N-A-N-O tales: “Stealth Mode-Off” scritto da Salvatore De Matteo

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disegno di Giacomo Porcelli

disegno di Giacomo Porcelli

“N-A-N-O Tales”

Stealth Mode-Off

“Vista e udito. Sensi basilari e necessari alla sopravvivenza, pronti a cogliere ogni piccolo ed impercettibile movimento dall’ambiente circostante”.
Semplici ed indelebili, questi concetti si erano installati  nella coscienza e nell’essenza di Thore; questa fugace ma non troppo esile figura si muoveva nel grigiore della nottata ormai da qualche minuto, eccitato dal pensiero di ciò che lo attendeva a momenti, nel vecchio parco abbandonato. Non era stato difficile per lui uscire indisturbato dalla Torre 1 dove di solito vive la sua giornata, e non era di certo la prima volta che presenziava all’appuntamento con gli altri 2 suoi “colleghi di lavoro”.
La puntualità poi, era uno dei suoi chiodi fissi da sempre, e di certo non avrebbe potuto asservire ai propri compiti lavorativi senza di essa, prerogativa utile e necessaria a fare di lui uno stalker, un fantasma sempre in agguato e pronto a colpire nel momento opportuno.
Non rimase neanche sorpreso quando giunse in loco, semi-nascosto dalle erbacce alte, dove si accorse della  mancanza del Vice Capitano Roma. La colpa di ciò era comunque imputabile a Thore stesso, essendosi egli anticipato di circa cinque minuti, preso dalla smania della cosa, e pensò che lo stesso avesse fatto anche Paul, data la sua febbrile e perenne sete di pugni.
Uscendo dai fitti ed alti cespugli, si schiarì la voce, facendosi notare apposta da Paul che vedendolo arrivare ghignò sadicamente come suo solito, e fece segno verso la direzione opposta a quella di Thore, indicando il subitaneo arrivo del vice-capitano Roma. In realtà, Thore non aveva notato il vice-capitano da quanto era ben nascosto, ma si meravigliò poco della cosa, ripensando al grado di Roma e di come egli se lo fosse guadagnato in questi anni.

Eccoli insieme, pronti a far vibrare l’aria ancora una volta e ad evadere da quella monotona e noiosa vita, ritenuta “ideale” da molti, ma che a loro sembrava stare un po’ stretta. A parte le volte in cui si andava a caccia di taglie, il resto sembrava essere fastidioso e scontato, e di certo ormai non era neanche più una questione di soldi, dato che ognuno di loro facente parte della squadra al soldo del capitano Mira, poteva tranquillamente definirsi “ricco”. Era il tempo che mancava loro, il tempo per riuscire a godersi anche la minima parte di quella somma, occupato integralmente dalle loro missioni, ormai quasi di automatica riuscita per una squadra di qualità come la loro.
Ed infine…quello che per loro poteva essere il maggior castigo, le nano-macchine, le quali anche nei casi di danni più gravi e violenti, riportavano il loro corpo in totale funzionalità nel giro di pochi attimi, relegandoli nel sottoinsieme descrittivo di “ibridi”, parte umani, parte macchine.
Una volta avvicinatisi l’un l’altro, e cambiati i propri indumenti in semplici tessuti, utili a coprirne solo le parti basse, nessuna parola fu spesa dai tre…solo lo schioccare di dita, ed il rumore di ossa contro ossa che annunciavano l’imminente scambio di colpi.

Se qualcuno li avesse visti, non avrebbe creduto ai propri occhi, e forse non avrebbe potuto definirli “umani”, data la velocità, la tecnica e, non ultima, la precisione con cui portavano i colpi ed al contempo ne incassavano con strategiche parate e schivate. Il fatto di essere un incontro a tre, non aiutava nessuno di loro, perché bisognava stare attenti a non scoprire nessuno dei propri lati.

Thore intanto, continuava a difendersi ed incassare colpi , ragionando ed al contempo osservando chi dei due avrebbe potuto subire più danni. Era un fine calcolatore, ed un capace stratega, e l’idea di sprecare colpi a casaccio non gli era congeniale. Gli insegnamenti ed i rudimenti del combattimento corpo a corpo gli erano stati dati proprio da quel vice-capitano Roma che ora aveva davanti e che studiava minuziosamente. Aveva una gran stima per Roma, ma in quel momento era un nemico come ogni altro, un soldato da abbattere.
Vedere poi Paul in preda alla sua furia combattiva, portava Thore a scegliere quest’ultimo come preda più “facile”, data la sua assenza di strategie e tecniche marziali.
D’improvviso lo sentì subito al petto, un violento montante destro di Paul, e subito capì che non avrebbe dovuto sottovalutarlo al pari di Roma. Entrambi a loro modo, potevano essere fatali all’avversario…e questo non faceva che alimentare la voglia e la sete di combattimento di Thore, che senza i suoi usuali abiti “Stealth” non poteva fare altro che mettersi in gioco a viso scoperto e cercare di arrecare più danni possibili, incassandone altrettanti.
Ecco arrivare subito un altro pugno assestato da Roma, diretto al basso ventre, ma scansato in extremis e subito ricambiato sul volto da Thore. La cosa cominciava a farsi più interessante, pensò il nostro soldato, e lo stesso si evinceva dai volti degli altri due sfidanti, modellati in un ghigno di piacere misto a rabbia. I colpi diventano man mano sempre più violenti, ed anche per soldati esperti come loro diventa difficile riuscire a vedere e parare tutto.

E proprio in un fugace attimo in cui Roma, abbassatosi per schivare un gancio destro di Paul, viene colpito da un calcio di Thore alla spalla destra, sentendo la clavicola fuoriuscire dalla propria sede. Quello della clavicola è notoriamente uno dei dolori più acuti per un essere umano, ma Roma non si perde d’animo neanche per un istante, e subito con la spalla si scaglia su di Thore, colpendolo in pieno volto e rimettendo al contempo al suo posto quella precaria situazione ossea, poi subito si rigira verso Paul alle sue spalle, che stava per scagliarsi addosso ai due, e con un potente calcio in volo lo spedisce a terra, sollevando un bel po’ di terriccio. Le arterie pulsano, il sangue è irrequieto, e l’adrenalina fa da padrona in tutto il susseguirsi di eventi.
Thore con una mano al volto semi sfigurato dal taglio causatogli dalla spalla di Roma, si scaglia su quest’ultimo saltandogli addosso a braccia aperte e a pugni stretti, cercando di causargli qualche altra bella frattura o ferita, e nello stesso istante Paul si rialza dal suolo, ruggendo furioso e felice, e scagliandosi anch’egli verso il vice-capitano. Roma, senza scomporsi, corre verso Paul, schivando  una veloce una raffica di colpi, e dopo averlo bloccato, lo scaglia verso Thore con una semplice presa, facendoli impattare in aria e cadere rovinosamente a terra esanimi, l’uno accanto all’altro.

Thore stava riacquistando la consapevolezza della bravura e dell’abilità di Roma nel combattimento “corpo a corpo” e da sempre cercava di far tesoro dei suoi insegnamenti, e perché no, cercando di superare il maestro, anche se questo avrebbe dovuto significare battersi con lui in un duello all’ultimo sangue…e stasera sembrava proprio che il destino gli avesse servito quantomeno un lauto antipasto del momento da sempre agognato.

Roma non concede ai suoi due sfidanti, neanche un momento di relax, ed anche se ancora a terra, continua ad attaccarli a suon di calci ben assestati nei fianchi, alzando un bel  polverone e trasformando la scena in un ciclone imbizzarrito.
D’improvviso, lo stesso Roma si rende conto di non aver più sotto di sé due figure, ma con suo supremo stupore, nota la sola figura di Paul intento a parare i calci, sogghignando come suo solito, e realizza nel giro di un millisecondo che avrebbe di certo dovuto aspettarsi un colpo alle spalle dalla  figura mancante. Neanche il tempo, per Roma, di voltarsi indietro, che arriva dall’oscurità un calcio in piena schiena che lo sbatte a circa 3 metri di distanza, e che gli causa anche un colpo di frusta non indifferente.
Paul, accortosi della cosa, si rialza di scatto e assesta un montante sotto il mento di Thore, il quale, distratto nel seguire la caduta di Roma, si sente vibrare la mascella come se fosse stato colpito da una spranga di piombo e, vittima di dolori lancinanti che lo portano ad indietreggiare, avverte la scarica di adrenalina necessaria a preparare il prossimo attacco.
Paul se la ride di gusto, e Thore valuta subito le cose da fare, scattando sempre verso il vice-capitano, quasi a considerarlo ormai l’unico sfidante, e disinteressandosi a Paul. La cosa si evolve in una raffica di pugni e calci a distanza ravvicinatissima, susseguendosi al fulmicotone e non con pochi colpi mandati a segno dai due, i quali lasciano dei segni di battaglia non troppo leggeri sui propri corpi. Graffi profondi solcano la cute di Roma, lasciando intravedere alcune ossa fuoriuscenti dalla consunta pelle, ormai impegnata a parare le raffiche di pugni e calci, mentre Thore ha il volto tumefatto e la bocca grondante di sangue a causa delle potenti scariche di Roma, dirette al volto. Entrambi capiscono in un attimo che nessuno dei due si lascerà cadere a terra se non dopo aver dato fondo anche all’ultimo,  insignificante residuo di energia rimasta loro in corpo.
Anche Paul rimane incantato a guardarli, a studiarli, sapendo in cuor suo che probabilmente non sarebbe stato saggio cercare di intromettersi in quel duello, senza farne lautamente le spese.
Ancora pugni, calci e testate tra i due che per un attimo si scrutano, occhi negli occhi, ossa contro ossa, e poi d’un tratto…si fermano, ancora in posizione di guardia, e con gli occhi fissi l’uno sull’altro.

La nube di polvere partorita dalla violenza dei loro colpi aleggia ancora sulle loro figure, ma dopo pochi attimi arriva la folata di vento creata dai pugni di Paul a diradarla, e tutti e tre, in quel singolo momento si guardano l’un l’altro con una punta di scherno mista ad ammirazione, e avvicinandosi verso uno stesso punto, si abbracciano a formare una forma triangolare, e con le teste chine aspettano ancora una volta che quelle loro instancabili, e da loro maledette nanomacchine facciano il loro corso di guarigione. Paul ansima e guarda gli squarci sul suo fianco rimarginarsi in poco tempo, anche essendo stato bersaglio dei violentissimi calci del vice-capitano. Non molto diversa è la scena per Roma, che avvertendo l’ormai noto e conosciutissimo formicolio sulle sue braccia, le sente rigenerarsi in pochi attimi, nascondendo di nuovo le ossa nei propri sarcofagi di carne, illuminate da una flebile aura cerulea. Infine Thore, visibilmente provato dalla sfida, ansima e continua a sputare quelle ultime gocce di sangue che gli si asciugano visibilmente in fretta grazie alle nanomacchine, e che riportano il suo volto nella solita, sterile ed impassibile espressione di sempre, contornata dal suo caratteristico volto emaciato.
Ritornano in piena funzionalità anche i loro sensi, ormai deteriorati dallo scontro, e i nostri tre soldati riescono finalmente a riprendere una boccata d’aria, dal campo abbandonato, intriso di flora fresca e fluente, che dà quel caratteristico gusto all’aria notturna.
Ritrasformati i loro abiti in quelli di sempre, si sottraggono al trischelico abbraccio, si scrutano l’un l’altro sorridenti e soddisfatti, e si voltano le spalle, incamminandosi ognuno verso la propria residenza.

Era questa per loro, la vera vita.
Ormai raramente questi soldati riuscivano a provare forti emozioni, traumi fisici e gusto nel combattere, dati i loro compiti sempre uguali, sempre troppo semplici e indi noiosi. A volte dovevano rivedersi con qualcuno loro pari, come quelle volte all’inizio della carriera,  in addestramento, senza armature, senza protezioni, senza nanomacchine, ma solo con tanta adrenalina e tanto entusiasmo da dare, come normali persone ancora capaci di provare emozioni forti, e non come semplici e sterili ibridi, parte umani, parte macchine.

scritto da Salvatore De Matteo

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