abbiamo! Mercurio amico mio. Abbiamo trovato quello che mancava. Soldi e sponsor, e siamo stati tutti e cinque a farlo. Siamo una grande squadra. Lo siamo sempre stati. Avevo visto giusto…”
Lucio Manfredi tacque per qualche secondo.
“Fatta eccezione per quel piccolo inconveniente sulle Alpi. Ma si! Si in fondo avevo visto giusto! Soprattutto nei tuoi confronti. L’università di Napoli raccoglieva ormai da anni giovani e grandi menti che potessero aggiungere linfa nuova e nuova immagine ad una città in piena ripresa economica…e tu, amico mio, rappresentavi tale risorsa pienamente!”

Manfredi riprese a guardare l’immensa struttura intorno a se mentre l’eco delle sue ultime parole rimbalzavano sulle pareti.
“E poi, è anche grazie alla tua invenzione che sono riuscito a progettare materiale e strutture così all’avanguardia. Mercurio, grazie a questo nuovo tipo di nanomacchina dormiente inserito all’interno dei materiali, avremo Torri indistruttibili. Alla fine dei lavori una volta attivate le nanomacchine, queste tre costruzioni diventeranno una sorta di essere vivente intelligente, che da solo riuscirà a dominare la forza degli elementi!”

Mercurio sembrava pensieroso ma sapeva anche che Lucio non amava particolarmente lunghi e imbarazzanti silenzi durante una conversazione.
“Diventerà un immenso laboratorio! Credo che alla nostra amica scienziata non piacciano molto spazi così grandi. Forse non sarà molto entusiasta. Immagino quello che dirà…”
“…che è felicissima di ciò che l’aspetta! Mercurio. Amico mio…Mercurio non hai la minima idea di ciò che passa realmente per la testa alle donne. Non hai mai conosciuto veramente bene l’universo femminile. Forse non ne hai mai avuto neanche il tempo. Credo che neanche tua moglie Monica tu conosca veramente bene! D’altra parte sei sempre stato assorto dal tuo studio e ammetto che…mi sento un po’ in colpa per questo.”
“In colpa? Per cosa dovresti sentirti in colpa?”
Lucio si avvicinò a Mercurio porgendogli una mano sulla spalla.
“Mi ricordo perfettamente come ti brillavano gli occhi quando ti parlai della costruzione di quest’isola artificiale e con quali elementi avrei voluto popolarla. E ancora…quando ti parlai delle nanomacchine che stavi studiando…certo le mie idee…e i miei soldi…ti hanno aperto nuove prospettive, ma ricordo che avevi un’espressione…riflesso di un grande entusiasmo che non riuscivi minimamente a contenere per quanto tu voglia essere a tutti i costi inespressivo amico mio.”
Mercurio sorrise per qualche secondo prima di ribattere le parole di Lucio.
“Ormai sono passati 20 anni da quel giorno. Però mi sono sempre chiesto: Perché io? Perché scegliesti me? Io ero solo uno studente pieno di idee e null’altro. Coloro che componevano il gruppo di studiosi erano di gran lunga più esperti, più consapevoli delle loro capacità e con più esperienza. Certo! Fui scelto da quello stesso gruppo per farne parte ma…”
“Perché eri…sei un Indaco I.A.C.U.!”
“Si…questo lo so però…”
“Mercurio, ma che ti sta succedendo? Mi poni delle domande strane stamattina cos’hai? Volevo farti una sorpresa. Ti ho allontanato dai laboratori apposta stamane. Volevo mostrarti per primo, dall’interno, una parte del nostro sogno che si sta avverando!”
“Nulla Lucio nulla sarà l’età. Sarà che qui mi sento fuori posto. E poi…non riesco a distanza di anni ad abituarmi a queste nanomacchine che abbiamo impiantate dentro i nostri corpi. Sarà che…
“Ehi! Ehi! Calma! Prima che tu dica altre incommensurabili sciocchezze. Non dovrei essere io a ricordartelo. Ma sono le nanomacchine che si adeguano a noi. Il problema è un altro e non riesco a comprenderlo. Ti prego amico mio, parla con me!”
Mercurio tacque per qualche secondo poi si allontanò da Lucio.
“Pensi sul serio che sia limitato fino a tal punto?”
“Cosa? A cosa ti riferisci?”
“Alle donne! Hai detto che non conosco veramente bene neanche mia moglie Monica.”
Lucio rise rumorosamente in quell’ampio spazio, tanto che l’eco risuonò a lungo prima che il silenzio ritornasse a farla da padrone.
“Mercurio cosa importa quello che penso io? Potrei mai farti cambiare idea o atteggiamento o il modo di porti verso gli altri?…Posso solo rispettare quello che sei. Lascia che ti ricordi una cosa. Venti anni fa ho girato tutta l’Italia e in seguito tutto il mondo per riunire un gruppo di Indaco che avessero in se tutte e quattro le caratteristiche conosciute fino ad oggi.
Ne ho trovati solo quattro, in tutte le parti del  mondo nel mio lungo viaggio. Io per primo sono uno di questi e dopo aver trovato in Grecia la nostra amica Silvia Florakis ho terminato la mia ricerca nuovamente in Italia trovando alla fine te.”
Manfredi si pose di fronte l’amico per guardarlo negli occhi.
“Noi quattro siamo forse gli unici INDACO I.A.C.U. al mondo. Uomini che hanno in se l’Interdimensionale, l’Artista, il Concettuale e l’Umanista. Siamo una specie rara Mercurio. Una di quelle specie che vanno preservate così come tutti quelli che ora vivono su Rebirth. Una popolazione fatta di soli Indaco con caratteristiche differenti. Insieme stanno facendo di quest’isola un punto…”
“Mi basta pensare di conoscere bene almeno mia moglie!”
Lucio era rimasto lì fermo nel pieno dell’entusiasmo durante il suo personale discorso rivolto all’amico.
“Si! Sei limitato lasciatelo dire amico mio. Limitato!”
Mercurio fece per andarsene, Lucio lo fermò.
“La tua preoccupazione, sta nel fatto che Monica non vede di buon occhio le ricerche che stiamo effettuando su tua figlia Mira? E’ comprensibile…è sempre sua madre d’altronde la sperimentazione su Mira è partita proprio da te. Ma quello che mi chiedo adesso…è se ti stai pentendo in qualche modo?”
“Cosa importa cosa penso io ora? Non possiamo tornare indietro. E’ questa è una verità imprescindibile!”
“Mercurio, amico mio, se le ricerche sulla piccola Mira dovessero andare a buon fine. Se la tua idea di modifica sulla NANO5-#0 dovesse avere i risultati che spero, noi potremo AVERE da questo pianeta una nuova possibilità di riscatto! Ti sembra poco?”
“Quella di eliminare gli scarti?”
La risposta di Mercurio fu avvertita da Lucio con una lieve amara ironia nel tono.
“Questa è una visione un po’ limitata da parte tua amico mio. La Terra è un organismo vivente e saprà eliminare, da sola, dal proprio guscio i virus che la infettano!”
“Non proprio da sola, AMICO MIO. Diciamo che darai una piccola spinta all’estinzione di gran parte della razza umana!”
Lucio cambiò espressione in volto.
“Quali paroloni improvvisamente impiega il mio amico! SPINTA ALL’ESTINZIONE!”
Manfredi si allontanò dall’amico ponendosi alle sue spalle.
“Di cosa stiamo parlando aiutami a comprendere? E come mai ho l’impressione che te ne stia lavando le mani?”
“Ti sbagli Lucio! Non me ne sto lavando le mani. Forse non ti rendi conto di quante cose siano cambiate in questi ultimi venti anni. Di come sei cambiato TU! Ricordo bene il mio entusiasmo, quando mi parlasti di Rebirth. Di un’isola artificiale che avrebbe ospitato il meglio di questa umanità. Affermasti: “Saranno gli Indaco a liberare questo Nostro Mondo giunto ormai al completo  disfacimento!” Ma…non ti ho mai sentito parlare di sterminio di massa!”
“Sterminio? Non ho mai neanche pensato a nulla del genere!”
Manfredi cercò nuovamente lo sguardo dell’amico che rimaneva fermo in un unico punto.
“Questo mondo non ha bisogno di nuovi dittatori. Tu mi poni a livello di ignobili esseri umani che nella storia di questo Pianeta hanno usato violenza gratuita su intere etnie portandole alla distruzione, per ideali che neanche ti sto a menzionare. Non te lo permetto! Sarà il nostro Pianeta a liberarsi da solo di tutto ciò che lo danneggia. Sto semplicemente preparando una nuova civiltà per il futuro prossimo. Un luogo dove NOI potremo dare a questa Terra linfa nuova.”
Lucio Manfredi cinse le mani sulle spalle di Mercurio.
“Mercurio, la storia stessa ci racconta che presto gli Indaco prenderanno il posto delle genti comuni. Ma c’è un fatto che…E’ un fatto! La Terra non durerà a lungo. Non abbastanza da permettere un cambio generazionale capace di sostituire completamente quella parte marcia del genere umano, e lasciare spazio… a NOI!”
Fu Mercurio questa volta ad allontanarsi dal suo amico ponendosi alle sue spalle. Guardando in alto, l’uomo contemplava in tutta la sua immensità la struttura in cui si trovavano.
“E poi c’è un altro fatto che è un fatto! L’intelligenza e la sensibilità superiore che contraddistingue tutti NOI dal resto del mondo ci permetterà di vivere con pienezza e rispetto questo essere Vivente e Divino che ci ospita…la Terra!”
“E tu? Lucio Manfredi…darai una mano a questo Pianeta accelerando i tempi?”
Era finalmente uscita fuori tutta la perplessità di Mercurio. Le parole colpirono in pieno Manfredi che si avvicinò lentamente verso l’uomo.
“Cosa mi devo aspettare ora da te?”
“Vedi Lucio, tu hai ragione su una cosa. C’è un fatto che è un fatto! Monica sta soffrendo. Mira sta soffrendo! Io non so se riesco a sopportare ancora una cosa del genere. Mia moglie non sa e non potrà mai comprendere appieno quello che la piccola sta sopportando in questi anni per una mia stupida scelta…”
“Tua figlia è l’unico organismo in grado di sopportare e supportare tale esperimento e…”
“Organismo? Mira è mia figlia!”
“Ho capito! Sei afflitto dai sensi di colpa e adesso Mira improvvisamente E’ TUA FIGLIA! Quattro anni fa quando venne alla luce la tua nuova scoperta mi sembravi entusiasta del fatto che TUA FIGLIA sarebbe diventata il contenitore della Variante-N5#0. Mira pur non essendo un Indaco hai pensato comunque di sperimentare su di lei. Forse temevi che su Rebirth non sarebbe mai stata veramente accettata?”
Mercurio si allontanò nuovamente dall’amico continuando a fissare l’enorme e vuota struttura in costruzione.
“Non fraintendermi Lucio. Voglio continuare la sperimentazione per la V-N5#0. Non voglio farlo più sulla pelle di mia figlia!”
“Non è ammissibile quello che proponi! Mi dispiace. Continuerai quello che stai facendo! E poi interrompere ora potrebbe risultare dannoso per la stessa Mira. Non hai pensato a questo?”

L’espressione di Mercurio era diventata una maschera di odio. Qualcosa si era definitivamente rotto fra i due.

“Mi dispiace se la metti così Lucio. Ma non posso continuare su questa strada credimi. Veder soffrire Monica senza poterle spiegare i motivi del perché Mira venga sottoposta tutti i giorni da anni a quelle sperimentazioni…è diventato un insopportabile tormento per me. Fino a qualche settimana fa io e mia moglie litigavamo tutti i giorni da mesi, anni per la condizione di nostra figlia. Improvvisamente ha smesso di parlare, di litigare, ha smesso di…lo sento. Sento di averla persa completamente. Quel silenzio è diventato più forte di…”
“Mi perdonerai se non mi commuove questa tua rivelazione? Mi dispiace che stia finendo in questo modo tra noi…io…credimi…sarò costretto a prendere provvedimenti.”
Mercurio sembrò riprendere coraggio e forza nelle sue parole.
“Lucio non farlo! Mettiamola così…io non lo farei se fossi in te! Credi che non abbia preso le mie precauzioni? La MELODIA è stata trasferita nuovamente nel Ciondolo Contenitivo ed è al sicuro. Non faccio questo solo per mia figlia e per Monica credimi! Lucio non voglio abbandonare la sperimentazione. Possiamo studiare nuove applicazioni sulla Variante N5-#0.”

Manfredi aveva appena tirato fuori il cellulare. Bastò pigiare un tasto per mettersi in contatto con qualche fidato collaboratore.
“La MELODIA è stata trasferita nel ciondolo di Rebirth. Recuperatelo immediatamente e con esso la bambina e tutti i macchinari presenti in laboratorio…voglio tutto mi sono spiegato! Non fate avvicinare nessuno! E’ un ordine!”
Mercurio approfittò di quel momento per allontanarsi da lì immediatamente. Fuori la costruzione,  corse verso la propria auto e nel giro di pochi secondi si trovò lungo la strada parallela al centro Direzionale. Prese l’auto, da lì avrebbe raggiunto i laboratori dove sua figlia risiedeva ormai fissa da settimane. Proprio in quel momento ricevette una telefonata. Dall’altra parte del microfono c’era l’amica e scienziata Silvia Florakis.
“Silvia, che sta succedendo?”-
“Un imprevisto! Tua moglie è stata qui e ha portato via la bambina. Non so dove sono diretti. Io…Mercurio io le ho dato il ciondolo. Non potevo permettere che…insomma ho dovuto prendere una decisione e…”
“Silvia non ti affliggere. Siamo tutti responsabili di quello che è accaduto. Io prima di tutti. Lucio è già al corrente della fuga?”
“Non ancora, ma dovrò dare l’allarme fra poco altrimenti…”
“Silvia! Allontanati il più possibile da lì. Raggiungi il porto a sud. Monica sarà diretta alla stazione dei treni.”
“Mercurio e tu cosa farai?”-
“Conosco gli scagnozzi di Lucio. Quando la raggiungeranno…”-
Ci fu una pausa di silenzio.
“Ormai siamo condannati! Vai via da lì. Cercherò di raggiungere Monica per primo.”
Mercurio frenò bruscamente facendo poi retromarcia. Cambiò direzione. Stava tornando verso il Centro Direzionale dove risiedeva anche la Stazione dei Treni Marini.
L’uomo provò più di una volta a telefonare nella speranza che Monica rispondesse alla chiamata di un cellulare che, evidentemente, la donna aveva abbandonato prima della fuga.
“Monica ti prego non fare sciocchezze da sola…lascia che rimedi a tutto questo…ti prego!”

Un’auto, che si avvicinava contro senso a gran velocità, Mercurio la riconobbe come quella di Lucio.  L’aveva di certo intercettato. Un nuovo cambio di direzione per l’auto di Mercurio non gli permise di raggiungere in breve tempo la stazione. Conosceva comunque bene le scorciatoie che potevano aiutarlo ad accorciare di qualche chilometro l’arrivo alla meta, ma come lui anche Manfredi conosceva bene tutte le strade di Rebirth per quanto immensa potesse essere l’isola artificiale.
Dopo qualche minuto riuscì a raggiungere i pressi della stazione, parcheggiando nello stesso punto da cui era scappato prima. Proprio dietro la gigantesca impalcatura che ricopriva lo scheletro di quella che sarebbe diventata la Torre 1.
Fu raggiunto nello stesso momento da Lucio che tentò di fermare la sua corsa verso la Piazza Centrale.
“Fermati Mercurio! Fermati! Mi hanno informato della fuga di Monica e del rapimento di Mira. Voglio aiutarti credimi. Non voglio che sia fatto del male alla bambina e Monica adesso è fuori di se e potrebbe fare qualche sciocchezza. Ci penseranno Gloria e Stefano a recuperarli.”
“Stanne lontano Lucio! Non intrometterti. Vattene e richiama i tuoi scagnozzi. Non sai a cosa stiamo andando incontro. Non conosci la vera potenza della Melodia e…di Mira. Allontana i tuoi uomini…FALLO O MORIREMO TUTTI!”
“Ma cosa farnetichi…fermati!”
Mercurio si stoppò improvvisamente e fu raggiunto dall’amico.
“Ascoltami bene Lucio. Ti ho mentito in questi anni. Sono riuscito a terminare da tempo gli esperimenti sulla Variante…ci sono riuscito! E’ successo un anno fa!”
“Non ci posso credere, ma è…è fantas…”
“Ascoltami quello che ne è venuto fuori va oltre ogni immaginazione. In questo anno ho lavorato per invertire il processo. Per questo ho riportato La Melodia nel ciondolo. Ora quel ciondolo E’ AL COLLO DI MIA FIGLIA!”
Gli occhi di Lucio Manfredi erano sgranati dalle rivelazioni che l’amico gli aveva vomitato addosso.
“Mercurio lascia che ti aiuti a recuperare la bambina e il ciondolo. provvederò io stesso ad estrarre la Variante N5-#0 dal corpo di Mira. Recupererò il ciondolo e continuerò le ricerche su altri organismi…ma non permettere che tanti anni di lavoro vengano gettati all’aria in questo modo!”
“Allora non hai capito! Fra poco di noi non rimarrà più nulla se non richiamerai subito i tuoi uomini! La MELODIA e Mira non devono stare vicini…”
“Ma perché! Dimmi perché!”
Lucio scuoteva l’amico nel disperato bisogno di una risposta che sperava fosse quella che attendeva da anni.
“Non era come pensavo! La MELODIA funge da mente per la Variante5-#0!”
Lucio a bocca aperta e con cautela terminò il discorso dell’amico.
“Mercurio, hai…creato un nuovo essere vivente, pensante…tale essere…è nel corpo di tua figlia!”
Mercurio abbandonò l’amico e continuò la sua corsa verso la stazione. Manfredi, ancora frastornato, fece marcia indietro e corse verso l’imponente impalcatura dirigendosi nuovamente nelle profondità della struttura in costruzione.
Sfilò il cellulare dalla tasca dei pantaloni e lentamente, mentre pigiava un tasto, lo portò all’orecchio. Comunicò un’ultima volta con uno dei due uomini corsi in cerca dei fuggiaschi.
“Portatemi la bambina e il ciondolo che porta con se. Voglio che la separiate da sua madre. Riteniamo che sia in grave pericolo nelle sue mani in questo momento. Non esitate ad ucciderla in caso fosse necessario!”
Mercurio si trovò ai confini della grande Piazza che era anche il centro di Rebirth. Ricevette una telefonata. Dall’altra parte il suo amico Vincent sembrava urlargli contro tutto il suo disappunto.
“Le troverò! Forse hanno raggiunto già la stazione. Non so se augurarmi o no che siano già fuori da questo inferno di isola…Lontana da qui Mira non potrà nuocere a nessuno.”
Vincent continuava ad urlargli contro il proprio rammarico.
“Hai ragione Vincent. Me ne rendo conto solo ora che non posso più tornare indietro. E per cosa…”
Fu in quel momento che vide la scena e ne comprese essere l’atto finale. Gli ultimi istanti della propria vita. Al centro della piazza accanto la fontana, sua moglie Monica era stesa a terra tramortita, mentre la piccola Mira era in preda ad un uomo, chino su di lei, pronto a strapparle qualcosa dal collo.


“Sono arrivato tardi…perdonami…Monica… perdonami figlia mia!”
Fu repentino. Un’onda d’urto raggiunse il suo corpo. Sentì come se un essere estraneo dentro di se volesse strappare in un solo momento il suo corpo per uscire da esso. Organi, muscoli e pelle venivano squarciati dalla fuga di milioni e milioni di nanomacchine che si liberavano senza controllo nell’aria. Il corpo maciullato cadde a terra senza alcun segno di vita.

In un’area di almeno cinque chilometri non c’era più traccia di vita. Una sola piccola figura al centro della piazza era li ferma, immobile, con il viso rivolto al cielo. Su di lei comparve una nuvola nera, composta di sole di nanomacchine intrise di sangue. Era li, ferma a pochi metri sulla testa di Mira. Ne scaturì una lieve pioggia rossa che le bagnò il viso.

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