“N – A – N – O” – speciale capitolo #1 . 5
“N — A — N — O”
t e c h n o l o g y
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Questo capitolo va letto fra il 59° e il 60° capitolo di “N – A – N – O”
#1 . 5
Speciale capitolo
37 anni prima
Monica trovò il momento giusto per scagliarsi contro l’uomo con tutto il corpo nella speranza di spingerlo lontano e scappare con la bambina, ma c’era ancora l’altra donna a cui bastò stringere le proprie mani sulle spalle della piccola Mira per trattenerla.
L’uomo che non aveva risentito minimamente della spinta ricevuta bloccava la donna per un braccio serrando il pugno fino a farle male. Monica provò ugualmente a colpirlo con l’altro braccio, ma ottenne un sonoro schiaffo che per qualche secondo la stordì completamente facendola precipitare al suolo.
Mira assistette a tutta la scena. Cercò di liberarsi a sua volta dalla stretta dell’altra donna che con dolce fermezza tentava di allontanarla dal posto, ma la bambina si agitava, voleva liberarsi e correre dalla madre. La donna iniziò a faticare per trattenerla e il suo agitarsi fece penzolare fuori dal cappotto il ciondolo che custodiva al collo. L’uomo ne fu come ipnotizzato. Per i primi secondi quasi non riusciva a credere che la bambina portasse portarlo con se. Con una sola falcata si trovò come un gigante sulla sua piccola preda.
“Guarda, guarda Gloria, il ciondolo è al collo della bambina! Come avrà fatto a prenderlo?” La donna, seppur sorpresa da quella visione, mantenne il controllo.
“Dobbiamo andare! Ormai abbiamo attirato l’attenzione dei passanti. Prendi la donna e andiamo via!”
L’uomo aveva ascoltato solo in parte ciò che la collega le aveva intimato. Quello che voleva era tenere qualche secondo nelle proprie mani il piccolo oggetto. Fino a quel momento ne aveva solo sentito parlare. -Lo scrigno che in origine conteneva la MELODIA- . Doveva assolutamente toccarlo. Tese la mano verso il collo della piccola pronto a strapparglielo se fosse stato necessario.
Ancora in parte stordita la donna si riprese dal forte colpo ricevuto. Corse subito verso la piccola. Monica le vide disegnato in volto il terrore.
L’oscura figura che incombeva su Mira si avvicinò al ciondolo. L’uomo lo sfiorò con un dito disegnandole la linea piena di curve.
“Gloria…vibra!”
Lo mano dell’uomo infine toccò il ciondolo. Quello bastò per scatenare qualcosa che nessuno avrebbe mai osato immaginare. Fu repentino. Pochi minuti e tutto intorno cambiò.

Un’ energia gargantuesca investì tutta la piazza come un’ enorme esplosione nucleare, ma senza la potenza del fuoco. Tutta la terra sotto i loro piedi sobbalzò investita dall’onda d’urto. Un suono roboante e sordo circondò completamente il quartiere e la piazza compresi.
Tutti, nelle case, per strada, nei vicoli; come pedine di una enorme scacchiera iniziarono a cadere. Operai sulle impalcature precipitarano come mosche morte. La scena a cui si assisteva era fuori da ogni immaginazione.
Dopo pochi minuti tutto tornò fermo. Quella piazza prima animata, rumorosa; diventò un luogo di morte.
Mira guardò la miriade di corpi attorno a se completamente avvolti da sudari di sangue. Anche il corpo di sua madre, compresi l’uomo e la donna che avevano cercato di rapirla, erano nelle stesse condizioni. Corpi massacrati, carni straziate, gli occhi della piccola erano quelli di un bambina non pienamente consapevole di ciò che era appena accaduto.
Uno stato d’animo il suo, sospeso tra l’incredulità e smarrimento.
I pensieri di Mira furono distolti da un’ombra scura che iniziò a prendere forma e consistenza. Questa la raggiunse come un minaccioso temporale pronto a scatenarsi sulla propria testa. Quella stessa ombra coprì tutta la piazza.
Mira alzò lo sguardo, una lieve pioggia iniziò a cadere sottile. Erano macchie di sangue che le imbrattarono completamente il volto. Nei secondi successivi il ciondolo smise gradualmente il suo battere disarmonico e la pioggia di sangue cessò sulla grande piazza di Rebirth.
Lo sguardo spento della bambina era ancora rivolto verso il cielo che lentamente vide ritornare sereno. Quella grossa nube nera si dissolse rapidamente così come si era formata.
Passarono dieci lunghi minuti in cui la figura della piccola Mira rimase ferma immobile a guardare ancora il cielo. Due voci risuonarono nel silenzio assordante di quella piazza, Mira si sentì chiamare più volte. Riconobbe le voci e forse per questo abbassò nuovamente la testa davanti a se…vide lei, la dottoressa Silvia Florakis e l’uomo chiamato Vincent che aveva imparato a conoscere nel periodo in cui nella sua stanza/laboratorio incontrava la dottoressa. A Mira tutte le volte sembrava che quegli incontri rendessero entrambi molto felici. Ricordava la serenità che ambedue le trasmettevano quando erano insieme.
Gli occhi di Mira finirono per rivolgersi al pavimento dove giaceva il corpo irriconoscibile di sua madre immersa in un lago, ormai rappreso, di sangue.
La piccola svenne e fu raccolta prima che finisse a terra da Vincent.
L’uomo non credeva ai suoi occhi così come la scienziata. Entrambi portarono lontana da li la bambina camminando in uno scivoloso lago di sangue.
“Come può essere accaduta una cosa del genere? Come possono averti fatto questo? Silvia, centri anche tu in tutto questo?”
La voce di Vincent tremava mentre cercava risposte dalla propria amante.
“Vin io…non era questo che volevamo…credimi…”
“Non era questo?”
L’uomo si fermò a metà strada voltandosi indietro e guadando la strage appena avvenuta.
“E cosa allora? Cosa volevate tu e Manfredi?”
“No Vincent NO! Ho cercato invano di dirti in tutto questo tempo la verità, ma non potevo farlo non potevo altrimenti avrei messo in pericolo la tua vita. Non lavoravo per Manfredi credimi! Insieme a Mercurio cercavamo di trovare aah!!!”
La donna mise entrambe le mani intorno al ventre. Si sentì male per un attimo, ma non ebbe conforto dall’uomo che riprese il suo cammino verso l’auto.
“Vincent io…devo dirti…”
“Voglio solo portare Mira all’ospedale o in un posto sicuro dove non la possano trovare. Dimmi solo dove portarla.”
Finalmente giunse alla propria auto. Stese la bambina sui sedili posteriori poi fece sedere lentamente Silvia accanto alla bambina.
Silvia guardò la piccola Mira completamente imbrattata di sangue dalla testa ai piedi e subito le lacrime le ricoprirono gli occhi iniziando a cadere senza poterle controllare. Si poggiò la mano sul ventre e si rivolse nuovamente all’uomo.
“Vincent. Devo dirti una cosa…aspetto un bambino. Aspetto tuo figlio!”
La macchina partì verso il centro cittadino scomparendo fra i vicoli. Vincent sapeva bene come far perdere le proprie tracce su un territorio, quello dell’isola, che conosceva bene.
Altri occhi avevano seguito la scena a distanza. Lucio Manfredi osservò le prime due auto che facevano capolino sul luogo del disastro.
“Mercurio. Hai trovato la morte per mano di tua figlia. Hai giocato con un potere troppo grande da poter gestire da solo. Ti avevo offerto il mio aiuto…ma tu…mi hai tradito! Hai creato qualcosa che va aldilà di ogni immaginazione. Cosa è diventata tua figlia? Come hai riattivato la Melodia?”
Alle spalle di Manfredi si fermò un’auto nera da cui uscì un giovane venticinquenne.
“Signore!”
Ci fu silenzio, il ragazzo fece un ulteriore passo avanti.
“Signore la Donna di Morgellons è in salvo. L’abbiamo trovata nei laboratori del Dottor Mercurio. Dove vuole che la porti?”
“La Donna di Morgellons…Morgellons..”
Manfredi sussurrava tra se ripetendo la stessa parola.
“Signor Presidente. Si sente bene?”
“Porta la Statua di Morgellons al sicuro nei laboratori del Palazzo Presidenziale.”
“Si signore vado subito!”
“Andrei!”
“Signore?”
Manfredi si voltò finalmente verso il ragazzo poggiandogli le mani sulle spalle.
“Andrei in questo momento mi fido solo di te. Trova e portami la dottoressa Florakis con la bambina. E’ appena andata via da questo inferno. Siamo intesi?”
“Si Signor Presidente.”
Andrei Damian ripartì subito dopo gli ordini di Manfredi.
Nessuno parlò per tutto il tragitto. Fino a quando l’auto non raggiunse la casa/laboratorio di Silvia.
“Questo dovrebbe essere un luogo sicuro per la bambina?”
“Vincent fidati di me! Sarà l’ultimo posto in cui la cercheranno.”
“Fidarmi…non ho molta scelta mi pare.”
“Vincent ti prego non…”
“Silvia! Dobbiamo pensare a Mira in questo momento. Portala in salvo. Fa quello che devi.”
Vincent si voltò verso la bambina che aveva lo sguardo fisso nel vuoto. Le accarezzo la testa, il cuore era pieno di dolore per ciò che le era accaduto.
“Povera bambina. Le tue sole colpe sono quelle di essere un Indaco I.A.C.U. e di essere nata su questo inferno chiamato Rebirth.”
Vincent lasciò alle mani di Silvia le cure di Mira. Intanto sarebbe tornato al suo posto per non destare sospetti.
Mezz’ora dopo qualcuno entrò con violenza nella stanza in cui riposava la bambina in compagnia di Silvia.
“Tu che ci fai qui?”
“Dovrei chiederlo io a lei dottoressa Florakis.”
“Andrei vai vi da qui. Mira ha già subito troppo. Basta! Finisce tutto qui. Abbiamo superato un limite a cui non ci saremmo neanche dovuti avvicinare.”
“Dottoressa la prego. Conservi tutto il suo bel discorso per il nostro Presidente Manfredi. Ho l’ordine di portarla da lui.”
Silvia si avvicinò minacciosa ad Andrei.
“Ma non capisci quello che è accaduto li fuori? Pensi che il TUO presidente voglia fare qualcosa di buono per Mira o per tutti noi?”
“Le ripeto…conservi il suo sfogo per il nostro Presidente. A me non interessa. Personalmente ritengo che il progetto folle di Mercurio nelle mani di Manfredi non avrebbe avuto conseguenze così gravi. Non avrebbe avuto conseguenze.”
Silvia ne rimase impietrita. Una miriade di pensieri presero il sopravvento sulla propria lucidità. -Dunque Manfredi sapeva del segreto progetto di Mercurio? Perché allora non l’aveva fermato fino ad ora?- La risposta alle sue domande giunse all’istante dalla voce di Andrei Damian.
“Manfredi si è fidato del suo amico Mercurio. Non è stato lo stesso per me. E avevo visto giusto. Ho seguito personalmente tutti gli sviluppi sulla bambina in questi anni. E mi creda! Ho visto la delusione sul volto del Nostro Presidente quando gli ho svelato del tradimento in atto contro di lui. In seguito quando gli porgevo puntuale i miei resoconti sui vostri spietati esperimenti alla bambina, l’angoscia lo assaliva…”
“Spietati esperimenti? Tu non sai di cosa stai parlando! MALEDETTO!”
Silvia si scagliò contro l’uomo cercando di colpirlo. Damian le bloccò i polsi.
“Guardi quella bambina. Così tranquilla, così innocente eppure…così terrificante da provocare un eccidio. Tutto questo a causa vostra. Mi creda Dottoressa. Non sono io il cattivo. Adesso la prego di seguirmi!”
Vincent tornò sul luogo della tragedia dove già tutte le forze dell’ordine si erano schierate sigillando tutta l’area colpita. L’uomo chiese distrattamente i dettagli al proprio vice.
“Pellegrino ragguagliami sulla larghezza dell’area colpita.”
“Signore al momento contiamo due chilometri di area colpiti da questo…questo…Signore, come dobbiamo comportarci con l’opinione pubblica?”
“L’opinione pubblica…certo. Vorranno capire.”
Vincent ebbe come un’illuminazione.
“Pellegrino lascia il controllo dell’area a Robert Landau. Organizza una conferenza stampa con le testate giornalistiche africane.”
“Signore non vuole dare precedenza ai nostri giornalisti?”
“Pelle. Per ciò che dovrò dire c’è bisogno di una stampa libera e non credo che il giornale di Manfredi al momento sia lo spazio migliore per informare tutto il mondo su ciò che è accaduto qui.”
“Si signore!”
Un’ora dopo Vincent si preparava per la conferenza video con trenta quotidiani tra i più importanti dell’Impero d’Africa. Mancavano ancora venti minuti prima di iniziare. Vincent ricevette una telefonata da Silvia.
“Non è possibile! Tu non puoi aver fatto questo!”
Vincent uscì di corsa dalla sala riunioni del Palazzo Presidenziale. Sfrecciò in macchina verso casa sua dove avrebbe incontrato Silvia.
Pochi minuti dopo Vincent mise piede in casa sua e fu accolto dallo sguardo gelido di sua mogie Rose.
“Lei è qui!”
“Tesoro io…”
“Vincent. Non è tempo questo per occuparsi di cose futili.”
“Ma NOI. Non ho mai pensato alla nostra storia come una questione futile.”
“Vincent ti prego vai di la. Lei ti aspetta e ha la bambina con se.”
Vincent lasciò la moglie all’entrata e corse nel salotto dove c’erano Silvia e la piccola Mira ad attenderlo.
“Cosa è successo?”
“Vincent. Ho parlato con Manfredi. Terrai tu la bambina…”
“e…”
Silvia trattenne le lacrime a stento.
“…a condizioni che lavori ancora per lui alle ricerche. Vincent. Manfredi ha scoperto tutto. Ha scoperto ciò a cui Mercurio ed io stavamo lavorando. E’disposto a perdonarmi…è disposto a dimenticare…ma soprattutto lascerà in pace Mira. Ho già parlato con tua moglie Rose. E’ stata molto gentile…lei…Ti prego Vincent non chiedermi altro. Per il bene di tutti è meglio così. Accetterò di riprendere le sperimentazioni e lo aiuterò alla ricerca della Melodia. Manfredi non toccherà la bambina…”
“Silvia, ma…il bambino…”
Quel sussurro di Vincent fu zittito all’istante da Silvia.
“Non aggiungere altro…”
Silvia uscì da quella casa senza versare una lacrima. Pochi secondi dopo entrò Rose che prese in braccio la bambina per portarla in una stanza a riposare. Passò rapidamente di fianco al marito che la bloccò per un braccio.
“Rose. Mi dispiace!”
“Vincent no! Adesso no! Lasciami andare per favore.”
“Rose ti prego non voglio che…”
Prima di scomparire nella stanza alle spalle del marito Rose si voltò.
“Vincent ti amo…nonostante tutto!”
Mezz’ora dopo un comunicato ufficiale del Presidente Lucio Manfredi informò il mondo intero della tragedia inspiegabile avvenuta nel cuore dell’isola di Rebirth.

