N-A-N-O tales: “Ho visto Nina Volare” scritto da Francesca De Fusco

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disegno di Giacomo Porcelli

disegno di Giacomo Porcelli

“N-A-N-O Tales”

Ho visto Nina Volare

Rebirth, Torre 1, 5° strato, 7°piano.

Ero appena tornata da una missione del tutto infruttuosa, ed ero incazzata nera. O meglio, più incazzata del solito.

Passo il tesserino nella serratura e le porte si aprono. Appena metto piede in casa le luci automaticamente si accendono illuminando il soggiorno dove troneggia il mio amatissimo divano di pelle scura. Trovare al giorno d’oggi a Rebirth della vera pelle è un’impresa, credetemi.

Mi dirigo in camera da letto, mi spoglio e faccio una doccia. Sono in ritardo, mi aspetta la solita discussione sugli “impegni che non vengono rispettati”. Arraffo il cavetto dall’armadio e mentre penso che forse dovrei indossare qualcosa di carino ho già ripiegato per l’uniforme dei cacciatori di taglie. Afferro al volo il tesserino ed esco.

Riesco a prendere in extremis l’ascensore numero due tentando disperatamente di ignorare la musica di sottofondo che tende a mettermi ancora più fretta proprio quando sono intrappolata in una elegantissima scatoletta chiusa. Batto furiosamente le dita sulla parete evitando di guardarmi allo specchio…“Piano terra” sentenzia la voce melodiosa, ma io sono già per strada.

Zone 5

Rallento perché sono finalmente arrivata.

Mi sta aspettando. Indossa abiti da civile. Sta giocando con il lembo del maglione
mordicchiandosi il piercing, fissa il marciapiede cercando di trovare risposte a qualcosa che le sfugge. Mi fermo da lontano a guardarla un attimo, si passa una mano tra i capelli biondi e li porta dietro l’orecchio, alla fine alza lo sguardo. Mi nota in un attimo e mi sorride, sembra stanca ma è bellissima.

“Sei in ritardo”mi dice appena mi avvicino.

“Lo so”.

Guardo in alto verso l’insegna del locale e la fatina dell’assenzio mi ricambia lo sguardo ammiccando. Faccio un grosso respiro ed entro mantenendo la pesante porta di legno del pub.

La prima cosa che colpisce del “Green Fairy” è quanto poco si riesca a vedere tra luci soffuse e fumo dei clienti. La seconda cosa è la presenza in un tipico pub inglese vecchia maniera di una giapponese.

Kaory è come al solito intenta a riempire qualche pinta, con la calma placida che la
contraddistingue tiene d’occhio i suoi clienti e al tempo stesso ascolta cosa hanno da raccontarle le figure solitarie al bancone. Uno scambio equo, loro riversano i problemi e lei rifornisce loro i boccali facendo ricominciare il processo.

Ci nota e ci saluta con la mano. Io sorrido ma decido di non avvicinarmi, noto che il suo interlocutore è il vice-capitano Roma. Ha un’espressione strana, dev’essere uno dei suoi “momenti”, mi limito ad un cenno di saluto, la nostra regola è di non intromettersi mai in uno di quei “momenti” se l’intervento non è richiesto.

Mi dirigo invece verso un tavolo nell’angolo della sala.

Il locale è tutto in legno, con una vaga puzza di marcio che aleggia senza disturbare troppo.
La sala non è eccessivamente grande ma si estende su due piani. Mi sono sempre chiesta in quanto tempo Kaory fosse riuscita a mettere insieme tutte quelle cianfrusaglie appese alle pareti, manifesti pubblicitari vecchi, giornali, cd, macchine fotografiche, elettrodomestici di vari generi, addirittura qualche vecchio computer. Vintage si dice. Ma a me sembra tutta roba che non serve a niente…A Sienna invece genera una qualche nostalgia che non riesco a condividere.

Mentre spaziavo con la mente Sienna parlava.

“Nina, va tutto bene?”

Lo so che non si riferisce a quanto sia stanca dalla missione di oggi, purtroppo. Su
quell’argomento saprei essere enciclopedicamente esaustiva.

“Va tutto bene, Sienna. Perché continui a chiedermelo ogni volta? Faccio qualcosa di strano?”

La frase suona più distante di quanto volessi.

“No, nulla di strano.”

Il suo sguardo è impercettibilmente più triste. Non se lo merita, non merita me. Non è che non
me ne renda conto ma è che penso sempre di riuscire a superarlo. A superare quello che sono.

Kaory si avvicina al tavolo per chiedere cosa prendiamo.

“Due pinte di Ancient Earth se non ti spiace Kaory” le sorride Sienna senza neanche
consultarmi, sa bene cosa ordinare. I suoi occhi azzurri tornano su di me.

“Lo so che sei una persona particolare, sto cercando di venirti incontro. Ma tu cerca di capire me Nina, non posso fare tutto io. Devi incontrarmi a metà strada. Devi lasciarti andare un po’.
Sembra che tu abbia paura ma non capisco di cosa! Stiamo bene insieme.”

Sì, pensavo, è vero Sienna stiamo bene e io non lo so il perché ma certe volte mi sento con un biglietto aereo in mano pronta a scappare in un altro continente.

“Sienna non è che stai esagerando? È solo che mi capitano certe giornate NO in cui ti confesso, che non ho molta voglia di interagire con il mondo, te compresa. Brutale come sempre, lo so, ma questo per dire che ho solo bisogno di tempo”.

Mentre dico queste cose, che non sono completamente false arrivano due boccali.

Se solo avessi idea di cosa esattamente è fatta questa bomba probabilmente non la ordinerei più…

“Nina ultimamente ti vedo più al quartier generale che a casa nostra.”

Faccio un lungo sorso. Ripensandoci, considerando che niente fa effetto sulle nanomacchine come il veleno che c’è nell’Ancient Earth, continuerei a berla. Ci sono volte in cui ho bisogno di una botta in testa. Volte come quando Sienna tenta di spiegarmi perché mi sente distante.

Forse si accorge della mia insofferenza perché smette all’improvviso di parlare e poggia la sua mano sulla mia. La tiene lì, semplicemente, e io guardo le nostre mani sul tavolo e lei guarda me senza più una parola da dire. La sua mano lì come una pietra sul problema.

Francesca De Fusco

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