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	<title>Project Mira &#187; Project Mira</title>
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		<title>&#8220;Indaco&#8221; &#8211; cap. 0</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 13:09:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
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I.   A.   C.   U.


Cap. 0
Sul finire degli anni ’70 la sensitiva, scrittrice e terapeuta Nancy Ann Tappe notò la graduale scomparsa di alcuni colori vitali, ovvero: l’aura di luce che circonda tutti noi e che ne caratterizza l’essere. Questo misterioso fenomeno si concluse con la comparsa  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><strong>&#8220;Indaco&#8221;</strong></h2>
<p style="text-align: center;"><strong>I.   A.   C.   U.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/08/indacoiacu1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1666" title="indacoiacu" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/08/indacoiacu1.jpg" alt="" width="400" height="345" /></a><br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Cap. 0</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sul finire degli anni ’70 la sensitiva, scrittrice e terapeuta <a href="http://www.nancyanntappe.com/">Nancy Ann Tappe</a> notò la graduale scomparsa di alcuni colori vitali, ovvero: l’aura di luce che circonda tutti noi e che ne caratterizza l’essere. Questo misterioso fenomeno si concluse con la comparsa di un nuovo colore…l’INDACO. </strong><br />
<strong>La nuova tonalità tuttavia fu legata soprattutto ad alcuni esseri umani. Bambini con problematiche comportamentali. Esseri umani ritenuti “anomali” per la società. Nancy Ann Tappe decise di studiarne più approfonditamente determinati atteggiamenti, scoprendone ben presto alcune caratteristiche interessanti. </strong><br />
<strong>Soprannominò tali esseri umani in giovane età: “Indigo Children” ovvero “Bambini Indaco”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel corso degli anni molti altri professori e ricercatori si unirono alla ricerca di Nancy Ann Tappe studiando il comportamento degli Indaco nel mondo. Riuscirono a classificare questa nuova generazione in quattro categorie ben definite: Interdimensionale, Artista, Concettuale,Umanista.</strong><br />
<strong>Si ipotizzò inoltre che i Bambini Indaco nel corso degli anni, e una volta presa coscienza di se, avrebbero preso definitivamente il posto dell’attuale essere umano. </strong><br />
<strong>Le qualità, la sensibilità, la fermezza, la forza di tale nuova generazione ritenuta regale e suprema, secondo più di una teoria, avrebbe salvato il mondo intero da inquinamento e distruzione, causata dalla prima versione dell’essere umano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tale teoria fu trascinata a fatica per anni, e per anni ostacolata dalle autorità di gran parte del mondo. Sul finire del 2020 fu negata definitivamente l’apertura di scuole dedicate prettamente ai Bambini Indaco. Fu ritenuto inutile, razzista e discriminante riunire in gruppi questa nuova e potente, seppur ipotetica, generazione di esseri umani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Italia fu tra le poche a sostenere la teoria legata ai Bambini Indaco. Seppure tale gesto fu legato a fattori puramente politici, la preoccupazione dello Stato Italiano fu anche quella di impedire il  trasferimento all’estero dei pochi ricercatori e scienziati eccellenti rimasti nella penisola Europea. </strong><br />
<strong>L’Italia portò così avanti ricerca e studio sulle capacità dei Bambini Indaco.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uno scienziato italiano su tutti credeva fermamente nelle caratteristiche e nel potere degli Indaco. Lui stesso ne era la prova vivente. </strong><br />
<strong>Nemico dello scienziato era il tempo. Ci sarebbero di fatto voluti ancora anni ed anni prima che questa nuova generazione prendesse veramente il sopravvento in difesa del Pianeta Azzurro, la Terra. Decise dunque di velocizzare sviluppo e consapevolezze di questa grande caratteristica dell’essere Indaco. </strong><br />
<strong>Lucio Manfredi dunque studiò a lungo la nanotecnologia applicabile all’essere umano, una tecnica che avrebbe aiutato, migliorato e rinforzato di gran lunga,  questa nuova etnia. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo scienziato e ricercatore Manfredi, primogenito di una ricca famiglia italiana, decise di effettuare ricerche proprie, senza condividerne i risultati con la comunità scientifica europea. Girò il mondo in cerca di Indaco che racchiudessero in se tutte le caratteristiche principali ovvero: L’Interdimensionale, l’Artista, il Concettuale e l’Umanista. Tali Indaco li soprannominò Indaco I.A.C.U. .</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Finalmente dopo anni di ricerche Manfredi insieme al nuovo gruppo di lavoro formato da tali I.A.C.U.: Mercurio Lucai, Silvia Florakis, Farnese Draco; diedero vita ad un progetto grandioso. La creazione di un’isola artificiale chiamata Rebirth la quale avrebbe ospitato solo ed esclusivamente Indaco da tutto il mondo. Questo accadde all’insaputa stessa dei prescelti ad abitarne il territorio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I piani originali di Manfredi tuttavia prevedevano qualcosa che andava ben oltre la semplice salvaguardia di tale etnia. Negli anni a venire Manfredi avrebbe riunito gli Indaco in Torri gigantesche sparse in tutto il mondo. Una volta riunita gran parte di questa etnia in immense costruzioni, avrebbe eliminato il resto dell’umanità con il solo scopo di proteggere la Terra dalla distruzione e dall’inquinamento causato da quell’essere umano ritenuto “inferiore”. La nanotecnologia sarebbe giunta in suo soccorso anche in questo caso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Successivamente al tradimento da parte di Farnese e la morte di uno dei più preziosi collaboratori e amici, Mercurio; Manfredi decise di proseguire ugualmente per la sua strada costringendo l’ormai riluttante ultimo elemento del gruppo, la greca Silvia Florakis, a lavorare per lui. </strong><br />
<strong>Le forze ribelli su Rebirth, con a capo lo stesso Farnese, per anni cercarono di ostacolare i piani del Presidente Lucio Manfredi. </strong><br />
<strong>La Cacciatrice di Taglie Mira ingaggiata dallo stesso Manfredi ebbe il compito di contrastare i Ribelli, e non a caso la donna fu assoldata dal Presidente. Mira infatti oltre ad essere la figlia del suo grande amico e collaboratore Mercurio, nascondeva in se un grande mistero legato ad una nuova generazione di nanomacchine sconosciute persino allo stesso Manfredi. A sua volta la nanotecnologia contenuta in Mira era legata alla così detta Melodia scoperta da Mercurio e contenuta nel ciondolo che la donna portava al collo. </strong><br />
<strong>L’ossessione di Manfredi nel riprodurre fedelmente la tecnologia contenuta nel sangue di Mira era pari solo alla ricerca sulla riattivazione di tale Melodia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La scomparsa improvvisa di Manfredi lasciò tutto il mondo disorientato. Il potere da quel momento finì nelle mani del suo vice Presidente Andrei Damian che ne portò avanti il folle piano. </strong><br />
<strong>A differenza di Manfredi, Andrei Damian bramava semplicemente il potere…ebbe molto di più…e ciò rafforzò in se la frenesia di dominio.</strong></p>
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		<title>“N – A – N – O” – 67° capitolo</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 09:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“N — A — N — O”
t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

http://www.youtube.com/watch?v=Jss6ZClHjdY


67°
Cap.
Torre 1, 7° Piano, 5° Strato, Appartamento di Mira
Davanti al monitor Roma e Nina rimasero stupiti come non accadeva da tempo nel rivedere dopo quattro anni, ancora vivo, il primo leader dei  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><strong>“N — A — N — O”</strong></h1>
<p style="text-align: center;">t   e   c   h   n   o   l   o   g   y</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Jss6ZClHjdY">http://www.youtube.com/watch?v=Jss6ZClHjdY</a></p>
</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2010/12/copertina40fine-copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1024" title="copertina40fine copia" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2010/12/copertina40fine-copia.jpg" alt="" width="525" height="750" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>67°</strong><br />
<strong>Cap.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Torre 1, 7° Piano, 5° Strato, Appartamento di Mira</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Davanti al monitor Roma e Nina rimasero stupiti come non accadeva da tempo nel rivedere dopo quattro anni, ancora vivo, il primo leader dei Ribelli Farnese.</strong><br />
<strong>“Roma, Mira non sta succedendo sul serio…”</strong><br />
<strong>“Nina ne so quanto te. E so anche che tu Mira l’avevi ucciso quattro anni fa.”</strong><br />
<strong>Mira fissò l’immagine al monitor.</strong><br />
<strong>“Evidentemente sapevamo la stessa cosa io e te Roma.”</strong><br />
<strong>Mira richiese il posto davanti al monitor per avvicinarsi di più a quell’immagine.</strong><br />
<strong>“Ti ho sparato un colpo dritto al cuore. I miei colpi non hanno mai fallito.”</strong><br />
<strong>Farnese abbozzò un lieve sorriso prima di rispondere.</strong><br />
<strong>“Sai in passato ti ho osservata Mira. Ti ho vista crescere. Ho seguito tutti i tuoi passi. Ho visto poi quello che sei diventata…oggi. Mercurio ne sarebbe fiero. Il mio amico sarebbe stato comunque fiero di te a prescindere dalle scelte che avresti preso…”</strong><br />
<strong>“Come fai ad essere ancora vivo?”</strong><br />
<strong>“Sai Mira, avrei voluto dirti sempre una di quelle frasi del tipo –sei come tuo padre- ma non è così.”</strong><br />
<strong>“Smettila non mi interessano queste stronzate! Voglio sapere come è possibile che tu sia ancora vivo?”</strong><br />
<strong>“Infatti mi sbagliavo Mira. Sei come tua madre! Sei tale e quale a Monica. Decisa, forte prima di tutto nello spirito…”</strong><br />
<strong>Mira scagliò entrambi i pugni sul piano in plastica frantumandolo in decine di pezzi. Il monitor rimase integro per il semplice fatto che era posizionato sulla parete.</strong><br />
<strong>“Il fatto che tu sia ancora vivo non mi impedisce di provare ad ucciderti di nuovo. Voglio sapere come mai sei ancora vivo e come hai fatto a contattarmi qui direttamente nella Tor…”</strong><br />
<strong>Mira si bloccò improvvisamente.</strong><br />
<strong>“Tu sei all’interno delle Torri non è così?”</strong><br />
<strong>Roma e Nina sempre più perplessi seguirono il discorso con attenzione in attesa di delucidazioni.</strong><br />
<strong>“Si Mira sono all’interno della Torre 1. E sono più vicino di quanto pensi. Diciamo pure che la mia stanza vi raggiungerà tra poco meno di cinque secondi.”</strong><br />
<strong>Roma e Nina si misero in allerta, le armi a disco tirarono fuori entrambe le canne corte pronte a sparare a scelta l’onda d’urto o i micidiali proiettili che avrebbero perforato anche un muro di acciaio dello spessore di un metro e mezzo.</strong><br />
<strong>“Hai presente il tuo bell’idromassaggio? La tua casa è piena di sorprese.”</strong><br />
<strong>Nina e Roma uscirono di corsa dalla stanza segreta nascosta nel giardino artificiale. Mira prima di lasciare quella stanza tirò via dal muro il prototipo 05 dell’arma a disco attrezzata per il volo. Raggiunse gli altri nel salone che vide completamente devastato dalla precedente lotta di Roma e Nina contro le Guardie. Di fronte c’era l’entrata nella sala idromassaggio. Con cautela Nina si avvicinò alla porta seguita da Roma e subito dopo Mira che superando entrambi si posizionò accanto alla porta per digita il codice di apertura.</strong><br />
<strong>“Mira perché io non ho una piscina come questa in casa mia? Eppure abitiamo allo stesso piano.”</strong><br />
<strong>Roma riuscì a trovare divertenti le parole di Nina seppure la tensione era alle stelle.</strong><br />
<strong>“Mira è davvero possibile che una stanza intera possa viaggiare nel cuore della Torre 1?”</strong><br />
<strong>“Lo vedremo presto Roma.”</strong><br />
<strong>Mira bloccò la cascata d’acqua in fondo alla stanza rivelandone una botola.</strong><br />
<strong>Nina e Roma puntarono contro la parete le armi cariche.</strong><br />
<strong>“Mira cosa vuoi che facciamo con lui?”</strong><br />
<strong>“Non lo so Roma. Questo è uno di quegli imprevisti piuttosto inatteso di cui ti parlavo.”</strong><br />
<strong>Nina fissò Mira sott’occhio.</strong><br />
<strong>“Questo appartamento è davvero una continua sorpresa. Dove porta quella botola?”</strong><br />
<strong>Mira applicò il prototipo 05 di arma a disco alle sue spalle. Un momento di concentrazione e il suo abito nero riprese il colore e le forme originali. Strisce rosse e blu presero vita cosi come la minigonna mozzafiato raggiunse vette pericolose anche se questa volta pantaloncini aderenti ne coprivano le cosce. Mentre lunghi stivali fasciarono gran parte delle lunghe gambe.</strong><br />
<strong>“Stupisce anche me credimi Nina. Dove porta? Un giorno te lo spiegherò! Credo che adesso stia avvenendo qualcosa.”</strong><br />
<strong>La parete bombata dove inizialmente scorreva la cascata si apri al centro. Mira senza indugiare si portò verso di essa mentre Nina e Roma le coprivano le spalle.</strong><br />
<strong>Le tue metà scorrevoli mostrarono una porta vecchio stile munita di una maniglia in ferro. </strong><br />
<strong>“Questa! E’ una di quelle cose che mi stupiscono del mio appartamento Nina.”</strong><br />
<strong>Di fronte la Cacciatrice di Taglie si mostrò la figura di Farnese. L’uomo, che quattro anni prima credeva di aver ucciso, era li davanti che la fissava.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Farnese</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/farnese3-copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1141" title="farnese3 copia" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/farnese3-copia.jpg" alt="" width="521" height="744" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Mira, che ne dici di rimandare le spiegazioni a più tardi? Una cosa è certa, al momento stiamo dalla stessa parte…e vogliamo far fuori lo stesso uomo.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mira osservò Farnese, gli indumenti erano completamente macchiati di sangue. Notò un nuovo taglio sulla fronte che le confermava il violento scontro avuto poco prima. Sapeva che la tra le caratteristiche della prima NANO5 -#1 non c’era quella di ripristinare la pelle da profondi tagli. E lo dimostrava anche la sua più vecchia cicatrice che partiva dalla fronte destra e attraversava l’occhio per finire sulla guancia. </strong><br />
<strong>Mira si era chiesta più volte come si fosse procurato quel taglio. Conosceva solo in parte la storia di colui che insieme alla Scienziata Florakis, Smithson, Manfredi e suo padre Mercurio avevano studiato per anni la nanotecnologia e avevano messo i piedi il progetto di Rebirth.</strong><br />
<strong>Farnese aspettò a lungo un qualsiasi gesto da parte della donna. </strong><br />
<strong>Mira fece un cenno, Nina e Roma abbassarono le armi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Voglio solo sapere come raggiungere Damian. Al resto penserò io. Tu non farai nulla!”</strong><br />
<strong>“-Tu non farai nulla- che parolona da sputare in faccia ad un uomo che è stato imprigionato per quattro anni, e che ha sempre cercato di fare ciò che la nostra bella guerriera dai capelli rossi ha compreso solo oggi. Piccola! Sarai tu a fare quello che dico se vuoi mettere le mani su Damian…”</strong><br />
<strong>Nina e Roma si guardarono in volto. Quelle parole Farnese non avrebbe mai dovuto dirle. Mira si avvicinò all’uomo passando all’interno della piscina. Ogni passo della donna muoveva onde che schizzavano sul bordo in cui si affacciava Farnese. </strong><br />
<strong>Mira uscì dall’acqua lentamente con un sorriso diabolico sul volto. Farnese si ritrovò faccia a faccia con la donna, ma non indietreggiò.</strong><br />
<strong>“Attento a quello che dici! Non ho ne voglia ne tempo da perdere con certe cazzate!”</strong><br />
<strong>L’uomo si avvicinò al viso di Mira quasi a sfiorarne il naso.</strong><br />
<strong>“Altrimenti che fai? Mi uccidi un’altra volta?”</strong><br />
<strong>Il respiro di Mira si fuse con quello di Farnese. L’uomo non staccò lo sguardo dalla donna neanche per battere le ciglia. Mira avvertì una strana sensazione. Sentì risalire dentro di se come una grande rabbia, la circolazione correva più del normale. Sentì il cuore batterle in gola, una sensazione di rabbia differente da quella classica. Avrebbe voluto colpire Farnese con tutta la sua forza, ma non fece nulla. Abbassò lo sguardo per un solo secondo.</strong><br />
<strong>“Dimmi come raggiungere Damian! Del resto ne riparleremo alla fine.”</strong><br />
<strong>Farnese non si spostò dal viso di Mira e continuò a fissarla intensamente.</strong><br />
<strong>“D’accordo. Ne riparleremo quando sarai più tranquilla.”</strong><br />
<strong>Mira rispose usando questa volta un tono più basso.</strong><br />
<strong>“Non sfidare la sorte Farnese. Per il momenti mi servi, ma non ne approfittare.”</strong><br />
<strong>L’uomo sorrise.</strong><br />
<strong>“Felice di servirti questa volta. Credo che lo troverò interessante.”</strong><br />
<strong>Mira fece un passo indietro con espressione scocciata. Il tacco però scivolò sul gradino della piccola piscina. La Cacciatrice si ritrovò inclinata verso l’acqua. La forte e rapida presa di Farnese aveva evitato un’imbarazzante bagno per lei. Tuttavia Mira infastidita dalla cosa si tolse frettolosamente le braccia di Farnese dai propri fianchi.</strong><br />
<strong>“Hai detto che sei stato imprigionato per quattro anni in una piano nascosto nella Torre 1.”</strong><br />
<strong>“E’ quello che ho detto! Una prigione trasparente con vista. La luce non mi mancava di certo.”</strong><br />
<strong>“Mostrami questa prigione. Ho un’idea!”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mira</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/mira-plus-ultra.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1132" title="mira plus ultra" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/mira-plus-ultra.jpg" alt="" width="560" height="582" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nei pressi della Sacca di Contenimento, rifugio dei Ribelli</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mya si trascinò a fatica verso la sua amica Evi che era lì in piedi con aria assente.</strong><br />
<strong>“Evi perdonami! Perdonami non sono riuscita ad aiutarti. EVI! EVI!”</strong><br />
<strong>Evi riprese lucidità e notò Mya ancora in ginocchio con le mani al collo. Si abbassò verso l’amica mettendole le mani sul viso.</strong><br />
<strong>“Amica mia…stai bene ora?”</strong><br />
<strong>Mya non riuscì a rispondere subito a quella domanda. Il tono tranquillo di Evi le dava un dolore maggiore. Quella donna aveva portato via la bambina e non avevano potuto far nulla per fermarla. </strong><br />
<strong>“Evi mi dispiace! La riprenderemo te lo prometto.”</strong><br />
<strong>“No Mya. Andrò io da sola a riprendere mia figlia.”</strong><br />
<strong>Intanto in lontananza Mya vide arrivare Dakhar, Anzori e Agar subito dietro Agnes che portava qualcosa fra le braccia.</strong><br />
<strong>“Per tutti gli Dei!”</strong><br />
<strong>La sorpresa di Mya attirò l’attenzione di Evi verso il gruppo mentre altri ribelli e amici si avvicinarono dalla Sacca di Contenimento dopo la richiesta di aiuto lanciata da Mya. Evi non ebbe il coraggio di credere in quel miracolo. Al fatto che Agnes insieme agli altri avevano recuperato la piccola Luna.</strong><br />
<strong>Una situazione irreale per Evi. Vedere Agnes avvicinarsi con quel piccolo fagotto, quel bambino che di certo non era sua figlia. </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Agnes</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/05/Agnes.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1471" title="Agnes" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/05/Agnes.jpg" alt="" width="267" height="219" /></a><br />
<strong>“Cosa sta succedendo Agnes?”</strong><br />
<strong>“Evi…questo bambino si chiama Anco ed è il figlio di uno dei nuovi guerrieri da cui ci toccherà stare alla larga. Una certa Nadia. Era nelle mani di Kaory e lo ha consegnato a noi per proteggerlo…Evi…dove la bambina?”</strong><br />
<strong>Mya rispose alla domanda della donna mentre Evi senza versare alcuna lacrima, guardava il piccolo Anco e ripensava alla sua bambina nelle mani di quella donna. Deve essere la stessa donna pensò. Aveva la sensazione che quel bambino fosse proprio suo figlio. </strong><br />
<strong>Riuscì a mormorare qualcosa che non tutti compresero eccetto Agnes.</strong><br />
<strong>“Quale destino hanno preparato gli Dei per me? Perché è accaduto tutto questo?”</strong><br />
<strong>“Evi…riusciremo a riprendere la bambina. Te lo prometto.”</strong><br />
<strong>“Agnes, la donna che ha rapito mio figlio…sono certa che si tratta della stessa donna che ha avuto questo bambino…lo sento, non so come spiegartelo. Io…”</strong><br />
<strong>“Evi, Evi calmati ho capito! Ora portiamo al sicuro questo bambino. Poi andremo alla ricerca di tua figlia. La sensazione che hai detto di avere potrebbe essere una pista. Direi che il primo posto da visitare è proprio il pub di Kaory, il Green Fairy. Avviseremo Sara e Leone che ci aiuteranno nel piano di recupero.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Torre 1, Piano occulto all’apice della costruzione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La porta di quella che era stata la cella di Farnese per quattro lunghi anni era completamente spalancata. L’uomo era riuscito a decifrare i codici di accesso direttamente dalla stanza Presidenziale. Sapeva che prima o dopo sarebbe tornato in quel luogo. </strong><br />
<strong>Nina e Roma ne rimasero quasi affascinati. Una piramide incastonata in una struttura esagonale fatta di tre piani completamente trasparenti, pavimento compreso. Mira entrò fin dentro la prima stanza e salì subito al secondo piano da una scala a chiocciola anch’essa trasparente.</strong><br />
<strong>“Non la definirei una prigione. Un paio di poltrone, un bagno, un tavolo…”</strong><br />
<strong>“Certo Mira. Immagino che tu sia abituata da sempre a vivere in una prigione. L’unica differenza è che la tua è stata una scelta.”</strong><br />
<strong>“Mi hai colpita in pieno! Ora mi sento veramente in colpa per ciò che ti ho detto.”</strong><br />
<strong>Il sarcasmo di Mira poteva risultare fastidioso in tutt’altra situazione, eppure Farnese sorrise.</strong><br />
<strong>“Se mi accenni al piano posso almeno darti qualche consiglio sul…”</strong><br />
<strong>“Non ho bisogno dei tuoi consigli. Resta semplicemente a guardare, al resto penso io.”</strong><br />
<strong>Farnese rinunciò ricordando quanto fosse testarda la donna. Osservò Roma e Nina in cerca di un segno da parte loro. Fu Roma a chiedere delucidazione al suo ex capitano.</strong><br />
<strong>“Mira che hai intenzione di fare?”</strong><br />
<strong>La donna fece scivolare la mano contro il vetro di quella costruzione piramidale. Oltre vi era uno spazio vuoto e ancora un vetro, quello della Torre.</strong><br />
<strong>“Nina raggiungimi. Mi servirà tutta la potenza di un onda d’urto. Riesci a distruggere entrambi i vetri con un paio di colpi?”</strong><br />
<strong>Roma dal basso iniziò a comprendere il piano di Mira. Capì il perché la donna aveva portato con se il prototipo arma a disco 05.</strong><br />
<strong>“Mira…non vorrai…”</strong><br />
<strong>“Si Roma voglio…e lo sto per fare. Secondo i miei calcoli la stanza Presidenziale è duecento metri più sotto.”</strong><br />
<strong>Farnese non riuscì a credere alle proprie orecchie. Salì anch’egli al secondo piano.</strong><br />
<strong>“Mira non sono qui per fermarti. Ma non puoi essere certa della presenza di Andrei nella stanza e neanche che la stanza stessa stia al suo posto nel momento stesso in cui farai irruzione.”</strong><br />
<strong>“E in quale altro posto potrebbe nascondersi quel codardo se non nella stanza Presidenziale?”</strong><br />
<strong>“Anche se fosse Mira…come pretendi di raggiungerla. In volo?”</strong><br />
<strong>Lo sguardo di Mira rispose alla sua domanda.</strong><br />
<strong>“Ok, allora dimmi come sfonderai il vetro in volo prima di entrarci? Le tue armi per quanto potenti siano non lo distruggeranno.”</strong><br />
<strong>“Roma dovrai prestarmi la tua arma a disco.”</strong><br />
<strong>“Certo Mira, ma come farai a…voglio dire…sono armi personali che riconoscono il proprietario dal sangue…”</strong><br />
<strong>Roma si staccò l’arma dal polso. Le tre punte alla base del disco, ramificate nella carne, si sfilarono dai muscoli con estrema difficoltà e un bel po’ di dolore. L’arma in dotazione ai Cacciatori di Taglie infatti andrebbe applicata e tolta quando è spenta. </strong><br />
<strong>Le tre ramificazioni di acciaio rientrarono divenendo nuovamente tre piccoli coni. </strong><br />
<strong>Roma lanciò il disco nelle mani di Mira. La Cacciatrice applicò l’arma al polso e questa si collegò con estrema facilità. La donna provò a controllarne l’uscita delle due canne corte e l’apertura centrale. Tutto funzionava a dovere tra lo stupore di Nina e Roma.</strong><br />
<strong>Farnese si avvicinò alla donna che sembrava ormai pronta a seguire il suo pazzo piano.</strong><br />
<strong>“Mira…fai attenzione. Andrei Damian non è più l’uomo che conoscevi.”</strong><br />
<strong>“La carica da Presidente gli ha dato già alla testa?”</strong><br />
<strong>“Mira non sto scherzando. Ha una forza sovrumana e tempi di guarigione triplicati rispetto ai nostri.”</strong><br />
<strong>Mira guardò Farnese dritto negli occhi.</strong><br />
<strong>“Forse rispetto ai tuoi. Credo di sapere con cosa avrò a che fare.”</strong><br />
<strong>Farnese le mise una mano sulla spalla e la cosa spiazzò Mira rendendola particolarmente nervosa.</strong><br />
<strong>“Fai attenzione!”</strong><br />
<strong>“Non ho bisogno delle tue raccomandazioni. Andate via da qui! Ci vedremo all’uscita tra meno di un’ora.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mira portò la mano destra dietro la schiena nel punto dove aveva collegato il prototipo 05. Tirò giù la metà bassa del prototipo dividendo il disco in due parti collegate fra loro da due tubicini paralleli,pieni di liquido trasparente. All’interno di questi risalirono due minuscole sfere di colore blu che iniziarono a vorticare creando in quel liquido trasparente una sorta di ebollizione.</strong><br />
<strong>“Nina sei pronta?”</strong><br />
<strong>“Lo sono sempre amica mia!”</strong><br />
<strong>Mira si voltò sorridendole poi guardò fuori verso il cielo. Ripensò al volo di quella piccola aquila che da anni girava intorno alle Torri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Partì un primo colpo dall’arma a disco di Nina che mandò in frantumi tutta la facciata del secondo piano. Tra Mira e il finestrone della Torre c’erano almeno cinque metri. </strong><br />
<strong>Un secondo colpo Nina lo piazzò direttamente sulla vetrata esterna che questa ebbe un sussulto pesante, ma non andò in frantumi. Fu in quel momento che Mira iniziò a correre verso di essa pistola in pugno. Sugli occhi si abbassarono le sue classiche lenti protettive color arancio. </strong><br />
<strong>Durante il salto tre colpi precisi sparati nello stesso punto mandarono in frantumi anche il secondo vetro. Mira era ormai in volo a oltre sei chilometri dal suolo sui cieli di Rebirth.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mira<br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/07/pagina-5-21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1643" title="pagina 5 (2)" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/07/pagina-5-21.jpg" alt="" width="539" height="267" /></a></strong>disegno di<strong><a href="http://www.cartoonmag.it/news/intervista-al-giovane-talento-claudio-avella.html"> Claudio Avella</a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=0piGAeN03eQ">http://www.youtube.com/watch?v=0piGAeN03eQ</a></p></p>
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		<title>“N – A – N – O” – 65° capitolo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 12:25:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
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t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

http://www.youtube.com/watch?v=Jss6ZClHjdY


65°
Cap.
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			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><strong>“N — A — N — O”</strong></h1>
<p style="text-align: center;">t   e   c   h   n   o   l   o   g   y</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Jss6ZClHjdY">http://www.youtube.com/watch?v=Jss6ZClHjdY</a></p>
</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2010/12/copertina40fine-copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1024" title="copertina40fine copia" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2010/12/copertina40fine-copia.jpg" alt="" width="525" height="750" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>65°</strong><br />
<strong>Cap.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le moto dei Cacciatori di taglie si allontanarono portando via con se Yuri, Amauri e Fausto. Dalla Torre 1 e dalla Torre 3 Polizia Governativa e Guardie delle Torri in numero massiccio inseguirono i fuggiaschi, mentre nella Torre 2 Mira, Roma e Nina si diressero ai piani superiori in cerca di Andrei Damian.</strong><br />
<strong>Mira non disse una parola durante la salita in ascensore. Fu Nina a rompere il silenzio.</strong><br />
<strong>“Mira riguardo Chaco cosa vuoi che facciamo?”</strong><br />
<strong>“Chaco…Chaco ha scelto la sua strada. Non sarò certo io a fargliela pagare…Mi chiedo solo perché non l’abbiate tenuto lontano dal G 30.”</strong><br />
<strong>“Mira non so che dire. Aveva accettato di aiutarti, ma evidentemente…Con Roma ho assistito alla scena dai monitor del Comandante Vincent. A proposito…lui è…lui sembra distrutto dalla morte di suo figlio.”</strong><br />
<strong>“Vincent era cosciente di ciò che poteva accadere. Chaco è stato solo uno dei mille imprevisti che i ribelli avrebbero incontrato per strada.”</strong><br />
<strong>Roma intervenne sulle parole di Mira.</strong><br />
<strong>“Non sono d’accordo con te. Chaco non si può ritenere un imprevisto. Quando abbiamo parlato con il resto della squadra non si è tirato indietro…ci ha traditi! Questa è la verità!”</strong><br />
<strong>“E non è un imprevisto quello?”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La salita terminò al primo Piano della Torre 2. I tre Cacciatori di Taglie si diressero al tunnel di collegamento con la Torre 1. Lo stato di allarme attivato nelle tre enormi strutture aveva creato un panico tale da creare disordine durante la fuga oltre alla chiusura delle attività commerciali. Il passaggio di Mira, Roma e Nina non passò comunque inosservato. Gli abitanti della Torre indicavano i tre in fuga come fossero terroristi. </strong><br />
<strong>Raggiunsero finalmente l’ascensore più vicino. Era pieno di gente, almeno una ventina. L’entrata di Mira e dei suoi amici creò panico. Nina e Roma chiesero loro di stare calmi. Era loro intenzione raggiungere il Quinto Strato al Settimo Piano…in pratica l’area Presidenziale. Li si nascondeva con tutta probabilità Andrei Damian. In quell’ascensore pieno di civili sarebbero passati inosservati bisognava dunque approfittare fintanto che era possibile.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Nina e Roma</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/05/roma-.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1573" title="roma" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/05/roma-.jpg" alt="" width="541" height="650" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Zona 4 di Rebirth, parco abbandonato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il passo svelto di Cayco lasciò dietro di qualche metro Luca, Spam e Siege.</strong><br />
<strong>“Non ha senso che corri avanti da solo. Siamo qui per piantare degli esplosivi…”</strong><br />
<strong>“E allora pianta gli esplosivi senza fare tutte queste chiacchiere!”</strong><br />
<strong>Luca si lanciò contro Cayco. In un secondo si riaccese la scintilla di sfida tra i due.</strong><br />
<strong>“Qual è il tuo problema?”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Luca</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2010/10/Luca.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-783" title="Luca" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2010/10/Luca.jpg" alt="" width="490" height="700" /></a><br />
<strong>Cayco non si mosse di un centimetro quando si ritrovò Luca praticamente sotto il naso.</strong><br />
<strong>“Io non ho problemi…mi sembra che tu ne abbia…o mi sbaglio?”</strong><br />
<strong>Spam alzò gli occhi al cielo mentre suo fratello Siege incrociò le braccia e sorrise.</strong><br />
<strong>“Bene, bene. Appena conosciuti e già grandi amici…vero fratello?”</strong><br />
<strong>“Siege smettila non ti intromettere.”</strong><br />
<strong>“Non ci penso proprio…voglio vedere proprio come va a finire.”</strong><br />
<strong>Spam si avvicinò ai due cercando di mediare.</strong><br />
<strong>“Ah bene fratello…questo perché non dovevo intromettermi!”</strong><br />
<strong>“Zitto cazzone!”</strong><br />
<strong>Spam alzò le braccia verso i due ragazzi che ormai avevano gonfiato i muscoli.</strong><br />
<strong>“Luca e tu Cayco, abbiamo una missione. Dobbiamo seminare un po’ di esplosivi in questa zona, tra un po’ il primo gruppo dei nostri porterà direttamente nella trappola quelli della P.G. e se non saremo pronti c’è li ritroveremo addosso. Il mio compito e creare la sorpresa non lanciare le bombe al volo. Chairo?”</strong><br />
<strong>Spam prese per un braccio entrambi allontanandoli di qualche centimetro, Cayco si tirò via bruscamente da Spam.</strong><br />
<strong>“Non toccarmi!”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Cayco</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2010/05/cayco11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-470" title="cayco1" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2010/05/cayco11.jpg" alt="" width="495" height="700" /></a><br />
<strong>“Con la pelle ridotta in quel modo credimi…non mi fa particolarmente piacere toccarti.”</strong><br />
<strong>Luca continuò a tenere lo sguardo fisso su Cayco.</strong><br />
<strong>“Il tuo amico continua a fissarmi. Hai ancora qualche problema?”</strong><br />
<strong>“Sei tu il mio problema da oggi.”</strong><br />
<strong>“Incredibile cosa possano scatenare le parole di una donna non è vero? -Amico-”</strong><br />
<strong>Luca infuriato cercò di liberarsi da Spam che continuava a tenerlo stretto per un braccio.</strong><br />
<strong>“Smettetela entrambi! Abbiamo un lavoro da fare per la miseria!”</strong><br />
<strong>“Spam”</strong><br />
<strong>“Zitto Siege!”</strong><br />
<strong>“Spam…”</strong><br />
<strong>“Ti ho detto di tacere Siege!”</strong><br />
<strong>“Zitto tu BRUTTO IDIOTA! Sento un rumore.”</strong><br />
<strong>Cayco, Spam e Luca aguzzarono le orecchie. Effettivamente un ronzio si percepiva nell’aria. Non ebbero il tempo di ragionarci su. Sei moto nere schizzarono fuori dal nulla. Le prime due con un balzo evitarono per un pelo Cayco che si lanciò su Spam e Luca per buttarli a terra. Le altre quattro moto circondarono i tre ragazzi presi di sorpresa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><br />
<strong>La cupola nera che copriva i piloti si aprì e ne uscirono Thore con a bordo Yuri, Giulia, Yamiko, Paul con a bordo Fausto e Sienna con Amauri alle spalle.</strong><br />
<strong>Spam e Siege tirarono fuori due ordigni esplosivi, mentre Luca si appropriò di due lame corte infilate nei pantaloni di antico jeans.</strong><br />
<strong>Cayco si rialzò da terra per ultimo con un ghigno stampato sul volto.</strong><br />
<strong>“Fermi! Sono dei nostri…almeno per tre di loro.”</strong><br />
<strong>Fausto scese per primo dalla moto seguito da Amauri e Yuri. </strong><br />
<strong>“Ma allora è vero! Tu sei il figlio di Leone? Sei Luca!”</strong><br />
<strong>“Tu sei Fausto giusto?”</strong><br />
<strong>I sei si abbracciarono fra loro mentre i Cacciatori di Taglie abbandonarono le proprie moto. Thore si avvicinò a Cayco così come Sienna.</strong><br />
<strong>“Tu! Mira ci aveva accennato della tua presenza tra i ribelli.”</strong><br />
<strong>Luca abbandonò l’abbraccio di Fausto e seguì la scena. Vide Cayco piuttosto in difficoltà. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Che ne dite se ne parliamo più tardi?”</strong><br />
<strong>Sienna intervenne con una certa cattiveria contro Cayco.</strong><br />
<strong>“Parlare di cosa? Di una spia redenta di Manfredi tra i ribelli? E’ quello che sei!”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Cayco</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/06/cayco2_ritagliata.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1625" title="cayco2_ritagliata" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/06/cayco2_ritagliata.jpg" alt="" width="359" height="650" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le parole di Sienna fecero scattare Luca contro Cayco come una furia.</strong><br />
<strong>“Spia bastarda! Ti ammazzo!”</strong><br />
<strong>Luca lanciò in corsa il pugnale corto, che aveva per le mani, con un’abilità unica. La lama però non raggiunse mai Cayco che riuscì straordinariamente a bloccare l’arma in volo e rilanciarla verso Luca. La lama tagliò profondamente lo zigomo sinistro del ragazzo che non fermò la sua corsa contro Cayco. </strong><br />
<strong>Lo scontro fu violento entrambi caddero sul duro terreno. </strong><br />
<strong>Luca iniziò a prendere a pugni Cayco che riuscì a fermarlo prima che gli rompesse la faccia. Con abilità Luca fece pressione a terra con le braccia bloccate da Cayco e si alzò su di esse. Il movimento fece perdere la presa delle braccia a Cayco che si ritrovò fra le mani solo la t-shirt del ragazzo che era balzato all’indietro per liberarsi.</strong><br />
<strong>Cayco non perse tempo. Si rialzò per affrontare una volta per tutte Luca.</strong><br />
<strong>Spam chiese ai presenti di non intervenire. Era una questione che dovevano assolutamente risolvere per il bene di tutti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cayco si lanciò con un pungo verso Luca che evitò prontamente. Mossa scontata per Cayco che nel frattempo colpì alle caviglie l’avversario. I Cacciatori di Taglie si ritrovarono in cerchio a seguire la lotta fra i due. </strong><br />
<strong>Thore fissò Paul sorridendo. Evidentemente anche all’amico quello scontro faceva tornare in mente gli incontri notturni fra lui Paul e Roma quando si riducevano quasi in fin di vita per puro piacere.</strong><br />
<strong>Cayco si ritrovò sul suo avversario. Avrebbe potuto colpirlo ripetutamente, ma non fece nulla. Con estremo affanno cercò di dire qualcosa a Luca.</strong><br />
<strong>“Non abbiamo tempo per queste cazzate se vogliamo proteggere i ribelli e anche la tua AMICA Silvia.”</strong><br />
<strong>Cayco si rialzò abbandonando Luca al suolo, ma il ragazzo era troppo infuriato dalle sue parole e dal fatto che fosse una spia del Governo di Rebirth. Corse alle sue spalle abbattendolo al suolo. Iniziò a prenderlo a pugni. Continuò a scagliare pugni su Cayco senza che lui reagisse minimamente. </strong><br />
<strong>Quasi senza fiato Luca si fermò. Aveva pronto ancora una serie di pugni per Cayco.</strong><br />
<strong>“Perché non ti difendi bastardo! Difenditi! Combatti!”</strong><br />
<strong>L’espressione di Cayco era nascosta in una maschera di sangue.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Luca</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/06/luca_ritagliato.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1624" title="luca_ritagliato" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/06/luca_ritagliato.jpg" alt="" width="485" height="650" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spam poggiò una mano sulla spalla dell’amico.</strong><br />
<strong>“Ora basta Luca. Non credo sia lui il nemico da combattere. LUCA mi ascolti?”</strong><br />
<strong>Luca rivolse finalmente lo sguardo a Spam. Il respiro era affannato, gli occhi tornarono nuovamente su Cayco steso a terra sanguinante. </strong><br />
<strong>Luca si risvegliò come da un incubo. Guardò la propria mano imbrattata di sangue. Si rialzò come smarrito. I Cacciatori di Taglie spazientiti tornarono verso le proprie moto. Amauri andò ad aiutare Cayco a rialzarsi.</strong><br />
<strong>“Amico…sembri ancora vivo…riesci a rialzarti?”</strong><br />
<strong>Cayco vide Amauri porgergli una mano, sorrise mentre il sangue continuava ad uscire dalla bocca.</strong><br />
<strong>“Amico?”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Amauri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/05/amauri-copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1508" title="amauri copia" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/05/amauri-copia.jpg" alt="" width="428" height="525" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parco abbandonato confine Zona4 e Zona 5</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Agnes guardava quella bambina e non credeva ancora ai propri occhi. Il dolore alla spalla non lo accusava quasi del tutto. Mya aveva un forte dolore alla testa e mentre Agar aveva riportato solo qualche taglio sulle braccia, Anzori e suo fratello Dakhar avevano avuto la peggio.  Durante l’urto infatti sia Agnes che Mya erano finite addosso facendo da cuscino ammortizzante. Dolori alla schiena, alla testa e alle articolazioni non gli permisero di rialzarsi subito dal suolo. </strong><br />
<strong>Agnes stava dando loro una medicina preparata da lei, avrebbe attenuato il dolore, ma lo sguardo rimaneva fisso sulla bambina e su Evi che la teneva in braccio. </strong><br />
<strong>Evi incrociò lo sguardo della sciamana, per qualche secondo le due donne si guardarono fisse. Evi perse il sorriso dal volto. Il momento fu interrotto dalla gioia di Mya che allo stesso tempo voleva organizzare il da farsi per portare a termine il piano.</strong><br />
<strong>“E’ un vero miracolo quello che è accaduto qui oggi. Gli Dei ti hanno protetta Evi.”</strong><br />
<strong>“No Mya. Questa volta gli Dei non centrano con questo miracolo…non centrano.”</strong><br />
<strong>Finalmente Dakhar riuscì a rialzarsi.</strong><br />
<strong>“Ma cosa è successo Evi? Hai avuto le contrazioni mentre guidavi?”</strong><br />
<strong>“No Dak. Credo di aver investito una donna. Anzi sono convinta di averla travolta…ma lei…ecco lei…”</strong><br />
<strong>Agnes terminò la frase di Evi aggiungendo qualche particolare in più.</strong><br />
<strong>“Era uno dei guerrieri che hanno affrontato nel parco Cayco, Mira e Sara. Io c’ero e ho visto ciò di cui sono capaci…”</strong><br />
<strong>“Agnes, qui non ci sono corpi…è possibile che si tratti di qualche animale. Anche se fatta eccezione per i cani e per i gatti in città non esistono animali così grossi su Rebirth.”</strong><br />
<strong>“Dakhar credo che Evi abbia visto giusto. E’ probabile che abbia volutamente creato l’incidente per eliminarci…”</strong><br />
<strong>Evi interruppe Agnes.</strong><br />
<strong>“Ma non l’ha fatto! Io…io ecco ho visto ciò che mi ha&#8230;.So che può sembrare incredibile. Non so spiegare…”</strong><br />
<strong>Evi continuava a cullare la bambina tra le braccia. L’impressione che ebbe Agnes non fu quella di un bambino nato da poco più di un’ora. Aveva l’impressione che avesse più di qualche ora forse giorni.</strong><br />
<strong>Evi iniziò a piangere e mentre raccontava continuava a cullare la piccola neonata.</strong><br />
<strong>“Avevo le gambe spezzate, il braccio destro schiacciato sullo schienale del furgone. Stavo per morire, non sentivo più la bambina dentro di me. Quella donna ha fatto qualcosa, mi ha fatto qualcosa. Si è tagliata volutamente e ha versato il suo sangue sulla mia ferita. Agnes! Pochi minuti dopo con le mie sole forze ho raddrizzato il cruscotto e il volante incastrati nel mio ventre te ne rendi conto?”</strong><br />
<strong>Anzori, Dakhar, Mya e Agar erano sbigottiti dal racconto di Evi.</strong><br />
<strong>“Una volta libera con le mie sole forze ho raggiunto quell’albero ed ho partorito la mia piccola Luna. Dopo ho avuto la forza di tirare fuori tutti voi dal furgone. Agnes…quella donna, chiunque essa sia mi ha salvato la vita e quella della mia piccola.”</strong><br />
<strong>Dakhar non poteva andare oltre. Il racconto era fin troppo assurdo per digerirne anche solo in parte la verità. </strong><br />
<strong>“Cosa facciamo adesso? Dobbiamo prepararci all’arrivo della P.G., dovremmo difendere l’arrivo dei Ribelli dal tunnel marino. In queste condizioni non so quanto potrò esservi di aiuto e credo anche mio fratello Anzori.”</strong><br />
<strong>“Parla per te io sto bene!”</strong><br />
<strong>Tra un lamento e l’altro anche Anzori si alzò da terra. Si riunirono tutti e cinque in cerchio per decidere il da farsi. Fu proprio Dakhar a dare un’idea.</strong><br />
<strong>“Direi di far tornare Evi alla Sacca di Contenimento, la bambina non può certo seguirci.”</strong><br />
<strong>Mentre Dakhar parlava, la giovane Agar si avvicinò alla bambina per salutarla e regalò un grande sorriso alla piccola.</strong><br />
<strong>“Noi quattro saremo poi in grado di gestire meglio la cosa. Non dobbiamo permettere che la polizia giunga nei pressi della stazione, potrebbe compromettere l’arrivo degli uomini di Leone.”</strong><br />
<strong>Dakhar guardò Agnes e poi intorno a se.</strong><br />
<strong>“I soccorsi non sono ancora arrivati dalla Sacca, questo è strano. Anzori…”</strong><br />
<strong>“Presente!”</strong><br />
<strong>“Controlla se il materiale nel furgone è ancora in tatto. Organizzeremo delle trappole in un area di almeno cinquecento metri. Questo dovrebbe rallentare se non demoralizzare i soldati.”</strong><br />
<strong>“Ma non possiamo mandare indietro Evi da sola.”</strong><br />
<strong>“Hai ragione Mya. La scorterai al rifugio.”</strong><br />
<strong>“D’accordo! Al mio ritorno ci vedremo al punto di incontro. Andiamo Evi.”</strong><br />
<strong>Prima di andare via Evi si rivolse a tutti.</strong><br />
<strong>“Fate attenzione mi raccomando.”</strong><br />
<strong>Evi si avvicinò ad Agnes.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Evi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/06/Evi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1627" title="Evi" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/06/Evi.jpg" alt="" width="650" height="450" /></a><br />
<strong>“Leggo timore, inquietudine nei tuoi occhi…E’ la mia bambina…So cosa stai pensando. Anch’io ho paura. Non so cosa mi aspetterà da oggi in avanti, ma sono sempre io. Nulla è cambiato.”</strong><br />
<strong>Agnes abbassò per un attimo lo sguardo. Quando lo rialzò i suoi occhi erano chiusi e le sue mani sfioravano la piccola Luna. Un canto religioso echeggiò fra gli alberi. Un canto che nella religione di Agnes fungeva da protezione e da portafortuna. Evi sorrise e baciò sulla guancia la donna sciamano.</strong><br />
<strong>Insieme a Mya ritornarono indietro verso la sacca di contenimento.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Agnes</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/04/Agnes.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1380" title="Agnes" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/04/Agnes.jpg" alt="" width="363" height="356" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=0piGAeN03eQ">http://www.youtube.com/watch?v=0piGAeN03eQ</a></p></p>
Visto da: 806<h2  class="related_post_title">Articoli correlati</h2><ul class="related_post"><li><a href="http://www.projectmira.it/n-a-n-o/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-62%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 62° capitolo">“N – A – N – O” – 62° capitolo</a></li><li><a href="http://www.projectmira.it/n-a-n-o/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-60%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 60° capitolo">“N – A – N – O” – 60° capitolo</a></li><li><a href="http://www.projectmira.it/n-a-n-o/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-59%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 59° capitolo">“N – A – N – O” – 59° capitolo</a></li><li><a href="http://www.projectmira.it/n-a-n-o/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-58%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 58° capitolo">“N – A – N – O” – 58° capitolo</a></li><li><a href="http://www.projectmira.it/n-a-n-o/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-46%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 46° capitolo">“N – A – N – O” – 46° capitolo</a></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>N-A-N-O tales – “Ellah” 2° parte. Scritto da Stefano D’Auria</title>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2011 11:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
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Per leggere la prima parte di &#8220;Ellah&#8221; cliccare questo link 
“N-A-N-O tales”
“Ellah”
Tutti camminano verso le vetrate seguendo l’uomo in nero, tranne Mercurio. Rimane fermo lì, immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto. “Tutto bene?” la voce di Silvia sembra distogliere Mercurio dai suoi pensieri.  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;"></h4>
<h4 style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1829" title="N-A-N-O tales – “Ellah” 2° parte. Scritto da Stefano D’Auria" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/05/nano-tales-copia11.jpg" alt="" width="416" height="400" /></h4>
<h4 style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/project-mira/n-a-n-o-tales-%E2%80%93-ellah-scritto-da-stefano-dauria.html">Per leggere la prima parte di &#8220;Ellah&#8221; cliccare questo link </a></h4>
<h2 style="text-align: center;"><strong><strong>“N-A-N-O tales”<br />
“Ellah”</strong></strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutti camminano verso le vetrate seguendo l’uomo in nero, tranne Mercurio. Rimane fermo lì, immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto. “Tutto bene?” la voce di Silvia sembra distogliere Mercurio dai suoi pensieri. Scrolla la testa come se l’amica l’avesse schiaffeggiato “Non ha mai cambiato espressione. Nemmeno una volta.” Silvia è sorpresa, ma prima che possa dire o fare qualcosa dire qualcosa Mercurio aggiunge “Quando ha fatto ripartire l’elicottero, quando ci ha salutati, quando ti ha parlato. Il tono di voce cambiava, ma non il viso, era sempre la stessa maschera impassibile.” Silvia rimane un attimo senza parole; colpita dal paesaggio montano non ci ha prestato molto attenzione caso. Poi “Fai sempre caso alle cose più strane.” Si rimette in cammino per raggiungere gli altri.</strong><br />
<strong>La segue di qualche passo “Sarà, ma a me non piace. Accidenti a me quando mi sono fatto convincere.” Tiene quest’ultimo pensiero per sé. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’uomo, che zoppica abbastanza vistosamente, fermatosi vicino ad una delle vetrate, si volta. Vedendo che Manfredi e Farnese l’hanno raggiunto e che Silvia e Mercurio si avvicinano, preme un pulsante e le vetrate si aprono come una vecchia porta automatica degli anni dieci. Entra e posa la borsa vicino all’entrata, si toglie la giacca e la sciarpa e l’appende ad un attaccapanni “Avanti posate le borse qui” picchia il bastone sulla borsa di Mercurio “vivo da solo, l’unica mia compagnia sono Kratchenko o qualcuno dei suoi quando mi vengono a portare i rifornimenti. Ogni tanto scendo in paese. Non che mi dispiaccia la compagnia però… Diavolo, sono un vero orso, sto qui a parlare e non mi comporto da ospite. Sistemate pure i vostri abiti li sopra” indica l’attaccapanni “Lei può gettare qui il sacchetto” si rivolge a Manfredi e indica una specie di cassetto “porta all’inceneritore. Io mangio sempre qui, in questo modo risparmio tempo”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Manfredi getta il sacchetto, mentre Farnese è il primo a togliersi giacca e cappello, imitato poi dagli altri dopo qualche istante. L’ingresso dalla balconata porta in una specie di grosso salone, con pareti dipinte di bianco e, fatta eccezione per l’attaccapanni vicino alle vetrate, completamente spoglie. Al centro un tavolo di legno con un grosso posacenere di marmo, accanto un divano di pelle nera e diverse poltrone. Sul lato opposto delle vetrate vi sono una grossa libreria che copre tutta una parete letteralmente stracolma di libri, al punto che sembra stia per cedere sotto il peso; sulla parete alla loro sinistra ci sono un mobiletto, anche’esso di legno, e un orologio a pendolo. Alla loro destra la parete è invece completamente spoglia, tranne che per una porta chiusa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da un lato Smithson (non si era ancora presentato ma era indubbio che fosse lui) ostenta ricchezza, dal 2016 è vietato fabbricare mobili di legno e quindi quest’ultimi erano diventati rarissimi, inoltre il salone poteva tranquillamente ospitare un campo da tennis; tuttavia c’è anche un’atmosfera di sobrietà, forse sia perché Smithson  non dava l’impressione di un uomo vanitoso che sbatte in faccia la ricchezza agli altri sia perché (a parte l’orologio) tutti gli oggetti d’arredamento sembravano avere una specifica funzione. Comunque non sono lì per giudicare “Forza, non rimanete lì imbambolati, sedetevi.” Lo voce di Smithson scuote tutti dai loro pensieri; si è messo fra il divano e il tavolo e appoggia i guanti su quest’ultimo. Le mani sono piene di piccoli tagli e sono molto callose. Si avvicinano alle poltrone e si siedono. “Dunque&#8230;” Manfredi, seduto fra Mercurio e Farnese, è il primo a rompere il silenzio “penso che il modo migliore per rompere il ghiaccio sia fare le presentazioni. Io sono Lucio Manfredi, ha parlato con me al telefono. Il signore alla mia sinistra è Mercurio, quello a destra è Farnese. La signorina è Silvia Florakis. E’ lei…”</strong><br />
<strong>“Jonathan Smithson. Piacere di conoscervi. Spero vi troverete bene qui ad Ellah, non per vantarmi ma è il posto più bello del mondo. Anzi dovete assolutamente visitare la valle. E’ una delle meravigl…”</strong><br />
<strong>“Scusi” Farnese era chiaramente spazientito “ma non siamo qui per fare una vacanza. Siamo qui per lavor…” la reazione di Smithson coglie tutti di sorpresa. Sbatte il bastone sul tavolo così forte da scheggiarlo “Per chi mi ha preso? Per un ricco viziato ed annoiato che non sa come passare il proprio tempo? Il signor Manfredi mi ha dato molte informazioni sul vostro lavoro, ho anche allestito un laboratorio per poter lavorare. Conosco molto bene il vostro progetto, le vostre idee. E anche i vostri problemi. Preferirebbe lavorare con addosso il fiato di qualche finanziatore impaziente, o con un ansia continua? Perché se è così posso senz’altro accontentarla!”  Il tono della sua voce è alto, praticamente urla. Tutti trasalirono, perfino Farnese, sempre così imperturbabile,  rimane sorpreso dalla reazione dell’uomo.  Deglutisce, visibilmente nervoso “Se l’ho offesa signore scusi. Non avevo intenzione di…” Smithson avvicinò la faccia vicino a quella di Farnese fino a quasi a toccare naso e naso “C’è l’aveva eccome. Non menta. Ha tirato le sue conclusioni senza riflettere è mi ha offeso. Inoltre non accetterò le sue scuse fino a che non me le farà sinceramente.”</strong><br />
<strong>Per qualche secondo nessuno dice nulla, poi Farnese si alza imprecando “Ma chi si crede di essere? Prima ci accoglie a braccia aperte, poi ci urla contro. Ci sbatte in faccia i suoi soldi e pretende rispetto. Idiota, stupido, imbecil…” lo schiaffo di Manfredi lo fa tacere di colpo. Non era stato un schiaffo forte (un buffetto più che altro) tuttavia Farnese rimane scosso per il gesto “Chiudi il becco!” Il suo tono è gelido, senza emozioni, segno che è arrabbiato “Ha ragione. Ti conosco troppo bene. Avevi tutta l’intenzione di offendere” pianta gli occhi su Farnese “Sei partito convinto che ci avesse accolto qui solo perché non aveva altro da fare. Che fosse un ricco annoiato”  si avvicina ancora di più a Farnese. Non ha due occhi, ma due fessure di fuoco “La prossima volta collega il cervello con la bocca prima di parlare oppure te la rompo io. Chiaro?”</strong><br />
<strong>“Senti Lucio non puoi…” Farnese ha la gola secca, balbetta, cerca di giustificarsi “Ho detto: CHIARO?” il tono di Manfredi non ammette repliche. Annuisce con la testa. Manfredi annuisce a sua volta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Farnese è  furioso sia con Manfredi che con Smithson perché hanno ragione; è partito subito alla conclusione di trovarsi di fronte ad uno stupido, inoltre in quel momento si rende conto di aver esagerato con le parole. Silvia è fortemente imbarazzata, Farnese non è un chierichetto ma non ha neanche un cattivo carattere, tuttavia ha la pessima abitudine (rimproveratagli più volte da molte persone, amiche e non) di etichettare le persone che non gli vanno a genio, o meglio che ritiene dei pessimi scienziati e visto che Smithson non li aveva subito accompagnati ad un laboratorio gli aveva preso le misure sbagliate. Silvia si alza, posa una mano sulla spalla di Farnese e lo sguardo su Manfredi “Su ragazzi, vediamo di darci tutti una calmata. Stiamo facendo una pessima figura. Il signor Smithson cercava solo di farci stare a nostro agio, e tu Farnese volevi forse metterti al lavoro subito? Abbiamo viaggiato per più di trentasei ore, abbiamo mangiato poco e male e dormito ancora peggio. Ora come ora non saprei distinguere una provetta da un bicchiere.” Le parole di Silvia calmano sia Manfredi che Farnese, il primo perché ha capito il forte imbarazzo e quindi è sicuro che non farà altre uscite indecorose, il secondo perché comprende i suoi errori.</strong><br />
<strong>“Scusi se l’ho offesa signor Smithson. Ho parlato senza riflettere e dandomi delle arie di superiorità.” Farnese è sinceramente dispiaciuto per quella figuraccia, tuttavia Smithson non da segno di volerlo perdonare, o almeno così sembra. Le sue parole li sorprendono di nuovo. “ORA le sue scuse sono sincere, quindi le accetto con piacere. E anch’io ho esagerato con la mia reazione quindi anch’io le chiedo scusa.” Riprende dopo un attimo di pausa “Bene allora gradite un thè oppure qualcosa di più forte? Ho delle bottiglie di Jack Deniel invecchiato del 2020, un’ottima annata. Posso versarne un bicchiere.”</strong><br />
<strong>“Solo del thè per me” dice Silvia contenta del fatto che Farnese abbia fatto marcia indietro. Sia lui che Manfredi accettano il thè, Mercurio invece rifiuta. Sembra distratto da qualcosa, e Silvia può indovinare da che cosa. Se Smithson ha intuito i suoi pensieri, non lo da a vedere. Emette un suono simile a qualcuno che sorride “Allora del thè per voi. Bene, accomodatevi o date un’occhiata in giro se preferite. Io vengo subito, il tempo di far bollire l’acqua” detto questo esce dalla porta prima che Silvia potesse dirgli qualcosa.</strong><br />
<strong>Si chiede come farà a portare il thè con una mano occupata dal bastone “Stai calma Silvia” sa che l’amica è il tipo di persona che va in ansia abbastanza facilmente, specialmente riguardo a persone che trova simpatiche “se avesse bisogno di aiuto c’è l’avrebbe chiesto” Manfredi sa che l’amica è ancora preoccupata, ma almeno si calmerà. Nel frattempo sta dando un’occhiata alla libreria. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono di libri di tutti i tipi: romanzi, saggi, trattati scientifici, filosofici, religiosi. Apparentemente disposti a caso, in quanto gli autori erano sì in ordine alfabetico, ma sembrava che fossero ordinati anche per argomento tuttavia Manfredi non riusciva a comprendere come potessero essere accostati insieme “L’ascesa di Horus” di Dan Abnett, con “Analisi delle religioni nei secoli” di François Abdervont del 2023, oppure fra “Il Signore degli Anelli”  di J. R. R. Tolkien con Il bestiario dei romanzi fantasy di Giuseppe Tollani. E’ vero che tutti e quattro i libri erano dei pezzi rari, eppure non riesce a stabilire una connessione fra di loro (non aveva nessuna idea di chi fossero Abnett o Tolkien, e di Tollani aveva letto solo qualche articolo su qualche rivista di antropologia, mentre Abdervont era un nome molto noto, in quanto era stato uno dei primi a criticare la Nuova Repubblica Francese). Contempla ancora la libreria per diversi minuti, notandovi La Divina Commedia di Alighieri e un Commentario di Benvenuto da Imola, Dissertazioni matematiche di Alharez, un trattato di fisica di William Golden, persino “Mein Kampf” di Adolf Hitler e molto altro ancora. La cosa strana era che non vedeva trattati di medicina, o almeno così gli sembrava “Insomma che cos’hai? E da quando siamo arrivati che sembri perso nel vuoto” è la voce di Farnese, sembra aver dimenticato (in realtà no ma vuole farlo) l’incidente con Smithson e si  rivolge a Mercurio “Non l’avete notato?” risponde Mercurio come se l’amico non avesse parlato, Manfredi (che aveva iniziato a sfogliare un libro intitolato “Potrei non essere io” di un certo Vincenzo Di Pino) dice “Se ti riferisci al quel suo sbalzo d’umore sì.” Silvia s’intromette ricordandosi dell’osservazione di Mercurio appena scesi dall’elicottero “Si riferisce al fatto che Smithson non cambia mai espressione” Manfredi e Farnese ci pensano su; effettivamente è vero. Sia quando li ha salutati sia quando era scattato per l’affermazione di Farnese, era rimasto sempre con il volto impassibile. Forse prima voleva sorridere è non ci è riuscito.</strong><br />
<strong>“Paralisi totale dei muscoli facciali dovuta ad una grave lacerazione dei nervi stessi” tutti si sentono preda sia della sorpresa che dell’imbarazzo più totale, Smithson rientra nella stanza con un carrello con sopra una teiera, una zuccheriera e tre tazze, sembra; non l’hanno sentito arrivare (Mercurio si chiese come avesse fatto ad entrare così facilmente visto che aveva una sola mano libera) “Scusi signor Smithson. Non volevamo essere indscre…” Smithson interrompe Silvia  con un cenno della mano “Primo non chiamatemi più signore, basta solo quest’epiteto a farmi sentire ancora più vecchio, chiamatemi Jonathan, o Johnnie se preferite; secondo non preoccuparti, so bene che questa mia stranezza è la prima cosa che si nota” ferma il carrello vicino al tavolo “Servitevi pure. Non sono un cuoco, ma spero che il mio thè vi piaccia, io invece a quest’ora preferisco qualcos’altro” si avvicina al mobiletto, tira fuori un bicchiere, lo posa sopra il mobiletto e ci versa dentro del whiskey. Finì a riempirlo del tutto. Chiude il tutto e si siede sul divano, con il bicchiere in una mano e le gambe accavallate. Inizia a sorseggiare il whiskey, facendo passare il suo sguardo su tutti loro “Allora volete sapere di questa mia particolarità” Silvia cerca di parlare, Smithson le fa cenno con la mano di tacere “Il vostro amico Mercurio sta letteralmente morendo di curiosità, e in fondo anche voi.” tracanna il resto del liquore in un solo sorso “Scusi potrebbe riempirmelo ancora? E mi prenda anche la scatola che vede all’interno del mobiletto” parla a Farnese. Silvia teme che possa dire ancora qualcosa, tuttavia non lo fa.</strong><br />
<strong> Riempie il bicchiere a Smithson con dell’altro whiskey, glielo porge e posa la scatola sul tavolo “Grazie mille. Non siete i primi a cui ho raccontato questa storia; l’ho già fatto diverse volte tuttavia non sono ricordi piacevoli, ho avuto gli incubi per anni. A volte mi chiedo come abbia fatto a non tagliarmi le vene o a impiccarmi” sospira e svuota il secondo bicchiere, lo gira e lo posa capovolto sul tavolo, come per obbligarsi a non bere più. Prende la scatola, ne trae fuori un sigaro. Allunga la scatola verso di loro come per offrire, ma rifiutano tutti, nessuno di loro fuma. La richiude, prende un accendino con tagliasigari dalla tasca interna della giacca, lo taglia poi, prima di metterlo in bocca, arroventa l’estremità sulla fiamma dell’accendino, infine lo accede del tutto. I suoi movimenti sono stati molto lenti, quasi studiati, come se volesse rimandare il racconto. Silvia, che ha già sviluppato una certa simpatia per Smithson, cerca di dire qualcosa ma Farnese le posa una mano su una spalla e le fa segno di tacere. </strong><br />
<strong>Se Smithson volesse evitare di raccontare, non avrebbe tirato in ballo l’argomento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tira qualche boccata col sigaro, poi lo taglia spegnendolo “Avete letto della mia carriera?” gli altri annuiscono “allora sapete che ci sono sette anni di buio fra la mia nomina a professore di Genetica all’Università e il mio ritorno. Per farla breve, fui fatto prigioniero dalla Brigata Nera, un cartello colombiano di trafficanti d’armi.” Manfredi è perplesso. Praticamente da sempre legge almeno quattro quotidiani al giorno e ascolta quasi tutti i notiziari, ma non aveva mai sentito parlare di questo gruppo. “E’ normale che non lo conosca” dice Smithson intuendo i suoi pensieri “il governo delle federazioni sudamericane ha sempre filtrato le notizie sui gruppi armati all’interno del loro territorio per evitare altri crolli in borsa” si interrompe per riordinare i pensieri, come se stesse ricordando “Volevano evitare un altro tracollo come quello del 2012” ricordano tutti quella storia. Ci erano voluti almeno sei anni affinché l’economia iniziasse a girare. “Comunque ero andato lì con due miei colleghi per una ricerca su un ceppo di malaria che aveva colpito la Colombia. Appena arrivati a Mitu, una città vicina al confine brasiliano, il nostro albergo fu attaccato dalla Brigata Nera. Uno dei miei amici, il dottor Eymerich, fu ucciso da un proiettile vagante e si accasciò al suolo. Lo rivedo ancora steso nella polvere con il sangue che si spande. Rapirono me e altre trenta persone” se Smithson era nervoso lo controllava bene, perché le sue mani non tremano e la sua voce era regolare “Nicolas fu fortunato. Morì subito. Non so chi o cosa cercassero, ma non lo trovarono. Qualcuno mi riconobbe da una foto. All’epoca non ero così ricco, ma ero comunque sufficientemente benestante da potermi pagare un riscatto. Mi trascinarono con loro, gli altri, compreso il dottor Fiato, l’altro mio collega, furono prima riempiti di tagli e ferite superficiali poi gettati in un fiume infestato dai piraña” ha lo sguardo perso nel vuoto fisso davanti a se, stringe il resto del sigaro così forte da sbriciolarlo, apparentemente indifferente al moto d’orrore dei suoi ospiti “I sette giorni successivi passarono fra pestaggi e umiliazioni varie. Mi pisciavano addosso, mi sputavano nel cibo e anche peggio. Uno di quei bastardi mi colpì la gamba così forte da spezzarmi la rotula. Non è mai guarita del tutto nonostante siano passati quasi vent’anni” si tocca la gamba sinistra con la mano “All’inizio pretendevano cinque milioni, poi dieci. Non cedevo, che mi spaccassero pure la testa, non avrei pagato. Dopo diverso tempo, non ho mai capito quanto ma penso circa un mese, decisero di passare ad un altro strumento, oltre la fame e i pestaggi” Silvia deglutisce forte, non immagina che cosa potesse essere peggio; Farnese né ha un’idea “La tortura” dice, Smithson annuisce “Per meglio dire passarono ad un nuovo livello di tortura. Comunque mi legarono su una parete fissando gambe e braccia in modo che rimassi sempre in piedi. L’uomo che entrò da quella porta mi sembrò un demone dell’inferno venuto a prendere la mia anima. Era un gigante, ero a circa dieci centimetri da terra, sono alto un metro e ottanta e quell’uomo mi superava di circa dieci centimetri” se non fosse stato per i frammenti si tabacco che continuava a stringere nella mano destra, ignorando i sospiri d’ansia degli altri, nessuno avrebbe detto che stava raccontando una vicenda personale ma solo narrando un film o simile “aveva una specie di sacca nella mano destra. L’aprì è ne trasse fuori degli aghi  lunghi e sottili. Non capivo che cosa volesse fare, fino a quando non mi piantò tre di quegl’aghi nella nuca” rafforza il suo racconto imitando il gesto con la propria mano destra “Tossì sangue così forte che mi sembrò di svenire. Quel bastardo conosceva i punti di pressione dell’agopuntura, e anche molto bene. Ma non limitò a farmi sputare. Mi inserì un ago in quasi tutto il corpo, facendomi vomitare, contrarre i muscoli, sputare anche di peggio oltre al sangue” si massaggiò in diversi punti “La prego signor Smithson non deve…” ignora Silvia completamente, ormai è preda dei ricordi, dove raccontare tutto “Non so quanto tempo passò. Ore, giorni, settimane. L’unica cosa che ottenne da me furono insulti. Alla fine, vedendo come fosse frustrato, riuscii anche a ridere, anche se mi faceva male tutto il corpo” si massaggia le guance, come se rammentasse il dolore “ Allora, furente come un demone, mi agguantò la testa è infilò gli aghi dentro la faccia con tale forza da slogarmi quasi la mascelle “Vuoi ridere?” mi disse con la sua voce roca “Ora non lo farai mai più!” Si era avvicinato così tanto che riuscivo a contargli i denti. Gli morsi il naso con tale forza da strappargli via un lembo di carne. Si allontanò da me con il sangue che scorreva sulla sua faccia. Poi, in preda alla rabbia, sì scagliò verso di me e mi colpì ripetutamente con pugni e calci. Non so cosa avvenne poi, forse me lo strapparono via, fatto sta che mi ritrovai in una cella in una specie di caverna, sporco di sangue, muco e vomito. Mi avevano medicato i tagli alla bell’e meglio, avevo ancora dolori lancinanti ma almeno non sanguinavo. Arrancai verso una pozza d’acqua per vedermi in faccia. Sorridevo fra me e me per avergli dato filo da torcere, o meglio volevo sorridere, ma il mio viso non si muoveva. Fui travolto dall’orrore. Mi colpì alla faccia per farmi male, e nessun muscolo cambiò. Sentivo il dolore ma i muscoli erano immobili. Piangevo e ancora niente.” Passa una mano sulla faccia e la ferma sulla gola “Mi aveva distrutto i nervi facciali. In maniera irreversibile. Non posso più cambiare espressione. Il mio viso è ridotto ad una maschera immutabile” si ferma e guarda Manfredi e gli altri. Silvia e Mercurio sono delle maschere d’orrore, Manfredi suda come un uomo nel deserto e perfino Farnese è sconvolto. “Chiedo scusa, ma ogni volta che comincio non riesco ad interrompermi. Devo andare fino alla fine. E non fate quelle facce” parla quasi con tono accusatorio. “Ho smesso di avere gli incubi da anni. Come ho già detto, sono ricordi terribili, ma riesco a conviverci.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Farnese è il primo a riprendersi “Come fece ad andarsene da lì?” non che gli interessi tanto, ma dove alleggerire la tensione che si è creata. Smithson fa cadere il resto delle briciole del sigaro nel posacenere sul tavolo “Forse fu il destino, forse solo un caso, dipende in che cosa credete. Dopo qualche ora la terra iniziò a tremare, prima lentamente poi più forte. Frammenti di soffitto piombavano a terra, sentivo le urla degli uomini sopra il trambusto della terra. Ero sicuro che fosse finita, che fosse la fine. Chiusi gli occhi e aspettati. Ma non accadde nulla, la terra smise di tremare, il soffitto di crollare, e io ero ancora lì. Riaprì gli occhi. Dopo sforzi immani riuscì a sollevarmi da terra. La parete della mia cella era crollata lasciando una varco. Uscì tenendomi aggrappato alla parete, c’erano diversi corpi a terra, armati e non. Alcuni erano stati schiacciati dai frammenti del soffitto, altri erano stati colpiti alle spalle dai loro compagni. Afferrai un fucile che giaceva in una pozzanghera di fango e sangue, il proprietario era stato ucciso da una coltellata nello stomaco, e lo usai come un bastone e iniziai a trascinarmi fuori. Dio mi aveva aiutato.” I suoi occhi brillano  “Nonostante i crolli, la via verso la mia libertà era aperta. Le porte aperte, i banditi morti. Trovai perfino una ghirba piena d’acqua” sospirò “erano tutti morti. Incontrai solo cadaveri, fra cui anche il gigante che mi aveva torturato; era rimasto schiacciato da una roccia franata, gli era precipitata sulla testa. Più avanzavo, più capivo di non essere in una caverna ma in una specie di fortino. Infatti, come scoprì una volta uscito, era una specie di pueblo. Ma ero troppo stanco per ammirare il luogo.” Si ferma un attimo come per riordinare i pensieri. “Eppure una volta uscito, sentivo il dolore, la febbre, il caldo infernale. Ero vivo, vivo, mentre tutti i bastardi che mi tenevano prigioniero erano morti. Ci misi delle ore per scendere giù dalla prigione, e molto di più per attraversare la giungla” scosse la testa “o meglio, a cercare di attraversare la giungla. Era così intricata che non riuscivo a stento a muovermi. Inciampavo in continuazione, gli insetti mi stavano praticamente divorando vivo” strinse i pugni cosi forte da sbiancare le nocche “ma ero deciso a non cedere. Non volevo scampare all’inferno per crepare in un altro. Non so per quanto tempo arrancai, stringendo la canna del fucile per non cadere a terra e bevendo a piccoli sorsi. Ma il fato aveva ancora qualcosa per me” Mercurio e gli altri sono letteralmente rapiti dal racconto “all’improvviso un giaguaro mi si scagliò addosso. Non so ancora e probabilmente non saprò mai come feci a sentirlo. So solo chi mi abbassai di scatto gettandomi di lato. Mi passò talmente vicino che sentì il suo alito, mi portò via un lembo di pelle. Senza pensarci afferrai il fucile per il calcio e premetti il grilletto. Il fucile era vecchio, scheggiato e fradicio, non avrebbe mai sparato, spinsi il grilletto d’istinto. Il giaguaro era già risaltato su di me. Era la fine. L’oscurità mi avvolse”</strong><br />
<strong>Silvia si è sporta così tanto che, ormai è sull’orlo della poltrona e Mercurio aveva portato la mano davanti la bocca coprendone anche il naso, perfino Farnese è rapito dal racconto “E come è finita?” Manfredi è ansioso, vuole conoscere la fine della storia “Beh è finita bene” Smithson si tocca il petto con un dito “sono ancora qui” inizia a ridere. La sua faccia inespressiva in contrasto con il rumore delle risate è inquietante.</strong><br />
<strong>“Comunque quando ripresi i sensi mi ritrovai su di un letto. Ero pulito e le mie ferite medicate, almeno quelle visibili. Mi guardai intorno; vedendo delle sbarre alla finestra pensai di essere in un’altra prigione, poi notai un crocifisso appeso alla parete. Forse ero in un monastero o simile, ma ero troppo stanco per le domande. Dopo qualche minuto entrò un uomo, un bianco. Mi controllò le medicazioni, poi mi chiese come stavo. Iniziammo a parlare. Si chiamava Robert Mortison, un padre gesuita e quello era un loro convento. Mi avevano ritrovato tre giorni prima nella giungla, sotto il giaguaro. Mi avevano portato al sicuro è mi avevano curato. Mi chiese chi ero e come fossi finito lì. Gli raccontai tutto fino all’attacco del giaguaro.</strong><br />
<strong>“Dio ti ha protetto” mi disse padre Mortison “nessuno è mai fuggito vivo dalla Brigata Nera. Il terremoto è stato potente ma non ha provocato molti danni, almeno qui non li ha fatti. Inoltre il fucile con cui hai ucciso il giaguaro era rovinato. E’ stato un miracolo che abbia sparato quel colpo, ho provato a sparare ma ha sempre fatto cilecca.”</strong><br />
<strong>Se voi credete o no non importa, ma ero vivo e solo questo contava. Mi rimisi in circa tre mesi e tornai in America, o meglio negli F.S.A. . </strong><br />
<strong>A quell’epoca la situazione era molto caotica, con le varie rivolte in atto in tutto il paese, penso ne abbiate sentito parlare” Manfredi annuisce. Gli scontri a Canal Street a New York, lo sciopero della fame degli studenti della Columbia University e soprattutto la strage del quartiere francese a New Orleans, quando l’esercito sparò sulla folla e uccise novantasette civili “nessun giornale diede peso al mio ritorno, così potetti dedicarmi alla ricerca” alza gli occhi al soffitto sospirando “Dopo la mia nomina come professore all’Università i giornali ricominciarono a scrivere articoli su di me. Fino a quando il governo non mi chiamò per delle ricerche Top Secret. Non vi annoierò in particolari, vi basti sapere che non condividevo i loro metodi. Lasciai il paese è mi trasferii qui. All’epoca la casa era solo una villa in paese. Ci misi otto anni a completare Ellah. L’ultima volta che vidi un giornalista fu quando scrissero quell’articolo sul Relatore circa sei mesi fa” Silvia è sconcertata, così tanta sofferenza, così tanto dolore “Non fare così ragazza. Sto bene e ormai non ci penso quasi più altrimenti finirei con il suicidarmi.”</strong><br />
<strong>Per cambiare argomento Manfredi decide di spostare l’attenzione sulle loro ricerche “Scusi signor… Jonathan” si coregge notando lo sguardo di Smithson “non per fare polemiche, ma vorrei sapere…”</strong><br />
<strong>“Se ho letto i risultati delle vostre ricerche?” gli altri sono stupiti. Manfredi non ha mai detto di aver dato i loro appunti a Smithson “le scienze tecnologiche non sono il mio forte, tuttavia penso di aver compreso i limiti della vostra nanomacchina. E’ un difetto semplice da individuare ma non altrettanto da rimuovere” Silvia ripensa all’incidente accorso a Francesco e Giovanni “Pensa che potremmo evitare altre morti?” se Smithson ha letto i loro appunti, allora è a conoscenza dell’incidente.</strong><br />
<strong>“Dopo una buona cena e una bella dormita riprenderemo il discorso, la mente stanca non lavora mai bene, come dico sempre, comunque cercate di capire una cosa” li scruta attentamente uno alla volta “Un tipo di ricerca come la vostra non può essere risolta con esperimenti su topi o altre cavie da laboratorio, ma direttamente sugli esseri umani” alza la mano destro in cenno di divieto per zittire eventuali dissensi. “Prima che aggiungiate qualcosa, e meglio che riposiate. Come ho già detto, riprenderemo il discorso domani mattina.” Il tono non ammette repliche. Ripensano a Francesco e Giovanni, sono venuti qui per evitare altre morti. </strong><br />
<strong>Vengono anche a sapere che la cucina è quasi tutta automatizzata, quindi anche un uomo come Smithson può cucinare pasti decenti. La cena trascorre con un’atmosfera molto pesante, nonostante tutti loro (Farnese e Manfredi un po’ meno, Silvia molto di più) si convincono, o almeno ci provano, che Smithson sappia quello che si deve fare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono le undici passate quando tutti vanno a dormire. Farnese, Manfredi e Silvia crollano subito, Mercurio è ancora un po’ sovrappensiero, non riesce ancora a digerire che qualcun altro possa mettere mano sulla propria ricerca. Tuttavia Smithson ha ragione e Mercurio non vuole più avere morti inutili sulla coscienza; alla fine il sonno arriva anche per lui.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutti dormono, tranne il padrone di casa. Seduto alla scrivania, tiene fra le mani una specie di scatoletta di vetro. Osserva attentamente il contenuto, sorriderebbe se fosse in condizione di farlo “Manca poco, veramente poco. Presto la NOVA sarà completa”.</strong></p>
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		<title>Nanovelcro per catturare cellule tumorali nel sangue</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 16:22:57 +0000</pubDate>
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Dal sito Nanotecnologia Italia nuove news sull&#8217;argomento. Il titolo dell&#8217;articolo è tutto un programma ed è veramente affascinante pensare di essere arrivati a questi livelli nella scienza. Vi lascio alla prima parte dell&#8217;articolo, il restante potrete leggerlo direttamente tra le pagine on-line di  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/03/Immagine.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1350" title="Immagine" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/03/Immagine.jpg" alt="" width="789" height="108" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dal sito<strong> <a href="http://www.nanotecnologiaitalia.it/">Nanotecnologia Italia</a></strong> nuove news sull&#8217;argomento. Il titolo dell&#8217;articolo è tutto un programma ed è veramente affascinante pensare di essere arrivati a questi livelli nella scienza. Vi lascio alla prima parte dell&#8217;articolo, il restante potrete leggerlo direttamente tra le pagine on-line di<a href="http://www.nanotecnologiaitalia.it/"><strong> Nanotecnologia Italia</strong></a>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Nanovelcro per catturare cellule tumorali nel sangue</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una nuova nanotecnologia, <strong>un nanovelcro per la diagnosi e l’individuazione di cellule metastatiche nel sangue</strong>, è stata sviluppata da ricercatori dell’<strong>Università della California di Los Angeles.</strong> Il nuovo nanodispositivo agisce come un velcro nanometrico, catturando le cellule tumorali che si distaccano dalla massa principale finendo in circolo nel sangue, meccanismo che conduce alla formazione di nuove colonie tumorali in altre parti del corpo, spesso letali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo nanovelcro è l’evoluzione di un precedente dispositivo basato su un chip al silicio ricoperto di <strong>nanopapille</strong>, in grado di catturare le cellule tumorali libere nel flusso sanguigno legandosi a microstrutture presenti sulla superficie di queste, chiamate microvilli.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nanotecnologiaitalia.it/704/nanovelcro-cellule-tumorali/"><strong>continua a leggere l&#8217;articolo cliccando a questo link</strong></a></p>
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		<title>Intervista al disegnatore/illustratore Guido Fiato che collabora da tempo con il Project Mira</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 11:50:34 +0000</pubDate>
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Intervista a Guido Fiato 
1-Quando è iniziata la tua passione per il disegno?
1-Non ricordo con esattezza il periodo in cui mi sono avvicinato al disegno, dovevo essere davvero piccolo perché mi sembra, pensandoci adesso, come se fosse sempre stata una parte di me. Come tutti i bambini  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/foto-copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1273" title="foto copia" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/foto-copia.jpg" alt="" width="450" height="384" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Intervista a <a href="http://www.facebook.com/home.php#!/GuidoFiato.illustratore"><strong>Guido Fiato </strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1-Quando è iniziata la tua passione per il disegno?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1-Non ricordo con esattezza il periodo in cui mi sono avvicinato al disegno, dovevo essere davvero piccolo perché mi sembra, pensandoci adesso, come se fosse sempre stata una parte di me. Come tutti i bambini scarabocchiavo per lo più, ma ricordo ancora con esattezza  il mio primo disegno che lasciò a bocca aperta i miei familiari&#8230;avevo 5 o 6 anni e disegnai un clown con un grande fiore da cui zampillava acqua, da allora fu chiaro a me e loro quale sarebbe stata la mia strada.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/donna1col.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1277" title="donna1col" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/donna1col.jpg" alt="" width="455" height="650" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2-Qual&#8217;è stato il tuo percorso scolastico?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">2-Ho frequentato l&#8217;Istituto d&#8217;Arte di Sorrento all&#8217;indirizzo &#8220;arte della stampa&#8221;, qui ho imparato molto sulle tecniche dell&#8217;incisione, del disegno dal vero, basi di grafica pubblicitaria e inoltre ho realizzato il mio primo prototipo di fumetto con copertina colorata al computer. Successivamente ho avuto delle indecisioni, la strada si è diramata in più possibilità, ma alla fine ho deciso di iscrivermi all&#8217;Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ho acquisito nozioni di anatomia, scultura, tecniche pittoriche e di stampa in più ho studiato (ovviamente) la storia dell&#8217;arte che mi ha fatto apprezzare e conoscere in modo approfondito artisti che conoscevo solo superficialmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/donna.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1278" title="donna" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/donna.jpg" alt="" width="493" height="650" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3-Chi o cosa ti ispira oggi nei tuoi lavori?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">3-Traggo ispirazione da tutto ciò che mi piace e mi circonda: nel cinema mi ha sempre influenzato, soprattutto nei miei primi lavori, lo stile melanconico di Tim Burton, la fantasia e le atmosfere dei film di Buz Luhrmann e mi piacciono molto i film di Fellini ed il cinema in bianco e nero in generale. Nella pittura mi ispirano sia artisti classici che artisti dell&#8217;arte moderna nello specifico mi piacciono molto i Preraffaelliti, Alphonse Mucha, Egon Schiele e Hopper. Altre influenze provengono dall&#8217;animazione, dai fumetti e dall&#8217;illustrazione. Nell&#8217;animazione senza dubbio il mio preferito è Glen Keane e la Disney in generale, poi ci sono Hayao Miyazaki ed invidio molto il percorso artistico di John Lasseter ( fondatore della PIXAR ). Tra i fumettisti e disegnatori, Corrado Mastrantuono, Barbucci e Canepa, Tarry Dodson e Naoki Urasawa sono da me i più apprezzati. Ultima, ma non meno importante la musica, che ascolto sempre mentre lavoro e da cui a volte mi lascio trasportare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/i-bobbi-marro.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1279" title="i bobbi marro" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/i-bobbi-marro.jpg" alt="" width="473" height="650" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4-Quali sono i tuoi progetti futuri?<br />
</strong><br />
4-Per ora continuo a collaborare con il Project Mira, realizzo disegni su commissione e partecipo a mostre personali e collettive, ma spero un giorno di poter entrare in qualche grande casa produttrice , magari proprio la Disney che come si sarà capito adoro, illustrare una storia, diventare colorista o perché no vedere pubblicata qualche mia illustrazione su una rivista o su di un giornale, insomma non so cosa riservi il futuro per me, ma una cosa è certa lo affronterò con una matita in mano.</p>
<p style="text-align: justify;">per contatti: <a href="http://guidofiato.wordpress.com/"><strong>Guido Fiato Blog</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">mail: <strong><a href="serpico237@yahoo.it">serpico237@yahoo.it</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.facebook.com/home.php#!/GuidoFiato.illustratore">Contatto Facebook</a></strong><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/fasi-lavorazione-.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1276" title="fasi lavorazione" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/fasi-lavorazione-.jpg" alt="" width="585" height="410" /></a>
<a href='http://www.projectmira.it/project-mira/intervista-al-disegnatoreillustratore-guido-fiato-che-collabora-da-tempo-con-il-project-mira.html/attachment/foto-copia' title='foto copia'><img width="150" height="150" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/foto-copia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="foto copia" title="foto copia" /></a>
<a href='http://www.projectmira.it/project-mira/intervista-al-disegnatoreillustratore-guido-fiato-che-collabora-da-tempo-con-il-project-mira.html/attachment/fasi-lavorazione' title='fasi lavorazione'><img width="150" height="150" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/fasi-lavorazione--150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="fasi lavorazione" title="fasi lavorazione" /></a>
<a href='http://www.projectmira.it/project-mira/intervista-al-disegnatoreillustratore-guido-fiato-che-collabora-da-tempo-con-il-project-mira.html/attachment/donna1col' title='donna1col'><img width="150" height="150" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/donna1col-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="donna1col" title="donna1col" /></a>
<a href='http://www.projectmira.it/project-mira/intervista-al-disegnatoreillustratore-guido-fiato-che-collabora-da-tempo-con-il-project-mira.html/attachment/donna' title='donna'><img width="150" height="150" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/donna-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="donna" title="donna" /></a>
<a href='http://www.projectmira.it/project-mira/intervista-al-disegnatoreillustratore-guido-fiato-che-collabora-da-tempo-con-il-project-mira.html/attachment/i-bobbi-marro' title='i bobbi marro'><img width="150" height="150" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/i-bobbi-marro-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="i bobbi marro" title="i bobbi marro" /></a>
<a href='http://www.projectmira.it/project-mira/intervista-al-disegnatoreillustratore-guido-fiato-che-collabora-da-tempo-con-il-project-mira.html/attachment/may' title='May'><img width="150" height="150" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/May-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="May" title="May" /></a>
<a href='http://www.projectmira.it/project-mira/intervista-al-disegnatoreillustratore-guido-fiato-che-collabora-da-tempo-con-il-project-mira.html/attachment/mira-plus-ultra-4' title='mira plus ultra'><img width="150" height="150" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/mira-plus-ultra-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="mira plus ultra" title="mira plus ultra" /></a>
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		<title>“N – A – N – O” – 45° capitolo</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 09:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cap. 45]]></category>
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		<description><![CDATA[“N — A — N — O”
t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

http://www.youtube.com/watch?v=Jss6ZClHjdY


&#160;
45°
Cap.
Al termine, i fatti raccontati dalla dottoressa Florakis lasciarono tutti allibiti, non quanto il colpo di scena svelato da Cayco e Mira. La morte di Manfredi infatti aveva creato sgomento  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><strong>“N — A — N — O”</strong></h1>
<p style="text-align: center;">t   e   c   h   n   o   l   o   g   y</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Jss6ZClHjdY">http://www.youtube.com/watch?v=Jss6ZClHjdY</a></p>
</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2010/12/copertina40fine-copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1024" title="copertina40fine copia" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2010/12/copertina40fine-copia.jpg" alt="" width="525" height="750" /></a></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>45°<br />
Cap.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al termine, i fatti raccontati dalla dottoressa Florakis lasciarono tutti allibiti, non quanto il colpo di scena svelato da Cayco e Mira. La morte di Manfredi infatti aveva creato sgomento fra i presenti.<br />
Silvia dunque era effettivamente morta e riportata in vita da Manfredi, utilizzando una parte del sangue di Kara contenente una nuova tipologia di nanomacchine ancora non del tutto pronto per l’utilizzo ultimo. E proprio gli stessi esperimenti, su altre cavie umane, si sono rivoltate contro di lui.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che fare da questo momento in poi? L’uomo che teneva da oltre cinquant’anni il potere su Rebirth era morto. Lo scopo dei Ribelli era proprio mettere in luce tutto il marcio che si nascondeva dietro il Governo dell’isola artificiale.<br />
Era forse tutto finito?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si sentì improvvisamente un urlo lanciato da Evi che chiamò a squarciagola Tamla e Sara. La tenda si svuotò in pochi secondi fatta eccezione per Mira e Cayco che rimasero al loro posto. Agnes fu la prima a raggiungere la donna allarmata da un possibile parto anticipato.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Evi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/Evi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1347" title="Evi" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/Evi.jpg" alt="" width="525" height="750" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Evi ma che sta succedendo? Hai le contrazioni? Cosa…”<br />
“Agnes non riguarda me…Sandro e Phara sono tornati dalla perlustrazioni ai confini del parco nella prima Zona. Sono…sono…sconvolti! Phara è in uno stato…guardala per tutti gli Dei!”<br />
“Tamla e Sara alzarono lo sguardo in cerca dei due perlustratori e furono catturati alla loro sinistra da un gruppo di ribelli in cerchio. Tamla incrociò lo sguardo di Yuri.<br />
“Doc andiamo a dare un’occhiata!”<br />
Pochi secondi dopo Yuri chiese spazio e allontanò la piccola folla creata intorno ai due ragazzi. Si accorse subito che la giovane mulatta Phara aveva gli occhi fissi al cielo mentre l’amico Sandro le teneva la testa. Da un primo sguardo Yuri si accorse che in condizioni di shock c’era anche il ventunenne Sandro. Il medico ebbe cura di tirar via la sigaretta che portava perennemente in bocca e si avvicinò dolcemente ai ragazzi inginocchiandosi di fianco. Passò leggermente la mano davanti gli occhi di Phara sperando in una risposta seppur live. Non accadde nulla.<br />
“Ehi Sandro. Sandro mi senti? Cosa vi è successo? Siete stati attaccati?”<br />
Yuri non ricevendo alcuna risposta dal ragazzo schioccò le dita improvvisamente davanti al volto. Sandro ebbe un sussulto rinvenendo da una condizione di apparente trans.<br />
“Doc…siamo…siamo stati attaccati…non so cosa fosse…ha cercato di impadronirsi di Phara…”<br />
Il giovane ribelle balbettava cercando di rimettere in ordine i ricordi.<br />
“Non so cos’ era…come un…una presenza, un fantasma…”<br />
Yuri si voltò verso Sara e Tamla.<br />
“Tam direi intanto di rimetterli in sesto e poi penseremo a chiedergli cosa è accaduto.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella tenda infermieristica da qualche minuto Mira in silenzio osservava Cayco che sembrava assorto da pensieri.<br />
“Non hai bisogno di pensarci troppo. Sei una spia mandata da Manfredi fra i ribelli. Non  mi interessa cosa abbia provocato questa presa di coscienza da parte tua. Tuttavia…non metterò in pericolo la vita di quella bambina pensando che tu possa da un momento all’altro combinare qualcosa. Rivelando a tutti quello che sei…”<br />
“…non sono…”<br />
“Smettila! Non osare!”<br />
Cayco tacque e lasciò che Mira terminasse il suo monologo.<br />
“Una volta che tutti sapranno quello che sei, ti terranno d’occhio e non permetteranno che ti avvicini a Kara. O addirittura verrai fatto prigioniero. Personalmente ti avrei ucciso già da un pezzo.”<br />
Cayco attese qualche secondo prima di rispondere. Si avvicinò alla Cacciatrice di Taglie fino ad un paio di metri dal viso.<br />
“Cosa ci fai tu qui? Chi è veramente quella bambina? Ho visto cose che…”<br />
“Non ti aspetterai che ti parli della mia vita?”<br />
“Ti conosco bene non ho bisogno di conoscere altro per comprendere quanto sia strano questo TUO SACRIFICIO! E per cosa? Per una bambina? La donna di ghiaccio, la combattente senza pietà&#8230;Mi verrebbe da chiederti: cosa hai in mente? Tuttavia non lo farò, perché ho visto cose…cose. Immagino che ci sia un legame tra te e quella bambina che va ben oltre il grado di parentela o sbaglio?”<br />
“Non provocarmi, non sai con chi…anzi, sai bene con chi hai a che fare!”<br />
“Mira…non pretendo che tu comprenda pienamente la mia scelta. Persino io faccio fatica a capire quello che mi sta succedendo. Però è accaduto, mi sta accadendo…e non credo che tu stia passando un momento tanto differente dal mio.”<br />
“Non provarci con me Cayco. So quello che eri all’interno delle Torri. Adesso posso solo immaginare dove saresti arrivato…ti dirò di più. Penso che tu sia anche incazzato per essere stato scaricato in missione come una volgare spia. La tua carriera ne avrà risentito molto.  E adesso vuoi farmi credere che in un paio di giorni uno tra i più bravi combattenti, apprezzato persino da Manfredi, abbia cambiato idea. E per cosa? Guardati! Hai ancora addosso i segni dell&#8217;escissione. Non pensavo fossero arrivati a tanto&#8230;cosa pensavi di ottenere con un incarico del genere?”<br />
“Mira. Dobbiamo trovare una soluzione, ora! Penso che in un momento del genere non sia una buona idea allarmare Tamla e gli altri per…”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Improvvisamente nella tenda entrarono Yuri che portava in braccio la giovane Phara, subito dietro Tamla aiutava Sandro sostenendolo per un braccio.<br />
Mira e Cayco smisero di dialogare e fecero spazio utile per i due pazienti.<br />
“Il nostro discorso è solo rimandato!”<br />
Mira si allontanò da Cayco avvicinandosi incuriosita a Phara. Cayco abbandonò la tenda.<br />
“Cosa le è capitato? Ha visto qualche fantasma?”<br />
L’umorismo di Mira non fu apprezzato da Tamla che le chiese di allontanarsi se non aveva nulla di utile da dire. Tuttavia la ragazza sembrò riprendersi proprio in quell’istante. Tamla notò che Phara fissava Mira attentamente.<br />
“Ehi ragazza sei con noi? Phara su riprenditi!”<br />
La giovane mosse la bocca mentre continuava a fissare Mira…<br />
“L’ho visto! Ho visto un…un fantasma! Ha urlato. Urlava, urlava  era disperato. Aveva un volto lui…lui voleva entrare dentro il mio corpo…”<br />
Phara scoppiò in lacrime mentre Agnes corse subito in suo soccorso per consolarla. Tamla e Mira si fissarono sconcertati dopo le parole della ragazza. Di fronte i due c’era Sara che pensò ad interrogare Sandro nella speranza che potesse chiarire ciò che era successo nel parco di Rebirth.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fuori la tenda un gruppo di ribelli sostava nella speranza di avere notizie sui due giovani perlustratori. Un tintinnio minaccioso di catene preannunciava l’arrivo di May che come al solito mise ordine nel caos chiedendo alla piccola folla di dileguarsi dal posto e lasciare il dottor Yuri lavorare in pace. Rimasero con May davanti all’infermeria Anzori suo fratello Dakhar ed Evi.<br />
“Come stai Evi…arriva o no questo piccolo ribelle?”<br />
“Mi auguro che nasca in un momento di pace anche se, sembra abbia già voglia di combattere. Da un po’ di giorni lancia calci in continuazione. E’ una faticaccia credimi!”<br />
“Ti credo ti credo Evi. Forse percepisce il nervosismo di sua madre. Evi tesoro non sperare che tutto questo caos termini in breve tempo, c’è ancora molto da fare.”<br />
“Lo so, lo so e non vedo l’ora di dare una mano.”<br />
“Non crederai che Tamla o Yuri ti facciano uscire in queste condizioni?”<br />
“May! Aspetto un bambino nulla di più!”<br />
“Se lo dici tu…”<br />
“Certo e poi sono una delle migliori autiste del gruppo, potrei guidare attraverso il parco anche ad occhi chiusi…non potranno fare a meno di me…non glielo permetterei comunque!”<br />
“Ehi calma Evi altrimenti partorirai con qualche settimana di anticipo! Comunque non sarò certo io a fermare una furia come te!”<br />
Anzori e Dakhar si sciolsero in un sorriso che smorzò la tensione del momento.<br />
May ed Evi si abbracciarono sorridendo. Proprio in quel momento uscirono dalla tenda Tamla, Sara e Mira insieme a Fausto e Amauri.<br />
“Allora Tamla? Cosa è successo a Phara?”<br />
“Evi…Al momento non sappiamo bene quello che le è capitato, dice di aver visto un… fantasma…”<br />
“Cosa? Un…ma…E Sandro cosa dice?”<br />
Rispose Sara alla domanda di Evi.<br />
“Dice lo stesso. Sembra che entrambi abbiano visto una sorta di fantasma urlante. Sandro dice di avene visti addirittura due. Uno di questi a quanto pare ha cercato di impossessarsi di Phara.”<br />
Ripetere ad alta voce le testimonianze dei due giovani sembrava aver portato ulteriore sconcerto tra Tamla, Sara.<br />
Mira si isolò allontanandosi di qualche metro seppure la sua presenza incutesse timore e curiosità. Troppe cose strane stavano accadendo nelle ultime ore e il racconto di Phara forse non doveva essere sottovalutato pensò la Cacciatrice di Taglie.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>May</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/May2-Copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1219" title="May2 - Copia" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/May2-Copia.jpg" alt="" width="525" height="750" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella taverna di Kaory posta al centro di quella che potremmo definire l’ultima città abitata di  Rebirth, Nadia e Pellegrino erano rimasti soli al tavolo. L’uomo in un totale silenzio guardava fuori i primi passanti uscire dalle loro case dopo il diluvio che si era scatenato qualche ora prima.<br />
“Sei noioso sai? Non parli da ore ormai. Ehi Pelle…ti ho fatto qualcosa?”<br />
Nadia sorrideva mentre sbatteva contro un muro di indifferenza.<br />
“Cos’è il mio piano non va bene? Volevi forse aggiungere qualcosa?”<br />
Nadia si alzò dalla panca di legno scuro e si porse verso Pellegrino mantenendo sul volto un sorriso malizioso.<br />
“Ehi, ehi è solo questione di poche ore…dopo sarò di nuovo tua.”<br />
Pellegrino ebbe un improvviso scatto di ira. Schiantò con forza i pugni sul tavolo, anch’esso di legno scuro, spezzandolo in tre parti. L’uomo si trovò poi a pochi centimetri dalla viso di Nadia, le due labbra quasi si sfiorarono.<br />
“Tu! Sei stata sua! Questo essere che porti dentro&#8230;è suo!”<br />
Pellegrino si allontanò da Nadia la quale cancellò per un attimo il proprio sorriso dal volto. Lo riprese subito dopo, prima di richiamare l’uomo che ormai sembrava stesse per andar via.<br />
“Ma che ti succede Pelle? Giustifica questa reazione!”<br />
Pellegrino si voltò verso Nadia mentre in sala era ritornata Kaory attirata dall’enorme fracasso.<br />
“Non devo giustificare nulla! Facciamo quello che dobbiamo entro domani, voglio lasciare questo posto di merda nel più breve tempo possibile!”<br />
Nadia tornò seria. La sensazione di disagio provata in quel momento le creò confusione.<br />
“Ragazzi cosa succede?”<br />
Kaory era dinnanzi al tavolo fatto a pezzi, guardò successivamente Nadia e poi Pellegrino. Cosa c’è che non va? Siete sconvolti per qualcosa? Dovrei esserlo IO! Io dovrei essere sconvolta per quello che mi avete chiesto di fare.”<br />
Kaory era visibilmente arrabbiata con entrambi e quasi in lacrime.<br />
“Insomma, venite qui dopo due anni e mi chiedete di crescere un…un bambino che con tutta probabilità nascerà entro stasera. BE  IO! Io dovrei spaccare tutto non voi!”<br />
Nadia tentò di intervenire.<br />
“Kaory, non credevo la prendessi così..”<br />
“COME? Come avrei dovuto prendere una notizia del genere? Cosa siete diventati? Sei entrata qualche ora fa che neanche si notava e ora sembri in attesa da cinque mesi. GUARDATI NADIA! Cosa fanno alle persone in quelle Torri?”<br />
Pellegrino abbandonò il locale lasciano entrambe sole nella discussione.<br />
“Che hai da dire tu Nadia?”<br />
“Ok hai ragione ti devo una spiegazione più chiara…siediti e ti racconterò tutto.”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Pellegrino</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/pellegrino.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1216" title="pellegrino" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/pellegrino.jpg" alt="" width="600" height="514" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Farnese conosceva bene i comandi di quell’ascensore e della stanza mobile che lo avrebbe riportato alla base della Torre 1 verso la libertà. Dopo aver tramortito Andrei Damian e Ian Bashir, sapeva di avere pochissimo tempo per decidere sul da farsi. Pensò a suo fratello Galbo prigioniero chissà in quale laboratorio e in quale delle tre Torri. Inoltre doveva far sapere agli altri Ribelli che era ancora vivo.<br />
Molto lentamente le ferite riportate dallo scontro iniziarono a rimarginarsi pur lasciando in evidenza le cicatrici. La nanotecnologia che Farnese portava dentro di se: la NANO5-#1 , era una delle prime versioni, la quale si limitava a rimarginare le ferite lasciando però deturpata la parte offesa.<br />
Completamente imbrattato di sangue, dopo aver percorso in una piccola cabina d’ascensore un primo segmento, Farnese giunse finalmente nella stanza mobile di Manfredi. Mentre la struttura scendeva a piani inferiori come un’ ascensore, l’uomo si avvicinò al computer per rovistare tra i file del Presidente ormai defunto. Sembrava sapere con precisione dove andare a cercare. Digitò per tre volte di seguito una stessa parola all’interno di uno schema prestabilito. Questo era comparso dal nulla dopo aver richiamato un file di dati sulla Cacciatrice di Taglie Mira.</strong><strong> Si ritrovò in un nuovo schema la quale portava al centro di esso una scheda file con su scritte  due iniziali MG.<br />
Il passo successivo di Farnese fu quello di aprire il file. La serie di monitor posti alla sinistra dell’uomo si accesero contemporaneamente mostrando all’uomo un’immensa stanza. Posta al centro di essa vi era una grande fontana da cui ne scaturiva acqua dalla base verso l&#8217;alto creando affascinanti danze. Era la fontana posta nei sotterranei della Torre 1, sede anche del laboratorio di Silvia Florakis. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Accadde qualcosa quando Farnese digitò la parola – Morgellons -. La fontana smise di funzionare e lentamente si mosse dal pavimento mostrando sotto di essa una piccola stanza da cui fuoriuscì una teca di vetro. All’interno di essa vi era un corpo completamente immobile con le braccia protese in avanti. Quella posizione, quella sorta di istantanea temporale avrebbe lasciato chiunque immaginare ad un disperato ultimo gesto di fuga da un pericolo imminente. Ricordava i corpi conservati, fino a trenta anni prima, all’interno degli scavi Pompei, ormai del tutto distrutti dal tempo e dall’incuria. Corpi di innocenti che non erano riusciti a sfuggire alla furia del Vesuvio.<br />
Era ricoperto di una patina bianca dura e lucida. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La forma sembrava essere stata di ispirazione alla statua che sovrastava la stessa fontana ,  la stessa che oltre 37 anni prima imperava al centro dell’isola di Rebirth dove ora sorgono le Torri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“La donna di Morgellons è salva…e con essa la Melodia…”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Change always burns in the hearts of men.<br />
Sometimes it generates power and power can corrupt causing victims.<br />
Restore the balance always requires sacrifice.<br />
What is the place of Mira in all of this?</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=0piGAeN03eQ">http://www.youtube.com/watch?v=0piGAeN03eQ</a></p>
</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>“N – A – N – O” – 44° capitolo</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 17:15:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“N — A — N — O”
t   e   c   h   n   o   l   o   g   y

http://www.youtube.com/watch?v=Jss6ZClHjdY


44°
Cap.

Tamla raggiunse i ribelli nella sacca di contenimento. Erano ancora tutti riuniti intorno alla rediviva Silvia. Si fermò di fianco a Mira e Cayco convocandoli entrambi nella tenda  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><strong>“N — A — N — O”</strong></h1>
<p style="text-align: center;">t   e   c   h   n   o   l   o   g   y</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Jss6ZClHjdY">http://www.youtube.com/watch?v=Jss6ZClHjdY</a></p>
</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2010/12/copertina40fine-copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1024" title="copertina40fine copia" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2010/12/copertina40fine-copia.jpg" alt="" width="525" height="750" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>44°<br />
Cap.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
Tamla raggiunse i ribelli nella sacca di contenimento. Erano ancora tutti riuniti intorno alla rediviva Silvia. Si fermò di fianco a Mira e Cayco convocandoli entrambi nella tenda infermieristica.<br />
Qualche minuto dopo anche Sara, Agnes, Amauri, Fausto e Yuri raggiunsero la tenda. Il gruppo circondava Tamla in attesa che giungessero tutti gli elementi prima di parlare. Con l’entrata di Doc Yuri Tamla iniziò, ma fu subito interrotto da Mira.<br />
“Dov’è la bambina?”<br />
Si voltarono tutti a guardarla e fu Agnes a rispondere alla sua domanda.<br />
“Mira non preoccuparti la bambina è al sicuro, la sacca di contenimento è abbastanza grande da tenerla lontana da te come tu stessa ci hai detto di fare.”<br />
“Bene! Che ne farete?”<br />
Fu Sara a questo punto a prendere la parola per rispondere alla cacciatrice di taglie.<br />
“Da questo momento in poi non dovrai più preoccuparti di quella bambina. Non ne hai motivo e comunque non durerai abbastanza per…”<br />
“Sara!”<br />
Tamla bloccò Sara durante quello che sembrava più un attacco. Fu il leader dei Ribelli a concludere ciò che Sara aveva iniziato.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mira</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/mira-plus-ultra.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1132" title="mira plus ultra" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/mira-plus-ultra.jpg" alt="" width="560" height="582" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><strong>Una nuova presenza entrò in tenda suscitando perplessità in tutti. La scienziata Silvia Florakis timidamente si fece avanti.<br />
“Scusate, immagino di non essere la benvenuta qui, però mi chiedevo se potevo esservi utile in qualche modo?”<br />
La donna rivolse poi lo sguardo prima a Tamla e poi verso Mira che distolse il proprio.”<br />
Fu Yuri ad intervenire anche per stemperare la tensione creata.<br />
“Signora la sua presenza qui ci rende piuttosto nervosi come vede. Credo che capirà da sola il motivo. Oltre al fatto che è imbottita di nanomacchine e questo potrebbe compromettere il nostro rifugio….non che stia tranquillo ad avere con noi la Cacciatrice di Taglie…comunque  stiamo cercando di capire cosa…”<br />
“Silvia! Volevo parlarvi di Silvia. Io sono la dottoressa Florakis…sono…be…sono…”<br />
“Sei una dei cinque che ha creato tutto questo inferno!”<br />
Sara era intervenuta rabbiosa nei confronti dell’anziana e ossuta scienziata.<br />
“Non sono qui per giustificarmi, ma per aiutarvi! Non pretendo che mi crediate ma dovete sapere ciò che ha subito Silvia nei miei laboratori.”<br />
Tamla si fece avanti avvicinandosi alla donna.<br />
“Ta-Tamla tu sei Tamla!”<br />
La donna lo fissava e continuava a farlo senza riuscire a togliere lo sguardo dall’uomo.<br />
“Mi dica cosa avete fatto a Silvia!”<br />
“Io non…non…Sai Tamla era giunta morta nei miei laboratori, Mira l’aveva portata personalmente da me chiedendomi di fare qualcosa per lei.”<br />
La Cacciatrice di Taglie abbassò la testa quando ebbe gli sguardi di tutti su di lei. Agnes che era di fianco a Mira le poggiò una mano dietro la schiena facendo sobbalzare per un istante  la donna.<br />
“L’ho fatto solo perché è legata di fatto ad un elemento della mia squadra!”<br />
Tamla riprese la parola rivolgendosi alla dottoressa Florakis.<br />
“Che avete fatto a Silvia?”<br />
“Manfredi ha inserito dentro la ragazza il sangue della bambina, il sangue della piccola Kara. Devo parlarvi di un po’ di cose prima di continuare…”<br />
Cayco si fece avanti sotto l’occhio attento di Mira che ne seguiva i movimenti.<br />
“Manfredi è morto! Tamla Manfredi è morto! E’ stato ucciso da uno di questi nuovi soldati creati, se ho capito bene, proprio da Manfredi stesso.”<br />
Ci fu sgomento nel gruppo ma l’attenzione fu poi diretta sulla Cacciatrice di Taglie.<br />
“Dice la verità! Quel ragazzo che ci ha attaccati nel parco lo conoscevo. Era Shiro Oda e faceva parte della mia squadra qualche anno fa. E’ stato lui stesso a dirmelo. Non è il momento di fare quelle facce stupite. Credo sia meglio pensare a come contrattaccare questi nuovi tipi di soldati creati da Manfredi prima di entrare nella Torre 2 per il vostro cazzo di attacco!”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Cayco</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/cayco1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1172" title="cayco1" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/cayco1.jpg" alt="" width="540" height="393" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Ian fuori dal vetro continuava ad osservare la scena. Andrei Damian si era avvicinato pericolosamente a Farnese, voleva conoscere la verità sulla Melodia, una verità cercata dallo stesso Manfredi per oltre trent’anni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fino a quattro anni prima Farnese era a capo di un gruppo di Ribelli messo insieme da lui stesso. Con suo fratello Galbo e l’amico Tamla per oltre dieci anni aveva dato filo da torcere al Presidente Manfredi. Fino a quando, quattro anni fa il Capitano dei Cacciatori di Taglie riesce a fermare la sua corsa dopo un lungo ed estenuante combattimento. Un colpo d’arma da fuoco mise, apparentemente, la parola fine su Rebirth al Capo dei Ribelli Farnese.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Ti consiglio di ammazzarmi subito e non perdere altro tempo con me. Vedi Andrei in tutti questi anni Manfredi non è riuscito ad avere nulla da me. Non vedo come tu possa sperare che riveli qualcosa al suo lecca culo?”<br />
“Farnese, Farnese. Adoro questi termini obsoleti! Ho avuto modo di apprendere molto da te in questi anni, ma anche da Mira, Manfredi…avete questa caratteristica originale in comune. Usate una terminologia non più in uso da una cinquantina di anni. Sai cosa ho concluso? Nulla! Trovo tuttavia interessante alcune espressioni che usi, ed è un’esperienza singolare ascoltarti. Ho fatto un bel po’ di ricerche…sai il –lecca culo- di Manfredi ha sempre avuto accesso ai file più segreti. Soprattutto ad uno in particolare che, ammetto, ho avuto modo di accedervi, anche se non autorizzato.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Farnese ascoltava Damian fissandone ogni minimo movimento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Sapevi che il tuo vecchio amico teneva un file storico? Un…come dire…diario che racconta tutta la sua storia. Non si è limitato a parlare delle sue ricerche no! E’ andato ben oltre. Ha parlato anche di voi cinque. Come e quando vi siete conosciuti e non solo.”<br />
Andrei Damian iniziò nuovamente a girare intorno a Farnese irritando l’uomo.<br />
“Trovo interessante la storia di tutti voi. Ricca di sorprese e intrighi…degna di un romanzo. Sono riuscito a risalire alla maggior parte dei file più vecchi: Dall’acquisizione da parte di Manfredi dei documenti segreti sulla statua di Morgellons, ai primi ritrovamenti di INDACO I.A.C.U. da parte sua, girando mondo…”<br />
Farnese non sembrava intenzionato a fermarlo, voleva sapere fin dove si fosse spinto Andrei Damian.<br />
“…potrei raccontarti tutto su Smithson e sulla sua misteriosa fine. Potrei parlarti della dottoressa Silvia Florakis e del suo segreto amante da cui ha avuto un figlio. O del tuo amico Mercurio e di sua figlia Mira, la stessa che ha cercato di ucciderti quattro anni fa…ma…non voglio annoiarti. Andrò direttamente al punto.”<br />
Damian si avvicinò nuovamente al vetro attivandone il monitor.<br />
“Osserva bene Farnese. Inizieremo a parlare di lui…”<br />
Farnese riconobbe l’uomo, steso nudo su una lettiga da laboratorio, chiuso in una sorta di campana di vetro. Suo fratello Galbo era evidentemente svenuto e il corpo riportava lividi e tagli un po’ dappertutto. Lo sguardo di Farnese cambiò improvvisamente diventando, se possibile, ancora più duro e granitico. Tuttavia non aggiunse nulla.<br />
“Il tuo fratellino è venuto da noi spontaneamente sai? A chiesto di far parte delle Torri come abitante e ha chiesto l’innesto immediato della NANO5#-2. Sai mi è stato detto dagli uomini della P.S. che non sembra avere dubbi in merito. A quanto pare non sta andando tutto liscio come credevi tra le fila dei ribelli. Se poi Galbo, il fratello minore del grande leader scomparso Farnese, cede alla tentazione della nanotecnologia…perdonami, ma credo che non sia…”<br />
“Cosa pensi di ottenere facendomi vedere questa immagine?”<br />
“Nulla! Credimi nulla con questa immagine! Volevo solo aggiornarti sugli ultimi eventi. E ti dico subito che la richiesta di tuo fratello non sarà accettata…dunque essendo un sovversivo, secondo le nuove leggi vigenti su Rebirth, il corpo di tuo fratello verrà mantenuto in coma farmacologico e utilizzato per i nostri esperimenti.”</strong><strong> Farnese esplose in un nuovo attacco contro Andrei, la violenza dell’impatto fu tale da sbattere il neo Presidente dell’isola contro il vetro. Il secondo attacco di Farnese provocò sul corpo dell’uomo profonde ferite e una nuova testata sul viso gli spaccò la fronte e ruppe il naso. Seguirono una serie di pugni a ripetizione sul volto ormai massacrato di Andrei Damian. Ian Bashir seguì sconvolto la scena dall’altra parte del vetro. Decise di intervenire. Tentò di entrare nella stanza. Dall’altra parte del vetro, la figura di Farnese, furioso e con il viso completamente insanguinato, attendeva Ian.</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Farnese</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/Farnese-Copia-21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1203" title="Farnese - Copia (2)" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/02/Farnese-Copia-21.jpg" alt="" width="518" height="741" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nelle profondità del mar Tirreno, all’interno della galleria ferroviaria di Rebirth i tre vagoni che lentamente avevano percorso circa la metà della del percorso, furono costrette a fermarsi. L’imprevisto blocco che ne sigillava il passaggio costrinse una prima squadra a lasciare i vagoni per proseguire a piedi, non prima che Spam ne facesse saltare in aria una piccola porzione e permettere il passaggio di Leone, Luca, Edo, Cleo, Siege oltre ad un centinaio di uomini e donne a supportare la squadra. L’altra metà sarebbe stata impegnata nella rimozione dei detriti provocati da una successiva esplosione che avrebbe permesso il passaggio dei tre vagoni con il resto degli armamenti.<br />
“Ehi Leone! Prevedo che non arriveremo prima di domani mattina purtroppo.”<br />
“Edo ne sei certo!”<br />
“Leone. Senza offesa ma…che domanda è?”<br />
“Va bene scusa Edo e solo che speravo di arrivare in nottata e…”<br />
Nel discorso intervenne la moglie di Edo.<br />
“Anche se corressimo come pazzi, e in questo caso il mio maritino dovrebbe portarmi sulle spalle, arriveremo stanchi e stravolti alla meta. Non credo in tali condizioni potremo essere di aiuto a Tamla.”<br />
Leone scosse la testa scocciato pur dando ragione a Cleo. Spam intanto, sceso anch’esso dal vagone insieme a suo fratello Siege, portò l’esplosivo nel punto in cui avrebbe creato un passaggio a misura d’uomo che avrebbe permesso loro di accedere alla galleria sottostante di emergenza.<br />
“Leo vi consiglio di risalire sui vagoni qui diventerà un inferno tra poco.”<br />
Leone fece segno a tutti i presenti sulle rotaie di risalire a bordo mentre Luca preparava il necessario per la partenza.<br />
“Papà!”<br />
“Luca, qualche problema?”<br />
“Nessuno. Però…pensavo…giunti a questo punto potremmo anche decidere di contattare Marco e far sapere a tutti del nostro arrivo. In fondo abbiamo anche noi siamo muniti di trasmittenti sottocutanee. Abbiamo seguito le direttive di Fausto per costruirle e…”<br />
“Luca non possiamo sapere se al di fuori dell’isola segnali di questo tipo possano essere intercettati. Non ho intenzione di mettere a rischio la vita di Galbo, Tamla, Sara e di tutti gli altri. Non preoccuparti, giunti a questo punto faremo il possibile per essere di aiuto alla squadra su Rebirth. Per il momento cerchiamo di rimanere concentrati.”<br />
“Papà mentirei se ti dicessi che lo farò. Concentrarsi ora, con quest’ansia rispetto all’arrivo…io…non..Sai ho una strana sensazione.”<br />
“Cosa intendi?”<br />
“Non lo so. Non mi fraintendere, sono pronto per quello che ci aspetta su Rebirth ma non riesco a togliermi questa strana sensazione. Papà…sai una cosa?”<br />
L’urlo di Siege attirò l’attenzione di Luca e Leone.<br />
“Ragazzi Spam è pronto tra cinque minuti. Leone bisognerà spostare i vagoni ancora di cinquecento metri!”<br />
Leone rivolse di nuovo lo sguardo a Luca.<br />
“Cosa mi stavi per dire Luca?”<br />
“Nulla, sul serio. Nulla di importante. Vado ad avvisare Sandro di spostare i tre vagoni. A dopo!”<br />
Leone seguì con lo sguardo Luca mentre si allontanava. Aveva percepito un’insolita  malinconia in quelle parole. Negli ultimi quattro anni avrebbe voluto svelargli la verità più volte. Qualcosa però lo fermava tutte le volte che ci provava e tutte le volte nella testa di Leone ribalzavano i soliti dubbi.<br />
Mentre Luca si allontanava Leone sembrò stesse per dirgli qualcosa ma la voce, anche questa volta, non uscì. Non poté far altro che ingoiare il suono della frase “<em>Tuo padre sarebbe orgoglioso di te!</em>”.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Luca<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/Luca.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1128" title="Luca" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/Luca.jpg" alt="" width="432" height="750" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>file Audio:<br />
</strong></p>
<h2 style="text-align: center;"><strong><a href="../wp-content/uploads/2010/11/Il-posto-di-Mira.wav">Qual’è il posto di Mira in tutto questo?</a></strong></h2>
<p style="text-align: center;"><strong>Il cambiamento arde da sempre nel cuore degli uomini.<br />
Talvolta esso genera potere e il potere corrompe, causando vittime.<br />
Ripristinare l’equilibrio richiede sempre un sacrificio.<br />
Qual è il poso di Mira in tutto questo?</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=0piGAeN03eQ">http://www.youtube.com/watch?v=0piGAeN03eQ</a></p></p>
Visto da: 765<h2  class="related_post_title">Articoli correlati</h2><ul class="related_post"><li><a href="http://www.projectmira.it/project-mira/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-65%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 65° capitolo">“N – A – N – O” – 65° capitolo</a></li><li><a href="http://www.projectmira.it/i-personaggi-di-n-a-n-o/i-ribelli-di-n-a-n-o.html" title="I Ribelli di &#8220;N &#8211; A &#8211; N &#8211; O&#8221;">I Ribelli di &#8220;N &#8211; A &#8211; N &#8211; O&#8221;</a></li><li><a href="http://www.projectmira.it/n-a-n-o/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-59%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 59° capitolo">“N – A – N – O” – 59° capitolo</a></li><li><a href="http://www.projectmira.it/n-a-n-o/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-51%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 51° capitolo">“N – A – N – O” – 51° capitolo</a></li><li><a href="http://www.projectmira.it/n-a-n-o/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-49%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 49° capitolo">“N – A – N – O” – 49° capitolo</a></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>N-A-N-O tales – &#8220;A volte accade&#8221; scritto da Vincenzo Di Pino</title>
		<link>http://www.projectmira.it/project-mira/n-a-n-o-tales-%e2%80%93-a-volte-accade-scritto-da-vincenzo-di-pino.html</link>
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		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 11:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
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&#8220;N-A-N-O Tales&#8221;
&#8220;A volte accade&#8221;

Note 
24 gennaio
File ricevuto dalla sede centrale.
Tutte le info caricate nel mio screenpad, obiettivo aggiunto sigla riconoscimento F.


18 febbraio
ho lasciato nell&#8217;appartamento il monocolo ad infrarossi, mi limiterò a seguirlo a distanza nella speranza di non  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/nano-tales-copia1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1099" title="nano tales copia" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/nano-tales-copia1.jpg" alt="" width="520" height="500" /></a></h2>
<h2 style="text-align: center;"><strong>&#8220;N-A-N-O Tales&#8221;</strong></h2>
<h2 style="text-align: center;"><strong>&#8220;A volte accade&#8221;</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Note </strong></p>
<p><em>24 gennaio</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>File ricevuto dalla sede centrale.<br />
Tutte le info caricate nel mio screenpad, obiettivo aggiunto sigla riconoscimento F.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>18 febbraio</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ho lasciato nell&#8217;appartamento il monocolo ad infrarossi, mi limiterò a seguirlo a distanza nella speranza di non perderlo di vista.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>22 febbraio </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217; obiettivo F. si muove spesso di notte. E&#8217; ormai un mese che ne seguo  gli spostamenti e tutto fa pensare che F. stia controllando bene i suoi passi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>n.p.</em><strong><br />
Devo assolutamente trovare un posticino tranquillo dove mangiare, non posso andare avanti con cibo in scatola.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>22 febbraio (notte)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La pioggia non aiuta, tuttavia sono riuscito ad avvicinarmi abbastanza da scattare un paio di foto, le spedirò in sede per avere ulteriore conferma sulla sua idendità .<br />
Purtroppo non sono riuscito a fotografare la persona che aveva di fianco, un individuo di statura bassa e corporatura esile.<br />
Sembrava un ragazzino, anche se e&#8217; strano immaginare che scorrazzi libero nelle stradine buie a quell&#8217;ora.<br />
Indagherò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><br />
</strong>1 marzo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La copertura di uno dei luoghi d&#8217;osservazione e&#8217; saltata, qualcuno e&#8217; stato lì ed ha rovistato tra la roba che avevo nascosto(trafugando del materiale). Questa maledetta città e piena di figli di puttana senza futuro!<br />
Sono in cerca di un altro punto d&#8217;osservazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>n.p.</em><strong><br />
Richiedere una nuova lente litio-spettro Litio KII ed un nuovo sostegno per monocolo Infra DSS 244.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>7 marzo (mattina)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>P.  è sparito da un paio di giorni, ho passato gli ultimi giorni cercandolo nei luoghi che spesso frequenta, arrivando fin quasi vicino la porta di casa, nel tentativo di scoprire dove fosse.<br />
Sospetto, ma al momento ritengo infondato, che F. abbia a che fare con quella visitina al luogo di osservazione di pochi giorni fa, o semplicemente la tensione incomincia a farsi sentire.<br />
Stanotte utilizzerò il Termo-Fauder G3, se si troverà in casa si beccherà un bel po’di radiazioni, ma almeno avrò risposte su gli ultimi spostamenti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>n.p.</em><strong><br />
Ricordarsi di andare nella rosticceria trovata vicino l&#8217;eliporto, non quella con la signora bassa e grassa, ma in quella del tipo strano che parla il dialetto stretto del posto e che chiama “sqquissitezze” quelle buonissime paste salate e ripiene.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>7 marzo (notte)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>F. non è in casa, le radiazioni Fauder indicano che le attività organiche sono assenti da giorni. Spero che non sia scappato, ma non avrebbe senso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>16 marzo</em><strong><br />
E&#8217; ricomparso, in pieno giorno, ha il volto teso e gli si legge negli occhi un forte stress.<br />
Gli starò addosso, devo capire cosa sta accadendo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>16 marzo (pomeriggio)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>il materiale richiesto e&#8217; arrivato.<br />
In aggiunta mi e&#8217; stato inviato, con tanto di documentazione approvata, uno stiletto con lama termo-regolata e un paio di Stacc con frammentazione ridotta e diodo direzionale, non ho ancora provato quel modello di mini-granata, dovrò rimediare.<br />
Le modalità del quando e come utilizzarle mi verrà comunicato a breve.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>n.p.</em><strong><br />
Non resisto a quelle “sqquissitezze”<br />
Oggi farò un altra visita a quella rosticceria.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>17 marzo </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Wow! Che figata.<br />
La Stacc è davvero un arma potente.<br />
Oggi l&#8217;ho provata  su due ragazzini che rovistavano nella spazzatura, poco fuori la città sembravano due cani affamati.<br />
Una volta innescata e lanciata, la Stacc riconosce i bersagli dalla temperatura corporea e dal movimento. Grazie al regolatore di direzione e&#8217; caduta proprio in testa ad uno dei ragazzini.<br />
Cazzo!! Come correva l&#8217;altro mentre il corpo del ragazzino volava via a brandelli, se avessi usato una granata classica, sarebbero morti entrambi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>22 marzo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho trovato il figlio di puttana che mi ha rubato il materiale.<br />
Ed ho riconosciuto, incredibilmente, la sagoma dell&#8217;interlocutore di F. alcune notti fa.<br />
E&#8217; un ragazzino, orecchie a sventola e sguardo apparentemente incazzato.<br />
Ho visto che giocava con la lente a litio-spettro insieme ad un ragazzino più piccolo.<br />
Medito di recuperare l&#8217;attrezzatura, e darò una bella lezione a quei due furfantelli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>22 marzo (pomeriggio)</em><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
Ho rivisto F. che parlava con il ragazzino.<br />
Sembrano avere una qualche parentela, inoltre F. ha portato con se suo figlio ancora in fasce ed  una grande sacca nera.<br />
Ho avuto modo di scannerizzare la sacca con L&#8217;E.L.GAT. , e nel riquadro è apparso il contenuto ben visibile.<br />
Niente di che, solo materiale di utilizzo generico, asciugamani, coperte, qualche biberon.<br />
Sospettavo inizialmente che volesse scappare, tuttavia F. ha lasciato la sacca a casa del ragazzino e si è allontanato dopo un po’.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>n.p.</em><strong><br />
Non posso recuperare adesso il materiale, comprometterei l&#8217;indagine, ma aspetterò il momento giusto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>25 marzo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; da un paio di giorni che F. continua a portare sacche colme di vettovaglie varie al ragazzino.<br />
Per il resto nulla di interessante.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>25 marzo (pomeriggio)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ne ho avuto la conferma, il ragazzino è il fratello di F.<br />
Questo dato e&#8217; importante per le indagini, mi farò pagare oro per questa informazione appena avrò modo di contattare la sede.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>n.p.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quel ragazzino è stato capace di farmi venire i brividi, d&#8217;un tratto mentre osservavo i loro movimenti, si è voltato per un attimo, fissando la mia direzione, seppur lontano, mi son sentito osservato e la cosa mi mette a disagio.<br />
Ho bisogno di una pausa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>25marzo (sera)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono spariti, all&#8217;improvviso.<br />
Sono entrati in casa, e la loro traccia e&#8217; sparita.<br />
Deve essere successo qualcosa, sto pensando di muovermi da qui.<br />
Tuttavia è meglio aspettare, hanno lasciato la porta d&#8217;ingresso aperta e il figlio di P. e tra le braccia di una persona seduta sul divano, nel salotto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<h2 style="text-align: justify;"><strong>A volte accade</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Farnese chiuse  il blocchetto degli appunti dello sconosciuto, sospirando. Estrasse la grossa lama dalla schiena dell&#8217;osservatore, ripulendola alla bene e meglio su un lembo della veste del malcapitato.<br />
Dietro di se il giovane fratello Leone lo fissava ammutolito, gli occhi spalancati colmi di lacrime, le mani gli tremavano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Non volevo che accadesse &#8211; sussurrò Farnese “è da mesi che questo sconosciuto ci stava pedinando, rubando informazioni su di noi” Leone rimaneva immobile fissandolo, Farnese si infilò il blocchetto nella tasca dei pantaloni e si avvicinò al fratello, Leone indietreggiò fissandolo impaurito.<br />
“Ascolta fratellino … ” cercò di avvicinarsi ancora ma il piccolo Leone continuava ad indietreggiare ”ricordi cosa ti ho detto quando ci siamo incontrati ieri?” non attese risposta e proseguì “ … qualcosa sta accadendo, e noi dobbiamo proteggere la nostra famiglia, il nostro stesso sangue … ” Farnese ingoiò quell&#8217;ultima parola amaramente, vide gli occhi di Leone spostarsi sul cadavere “si, quel che ho fatto e&#8217; riprovevole, ma ascolta Leone, lui era lì per farci del male, ho dovuto farlo … “ il giovane sembrò calmarsi e ritornò a fissare il fratello “ricordi cosa ti ho chiesto? Io presto andrò via, e ti ho spiegato già il perché, ti ho chiesto di avere cura di Luca al posto mio.” Leone asciugò le lacrime con il braccio e tirò su col naso “Luca, mio figlio, è il bene più prezioso che ho, anche lui ha il tuo stesso sangue e quando ti ho chiesto di proteggerlo hai dimostrato tanto coraggio accettando. So che dopo la morte di mamma hai dovuto badare  a nostro fratello Galbo, cazzo Leone&#8230; hai solo 14 anni …” Leone corrucciò la fronte cercando di trattenere le lacrime “ ed io ti sto chiedendo di caricarti di una responsabilità così grande &#8230;”  Farnese tentò di avvicinarsi al fratello e questa volta ci riuscì “sei un ragazzo sveglio Leo, quando sarà il momento ti spiegherò tutto quello che non ho la forza e il coraggio di dirti adesso. Ti chiedo solo di fidarti di me e di rimanermi vicino”.<br />
Leone rimase fermo, rigido sulle gambe, in preda a mille pensieri, quando Farnese gli carezzò la spalla per confortarlo, il ragazzino si lanciò letteralmente fra le sue braccia esplodendo  in un pianto liberatorio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rimasero abbracciati per interminabili minuti. Le guance di Farnese si bagnarono di lacrime di dolore e quando Leone sembrò calmarsi, discesero dal tetto dove l&#8217;osservatore si era appostato e si incamminarono verso casa dove ad aspettarli, sul divano del salotto, c&#8217;era Galbo  con in braccio il piccolo Luca.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>fine prima parte&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/potrei-non-essere-io/14458494"><strong>Vincenzo Di Pino</strong></a></p>
Visto da: 711<h2  class="related_post_title">Articoli correlati</h2><ul class="related_post"><li><a href="http://www.projectmira.it/project-mira/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-44%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 44° capitolo">“N – A – N – O” – 44° capitolo</a></li><li><a href="http://www.projectmira.it/n-a-n-o/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-38%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 38° capitolo">“N – A – N – O” – 38° capitolo</a></li><li><a href="http://www.projectmira.it/n-a-n-o/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-70%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 70° capitolo">“N – A – N – O” – 70° capitolo</a></li><li><a href="http://www.projectmira.it/project-mira/%e2%80%9cn-%e2%80%93-a-%e2%80%93-n-%e2%80%93-o%e2%80%9d-%e2%80%93-65%c2%b0-capitolo.html" title="“N – A – N – O” – 65° capitolo">“N – A – N – O” – 65° capitolo</a></li><li><a href="http://www.projectmira.it/project-mira/n-a-n-o-tales-%e2%80%93-%e2%80%9cellah%e2%80%9d-2%c2%b0-parte-scritto-da-stefano-d%e2%80%99auria.html" title="N-A-N-O tales – “Ellah” 2° parte. Scritto da Stefano D’Auria">N-A-N-O tales – “Ellah” 2° parte. Scritto da Stefano D’Auria</a></li></ul>]]></content:encoded>
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		<title>N-A-N-O tales – &#8220;Ellah&#8221; scritto da Stefano D&#8217;Auria</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 14:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cartoon</dc:creator>
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“N-A-N-O tales”
&#8220;Ellah&#8221;

Seduto vicino al vecchio tavolo di legno con lo sguardo perso nella tazza di caffè. Alza lo sguardo verso l’amico “Sei sicuro di questo Lucio?”
“E’ un Indaco” come se questo chiudesse la questione.
“Sarà” Mercurio sospira, capisce che è inutile insistere, ma non cede;  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/nano-tales-copia11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1230" title="nano-tales-copia1" src="http://www.projectmira.it/wp-content/uploads/2011/01/nano-tales-copia11.jpg" alt="" width="416" height="400" /></a></h2>
<h2 style="text-align: center;"><strong>“N-A-N-O tales”<br />
&#8220;Ellah&#8221;</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Seduto vicino al vecchio tavolo di legno con lo sguardo perso nella tazza di caffè. Alza lo sguardo verso l’amico “Sei sicuro di questo Lucio?”<br />
“E’ un Indaco” come se questo chiudesse la questione.<br />
“Sarà” Mercurio sospira, capisce che è inutile insistere, ma non cede; sorseggia il caffè “non mi va l’idea che un estraneo metta il naso nel nostro lavoro. E’ mio, tuo e di Silvia e Farnese.”<br />
Manfredi si porta una mano alla fronte, scuote il capo “A volte non so cosa pensare. Sei un genio, intelligente, brillante ma spesso ti comporti come un bambino. Il progetto sarà anche nostro, ma i suoi benefici saranno sentiti da tutta l’umanità. Non esiste mio, tuo o nostro.” Si scostò leggermente dal tavolo, spostò tutto il peso sullo schienale mettendo la sedia in equilibrio su due piedi “E’ un indaco, ha quattro lauree, tutte in campi che sicuramente saranno necessari per lo sviluppo della nuova nanotecnologia che hai in mente. Ne ho parlato anche con Silvia e Farnese e sono d’accordo con me. Abbiamo bisogno di lui.”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Picchia il dito più volte su un ritaglio di un giornale, Il Relatore. Un articolo molto elogiativo, Mercurio ci passa uno sguardo sopra. Non ci presta molta attenzione, una letture veloce di sfuggita senza prestargli molta attenzione. Non sopporta le lodi eccesive (rivolte a lui o a chiunque altro) e non riesce a mandare giù l’idea che qualcun altro si intrometta nel loro progetto. Si, va bene, è nell’interesse dell’intero pianeta, ma non riesce a comprendere perché Lucio e Silvia [lei non l’ha ancora sentita ma Manfredi non aveva motivo di mentire su questo argomento] insistono tanto  su questo punto. O forse non vuole capire. Voleva comunque il parere a quattr’occhi da parte di  Farnese.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Quante volte ancora vuoi fallire?” la voce di Lucio lo scuote dai suoi pensieri<br />
“Cos…”<br />
“Abbiamo perso due anni solo per bloccare il processo di disgregazioni della tua formula. Abbiamo delle buone basi mediche, ma nessuna preparazione specifica. Leggiamo testi su ogni argomento medico, sia tradizionale che non. Eppure non riusciamo a risolvere tutti i difetti.” lo guardò dritto negli occhi “quante persone devono ancora morire?”<br />
Mercurio sussulta, non fisicamente, ma Lucio l’ha schiaffeggiato, e anche forte. Dopo mesi sente ancora le urla di Francesco e di Giovanni nelle orecchie. Dopo mesi di sperimenti su topi e conigli (molti dei quali erano letteralmente esplosi) sembrava che fossero riusciti a stabilizzare il processo con cui le nanomacchine curavano le ferite. Francesco e Giovanni erano due fratelli, conoscenti della scienziata Silvia, non amici stretti ma sufficienti affinché Silvia rimanesse schioccata (anche se né Mercurio né Manfredi erano rimasti impassibili).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avevano accettato di fare da cavie umane per il progetto sia perché si fidavano di Silvia sia perché condividevano parte delle loro idee (centrava anche il fatto che Manfredi avesse versato cinquecentomila euro sui conti delle loro famiglie), inoltre erano fiduciosi sulla riuscita. Erano mesi che tutte le cavie sopravvivevano senza complicazioni.<br />
Niente di più sbagliato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Francesco era morto dopo pochi secondi, gonfiandosi ed esplodendo in un mare si sangue e materia organica. Giovanni invece prima di fare la stessa fine del fratello vomitò sangue è altra roba. Le nanomacchine poi uscirono dalla testa sfondandogliela.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Manfredi e Mercurio erano riusciti ad occultare tutto, ma per mesi non riuscirono a toccare il progetto. Inoltre Silvia aveva avuto il coraggio di riprendere tale progetto solo da un paio di settimane.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Dovresti aver capito che finché non comprenderemo perché è successo quello che è successo non potremo andare avanti. Inoltre avremo a disposizione una struttura molto più grande ed efficiente.”<br />
Manfredi era piombato nella sua stanza quasi all’improvviso. Gli aveva sbattuto sotto il naso quell’articolo affermando che aveva risolto tutti i loro problemi.<br />
Smithson, lo scienziato dell’articolo (Mercurio notò che non era riportato nemmeno l’iniziale del suo nome), a quanto dice il giornale, era un uomo molto famoso sia perché era un valido dottore sia perché molto facoltoso (stando a quello che dice Manfredi, è più ricco di lui di almeno sei volte), inoltre, sempre secondo Manfredi, Smithson aveva acquistato circa trecentomila acri di territorio sulle alpi (da quando la legge Massoni era passata, diversi territori del suolo italiano erano in vendita) e, sempre secondo a quello che sostiene Manfredi, vi ha costruito una casa e un laboratorio attrezzato di tutto punto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“D’accordo Lucio. Avrai anche ragione sull’importanza delle sue conoscenze, ma perché spostarsi così lontano? Che n’è stato di quella tua isola artificiale? I giapponesi non avevano accettato di finanziare parte della costruzione?”<br />
Lucio sbotta, anzi urla “Si, ma hanno appena iniziato a costruire le fondamenta. Ci vorranno almeno altri sei anni per poter vivere su Rebirth, e almeno otto per poter attrezzare un laboratorio adeguato. Ma perché cazzo sei così ostinato? Se la sperimentazione continuerà di questo passo ne io ne tu riusciremo a vivere abbastanza per vederla realizzata.”<br />
Mercurio guarda Lucio con sorpresa e quasi con biasimo “Perché ha costruito una casa isolata dal resto del mondo, inoltre non mi fido di chi costruisce un laboratorio in mezzo alle montagne. Sa tanto di scienziato pazzo. E poi se non sbaglio non transigevi sul fatto che i fondatori del progetto non fossero Indaco I.A.C.U., e questo Smithson se ho capito bene non lo è.”<br />
“Rimane comunque un Indaco. Ritornando alla pazzia, anche noi potremmo essere etichettati come tali, non pensi?” Osserva Mercurio, vi legge la frustrazione per i continui fallimenti, ma anche tanto dolore per quelle morti inutili “Senti, pensi che a me sia piaciuto starmene fermo mentre quei due disgraziati facessero quella fine? Un conto è un sacrificio, ma così rischiamo che la loro morte diventi inutile.” Manfredi insiste su quel punto, sa provocare abilmente i sensi di colpa in Mercurio.<br />
L’uomo l’ha capito subito, ma sa che anche l’amico ha ragione. Ha ancora gli incubi, un aiuto avrebbe fatto comodo, inoltre Smithson è un altro scienziato. Eppure ha una strana sensazione, non sa dire che cosa, ma sente qualcosa nel suo animo, qualcosa che gli dice di diffidare di quell’uomo.<br />
“Senti Mercurio non voglio obbligarti, ma se non per te pensa almeno a Silvia e Farnese.” si lascia sfuggire un mezzo sorriso, Mercurio non sé né accorge, o forse si ma l’ho da a vedere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prende il ritaglio e osserva ancora la foto. Smithson sembra avere sui quarant’anni, veste con un completo nero e camicia bianca; se non fosse stato per i capelli lo si sarebbe scambiato per il fratello di Manfredi. La sensazione non svanisce, tuttavia sente anche che Lucio ha ragione, non deve morire più nessuno, non in quel modo orribile.<br />
“D’accordo Lucio. Non sono ancora convinto del tutto, ma vale la pena provarci. Però al mimino sospetto piantiamo tutto OK?”<br />
Manfredi fa cenno di sì, ma sembra che non abbia ascoltato l’amico sopra l’ultima frase. In effetti non l’ha fatto “Bene, prepara le valige. Partiamo stanotte”<br />
“Come stanotte? Dobbiamo preparare le attrezzature e il resto. Inoltre…”<br />
Un largo sorriso compare sul viso di Manfredi “Ero sicuro che vi avrei convinto. Ho trovato quell’articolo tre settimane fa. E’ stata un manna dal cielo. Silvia ha accettato subito, ho dovuto faticare un po’ con Farnese ma ero sicuro che avrebbe capito. Vedi amico mio, ho organizzato tutto, viaggio, trasloco e quant’altro da dieci giorni.”<br />
Mercurio fa per parlare, un pensiero lo colpisce “Hai già contattato Smithson, gli hai parlato del progetto.”<br />
“Non fare quella faccia. Se hai accettato sei convinto che sia la cosa migliore. Non sei così ingenuo da farti manipolare da qualcuno, neanche da me. Inoltre Smithson sa solo che abbiamo bisogno del suo aiuto per un progetto e i tuoi traguardi nel campo delle nanomacchine gli faranno gola. Per quanto riguarda le attrezzature la lasciamo qui, portiamo solo i risultati, Smithson ha detto che avrebbe approntato un laboratorio più adeguato per il nostro arrivo”<br />
Manfredi era in delirio, sprizzava gioia da tutti i pori.<br />
Mercurio ha di nuovo quella sensazione, quella cosa fredda che sembra avvertirlo, ma non quando pensa a Smithson, ma quando pensa a Manfredi.<br />
Tuttavia un altro pensiero lo attraversa “Stupido, ti senti in colpa per quei due disgraziati non è vero? E allora cerca di rimediare, se farai attenzione tutto andrà per il meglio.”<br />
E’ andiamo “Forza Lucio. Prepariamo i bagagli”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il freddo penetra nello ossa e nella carne. Le sembra che il corpo gridi per il dolore. Si stringe il pesante capotto di lana al corpo. Silvia sapeva che la proprietà di Smithson era a circa millecinquecento metri di quota, tuttavia non si immaginava certo di percorrerla in un elicottero vecchio di almeno sessant’anni.<br />
Lei, Lucio Mercurio e Farnese erano partiti dalla Campania due giorni prima. A causa della neve l’aeroporto di Linate era stato chiuso fino a data da stabilire, tuttavia Manfredi era ansioso di arrivare ad Ellah (questo il nome che Smithson aveva dato alla sua proprietà) e aveva speso una fortuna per noleggiare un vecchio scassone del 2015 da un vecchio che viveva i una specie di hangar a due chilometri dall’aeroporto, il quale diceva che la sua ditta garantiva “Dei trasporti efficienti fra Il Regno di Napoli e La repubblica di Milano senza nessuna complicazione”, Silvia era sicura che fosse un giro di contrabbando ma si guardò bene dal fare commenti. Dopo un viaggio allucinante, sia per il viaggio che per il costo (cinquecentomila euro), erano arrivati a Milano. Avevano preso un treno per Trafaldi, la cittadina che faceva da collegamento fra Ellah e il resto del mondo. Infatti Smithson aveva comprato anche lo spazio aereo sopra la sua proprietà e l’unico mezzo di trasporto era quel vecchio elicottero (dalla puzza andava ancora a benzina) che partiva dalla cittadina è in circa mezz’ora portava alla tenuta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il vento si era alzato subito, facendo sobbalzare l’elicottero. Manfredi aveva vomitato così tanto che ormai non aveva più nulla  in corpo. Silvia e Mercurio avevano sorriso vedendo l’amico, sempre così serio e determinato piegato in due dal mal d’aria. Farnese imperscrutabile guardava fuori.<br />
Silvia aveva riletto più e più  volte i documenti che Manfredi si era procurato sul conto di Smithson. Nato nel 2012 (l’anno della presunta fine del mondo) in una cittadina dell’Oregon (cancellata dopo la trasformazione degli Stati Uniti da stato federale a una comunità di Federazioni, infatti dal 2038 si chiamavano ufficialmente FSA, federation states of america). Brillante e geniale, a soli ventitre anni  aveva già conseguito ben quattro lauree: Ingegneria genetica, medicina, anatomia e neurochirurgia, con vari master conseguiti in quasi ogni disciplina medica. Era stato assunto nell’Università di Washington a venticinque anni.<br />
Poi le sue tracce sparivano per circa sette anni. Era ricomparso quasi dal nulla tempo dopo.<br />
A trentasei anni il governo lo aveva assunto come ricercatore per un progetto segreto. Dopo tre anni era stato espulso dal paese e si era trasferito; l’articolo che aveva letto (quello che Manfredi aveva visto per primo) era il motivo per cui aveva accettato la proposta di Lucio di lavorare con lui.<br />
Intervistato dal giornalista, alla domanda sul perché avesse lasciato gli FSA per trasferirsi nel Nuovo Continente Africano e più precisamente in Italia, e perché nella repubblica di Milano, lui aveva risposto “Ero stanco. Tutti sono interessati al loro tornaconto, al loro guadagno personale, a nessuno importa veramente della ricerca. Se rendesse, sono sicuro che torneremo a cercare di comprendere il sesso degli angeli”<br />
“Tuttavia lei è uno degli uomini più ricchi del mondo” continuava il giornalista, la sua società, la  Velarition Incorporated, è una delle cinque più importanti società produttrici di software del mondo. Non le sembra da ipocrita questo discorso.”<br />
“Perché? Se io sono ricco per quale motivo dovrei infischiarmene del disinteresse della ricerca per il guadagno? Anzi proprio perché sono già ricco sfondato posso permettermi di parlare così. Capisco che la ricerca da sola non riempia lo stomaco, tuttavia pensare al solo ricavo economico mi disgusta.”<br />
L’intervista continuava ma a Silvia non interessava. Le importava solo di quelle parole, l’avevano colpita in un modo che lei stessa non sapeva spiegare. Non era solo ipocrisia (o forse lo era ma lei non voleva crederlo), quell’uomo credeva in quello che diceva.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E così si erano messi in viaggio per raggiungere Ellah. Che cosa si fossero detti Smithson e Manfredi era un mistero. Sapevano solo che Manfredi aveva parlato ancora della sua idea di salvare il mondo. Sorrise. Se qualcuno l’avesse sentito forse l’avrebbe preso per un pazzo, ma in fondo era quello che cercavano di fare.<br />
Comunque non sapevano nient’altro del dialogo fra i due. Silvia non aveva chiesto niente perché era sicura che contattare Smithson era la cosa migliore che potessero fare per il loro progetto (e anche per le loro coscienza, anche se Silvia non l’avrebbe mai ammesso), Mercurio invece era sulle sue, non voleva fare domande, perché era sicuro che nessun estraneo dovesse mettere le mani sul loro progetto, anche se quell’estraneo era un indaco, ma si rifiutava di avere altre morti inutili sulla coscienza. Scosse la testa; era sempre stato testardo ma mai in questo modo. Nuovamente imperscrutabile, il volto di Farnese rimase a guardare il panorama bianco investito dalla tormenta.<br />
Mercurio aveva ancora quella sensazione allo stomaco, non sapeva che cosa era, ma l’aveva. Una brutta sensazione, qualcosa di indefinito ma anche di pericoloso; non aveva mai avuto nulla di simile.<br />
Era uno scienziato, aveva sempre deriso le sensazioni extrasensoriali o comunque non scientificamente dimostrabili. La sua era una sensazione stupida, eppure non riusciva a lasciarla andare. Comunque era lì, su quell’elicottero sgangherato e antidiluviano, in mezzo ad una tormenta con un pilota che parlava a stento l’italiano (a giudicare dalle imprecazioni che lanciava continuamente, doveva essere russo), quindi ormai era troppo tardi per tornare indietro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ennesimo sballottamento dell’elicottero, unita all’ennesima imprecazione del pilota, smosse tutti dai loro pensieri. Erano su un elicottero vecchio di almeno ottant’anni, pilotato da un russo che puzzava di alcol, in mezzo ad una bufera di vento, rischiando di precipitare ad ogni secondo (senza contare che Manfredi vomitava ogni istante). Mercurio imprecò contro se stesso per essersi fatto convincere a partire, e anche contro Lucio.<br />
“Noi arriva ora.” Il terribile italiano è reso ancora più orribile dalla voce gutturale dell’uomo. Si affacciano dai finestrini, la costruzione più sopra sembra scavata all’interno della montagna, si vedono solo una grande balconata metallica per l’atterraggio e la partenza degli elicotteri e delle enormi vetrate dalla parte opposta. Circa cento metri più su si vedeno degli enormi impianti fotovoltaici (Silvia si chiese come facessero a stare lassù senza cadere visto che sembravano sospesi nel vuoto).<br />
L’elicottero inizia la fase d’atterraggio. Dieci metri più avanti c’è un uomo. Veste con un pesante giaccone di pelle che va dal collo alle caviglie, due stivali di tipo militare, un paio di guanti anch’essi di pelle e una lunga sciarpa avvolta attorno al collo con un lembo che svolazzava su di un lato. Tutti i vestiti sono neri, che quasi stonano con il paesaggio chiaro attorno all’uomo. Nella mano destra stringe il pomolo di un bastone da passeggio, con la sinistra si chiude ancora di più i lembi della giacca. Contrariamente all’abbigliamento, aveva dei capelli bianchissimi, quasi d’argento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scendono dall’elicottero (Manfredi praticamente si catapultò a terra per sentire il suolo sotto i suoi piedi) con le pale che ancora ruotano. Si avvicinano verso l’uomo, il quale fa un gesto strano con la mano sinistra poi, vedendo l’elicottero che ripartiva capirono che gli aveva fatto cenno di andare.<br />
Si avvicina e stringe loro le mani “Benvenuti, benvenuti. Spero che abbiate fatto un buon viaggio, per quanto possa essere buono viaggiare in un elicottero pilotato da Kratchenko. Visto il vento scommetto che il signore qui presente abbia vomitato anche l’anima.” Si china verso Manfredi, il quale è ancora provato dal volo, infatti è piegato in due “Forza, alzati e respira” lo afferra per un bracciò e lo tira “respira a pieni polmoni. Non c’è nulla di meglio contro la nausea. Inoltre non credo che abbiate mai respirato aria così pulita, né mai visto un ambiente così incontaminato, mi ci gioco la vita” mentre parla compie un ampio gesto del bastone per indicare le montagne e la valle circostanti.<br />
In effetti è così. Ormai il concetto di natura incontaminata esisteva solo nelle grandi aeree recintate degli zoo biologici, quasi tutti gli spazi verdi erano divenuti delle colate di cemento.<br />
Silvia era praticamente rapita dal paesaggio e dalla magnifica vista; l’uomo le sì avvicina “Splendido vero ragazza? Sono contento che ci sia ancora qualcuno che apprezzi la natura incon… ma dove ho la testa. A furia di stare da solo non ho pensato alle vostre esigenze. Sto qui a parlare invece di fare il padrone di casa” prima che potessero dire o fare qualcosa afferrò una delle borse di Mercurio e si sì incamminò verso le vetrate “Forza, venite, venite. Parleremo al caldo e magari davanti ad un buon thè.”<br />
Farnese rimane ad osservare l’uomo in nero che cammina arrancando eppure con decisione. Osserva il paesaggio attraversato dal vento montano che porta neve ed odori. Soli con un uomo di cui sanno poco, sa tanto di film horror. Sciocchezze pensa, sono solo stanco del viaggio. Si incammina per raggiungere il loro ospite.<br />
Il vento continua a soffiare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>fine prima parte&#8230;<br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Stefano D&#8217;Auria<br />
</strong></p>
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