“Indaco” – cap. 1
“Indaco”
I. A. C. U.
1°
Cap.
-Dieci anni dopo lo scontro tra i Ribelli e Governo di Rebirth.
-Aereo Militare in volo sul Mar Tirreno
“Non sarà facile raggirare il Guardiano!”
La ragazza urlava il proprio disappunto ai presenti durante la vestizione. Il forte frastuono del grande velivolo militare non permetteva di comunicare se non con l’utilizzo di cuffie piatte.
Seduto, di fronte la ragazza, il giovane Anco rispose con un dito medio puntato al proprio orecchio. Era spazientito e allo stesso tempo rassegnato. Luna era sempre molto impulsiva e impaziente di agire, a prescindere da qualsiasi fosse la missione o la situazione che le si presentava.
Sorrise indispettita all’amico mostrandogli il dito medio a pochi centimetri dal naso di lui.
“Divertente! Ok va bene scusate!”
Luna fece pressione sul lobo destro dell’orecchio. Un istante dopo il padiglione fu coperto da una patina nera che ne rivestì completamente anche il lobo prolungandosi poi in una sottile asticella che si fermò lungo il mento fin sotto la bocca.
“Mi ricevi?”
I tre presenti di fronte Luna abbozzarono un’espressione di fastidio. Astrid le fece cenno di non urlare. In fondo non ve ne era più bisogno. Le cuffie piatte ideate anni prima da Fausto e Marco facevano fin troppo bene il loro lavoro. Luna con un gesto delle braccia cercò di chiedere nuovamente scusa.
“Dicevo che non sono d’accordo con questo piano d’azione! Mira dai! Il Guardiano si chiamerà pur così per qualche motivo? Perché…fa…la guardia!”
Astrid rise immaginando il successivo battibecco che ne sarebbe scaturito tra lei e Anco. Non si smentirono.
“Non capisco perché tu abbia sempre da ridire. Su qualsiasi missione, tu…hai sempre da ridire.”
“Affatto! Sono realista. Quest’anno è il quarto tentativo. Alla fine non si riesce ad andare oltre il Guardiano. Tentare di –raggirarlo- con un piano del genere dico che è inutile. Completamente inutile!”
Luna guardò Mira in cerca di assenso. Anche Astrid e Anco attesero un cenno da parte del giovanissimo soldato.
“Dico che Luna ha ragione! Dico…facciamo come al solito e vediamo questa volta chi ha la meglio.”
“Giusto! Improvvisiamo. Le sue trappole non funzioneranno per sempre. Ragazzi le abbiamo studiate fino allo sfinimento no? Sappiamo che pur modificandone sempre posto e funzionalità, seguono fra loro uno schema ben preciso. Cazzo! Siamo o no i più forti del pianeta?”
“Luna per la miseria modera i termini!”
“Be Mira…senti da che pulpito…Insomma…al diavolo il piano di Emeka, facciamo…”
Una voce richiamò all’ordine il quartetto. Lo schermo alla loro sinistra mostrò l’immagine di un uomo seduto sulla propria scrivania. Il trentunenne portava gli abiti militari in modo disordinato. L’espressione seriosa dell’uomo preoccupò per qualche secondo sia Luna che Astrid. Mira e Anco non se ne curarono minimamente.
“Mira dovete attenervi al piano questa volta chiaro? Ogni missione costa al continente Africano centinaia di Milioni di Euro. E al momento sta perdendo cifre astronomiche senza avere nessun risultato. Luna…sarete anche i più forti al mondo al momento, ma di questo passo non credo durerà molto l’esclusiva.”
Mira aguzzò le orecchie alle ultime parole del Capitano Luca Draco.
“Hanno intenzione di procedere con il progetto Replika?”
“Mira sai bene che non mi è permesso parlare di certe cose! Tuttavia il mio consiglio è quello di attenervi al piano del Comandante Emeka.”
“Luca. Quello che chiamate piano d’azione è una grandissima stronzata! Li sotto vale l’istinto. Le decisioni vanno prese al momento…”
“Sono d’accordo con te Mira, ma…come la mettiamo con il fallimento delle prime tre missioni solo di quest’anno?”
“Mettiamola così. Ci siamo presi tempo per studiare il territorio acquisito. Ora siamo pronti ad agire.”
Luca sorrise abbassando la testa. Sapeva che si sarebbe arreso anche questa volta alle richieste del gruppo d’attacco. In fondo sul campo ci sarebbero stati loro.
Una comunicazione dall’aiuto pilota attirò l’attenzione dei ragazzi.
“Siamo in prossimità dell’obbiettivo. Tra meno di sessanta secondi sorvoleremo l’isola Rebirth.”
Luca si rivolse a tutti e quattro prima di chiudere le comunicazioni.
“Mira, Anco, Luna, Astrid…Ragazzi buon lavoro! Mi raccomando anche questa volta. In caso di pericolo…sapete bene quale linea d’azione prendere.”
Luna e Astrid con un cenno del capo diedero l’ok, Mira non rispose ne tantomeno Anco. Un altro comunicato dall’aiuto pilota smosse tutti e quattro i militari, poco più che sedicenni, pronti all’azione. Si posizionarono in piedi di fronte il portellone d’uscita. Con la pressione di un dito sul colletto della tutta fecero comparire un casco sottile e aderente alla testa. Da questo ne fuoriuscirono un paio di occhiali che ne coprivano occhi e naso. Sul portellone d’uscita un conto alla rovescia teneva concentrati i quattro ragazzi. Mancavano quindici secondi. Quando un ultimo comunicato dell’aiuto pilota diede nuove informazioni.
“Temperatura e umidità sempre uguali. Uno schifo! Strato di nubi nere da superare nettamente superiore rispetto all’ultima missione. Troverete due chilometrici di oscurità prima di avere visuale piena del territorio. Buon lavoro! Cinque, quattro, tre, due…FUORI! FUORI! FUORI!”
Il portellone si aprì automaticamente. Si lanciò nel vuoto Mira per prima, seguita da Astrid, Anco e infine Luna. Il velivolo sparì immediatamente cambiando rotta.
Mentre i quattro precipitavano verso la meta aprirono le braccia e allargarono leggermente le gambe da cui comparvero ali collegate al tessuto sia sotto le braccia fino alle ascelle e giù lungo i fianchi della propria tuta, sia tra le gambe. Queste attenuarono la velocità di caduta durante l’attraversamento dello strato nero di nubi, oltre cui si nascondeva l’obbiettivo.
Luca interruppe le comunicazioni e rimase per qualche secondo sovrappensiero. Una voce attirò la sua attenzione. Davanti a se il monitor tridimensionale mostrò la figura di un uomo di colore piuttosto massiccio con una tuta militare costellata da una miriade di alette colorate. Luca tentò invano di rinfilarsi la giacca militare prima di porgere il saluto di convenienza. Ci rinunciò.
“Comandante Emeka! Ai suo ordini!”
“Lei è proprio allergico alla vita militare non è vero Capitano Draco?”
“Signore se solo mi desse il permesso di indossare abiti civili le sarei veramente grato.”
“Non se ne parla! Piuttosto, sono entrati in contatto con il territorio?”
“Non ancora Comandante. Si sono lanciati qualche secondo fa. A proposito Comandante Emeka…Riguardo il progetto Replika…Le chiedo altro tempo, almeno un’altra missione in caso questa non dovesse dare i risultati sperati. Come lei ben sa, il territorio ormai è stato conquistato nelle missioni precedenti. Ora non resta che oltrepassare il primo Guardiano. E’ l’ostacolo più grande. Ma abbiamo bisogno ancora di tempo.”
Emeka osservò e ascoltò attentamente le parole di Luca.
“Capitano Luca. Sa bene che anche se volessi non potrei intromettermi nei piani dell’Organizzazione.”
“Lo so Comandante. Lo so.”
“Mi tenga aggiornato sull’operazione R.17”
“Agli ordini Comandante!”
Precipitare nel vuoto attraversando quelle nubi nere era come correre ad occhi chiusi su una strada irta di pericoli.
“Questa è la parte più noiosa!”
“Sta zitta Luna!”
“Astrid anche tu sei noiosa!”
“Non sono noiosa. Non è questo il momento di sparlare. Siamo entrati in azione!”
“D’accordo, d’accordo!”
Mentre precipitava, abilmente Luna mutò la propria traiettoria affiancandosi in caduta ad Anco e Mira.
“Facciamo a chi atterra per prima?”
Intervenne nuovamente Astrid a zittirla.
“Smettila Luna! Rischi di finire direttamente nelle braccia del Guardiano.”
“Dai Astrid non rompere, voglio soltanto…”
“D’accordo!”
Luna sentì nella propria cuffia l’ok di Mira. Aveva accettato la sua sfida.
“Kara non ti ci mettere anche tu!”
“Astrid non capisco perché continui a chiamarmi in quel modo?”
“Scusa Mira! Le abitudini sono dure a morire.”
Luna lanciò la sfida anche all’amico. Anco però non rispose. Luna tuttavia era abituata al suo atteggiamento scostante a cui non fece caso più di tanto.
“Ok! Allora il via quando le nubi si diraderanno e si vedrà il suolo. Cioè…ORA!”
Luna tirò rapida indietro le braccia facendo scomparire le ali applicate alla tuta tra le braccia e i fianchi. Iniziò a precipitare giù come un proiettile acquistando velocità in pochissimi secondi.
Mira fece lo stesso. In lontananza si riusciva ad intravedere la meta. Anco si aggiunse alla sfida. Chiuse le braccia sui fianchi e iniziò a precipitare come un missile impazzito. Astrid sembrò ormai rassegnata all’ennesima sfida fra loro tre. Non le rimase altro da fare che unirsi ad essa. Chiuse le braccia e iniziò a prendere velocità fino a raggiungere i compagni.
“Tra meno di dieci secondi inizierà l’attacco. In caso ci dovessimo dividere ci ritroveremo al punto di recupero come al solito.”
Mira ebbe l’ok da parte di tutti e tre.
Pochi secondi dopo Mira ricevette un segnale di pressione della propria tuta alla destra della gola. Era il classico segnale di pericolo. I sensori di volo avevano individuato il primo colpo sparato verso di lei. Attese il momento giusto per spostarsi dalla traiettoria. Era ormai vicinissimo. Arrivava ad altissima velocità e la sedicenne Mira sapeva bene che il minimo errore le sarebbe costato caro. Un guizzo con la testa e le spalle le servì a cambiare la rotta di caduta. Quel colpo micidiale la sfiorò passando di fianco ad Anco.
Luna e Astrid videro la scena e si prepararono a ricevere lo stesso trattamento da li a poco.
Fu Anco ad intercettare e schivare il secondo colpo che quasi prese in pieno Astrid, più indietro rispetto ai suoi compagni. Luna si accorse dello scampato pericolo dell’amica.
“Astrid stai bene!”
“ATTENTA LUNA!”
Il colpo prese in pieno Luna che fu sbalzata in alto dalla potenza dell’impatto. Astrid urlò a squarciagola il nome dell’amica. Fu Mira a chiamarla all’ordine.
“Astrid! ASTRID! Concentrati arrivano altri colpi!”
Il corpo di Luna smise di risalire e ricominciò a precipitare al suolo. La botta ricevuta al ventre le aveva provocato dei dolori lancinanti e quasi era svenuta. Aveva la gola stretta dalle mani potenti di quell’orrendo essere.
Conservavano ancora tutte le caratteristiche degli esseri umani se non fosse stato per il colore grigio della pelle e il volto scavato, quasi scheletrico. Il tutto dava l’impressione del metallo eppure erano fatti di pelle, seppure fredda al tatto quella era pelle umana.
Luna non riusciva a respirare. Oltre alla stretta alla gola doveva fare i conti con le gambe di quella cosa avvinghiate intorno al suo corpo a bloccarne completamente i movimenti. I due stavano precipitando al suolo.
Luna aveva di fronte quegli occhi rossi e l’espressione rabbiosa. Sapeva bene che non si sarebbe staccato fin quando non si fosse sfracellato insieme a lei al suolo o in alternativa uccisa in volo. Luna tuttavia aveva il braccio destro libero. Non ci pensò due volte, conficcò le dita in quegli occhi rossi che si distrussero come piccole finestre di vetro. L’attacco della quindicenne servì solo ad aumentare la morsa alla propria gola.
Mira, Anco e Astrid si videro superare dal precipitare dell’amica con aggrappato il parassita.
All’interno delle cavità oculari le dita di Luna si allungarono all’inverosimile trapassando il cranio di quell’essere che sembrava avere non più di una ventina di anni.
Evidentemente il parassita risentì del colpo perché abbandonò per un decimo di secondo la gola della giovane Luna. La ragazza ne approfittò per allontanarne il busto da lei e iniziò a mitragliarlo di pugni fino a quando non si staccò del tutto.
Era vicinissima al suolo doveva riprendere il controllo della caduta e ci riuscì per un pelo. Dovette aprire subito le braccia per riattivare le ali ascellari attenuando così l’atterraggio al suolo. Appena toccata terra si inginocchiò per riprendere fiato.
Solo pochi secondi dopo e a pochi metri da Luna si sfracellò al suolo il parassita che la teneva bloccata. Intorno alla ragazza a distanza di poco l’uno dall’altro atterrarono Mira, Anco e Astrid. Quest’ultima corse verso Luna.
“Stai bene?”
Luna si rialzò da terra e sorrise all’amica.
“Certo che sto bene! E sono atterrata per prima. A ritorno mi dovete una bella cena e sarò io a scegliere il locale.”
Mira e Anco si guardarono in viso mentre le tute da volo si ritrassero lasciando scoperta solo quella da combattimento. Risalirono tutti dai piccoli crateri formati dopo il loro atterraggio. Mira si avvicinò ai resti di quel corpo fatto a pezzi dalla caduta. Con la punta del piede, tra sangue, organi sparsi dappertutto e pezzi della tuta metallica, la sedicenne combattente scostò una placca verdognola da cui poté vedere il volto di quell’essere.
Anco le si avvicinò con l’arma pronta all’uso e puntata davanti a se in caso di attacco improvviso. Continuò a fissare gli alberi a circa cento metri di distanza.
“Qualcuno che conoscevi?”
“No.”
Mira distese le braccia. Dai polsini della tuta fuoriuscirono due maniglie di acciaio che impugnò. Alzò poi le mani al petto, chiuse gli occhi e accadde che il metallo delle maniglie le ricoprì completamente le mani e i polsi e si allungò in avanti fino a mezzo metro ognuno, divenendo entrambe due affilatissime lame ricurve.
A pochi metri da Mira, Astrid chiuse gli occhi e aprì i palmi delle mani dalla cui carne ne fuoriuscirono un uncino acuminato nella sinistra e un cono appuntito lungo pressappoco cinquanta centimetri sul palmo destro.
Luna si aggiustò i lunghi capelli biondo scuro dopodiché chiuse gli occhi e abbassò la testa. I capelli della giovane guerriera si riunirono in una serie di ciocche che presero ad indurirsi fino a divenire lunghi punteruoli che si piegarono su se stessi rimanendo in sospeso come i minacciosi serpenti di Medusa.
L’ambiente era assolutamente cupo. Non esistevano più il giorno e la notte su Rebirth. L’isola si era occultata in una coltre nera da anni ormai. Eppure la vegetazione sembrava non averne risentito.
La squadra era pronta. Si voltarono tutti e quattro verso le due Torri, la loro meta.
Astrid abbassò lo sguardo verso la strada che avrebbero dovuto percorrere.
“Mira…credo stiano migliorando. Il Guardiano è già qui!”
“Voglio perdere massimo dieci minuti per Guardiano è chiaro!”
Ci fu un coro di assenso.
“Ok! Si comincia…”
I quattro ragazzi corsero verso quella gigantesca figura diretta verso di loro. Dietro di essa le due Torri si illuminarono completamente, una serie di fari posti in più punti dell’isola si accesero e iniziarono a scrutare come spie tutto il territorio. Rebirth era in stato d’allerta.


