N-A-N-O tales: “Franchezza” scritto da Gennaro Criscuolo

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disegno di Giacomo Porcelli

disegno di Giacomo Porcelli

“N-A-N-O Tales”

Franchezza

Il vicecapitano Roma aveva passato quasi tutta la giornata camminando senza una meta per le vie di Rebirth. L’uomo guardava quelle strade non più come soldato, ma come un cittadino comune. Vedeva in giro il risultato del suo lavoro.
Gente presa dalla propria routine di vita quotidiana e ignara o poco interessata di quello che succedeva fuori dalle torri e lontano dall’isola artificiale.
In quei momenti invidiava quelle persone e, camminare tra loro lo faceva sentire vivo; perché, pure con il loro egoismo e la loro stupidità, continuavano le loro vite pensando solo a loro stessi.

Dopo un’ultimo sguardo al tramonto, si era avviato verso il pub, trovandovi solo una dozzina di clienti. Era il momento migliore per Roma (che non amava particolarmente il rumore). Era anche il momento migliore per scambiare poche parole con la sua unica amica, nonché proprietaria del pub.
Entrò deciso e si avviò al solito posto, al bancone del pub. Non salutò Kaory, si limitò a guardarla facendogli un piccolo gesto con la testa e accennando un piccolo sorriso. Dall’altra parte Kaory fu felice di vederlo:
“Ciao soldato, come al solito di buon’ora?”
“Si! Evito un sacco di rogne e posso bere tranquillo qualche bottiglia di Ancient Earth da solo”
“Non avrai mica pensato di tagliarmi fuori dalla tua giornata malinconica?”.
Dicendo ciò Kaory mise sul banco una bottiglia ancora sigillata di quello strano intruglio di veleni e due boccali.
“L’altro boccale è per te? Non è un pò troppo forte?” disse Roma.
“Non è solo la tua bevanda ad essere rara…”
Kaory aggiunse accanto alla bottiglia di Ancient Earth una scatolina verde di metallo .
“…il mio thè è di una qualità altrettanto rara anche quando era ancora una bevanda di uso comune” dipinse sul viso i segni di un’allegra vittoria e così dicendo si congedò dal compagno per occuparsi di qualche cliente al banco.
Roma intanto versò fino all’orlo il suo primo boccale e, come si fa nell’atto di brindare per qualcosa, alzò il boccale e bevve tutto d’un fiato la bevanda.

Quello che aveva appena bevuto era una particolare miscela di veleni. La tipologia di nanomacchine, che Roma portava in se, lo rendeva immune, o quasi, a quel miscuglio mortale; riuscire in qualche modo a sbronzarsi era fuori luogo. Una cosa che però le macchine non potevano conoscere era il composto antico di cui era fatta la bevanda. Creata prendendo spunto dalle trappole utilizzate per proteggere i tesori di potenti Faraoni o re del passato.
La base dell’Ancient Earth infatti era di miele, lasciato prima fermentare, poi a marcire in celle con umidità costantemente regolata per favorirne il processo. Venivano aggiunte particolari tipi di erbe, insetti e pelli di anfibi velenosi oltre al veleno di animali e rettili tra i più mortali ancora viventi.
Vi erano varie qualità di Ancient Earth e a seconda dell’ingrediente più rilevante o di una particolare combinazione tra loro, la bevanda prendeva un appellativo differente.
Il liquido una volta filtrato originariamente veniva utilizzato come combustibile grazie ai gas tossici sprigionati da esso. Successivamente grazie ad un operaio al lavoro nelle Torri di Rebirth, si diede vita ad una bevanda dolciastra molto aspra e aromatica dai colori più disparati a seconda del tipo.

Il locale pian piano si andava riempiendo e Kaory si occupava dei clienti, finché non decise che la bevuta solitaria del compagno poteva essere interrotta dalla sua presenza.
“Questa sera sei taciturno” – disse Kaory, e per addolcire il tono e renderlo più scherzoso e amichevole aggiunge: “Più del solito intendo…Tutto bene?”
Come se la domanda non fosse diretta a lui, Roma continuò la sua solitaria bevuta, immerso nei suoi pensieri e perso nel vuoto dinnanzi a lui. Kaory conosceva molto bene l’uomo e sapeva che non la stava ignorando e non insistette. Condivise il suo silenzio limitandosi a sorseggiare anch’ella la sua preziosa bevanda e di tanto in tanto ad occuparsi di qualche cliente fino a quando, con un cenno, ordinò ad un suo aiutante di sostituirla.
“Ora sono tutta tua, ho deciso di entrare di forza nella tua giornata”. Roma non potè fare a meno di sorridere a quella dichiarazione. Per quanto amava restare li a bere la compagnia di Kaory lo metteva a suo agio ed era come se lei sapesse in anticipo cosa cercasse.
Roma gli chiese come grossomodo Kaory aveva passato la sua giornata e iniziarono una chiaccierata. Mentre si parlava del più e del meno Roma vide entrare Nina con la sua compagna, come al solito impegnate in uno dei loro battibecchi.
Roma fissò per qualche secondo la propria collega, entrambi si salutarono con un gesto del capo. L’uomo poi si rivolse nuovamente a Kaory.
“Nemmeno in questo tipo di rapporto le cose funzionano come dovrebbero. E tu sei così positiva, come al solito.”
“L’amore comporta sempre dei sacrifici, solo che a volte è difficile separarsene” Per un attimo ci fù quasi un gelido imbarazzo. Non una sola espressione si disegnò sul volto di Roma. Kaory cambiò rapidamente argomento per rompere quel silenzio. “Che impegni hai per la serata?”. Non poteva esserci una domanda peggiore in quel momento, ma Roma se ne accorse prima che Kaory potesse aggiungere altro “Mi incontro con qualcuno.”
Kaory per un istante si irrigidì come per parare un colpo allo stomaco. Sorridendo Roma tornò a chiacchierare amichevolmente. “E non è quel genere di incontri a cui stai pensando.” “A cosa starei pensando?” “Nulla, nulla era così, per dire. E poi mi conosci…”
“Conoscerti? Come? Dai tuoi silenzi? Dalle poche volte che abbiamo parlato? Sembra che ti adatti semplicemente alla vita e che non faccia mai nulla per te stesso. Sempre con l’aria di chi non sa segliere.”
Sul volto del Vicecapitano dei Cacciatori di Taglie si leggeva incredulità. Qualche secondo dopo esplosero entrambi in una fragorosa risata.
“Allora mi dici chi è veramente Roma?” ribatte Kaory “Dici spesso che sono la sola con cui scambi qualche parola, ma in realtà non so tu chi sia varamente, non so nemmeno come sei al lavoro. Ti vedo solo come una persona triste e solitaria anche se lo nascondi molto bene, nei tuoi occhi non vedo fiamme”.
Per un attimo calò il silenzio, Kaory si era lasciata un pò andare e Roma aveva incassato lo sfogo della proprietaria come un vero segno d’affetto. Nonostante tutto, il suo viso rimase impassibile senza tralasciare segni di alcuna emozione o sentimento. Continuava a riempire suo boccale e tutto d’un fiato mandò giù quel che restava dell’ultima bottiglia.

Vuoi sapere chi sono? Sono una persona che ha cercato tanto se stessa al punto da imparare a fare tutto quello che c’era da fare su una strada che credevo dovessi seguire per il resto della mia vita; quando finalmente ho capito. Mi sono accorto che per riempire il vuoto che mi porto dentro da sempre, avrei dovuto fare una semplice cosa, ma allo stesso tempo la più difficile prova che Madre Terra ci impone…una famiglia.

La sua mano era ancora alzata mentre mandava giù man mano il restante Ancient Heart. Nella sua testa aveva immaginato di dire tutte quelle cose alla sua amica. Non le disse nulla. Le sorrise e si avvicinò per sussurrarle all’orecchio. “Hai ragione, sono esattamente quello che vedi!”

E così, come si era presentato quella sera, con un altro piccolo sorriso e con un cenno Roma si congedò da Kaory.

Fuori era ormai diventato buio. Roma era comunque in orario per l’appuntamento al parco. Quando arrivò in quello spiazzo circondato da grossi alberi trovò ad attenderlo due presenze ben conosciute.
“Mi piace la puntualità!”
Ci mise un attimo a liberarsi dai propri vestiti e prepararsi da gladiatore.
“Sei sempre in tempo a ritirarti!” disse Paul. Thore rise alla battuta del collega Cacciatore mentre si massaggiava le nocche delle mani.
Sul mento di Roma comparve lentamente un nanotatoo che andò a coprire anche la bocca di un nero profondo.
“Ritirarmi non è contemplato nel mio vocabolario! Non lo farei neanche se fossi monco!”

E mentre parlava i tre si avvicinarono. I pugni si toccanorono. Non ci furono parole, solo un grido “Iniziamo!”

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