N – A – N – O: 37° capitolo

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N — A — N — O

t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

disegno di Stefano Piccoli “S3keno”

disegno di Stefano Piccoli “S3keno”

Konohenka wa Hitobito no kokoro itsumo moetataseru.
Toki doki sore wa aru cicara wo Shoujiru kono aru cicara wa hitobito wo dakaru saseru.
So shite giseisha wo umidasu genin to natteiru.
Konna giouchiou no naka de. Mira no yakuwari wa donna mono ka.

37°
Cap.

Ad oltre settecento metri nel sottosuolo, nei laboratori della dottoressa Florakis, il piano che doveva apparentemente essere stato facilitato dall’oscuramento delle telecamere di sorveglianza si stava rivelando un pericoloso e disperato salvataggio non solo per la piccola Kara, ma anche per la ritrovata Silvia.

Cayco era riuscito ad attirare l’infuriata ragazza nel laboratorio. Momento ideale per afferrare la bambina e raggiungere Agnes, pensò Sara.

Riuscì effettivamente a prendere per mano Kara e tirarla via per un paio di metri, ma fu fermata dal lettino in metallo scaraventato fuori dal laboratorio dalla forza sovrumana di Silvia che ne bloccò il passaggio. Sara urlò dallo spavento e allo stesso tempo coprì il corpo della bambina. Agnes attraversò nuovamente il corridoio attirata dal fracasso e si rese conto che il passaggio era bloccato.

“Incredibile! Ha strappato quel letto dal pavimento e gettato qui come fosse nulla!”

Agnes era attonita, ma non perse la calma e urlò a Sara di passare la bambina sopra i resti metallici, certo questo avrebbe con tutta probabilità attirato l’attenzione su di sé, ma dovevano uscire da lì al più presto. Subito dopo che Sara ebbe preso in braccio la bambina per passarla ad Agnes, su quei resti fu scagliato Cayco con immane forza.

Il ragazzo sanguinava in viso. Sara e Agnes non riuscivano a comprendere da dove sgorgasse tanto sangue essendone il viso pieno.

“CAYCO NOOO!”

Sara urlò e tentò di correre in aiuto del ragazzo spingendo dietro di sé la bambina per proteggerla. In quello stesso istante il ragazzo scomparve dalla vista delle donne risucchiato all’interno del laboratorio da Silvia.

Le due donne riuscirono ad affacciarsi nella stanza dove i due lottavano senza riuscire ad entrarvi.

Cayco steso sul pavimento tentava di evitare i pugni scagliati contro il proprio viso, mentre rispondeva con calci  ai fianchi della ragazza che quanto meno l’aiutavano a riprendere fiato.

Sara attirò l’attenzione di Cayco. Tentò di salire sui resti metallici del lettino tenendo in mano il piccolo aggeggio elettro/difensivo.

“Cay! Usa questo!”

Cayco era riuscito a rimettersi in piedi, ma non riuscì ad afferrare al volo l’oggetto lanciato da Sara. Questo finì nei detriti che continuavano ad accumularsi colpo dopo colpo.

Silvia si lanciò nuovamente all’attacco contro Cayco. Il ragazzo raccolse le ultime forze riuscendo a scansare pugni, calci, gomitate e forti testate che avrebbero steso un toro. Un piccolo salto e Cayco si trovò appeso ai tubi di acciaio che tenevano sospesi una serie di luci. Con un lieve slancio riuscì a stringere la gola della ragazza con le caviglie.

Silvia, che non riusciva a liberarsi dalla morsa, iniziò a tirare pugni sulle cosce di Cayco. Ogni pugno sembrava spappolargli i muscoli.

“Andatevene non resisterò ancora per molto tempo. Portate via questa maledetta bambina prestooooo!”

Agnes e Sara non ascoltarono il ragazzo, un breve sguardo di intesa e le due si ritrovarono a scavalcare le lamiere del lettino per entrare nella stanza in suo aiuto.

Cayco lasciò la presa alla gola di Silvia. La ragazza si stava preparando per una testata allo stomaco di Cayco. Quando si lanciò contro il ragazzo si trovò a sbattere contro i suoi pugni, tenuti ben serrati e vicini. Un muro invalicabile che stordì finalmente la ragazza.

Nel laboratorio distrutto Cayco, ormai quasi senza fiato, Sara e Agnes erano lì fermi a guardare il corpo di Silvia sul pavimento. Era incredibile quello che vedevano accadere davanti i propri occhi. Le ferite della ragazza si rimarginavano con una velocità inusuale rispetto all’azione classica delle nanomacchine conosciute fino a quel momento.

“Cayco stai bene?”

“Tu e la tua amichetta sciamano prendete la bambina e la dottoressa. Mi occuperò io di trasportare Silvia!”

Agnes era intenta ad aprire una delle sfere colorate appese al collo. Da essa estrasse una poverina nera e senza chiedere permesso l’applicò sulle ferite in volto di Cayco.

“Ma sei impazzita? Chi ti ha chiesto niente! Lasciami stare!”

“Smettila idiota e fatti curare! Ricordati che dobbiamo ancora uscire da questo inferno e se continui a perdere sangue diventerai un peso anche tu per noi!”

Cayco tacque, le parole di Agnes erano nel giusto. Tuttavia anche le priorità di Cayco erano cambiate. Non gli importava altro che tirare fuori da lì la ragazza che fino a qualche minuto prima credeva morta. Per la seconda volta qualcuno si stava prendendo cura di lui. Sentiva che le parole di Agnes non corrispondevano a verità. Percepiva in lei una reale preoccupazione per la sua salute.

L’urlo disperato della dottoressa Florakis attirò l’attenzione dei tre. L’anziana scienziata era affacciata nel laboratorio distrutto e col il braccio teso verso le loro spalle. Silvia  era di nuovo in piedi e davanti a lei la piccola Kara con le mani protese verso la ragazza.

“Come è riuscita ad entrare? Perché l’avete portata con voi qui dentro?”

“Ma scherzi Cayco non l’avrei mai fatto!… Kara… piccola vieni da noi per favore! Allontanati da lì… vieni da noi!”

Sara supplicò la bambina che intanto continuava a guardare fissa Silvia con le braccia stese verso di lei. Lo sguardo veniva ricambiato dalla giovane ribelle.

Da fuori il laboratorio la dottoressa Florakis tentava di farsi strada fra le lamiere contorte strappandosi in più punti il camice e ferendosi le mani pur di raggiungere Kara.

“Tesoro allontanati da quella ragazza ti farà del male, vieni dalla nonna ti scongiuro!”

Cayco tentò lentamente di avvicinarsi alla piccola Kara per sottrarla ad eventuali attacchi. Dopo il primo passo successe qualcosa. Silvia si chinò verso Kara avvicinandosi ad un palmo dal naso.

L’urlo dell’anziana donna risuonò potente in quelle quattro mura.

“Kara NOOOO!!!”

Il rumore assordante di quei due vagoni ferroviari, posti su vecchie rotaie in disuso ormai da anni, non agevolava il viaggio già piuttosto scomodo degli oltre duecento fra uomini e donne che da Nuova Napoli si dirigevano verso l’isola artificiale di Rebirth in aiuto dei Ribelli.

Il tunnel sottomarino, che collegava dalla Campania l’Italia all’isola artificiale, era stato chiuso molti anni prima per ordine del Presidente Manfredi.

La galleria era stata attrezzata nel corso degli anni per la messa in funzione anche di piattaforma elettromagnetica con l’inaugurazione di treni super veloci. Comunque né Leone ne suo figlio Luca, il fidato amico Spam, Cleo o il marito Edo, erano riusciti a ripristinare uno di quei vagoni ultra rapidi. Uno di quelli li avrebbe portati alla meta in soli trenta minuti. Oltretutto i treni su rotaia, data anche la ruggine accumulata negli anni, mettevano a rischio il trasporto, per cui erano costretti a rallentare di molto la corsa. Probabilmente non sarebbero bastate sei ore piene per giungere l’altro capo del tunnel e far saltare in aria la porta blindata che teneva chiuso il passaggio d’uscita.


“Luca aggiornami! Da quanto tempo abbiamo lasciato la stazione di Nuova Napoli?”

“Circa mezz’ora. Ascolta! Lo sai che sono con te. Sempre! Ma l’aver anticipato l’irruzione sull’isola senza aver avuto l’ok da parte di Tamla non metterà a rischio tutta l’operazione?”

“Luca l’ultima volta che abbiamo ricevuto un messaggio dall’aquila di Agnes è stato mesi fa e la situazione era già critica. Ora che abbiamo ripristinato i contatti ci troviamo ad agire il giorno prima dell’attacco. Non sappiamo cosa sia successo nel frattempo e la colpa è nostra se non siamo riusciti a tenerci in stretto contatto con loro proprio in quelle giornate convulse. Tamla, Sara e tuo zio Galbo fra qualche ora agiranno e tutto il mondo saprà. Non potevamo aspettare di ricevere una risposta che forse non sarebbe mai arrivata!”

“Hai ragione papà. Sono sempre troppo… forse esagero non dovrei pensare troppo.”

Leone poggiò le sue mani sulle spalle del giovane figlio ventiduenne.

“Sei tale e quale a Farnese tu! Anche tuo zio -pensava troppo- ed è riuscito a mettere insieme un piccolo esercito di Ribelli.”

“Ed è morto.”

“Luca. A me sembra che non sia morto invano. Guarda dove siamo oggi. Guardali!”

Leone indicò i vari gruppi sparsi all’interno del primo vagone.

“Pensa a quello che Tamla, Sara e anche tuo zio Galbo sono riusciti a fare dopo la scomparsa di Farnese. No Luca. Mio fratello non è morto invano!”

Seguì un momento di silenzio in cui Luca non osò intervenire.

“Stai pur certo Luca che ammazzerò con le mie mani la donna che l’ha ucciso a sangue freddo. Sarò io a vendicarlo. Ucciderò con le mie mani il capitano dei cacciatori di taglie, Mira.”

“Certo.”

“Ehi! Mi dispiace ti ho reso triste.”

“No, no papà non è questo. È che… io… è così frustrante stare lontano dai miei amici senza poter far nulla…”

Leone gli poggiò una mano dietro la testa.

“Luca. Meno male che pensi troppo come dici! Altrimenti sarei rimasto fregato più volte dal mio maledetto istinto.”

L’uomo diede una pacca sulla spalla al figlio.

“Rivedrai la tua Silvia non preoccuparti.”

 Ai due si avvicinò Spam con la solita spavalderia.

“Luca ricordami perché abbiamo portato questi due elementi con noi?”

“Di chi parli Spam?”

“Guarda tu stesso!”

Avvinghiati come fosse il loro ultimo giorno di vita, Cleo e Edo, la giovane coppia napoletana, da poco sposata, si baciava con passione. Carezze voluttuose e paroline dolci venivano scambiate silenziosamente fra loro, provocando un netto disappunto da parte di Spam.

“Non vedo nulla di nuovo amico!”

“Ancora non mi hai risposto però Luca.”

Cleo e Edo  distanti da Spam solo una decina di metri continuavano a baciarsi mostrandogli il dito medio.

“Lascia che si sfoghino sono freschi sposini!”

“Ma se è da quando li conosciamo che sono praticamente aggrappati avvinghiati fra loro… sembra un corpo unico. Guardali! Che utilità possono avere?”

Cleo prese fiato per qualche secondo volgendo lo sguardo a Spam. Gli fece segno di raggiungerli per unirsi a loro. Le risatine degli sposini fecero andare in bestia ulteriormente Spam.

“Fottetevi pure! Tutti e due e in separata sede!”

Luca rise di gusto poi poggiò il braccio sul collo dell’amico.

“A parte questo fuoco di passione che brucia… praticamente ventiquattro ore su ventiquattro, ti ricordo che sono qui con noi anche perché, oltre ad essere tra i più giovani e affermati scienziati napoletani, sono praticamente gli unici ad aver studiato un campione della NANO5-#2 e che…”

“Si, si! Ho capito ci rinuncio!”

Spam si fermò ad osservare Leone che fissava fuori dalle porte del vagone lo scorrere lento, troppo lento della galleria mentre continuava ad infilarsi una miriade di lame, punte, aghi sottili e pugnali in una serie infinita di tasche visibili e nascoste del proprio abito.

“Amico! Tuo padre è diventato improvvisamente pensieroso. Credi che si stia pentendo di questa decisione presa improvvisamente?”

“Nulla. Non preoccuparti Spam, cerca probabilmente di concentrarsi al meglio prima di agire.

“Allora avrà tutto il tempo per farlo visto che ci vorranno un bel po’ di ore prima di arrivare. Bene! Cambiando discorso! Ho preparato un po’ di cose. Un po’ di regalini per i nostri amici cacciatori. Non vedo l’ora di seminare un po’ di questo esplosivo fra le gambe di quei maledetti! Farò una bella collezione di palle!”

Spam sghignazzava perfidamente mentre aggiornava Luca.

“Spam il tuo sguardo… se non fosse che siamo amici quello sguardo da pazzo maniaco mi metterebbe i brividi!”

“È  giusto così amico mio! È giusto così!”

“Spam. Credo sia il momento di riunirci e fare un po’ il punto.”

Luca si accorse di alcuni movimenti del padre. Lo conosceva bene. Si stava preparando per una piccola riunione.

Leone si voltò verso i ragazzi chiamandoli a sé. Intorno ad una valigia nera improvvisata a tavolo da riunione Cleo, Edo, Spam e Luca diedero la loro piena attenzione alle parole dell’uomo.

 

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